Sul crinale d’un bacio di mare
rammendo la mia vita
fra questi apostrofi di te
sbocciati come eco
in un furto di attese
a giocar con l’anima mia.
Assaggio un tramonto di giugno
e la cometa dei miei sguardi
ruba anche il silenzio
della poesia del tuo cuore,
colora, questo spartito di luna,
l’indice del mio amore infinito,
casa d’un bozzolo di meraviglia.
Sguardi si incrociarono come baci languidi
Correva l' anno 1938
Ogni giorno affacciato alla mia finestra
La tua speranza era quella di
Trovarla socchiusa in segno d'assenso
Avvilito dalla timidezza chiuso a
Riccio non osavi farti avanti
Esprimere i tuoi sentimenti.
Amore perduto ora
Solchi il selciato delle vie del centro
Con un' altra sotto braccio
Orni il suo collo di essenze e gioielli
La vita è monotona ed infelice
Ti scorre tra le dita
Anche il sorriso del vostro fanciulletto
Ristoro più non ti offre
È questa l'esistenza. Solo un batter di ciglia.
Rondini.
Tra loro, nascosti dai quotidiani gli F35
E, se insisti a scavare, la Nike
Saltata su una mina.
Il viola ammette altri colori e altri giornali
ma al verde dissero che non era il caso
E non poteva mescolarsi all' alba
Senza un fucile di clorofilla.
Nessuno spazio al naif.
Toccò alla banalità descrivere
precisa e rigorosa la rotta verso il basso.
A quel punto intervenne il rosso
a specificare il tipo d’intervento
e la tonalità.
D'altro canto era il più meritevole di attenzione
E si era adoperato per riparare strade
fondamentali per il funzionamento di aree vitali.
Non sarebbe tornato a mani vuote.
All’ora di cena bevve il calice della forza bruta
Ma rischiò un missile per un resort su Marte.
Non era il giallo e nemmeno l’indaco
Parenti di secondo e terzo grado
vissuti nell’altro secolo con un pugnale a testa.
Solo a contraddirlo il blu
Disoccupato e prossimo alla sera
Avrebbe accolto le ferite e l’ingiustizia
In una spiga andata a male.
non ero io
l'uomo alla finestra
quelle immagini tremanti
erano un rogo di complotti
di quelle prime donne note
che mi inseguivano e
ripetevano il mio nome
io ero sul sedile posteriore
quando entrammo in autostrada
ed ero su tra le montagne
quando il pastore salvò il gregge
dagli elefanti dai lunghi peli
eh, ad avercela una terra
trasformerei i poligoni
in bungalow per gay
le nebbie in lampi
della fronte e lo
sfondo polveroso
delle basi di atterraggio
in un Cristo che ride
e vola dappertutto.
qua e là
La fase REM delle diciannove
I go-kart all'acquedetto
condiscono come soia
le campane di Fantozzi
I ragazzini sono lontani
Ora si svegliano a un'ora decente
L'omologazione è puritana:
come tutti i presepi veri, di vetro
Così sporco mi sento
e mi recupero da una tinozza
per incollarmi altrove:
trasposone esaptato,
un colpaccio il bicchiere di plastica
Una vetrata mi ha fatto a pezzi,
peccato me li abbia lasciati
Ormai sono passati anni:
ormai sono il pavimento appiccicoso
quando la festa è appena iniziata
Strofe di quinari e settenari alternati in rime a schema alternato aBaBaBaB.
Tutti allo sbando,
il mondo e la nazione,
forse da quando
nel soldo è la ragione;
io mi domando
se ci sia soluzione
mentre annegando
cerchiamo un’illusione.
Chi sulla plancia
meschino ci governa
pensa alla pancia
e solo grida esterna
con cui aggancia
feroce rabbia eterna
che “Franza o Spagna”¹
mettiam bombe in giberna².
Tutti a pensare
«Ho io la soluzione
per sistemare
quel rotto baraccone!»
Tutti a parlare
ma senza cognizione
e a litigare
governo e opposizione.
Quando poi giunge
un’opportunità,
voto che funge
da progettualità,
fugge e raggiunge
qualche località
da cui non punge
ma si lamenterà.
Disinteresse
mi pare esser l’andazzo,
troppo complesse
politiche in palazzo
per menti fesse
di populismi al lazzo
che son sconnesse
in un “namastocazzo”³.
¹: non importa chi/perché/come, tanto nell’immaginario comune son tutti negativamente uguali;
²: cartucciera/portabombe da cintura per i soldati in guerra;
³: parolina inventata per esprimere un concetto di menti ignave che si schermano in una finta serenità rincorrendo improbabili filosofie sulla scia del “vivi e lascia vivere” piuttosto che sforzarsi di partecipare attivamente a tentativi di miglioramento della società in cui (soprav)viviamo.
12/06/2025
Il bucato profumato in ballatoio
le mollette colorate sullo spago,
un ventaglio di lenzuola variopinte,
nella corte il gioco della campana
l’aroma del caffè alla finestra,
l'odore del pane fatto in casa,
nell’aria il profumo di arrosticini,
in ringhiera l’incontro tra vicini
tre gomitoli rotolano sulle scale
una gatta ringhia mentre gioca,
in ringhiera l’incontro di mille vite,
sotto una foglia ringhia il millepiedi.
Insonne a te m’accosto nella notte,
respiro il tuo poetico respiro
e provo a ricordar le arcane rotte
che t’han portato a me ch’or ti rimiro
rileggendo parole che mi hai scritto
di quel mosaico che ricomponevi
di quell’anima in cui a capofitto
cadevo mentre tu mi coinvolgevi.
Pur con mille sorrisi ti sfioravo
di parole stringendoti in abbraccio
ma se amor non virtual con te pensavo
temevo di sembrar triste pagliaccio.











