raccoglie le parole del vento
chiaro splendente nei giorni
d’estate secchi e afosi.
E’ lo specchio dell’anima
quando il mare canta
assieme alle sirene, all’alba
e tutto risplende di fulgida luce.
Il giorno và, sospira la tremula rosa
al sole di luglio, sospinta dalla
brezza del mare.
I suoi petali schiusi son
pregni di acqua, ride
protesa sulla sella del sole
ad incontrar l’infinito.
L’ombra della notte passeggera
cammina raffigurata
sul dondolo della luna,
nel lattiginoso vapore celeste
dorme, fasciando la terra
di riposo e frescura.
Mille immagini, mille bagliori
sospesi nel nulla, nel niente definito,
nelle geometrie esistenziali
dei paesaggi dormienti.
Tanti cerchi di luce
definiscono lo spazio, oscuro,
colpiscono la tetraggine
e il grigiore di desolati soffitti.
Numerose meraviglie contese
girano sulla giostra dei sogni
nascenti a mezzanotte,
d’estate: forgiano la realtà
effimera e fugace.
Il cuore riposa su un guanciale
d’alloro, tra serti profumati di fiori
danzando sulla pedana dell’amore.
come un dipinto di luna
smarrito nel pianto dei coralli
ed un meridiano di cuore alato
intreccia piume d’artico e parole,
notti di cristallo e primavere sole.
Fra i quaderni del giorno
dimentico il bacio del tuo ricordo,
come rose raccolte nei campi,
danze d’amore e farfalle,
polline d’anima apostrofato
nel mio sguardo di cielo rovistato.
La memoria è il tuo ritorno che mi attrae
è un assillo che divora le mie parole
è la frustrante passione annientata
da momenti troppo antichi
è il tuo passeggiare cadenzato dal male che ho dentro
è la consuetudine che rappresenti nel sogno
è il risveglio che mi bagna gli occhi
è la notte ubriaca che dice basta
e suo malgrado resta senza magnifica chiusa.
scivola lenta sulla pelle,
avvertendo il nostro desiderio.
Infiamma la nostra bocca,
rendendola prigione
di baci dannati.
Scivola sulle nostre mani,
le accarezza con il suo tormento.
Incendia il nostro corpo.
Fa che i nostri bollori,
esplodino come lava.
Provocazione
incendia le stagioni,
con un bacio sul collo,
un brivido profondo,
un sorriso malizioso,
un graffio sulle braccia.
Provocazione
un istante di follia,
su un isola deserta.
Io e te a piedi scalzi
sulla sabbia più calda
di quest' estate!
che in solo questo consista:
me stesso ... e poi basta.
Come se fosse pero
d'ambiente solo sereno,
come di sola aragosta
da mare inquinato
di perla
che nessuno tocca
o da malattia contagiato,
si tratti.
No, troppo contrasto
tra stelle, soli e le lune,
con quei passarsi mano sulla coscienza
se puoi ...
M'alletta invece speranza
d'altri me,
da e per orme diverse,
meglio o più o meno peggio.
Sì, di somma,
probabilmente, si tratta
poi, sinché uno sbaglia
in valle si resta
o si torna che dir si voglia.
Chissà, se da Calcutta,
priva di colpa,
ancora tra noi sia?
- No, quelli pare ...
siano casi a parte!
Qui, sul quel marciapiede
Ove mi salutasti ultima volta
Con gli occhi pieni di progetti vuoti
Di malizia e di pene,
Con l'anima volante, la voce rotta
D'emozione che raggiavi
E imitavi il sole,
Donando l'ultimo abbraccio fraterno.
Ed ora ci sei come allora
E non so che delirio
Felice mi riempie il cuore;
Non sei cambiato molto, il tuo sorriso
Mi rassicura sempre,
Le tue parole in cerca del consenso,
Il tuo rifugio tra le mie azioni.
Ti sostieni ancora
E chiedi ancora la mano.
Non ricordi però cosa dicesti
Qui, seduti su questo marciapiede;
Lo so, ne è passato già di tempo.
Ti vedo felice ora,
Hai trovato la giusta celestiale strada,
La soddisfazione
E mi ricordi il fantolino che eri
Quando scherzi di nuovo.
Hai seguito il mio aiuto: segui il cuore,
Viaggia oltre i vetri capziosi,
Oltre la terra adusta.
Seduto, sembra di tornare lì
Quand'eravamo bambini,
La stessa aria, la musica del mare,
Oltre i palazzi, i cuori che s'allumano.
Così mi lasci di nuovo, salendo
La scaletta di luce
D'una volta, e rifiuti la mia mano.
“Sarai stanco amore, perché è tutto il giorno che cammini nella mia testa.”
(William Shakespeare – Romeo e Giulietta)
È
da
che
io ho
paura
del buio,
che quel
filo
di luce
precoce
che annuncia
il levarsi del giorno,
non serve più a nulla.
Basterà, a mala pena,
per mettere a fuoco
la lunghissima linea
che disegni tu,
con la coda
dell’occhio,
e che io seguo per un attimo
col fastigio dei miei primi pensieri.
Prima o dopo dovrei lasciare spazio
all’uomo che si risolve nel nulla,
quello che potrei non essere,
quello che si curerà
della felicità
(la tua)
dal
mondo stanco
di una prigione (la sua).
“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?”
(William Shakespeare – Romeo e Giulietta)
in una vecchia carezza lasciatami sulla pelle,
tra i ricordi che abbiamo scritto insieme
per diventar quello che siamo.
T’Inseguo con i sogni,
disegnandoti nei nostri giorni felici trascorsi assieme,
dove tu riempivi la mia vita
senza guardare mai al domani
e mi dicevi:
voglio vivere con te ogni mio minuto del nostro amore.
Questa notte ti vista come un dono,
il più bel regalo del destino,
messomi dentro al cuore al momento giusto del cammino.
Eppur questa notte son qui da solo e sto pensando a te.
Cerco di consolare l’inquietudine che m’attanaglia,
rivivendo, attimo dopo attimo,
tutti i momenti più belli che riempivi di sorrisi.

Se tu sapessi
quanto ti desidero…
ma non ho il coraggio
di raccontarmi:
sono anima di poche parole
e tengo tutto dentro me
come un segreto.
Se tu sapessi
come accelera il mio cuore
d’inevitabile spasmo
ogni volta che ti vedo:
sei gioia indispensabile,
mio bagliore di vita
che in un mondo di lucciole
illumini il mio cammino.
a indaffarare mani
dimenticate da menti
plananti in cieli
di altre realtà coesistenti.
L'uomo triplice
era in ognuno dei tre mondi.
E in tutti fu assente da sé.
Come se le tre dimensioni
non fossero altro che lo spettro
di altre tre... e così all'infinito.
Mentre urgevano le urgenze
nella materia supponente.








