E intreccio parole, verbi a complemento, rime
come arabeschi, suoni sincopati, fiabeschi
affreschi del reale, del nucleo in divieto di sosta
nel traffico del quotidiano. Per dirti cos’è l’amore
al tempo del tramonto, un segno nello spazio,
una porzione di cielo illuminata a giorno,
l’epicentro di ogni emozione, la regione
di ogni canto. E se come d’incanto ogni equazione
ha una soluzione e se vedo chiaro ogni contorno,
-le ombre insieme a barbagli, dono e dazio
agli angoli della tua figura- il petalo di un fiore,
la lente del talento, quei versi nella busta
abbinati ai confetti al pistacchio: siamo questi,
sensi come torce, lame di luce e gocce di sublime.
E poi c’è nel viso il tempo che deve,
ascoltando l’amato in clessidra di pianto,
risalire nell’occhio e buttarsi nel vento.
L’immenso Castagno dei Cento Cavalli
superò e vide avanti qual nuvola rena
sospesa nei caldi tramonti del Passo
diseguagliare nei venti il boato dei sorsi
che dal Mongibello suo apice perso
parlava al vapore di un sogno inumano e complesso.
La fila degli uomini incurvata sul Bove,
tra Musarra e Capra e le invitte Dagale,
se ne andò verso il Salto della Giumenta,
che tremante riposa come sanguine nuova.
Encelado all’istmo di lava accecava i passanti
e intorno al suo collo nel filo del perfido Crono
imbucava le teste come fossero palle di Urano...
…No Dante ti prego non lo faccio più te lo giuro Ahhh!!!
Mio fratello mi guardò come una macchina che non parte più
mentre mi stropicciavo gli occhi e risalivo lentamente sullo schienale del divano.
Prima che aprisse bocca per prendermi in giro gli spiegai: -Incubo fù-
Il Gran Premio e la digestione erano finiti,e per fortuna le nerbate di Dante Alighieri pure.
ascoltando l’amato in clessidra di pianto,
risalire nell’occhio e buttarsi nel vento.
L’immenso Castagno dei Cento Cavalli
superò e vide avanti qual nuvola rena
sospesa nei caldi tramonti del Passo
diseguagliare nei venti il boato dei sorsi
che dal Mongibello suo apice perso
parlava al vapore di un sogno inumano e complesso.
La fila degli uomini incurvata sul Bove,
tra Musarra e Capra e le invitte Dagale,
se ne andò verso il Salto della Giumenta,
che tremante riposa come sanguine nuova.
Encelado all’istmo di lava accecava i passanti
e intorno al suo collo nel filo del perfido Crono
imbucava le teste come fossero palle di Urano...
…No Dante ti prego non lo faccio più te lo giuro Ahhh!!!
Mio fratello mi guardò come una macchina che non parte più
mentre mi stropicciavo gli occhi e risalivo lentamente sullo schienale del divano.
Prima che aprisse bocca per prendermi in giro gli spiegai: -Incubo fù-
Il Gran Premio e la digestione erano finiti,e per fortuna le nerbate di Dante Alighieri pure.
Un naufrago
sta per affogare,
solo in alto mare.
Non ha appigli
cui aggrapparsi
ma appare
un provvidenziale legno.
Chiissà di essere vivo son degno
penserà,
ma quel legno è maledetto.
perchè quando vuoi sopravvivere,
non guardi
se ciò a cui ti attacchi
è sano
o marcio.
Navigherai
sano e salvo
su un legno tarlato
dalla stoltezza degli uomini
sta per affogare,
solo in alto mare.
Non ha appigli
cui aggrapparsi
ma appare
un provvidenziale legno.
Chiissà di essere vivo son degno
penserà,
ma quel legno è maledetto.
perchè quando vuoi sopravvivere,
non guardi
se ciò a cui ti attacchi
è sano
o marcio.
