Trincerato in anonimi silenzi
osservo il mondo
che vuol troncare con abominio
tutto il rumore
che più non riesce a contenere
troppe le voci
distanti dal coro
e il mondo no, non le può accettare
chè il mondo
non è fatto da noi
... ma da noi
3 commenti
Non si ruba il cuore per capriccio,
o si gioca ad amarsi, come fanno i bambini
che un bacio diventa un sogno realizzato.
Alla mia età, la felicita è vedere brillare i tuoi occhi,
rubarti le lacrime come fa il sole con la rugiada
che, portandole via, le asciuga al calore del mattino.
Alla mia età, l’amore è una sinfonia
che si suona in due e nulla e nessuno la può fermare,
perché abbiamo imparato cosa vuole dire amare.
o si gioca ad amarsi, come fanno i bambini
che un bacio diventa un sogno realizzato.
Alla mia età, la felicita è vedere brillare i tuoi occhi,
rubarti le lacrime come fa il sole con la rugiada
che, portandole via, le asciuga al calore del mattino.
Alla mia età, l’amore è una sinfonia
che si suona in due e nulla e nessuno la può fermare,
perché abbiamo imparato cosa vuole dire amare.
È l'ombra che passo dopo passo scava
Negli occhi e nelle piaghe di tutto il mondo
È l'ombra che ricopre
Lo sconcerto
La massa informe di depressi, bulimici, bugiardi
E traditori, malati, schifosi
È l'ombra che risale quando il sole muore
Tra gli alberi o sul fondo di un mare
È l'Ombra
E come un libro di milioni di pagine
E come un libro di milioni di pagine
Ha sempre qualcosa che ti attira
Ti attrae
Tramonti di stelle
a chiudere il cielo
come piccoli lumini
a riscaldarsi dal gelo
sotto la volta blu
s'infiammano , vibrano
ti parlano
ti strappano promesse
dilatano sogni
e ricamano parole
da riportare al sole.
piccoli astri lontani
con appese speranze
e amori vani
delicate mute compagne
virgole nel cielo profondo
accompagnate lo scorrere
della vita nel mondo
velate da nuvole chiudete gli occhi
ascoltando preghiere e desideri
vegliate su cuori e pensieri
fino al risveglio del giorno.
a chiudere il cielo
come piccoli lumini
a riscaldarsi dal gelo
sotto la volta blu
s'infiammano , vibrano
ti parlano
ti strappano promesse
dilatano sogni
e ricamano parole
da riportare al sole.
piccoli astri lontani
con appese speranze
e amori vani
delicate mute compagne
virgole nel cielo profondo
accompagnate lo scorrere
della vita nel mondo
velate da nuvole chiudete gli occhi
ascoltando preghiere e desideri
vegliate su cuori e pensieri
fino al risveglio del giorno.
Niente parole tra noi
solo sguardi ammaliati.
Un percorrersi i corpi
di carezze mentali.
Spasimare e infuocarsi
ai pensieri improvvisi.
Perdersi in amplessi,
voluti e goduti in segreto,
nel profondo dell’anima.
Un penetrarsi languido
di sguardi e poi un sorriso.
Per dirsi con gli occhi: lo
so, sei come me tu.
Tutto di te mi piace,
tutto mi prende e mi consuma.
Forse non ci toccheremo mai,
ma lo so e lo sai, che tra noi
il piacere, non avrebbe confini.
solo sguardi ammaliati.
Un percorrersi i corpi
di carezze mentali.
Spasimare e infuocarsi
ai pensieri improvvisi.
Perdersi in amplessi,
voluti e goduti in segreto,
nel profondo dell’anima.
Un penetrarsi languido
di sguardi e poi un sorriso.
Per dirsi con gli occhi: lo
so, sei come me tu.
Tutto di te mi piace,
tutto mi prende e mi consuma.
Forse non ci toccheremo mai,
ma lo so e lo sai, che tra noi
il piacere, non avrebbe confini.
Fu il tempo in cui tentai sintonia
col palpito d'un cuore morto
ricolmo tuttavia
di voce dal suono fra i più dolci.
Quel tempo è ora dissolto
come nuvola in viaggio
non resta ricordo
se non un cieco volto
che ha spento ogni miraggio.
