Chissà se è il cervello che parla
chissà, se è la coscienza
oppure l’anima, invenzione divina
benefattrice di ogni clemenza.
Sono stato sposato
venerai una donna per anni,
la fede lo permetteva!
offrivo messa ogni giorno
e coccolavo i figli,
quando il paese dormiva.
Il Nuovo Mondo: immense praterie
dimoravo nel secolo ventuno
ma in quel posto c’era una chiesa
trasferita da un tempo lontano.
Tra umili mura vivevo,
mentre l’alba bussava alla porta
svegliavo mia moglie
e scendevamo dal letto
il suo sorriso: quanto splendore!
vestivamo i figli assonnati
ma non erano gli unici
a cui portavo rispetto.
Proprio lì, nella casa del Signore
predicavo le gesta di uomini giusti,
dove un tizio in fondo ascoltava
tra occhi fedeli, districati nei posti.
Con aria balorda sorrideva
denti marci e un abito sgualcito
il sole entrava dalle vetrate
ma aveva paura del suo vestito.
Avvolto nell’ombra egli si alzò
la mia bocca soleva parlare
e i tre angeli a cui badavo
sedevano davanti, ad ascoltare.
La mia consorte suggeriva
i versi dei salmi che dimenticavo
la prole rideva sulle parole
che saltuariamente incespicavo.
E proprio l’uomo nero
col suo passo sinistro
avanzò da solo, senza disturbo
come un sommo ministro.
Quindi l'onnipotente
decise di poter imitare
sotto il pastrano teneva una cosa,
Il fucile d’assalto volle scoprire!
Quel rombo fu simile al tuono
ampliato dal peso della sua frustrazione
un bagliore di morte uscì dalla canna
colpendo i fedeli, attenti al sermone.
Privò il mio cuore con il suo gesto,
due poveri anziani, amici da tempo
e prima di ingoiare la canna fumante
tuonò tre colpi verso di loro…
la sacra famiglia che avevo creato
cadde a terra, in un istante.
La perdizione bussò alla porta
l’odio sussurrava vendetta
divenni cattivo e facile all’ira
i miei seguaci guardavano il futuro
“torna tra noi, abbiamo bisogno di te”
ripetevano in coro, oltre il giardino
e io chiuso a chiave imploravo
il coraggio nell’ingoiare cianuro.
Non fu la notte a portare consiglio
ma una voce tra mille
reduce di svariati travagli
che per salvarmi la vita
azzardò una follia...
egli era il mio medico
professore di stirpe
ed eccelso chirurgo,
distrusse una barriera morale
con prorompente energia.
Un esperimento inconsueto
non invasivo e mai attuato:
dal profondo i sentimenti inibisce
eliminando ogni traccia del passato.
Comprendo il benessere
qui e ora, sdraiato in una sala
e dopo i suoi scongiuri,
l’amico dottore mi ha sorriso
opprimerà il desiderio di furia,
insito nel sistema limbico
un abominio, forse...
ma questo è ciò che ho deciso!
Aiutami Dio, reggimi forte,
la gente critica la mia decisione
le dita che puntano sono pesanti,
ho perso tutto dopo l’operazione.
Dieci Natali, senza più un albero
la casa puzza di polvere stantia
bevo un goccio ed esco solitario
complice solo la mia completa afonia.
Smarrita la voce per la vergogna
raccolsi l’abito
che mi rese famoso
volevo tornare a diffondere bene
ma esso era sporco e malconcio,
ormai in disuso.
Non c’è posto per me
questo è il fardello!
la tristezza naviga austera
e lo specchio che tronfio osservavo
davanti a me mostra l’oblio,
del karma la parte più nera.
Non trovo il coraggio di guardare
Non trovo il coraggio di vedere,
la comunità che spezzai
mi detesta, ma osa giudicare.
Ascolto i demoni che ridono
invadenti scaldano il letto
nuovamente torno allo specchio
sudato e palpitante, mi rifletto.
L'ombra di vissuto rimane dietro
somiglia a un’orribile strega
serro gli occhi, digrigno i denti
mentre l'essere, nel profondo annega.
Corro fuori, oltre il giardino
ho un compito da terminare
una gamba supera l’altra,
l’epinefrina induce a scattare.
Ecco, coloro che mi esecrano
gente di chiesa e dirimpettai:
“Hai distrutto un pilastro,
implora la remissione e ti redimerai”.
Tremo, entrando in quell’edificio
il corridoio conduce a una porta
l’infermiere recita raccomandazioni,
sparendo nel nulla come un fantasma
l’entrata dista due passi
varco la soglia nel buio più pesto
accovacciato in un angolo
egli respira, con l’affanno dell’asma.
Fosse quello il problema peggiore!
il suo volto è una camicia di forza
i connotati si stringono
in un'espressione di sofferenza.
“Sono vicino e in ginocchio
scalda il mio cuore angosciato
concedi a me la pietà,
che una volta avrei meritato”.
“Caro pastore, compagno d’infanzia
la superbia regnava sovrana
feci un errore di calcolo
ho perduto te, oltre me stesso!
il tuo sguardo si lobotomizza
e i farmaci servono a poco,
ma nel profondo lo sai…
il mio scopo non era il successo”.
“La fede avrebbe amato la scienza
guarendoti dalla sete di collera
mi accorsi però che l’organo grigio
è un complicato Universo, in miniatura”
“Lotto coi diavoli infernali
domando la tua misericordia,
l’ultimo sforzo del discepolo
che fervente, testimoniò meraviglia”.
“La tragedia tocca l’epilogo,
un gesto lucido ti muove la mano,
liberando il mio spirito
dalle catene
allora mi accarezzi la testa,
un torrente di lacrime sgorga in piena
davanti al vero e unico
uomo per bene”.

Commenti
sua caduta ed il suo riscatto nella richiesta del perdono divino. Opera complessa, apprezzata. Un saluto!
bene tra i versi e nel loro valevole contenuto.