Pioggia
incessante lava
gocce stillanti cadono fredde
sulle ossa sulla pelle
scorrono come rivoli
cancellando tormenti.
rigenera anime aride
abbevera bocche
torrente in piena sul cuore
sbocca e macera istinti.
pioggia continua, sferzante
sulle mani crea laghi
per poter bere
e di nuovo rifiorire.
stille d'amore
aghi nel cuore
allaga anime come fiume.
ti ho ritrovato e quando ti ho aperto ho ritrovato i ricordi,le esperienze e il tempo trascorso
tutto è cosi' prezioso che ti ho nascosto ancora per non perdere nulla
frettolose di raggiungere mete.
E tutte le volte accennava un movimento
per poi -inerte- ricadere sull’asfalto.
Era ornato ancor di foglie
che -schiacciate- ne seguivano il destino.
Io, quel giorno non avevo frette o arrivi
a cui anelare.
Vagavo nel niente, ma assai curiosa di ogni cosa.
Decisi di occuparmi di quel caso.
Paziente attesi il buon momento
e lo raccolsi.
Lo rigirai tra le mie mani.
Gli dedicai istanti su istanti
del mio -non più- prezioso tempo.
Si, era solo un gambo, a cui -forse memori
del suo alto rango- resistevano poche,
martoriate, ma ancor fedeli foglie.
Volsi lo sguardo al fiancheggiante prato.
Dove: Campanule bianche si trastullavano
nel vento producendo melodie
che da un palco sulla nascente luna,
orecchie mai nate si deliziavano d’ascoltare.
Non volli indugiare oltre ( che non mi parve sano).
Lo lanciai lontano proprio in mezzo all’erba.
Lì per lì mi sembrò di aver udito un “grazie amico”
Me lo chiesi -lo confesso-
se fosse stato il gambo o le sue foglie
o se invece qualche petalo della sua perduta rosa.
io vi spieghi la sveltina
mi astengo da uno sbagli
e mi rapporto alla gallina.
Certamente molto pochi
non conoscono un pollaio
molto noto a buoni cuochi.
Vi dirò che in quel carnaio,
proprio lì v'è un professore
che del lesto consumare
certamente è l'inventore.
È quel pollo dominante
con vermiglia lunga cresta
che sale e cala da cavallo
e alle galline fa la festa.
Non crediate che quel gallo
faccia ciò per buffonata;
del pollaio è lo stallone,
ogni salto è un'ingroppata!
Solamente che il furbone
poiché addosso alla gallina
salta dieci volte al giorno
brevettò quella sveltina
che per noi è un atto porno.
da catene ad inchiodare il possessivo
ma le cicatrici pulsano ogni giorno
ad ogni prigionia nel farsi ostacolo
Nefandezze avrei da raccontare
ma nell'assecondare il giorno a vivere
raccolgo briciole di dolce
memore d'affetto carcerato
Strizza la luna alla mia stella questa sera
Fa che m'ami quanto il desio mi comanda
rifocillando in succo di risveglio
desuete voci ad imbiondir lo cielo
fluttuano nel cielo azzurro,
vento leggero le trasporta.
Belle ma sterili.
Serve acqua!
La terra arida martoriata dalla siccita',
si polverizza.
E'tutto secco!
Caldo penetrante blocca il respiro.
Timide gocce di pioggia,
appena accennate,
sporcano macchine
nella torrida estate.
Non dissetano,
ne portano refrigerio.
Boccheggiano gli uomini,
sognando folare di aria fresca.
Anche i laghi soffrono la sete,
assottigliandosi,
mettendo a rischio numerosi esseri viventi.
Fuori dalla borsa è scivolata la rosa,
soltanto una mossa del vento
nel suo giallo come un'amaca d'api
a far rimanere il gambo sfrondato.
Neppure lo sguardo fisso durò tanto a lungo
da serbarne almeno un ricordo. Lo stesso va detto
per gli altri fiori, lo stesso va detto per il paradiso
o per la grondaia
lungo il muro secco.
Resta lo scempio delle parole, l’intelligenza
tradita e la vergogna d’avere ferito
chi ami senza motivo. Quanto è stato vicino
il dirupo, spinto dall’amnesia, la via
che ho visto non ha sbocchi, solo blocchi
di carta compressa di giornale, il reale
al tempo delle giostre ferme per mancanza
di elettricità. E se mi guardi per capire
cosa mi sia successo quel giorno all’imbrunire
del sole, e se le labbra sfuggono all’aderenza
della lingua per poi abbandonarsi al fatale
di un bacio senza tempo, allora vedo nei tuoi occhi
la trasparenza dell’acqua, ma so che la mia
è acqua di spine. Avremmo potuto ascoltare il violino
della nostra canzone, ma senza lo spartito
delle note conosciute, la musica stessa è assenza.
insegue caldi sapori
sulla punta sensibile della lingua
I giochi delle dita ricalcano
il percorso segreto
Sfizi di pelle
e su di te mi vizio di terreni paradisi
distribuendomi sulla bocca
parti di sale e miele
gustando il vino dolce che mi offri
inebriandomi talvolta di gradazioni più forti
mentre cola zucchero fuso tra i corpi
incollandoci all'estasi
Nutrimi sempre in assaggi d'amore
in polpa rossa di fragola
scegli poi il retrogusto da lasciarmi dentro
Sfizi di pelle
morbida complicità
Va' la sensazione
sul filo del vento
si mescola
s'impasta
si fa' come morbido cielo
e poi , esplode dentro
meteora
con l'impatto del suolo
e mille brillii espandono
nuclei e molecole
poi si ricompongono
e riformano ciò che
dentro tu senti
vibrazioni di sentimenti
che calmano, danno pace
infondono fioca luce
e finalmente respiri
il profumo della vita che seduce.
improvvisamente il silenzio!
Scalpitii di zoccoli di cavalli,
bardati a festa, sfumano pian piano
in un suono ovattato che finisce!
Emozioni antiche...
ritornano alla mente
e un cielo dipinto d'azzurro
trasmette emozionali sensazioni.
Dimore di vita...
frammenti legati dal ricordo...
nel vociare di bimbi sulla via
e dal parlottare assorto di comari
per le prime mattiniere notizie!
Dimore di vita...
facciate lasciate nell'abbandono,
balconi vuoti e finestre sbarrate!
Un lampione oramai privo di luce...
non diffonde più calore di vita!