Distacco e promessa
da rasoio divisi
in incanto lucente:
era la prima regola
delle carte da gioco,
la seconda era l'avere
le carte in regola per giocare
con l'incapacità di amare.
Quel tempo è ormai assolto
forse neppure vissuto
fu il tempo in cui inseguivo
l'idea che l'amor vero fosse amore
non corrisposto.
Il mare
non ha parole ermetiche
non urla per farsi sentire
non si agita per farsi guardare.
Il mare canta il mare
l'azzurro delle sue trasparenze
con voce straziante
e linguaggio visibile al mondo.
Il mare
piange lacrime d'amore e di sale
perchè conosce il destino dell'uomo
che parte per non ritornare.
E di notte
quando la luna immerge la luce
nella spuma più scura
d'incanto si cheta
come la lingua dentro la bocca
amara di vita.
non ha parole ermetiche
non urla per farsi sentire
non si agita per farsi guardare.
Il mare canta il mare
l'azzurro delle sue trasparenze
con voce straziante
e linguaggio visibile al mondo.
Il mare
piange lacrime d'amore e di sale
perchè conosce il destino dell'uomo
che parte per non ritornare.
E di notte
quando la luna immerge la luce
nella spuma più scura
d'incanto si cheta
come la lingua dentro la bocca
amara di vita.
Rosa, rosae, rosae, lacrimose
ed esfollianti, la serpe velenosa
nella selva oscura di Dante
poeti state attenti ai denti
un gancio al volto prima della dentiera
la vestale del castello ha un occhio solo
e guarda a sud del Rubicone. Eppure mi consolo
da solo, se ho i denti ancora intatti
quei matti di quattro gatti che conosco
sono in cerca d’amore giù nel bosco
dei lacrimanti. Non ho sottoscritto contratti
amo la libertà, a volte penso da solo
ma guardo oltre. C’è una schiera
di donne che non conoscono i torrenti
del sentiero creativo, parlo da fante
cerco tra le stelle una luce virtuosa
non vi faccio l’inchino, senza una dose.
Dopo la luna piena,
ti ho detto addio a Babilonia,
sotto un cielo diventato nero.
Non era romantica la partenza:
il fuoco bruciava la notte,
così come l'odio fa con l’amore.
Conoscevi l’albero del bene,
ma ti sei legata a quello del male,
ché dolorose eran quelle spine conficcate nel cuore.
Con l'ultima luna piena ti avevo chiesto di partire,
per vedere se con me volevi venire,
già sapendo che sarei partito da solo
e non mi avresti seguito.
Pregai per te,
dacché il peccato lo lasci scorrere nelle tue vene;
ma forse l'amore ti fa paura
e la tua vita di perdizione non vuoi cambiare.
Babilonia è una città come tante, a est di questa Terra,
che si copre di polvere nelle torride giornate afose.
Addio amica, forse un giorno tornerò,
quando avrai capito che non esiste solo Babilonia.
ti ho detto addio a Babilonia,
sotto un cielo diventato nero.
Non era romantica la partenza:
il fuoco bruciava la notte,
così come l'odio fa con l’amore.
Conoscevi l’albero del bene,
ma ti sei legata a quello del male,
ché dolorose eran quelle spine conficcate nel cuore.
Con l'ultima luna piena ti avevo chiesto di partire,
per vedere se con me volevi venire,
già sapendo che sarei partito da solo
e non mi avresti seguito.
Pregai per te,
dacché il peccato lo lasci scorrere nelle tue vene;
ma forse l'amore ti fa paura
e la tua vita di perdizione non vuoi cambiare.
Babilonia è una città come tante, a est di questa Terra,
che si copre di polvere nelle torride giornate afose.
Addio amica, forse un giorno tornerò,
quando avrai capito che non esiste solo Babilonia.
Corrono le mie mani
sulla tua pelle bianca,
corrono sul tuo corpo
libere di saltare
come stambecchi bradi
dalle colline al piano,
dagli anfratti alle cime.
