come cioccolata posta su un dente,
vola via senza che tu la distingua,
al primo passaggio della tua lingua.
Essa è spesso ricercata,
ma arriva anche inaspettata,
e' una delle migliori emozioni che ci sia,
accompagnata spesso da uno stato di euforia.
Purtroppo non tutti i giorni te la ritrovi,
neanche a cercarla tra mille rovi,
ci si imbatte in lei sporadicamente,
puoi esser solo o con tanta gente.
Quindi necessita fare molta attenzione,
e sensibilizzare l'udito dell' emozione,
essa occorre imparare a sentirla,
altrimenti fai proprio la fine del pirla.
maturano nembi di tempesta,
e gli sguardi del sudore, delusi,
sul cuscino della notte senza nome
temono i tradimenti dei cieli
senza tetto dove quietarsi,
Grandine nel vento senza ragione,
e acque senza clemenza
piegano antiche e vinte ginocchia
sul suolo umiliato dalla fatalità.
Quante speranze si aggrovigiano
in un fiato affidato al grembo del fato
tra lacrime strappate dall'orgoglio
vestito di terra e profumo di sacrificio.
Sogna, o contadino senza riposo
i frutti della nuova stagione
tra le dita di luce della gratificazione.
Non tessere il fallimento nel cuore
ma si forza più forte di un ciclone,
nel trionfo della tua rinascita
tra i campi del tuo lavoro che appaga,
col mento acceso di dignità
che scorre impetuosa e libera,
valicando ogni ombra di insolvenza.
Come si fa coi porci, dopo morti (1)
si pesano i poeti ed i mercanti,
e che ognuno di lor la suoni e canti
non serve a far valer diritti e (s)torti.
Chi sa d’esser poeta d’avanguardia,
di solito fa parte d’una lobby,
il che non è di chi scrive per hobby,
come fo io che son di retroguardia.
E quelli che son senz’albero buono
s’accontentan d’un nido sopra i siti
poeti naturali o costruiti,
che frequentano un regno senza trono.
C’è chi ha in poësia scopo di vita
e credo se la passi molto male,
chi scrive sol se ispirazion l’assale
quasi voce che sia dal cuor fuggita.
Chi vive sua passione con distacco,
chi la soffre e ha bisogno di consensi
e in classifiche cerca i propri incensi
e likki non aver diventa smacco. (2)
Non cale in poësia esser criceti
se il criceto si diverte sulla ruota,
nessun rischio, talora una carota
mangiar e ber, cacar, emetter peti.
Ma da uomini ognuno ha la sua storia,
nessun dev’esser quale Rodomonte,
ché già c’è dietro l’angolo Caronte,
inutile inseguir fallace gloria,
tanto più ch’ora c’è l’artificiale,
intelligenza intendo, che sarà
colei che poësia falcidierà,
idiozia simulando naturale,
e allor diventerà grand’affarone
artificiali emetter peti a iosa
e se un apologeta farà chiosa
ecco già prestigiosa un’edizione.
Sarà l’apologesi ardita scena (3)
difficile davver da contraffare,
ché arduo per l’I.A. è il perculare,
spacciar capolavor ciò che fa pena
senza far riconoscere l’inganno,
ché dote naturale è la menzogna,
voler, poter mentir senza vergogna
saper pontificar da un alto scranno.
(1) “Mercanti e porci si stimanu dopu cchi su morti” (proverbio calabrese)
(2) “likki” (o licchi), vuol essere una italianizzazione parodistica pluralizzata di “like”.
(3) “Apologesi” è termine di mia invenzione, al posto di apologia, per sottolinearne l’aspetto sistematico e procedurale.
Tossiche scorie umane,
ai margini di sistemi disumani,
relitti senza tetto, senza domani,
per strada, nei giardini, anziani
rifiuti rifugiati tra cartoni,
accampati cercano asilo,
tra acquitrini, in tende, nei silos
silenti vittime di guerra
immigrati insicuri sulle banchine,
nei parchi i poveri sulle panchine,
l’uomo usa e getta si dispera,
lo scarafaggio sopravvive e si diletta.
Sonetto nato come commento a un vecchio testo riproposto da un'autrice in un altro sito; schema classico, endecasillabi a maiore rimati in ABBA ABBA CDC DCD.
Sotto sotto lo so che è colpa mia
però mi serve un capro espiatorio
(non importa se vive more uxorio)
che si assuma una parte di follia
che costella la mia seguita scia
quando scelsi con impeto illusorio
d'intraprender percorso gestatorio
della vita, d'amore o di poesia.
Troppo pesa portarmi le mie colpe,
le divido con banche, aziende e gente
che intuendo che io non sono volpe
inculato m'han troppo bruscamente
e col cuore ch'è sempre sotto golpe
(della vita non ha capito niente).
18/06/2025
Cielo di giugno
inchiodato al mio cuore,
carillon d’aurore
sprofondate nei miei occhi,
un carnevale d’ombrelloni
abbraccia l’orizzonte
ed un battito di mare
canta nel grembo dell’estate,
disegna il tempo
d’un pianto di luce.
Pagine d’estate
rosseggiano sulle guance,
fioriscono d’azzurro
sulle case e per le spiagge,
giugno è apostrofo
fra i petali di un ricordo.
Indisturbata lontana dagli occhi della gente,
Ti avvicini a lei dolcemente,
La accarezzi amoroso assai delicatamente.
Lei è rannicchiata in posizione fetale,
Mentre si volta sul comodo guanciale,
Gli occhi chiusi in rilassante posa,
Di emozioni ne emana a iosa.
Ti fermi ad osservar i suoi lineamenti,
Son simili a quelli di familiar parenti,
Il tuo occhio scruta con discrezione,
Da tanta bellezza nutrita è l'emozione.
Rimarresti lì a tempo indeterminato,
Ma il tempo scorre veloce a perdifiato,
Poi l'odor del sugo che viene dalla cucina,
Da ufficialmente inizio alla domenica mattina.
Gli ultimi sospiri del granello di polvere
Scherzosonetto, un divertissement senza alcuna morale nascosta o retroscena o pretesa logicopoliticoculturalreligiososcientifica (quindi non servono dietrologie o supposizioni), fatto solo per stendere un sonettino rigoroso ma basico: tutti i versi son endecasillabi piani canonici (a maiore), le quartine hanno le due rime semplicemente baciate, le terzine ce le hanno alternate.
Ad esser comprensivi con sé stessi
trattando tutti gli altri come fessi
spacciandosi per l'essere più onesto
cantando un panegirico modesto
che invita a mantenersi disconnessi
da santi, matti e dai potenti annessi,
si percepisce un tono un po' funesto…
persino di minaccia! Nel contesto
traspare qualcos'altro oltre ad un blocco,
qualcosa certamente di più grave,
pericoloso come streptococco:
su presto, recitiamo "Pater", "Ave",
onde evitar temuto sacro sbrocco
castigo per pagliuzza e non per trave.
16/06/2025