Corrono le mie mani
ed ecco sono orecchie
che odono il tuo gemere
ed ecco sono occhi
che scrutano nel buio
le labbra, il seno, il sesso
ed ecco sono il tutto
che in te si fonde e affonda.
sulla tua pelle bianca,
corrono sul tuo corpo
libere di saltare
come stambecchi bradi
dalle colline al piano,
dagli anfratti alle cime.
Corrono le mie mani
ed ecco sono orecchie
che odono il tuo gemere
ed ecco sono occhi
che scrutano nel buio
le labbra, il seno, il sesso
ed ecco sono il tutto
che in te si fonde e affonda.
La solitudine sale sul 22 e scende a Solsiden
non ha mangiato con noi
-ottimo il pranzo di fusilli e crema di salmone sulla torre Tyholt-
che significherà una piattaforma girevole sulla città?
Ha aspettato che tornassimo per accendere una cicca
e dirci che non scompare la miseria coi paralleli
Si capisce dallo sguardo che non cerca la morale
ma spinge più a fondo gli artigli
Ecco il cadavere e tutt'intorno le figure della paura
sarà un corvo a cominciare il banchetto:
maestro d'armi quanto basta per chiudere gli occhi
sul timor mortis
Carne che trema messaggio trasmesso
Non c'è modo che quest'uomo col semplice guardare
perda la sua battaglia.
Il pastore di Trondheim tiene l’etica in ordine
una gran cura nel giorno del Signore per le anime dei fedeli
ma più a fondo non riesce ad andare.
La solitudine ci segue ancora sull'isola pedonale
sa del nostro aereo ci augura persino buon viaggio
poi si siede a una fermata qualsiasi e ricomincia il giro
da qualche altra parte della città troverà nuovi italiani
per dire che non c'entrano le coordinate
ma solo il magma che ribolle sotto la crosta
uguale in ogni punto dove individua un uomo
non ha mangiato con noi
-ottimo il pranzo di fusilli e crema di salmone sulla torre Tyholt-
che significherà una piattaforma girevole sulla città?
Ha aspettato che tornassimo per accendere una cicca
e dirci che non scompare la miseria coi paralleli
Si capisce dallo sguardo che non cerca la morale
ma spinge più a fondo gli artigli
Ecco il cadavere e tutt'intorno le figure della paura
sarà un corvo a cominciare il banchetto:
maestro d'armi quanto basta per chiudere gli occhi
sul timor mortis
Carne che trema messaggio trasmesso
Non c'è modo che quest'uomo col semplice guardare
perda la sua battaglia.
Il pastore di Trondheim tiene l’etica in ordine
una gran cura nel giorno del Signore per le anime dei fedeli
ma più a fondo non riesce ad andare.
La solitudine ci segue ancora sull'isola pedonale
sa del nostro aereo ci augura persino buon viaggio
poi si siede a una fermata qualsiasi e ricomincia il giro
da qualche altra parte della città troverà nuovi italiani
per dire che non c'entrano le coordinate
ma solo il magma che ribolle sotto la crosta
uguale in ogni punto dove individua un uomo
Cammino sul confine
del tramonto,
ascoltando, il rumore
del tempo.
È come un sibilo
che mi passa da canto.
È come un brivido
che mi sfiora da dentro.
Se incerto è il cammino...
assai lesto è il passo!
Vado incontro al destino
e arretrar... più non posso!

Riarse zolle: occhi spenti
di una flora ormai azzerata
divenuta sterpaglia incenerita.
Da nord a sud brucia la terra
in un accecante calore
di fiamme ardenti
e là dove la furia del dio del fuoco
è già passata
un deserto di cenere ha lasciato.
Nessuna radura
nessun poggio d’erbe
nessun bosco è stato graziato:
tutto brucia
per l’incuria dell’uomo
e la follia di piromani esaltati.
Un cammino infernale di lungo raggio
il nostro paese sta attraversando...
in quest’estate di cattiverie e paura
si cerca di eliminare scheggia dopo scheggia
il male di passi furtivi
atti a fare ecatombe della natura
azzerando per molto e molto tempo
nuove fioriture.
Sarà dura dover osservare il nostro territorio
scevro di boschi e di raccolti
ridotto in appezzamenti inceneriti
sovrastati da rovelli di nuvole grigie
a vagare in un cielo liso
di una luce che intristisce ed accora.