Navigherai
sano e salvo
su un legno tarlato
dalla stoltezza degli uomini
Barlami nella mia stanza
sono quelli del comodino
di una luce soffusa mentre guardo un film
Barlumi di una speranza
che non so cogliere troppo prigioniero
dei miei pensieri
Mi servirà una maschera o parleranno gli occhi
per quanto tempo ancora
arrabiato con me stesso
Troppo confuso stanco e teso
impaurito come non mai
a volte ti cercavo
ora non vorrei incontrarti più
Quanto mi abbatte questa solutidine
di una domenica tra me e me
davanti un mare di strade
che non so scegliere
Quanto mi spaventa questa solitudine
ho perso un pò di forza e convinzione
Quanto mi spiazza questa solitudine
l'ascolto dentro me non riesco a spengerla
Quanto mi merito questa solutidine
forse è giusto così
quasi un incubo senza uscita
che mi imbruttisce palesemente
e mi lascia lo sfogo di scrivere
in attesa che scenda la notte
e che mi consigli
dentro il cuore
mi prendo a botte
e un voce che mi dice " te lo meriti "
sono quelli del comodino
di una luce soffusa mentre guardo un film
Barlumi di una speranza
che non so cogliere troppo prigioniero
dei miei pensieri
Mi servirà una maschera o parleranno gli occhi
per quanto tempo ancora
arrabiato con me stesso
Troppo confuso stanco e teso
impaurito come non mai
a volte ti cercavo
ora non vorrei incontrarti più
Quanto mi abbatte questa solutidine
di una domenica tra me e me
davanti un mare di strade
che non so scegliere
Quanto mi spaventa questa solitudine
ho perso un pò di forza e convinzione
Quanto mi spiazza questa solitudine
l'ascolto dentro me non riesco a spengerla
Quanto mi merito questa solutidine
forse è giusto così
quasi un incubo senza uscita
che mi imbruttisce palesemente
e mi lascia lo sfogo di scrivere
in attesa che scenda la notte
e che mi consigli
dentro il cuore
mi prendo a botte
e un voce che mi dice " te lo meriti "
All'altezza sospirante
delle acacie: così finiva la poesia
delle acacie: così finiva la poesia
con la maturità mia
delle mele astruse
suonare, come lungo le strade
la fisarmonica canuta non sa più fare -
se non quando fischiano gli antichi abeti
per diventare l'unica via
per lasciare il pianeta.

C'è un silenzio argentato
sdraiato sui tetti
che sussurra a Novembre
parole sottili.
Sono piccole virgole nere
che tracciano il cielo e
si consegnano al tempo.
Ne origlio i rumori
mentre vanno .
Vanno e raccolgono il vento
No, non scriverò più poesie d’amore per te
Non spremerò il cielo
per prendere del nero bucherellato
da puntini luminosi
e incollarlo su pagine vuote.
Non guarderò più i fianchi e le mani
del sole e della luna e delle brusche montagne
per usare sempre le stesse parole d’amore.
Lascerò il canto libero alle stelle;
-un tempo tacquero per ascoltare il mio canto;
ma ora lascerò libero il loro canto -.
Potrei ancora stringere sul mio pugno
la danza delle prime luci di ogni giorno.
O pressare la superficie di sopra
per qualche stella in più...
per darti parole che il tuo cuore già sa?
Per donarti un pezzo di carta
con ripetizione di ciò che il tuo respiro ormai conosce?
No, non scriverò più nessuna poesia d’amore.
Né raschierò più la superficie dei giorni.
Non incalzerò più l’anima irrequieta del tempo
per sterrare profumi da forme e orizzonti;
scovare nuovi colori,
e incastonarli qua e là
sulla facciata bianca di un foglio.
Questa volte lascerò da parte
gli oceani ruggenti e schiumosi,
i venti irrequieti della bruna stagione,
gli assalti del sole su giovani girasoli;
per non dover riempire
con gli stessi verbi d’amore
bianchi fogli.
No, non scriverò più poesie d’amore.
Non farò più sgorgare dall’ inchiostro
aggettivi d’amore.
Intrecciando le stesse frasi:
“… luna danzante…”
“… rosso tramonto…”
“… sole cocente …”
Poi la pioggia;
e le montagne;
e le cadute d’acqua;
il ruzzolare di foglie.
No, non renderò più irrequieta
l’anima di nessun foglio con nuove poesie.
Sarei costretto a ripetere
incastonando in modo diverso
il desiderio delle mie labbra;
il canto dell’anima mia,
l’ardore del mio petto.
Stesse parole.
Stesse consonanti.
Stesse vocali.
No!
Stavolta non afferrerò la mia mano sull’anima del foglio.
Cosa potrei raschiare più dalla creazione per dirti che t’amo
Forse molto più rosso,
o di giallo,
ancora più verde ?
No,stavolta non scriverò più nessuna poesia d’amore per te.
Semplicemente d’ora in poi
non strapperò più
l’azzurro dal cielo;
il giallo dal sole;
la leggerezza
della caduta dalla foglia;
la scioltezza del volo dalla farfalla.
Non sorreggerò più colori inzuppando fogli bianchi.
Non sospingerò più profumi amalgamandoli a verbi d’amore.
D’ora in poi,
senza affannarmi,
lascerò insecchire l’ inchiostro,
appassire il foglio,
e siederò come ogni sera acconto a te…
ma stavolta ti guarderò,
e non allontanerò il mio respiro da te.
Non staccherò i miei occhi da te.
E quando mi chiederai:
“Amore, perché hai smesso di scrivere poesie d’amore
e mi stai guardando senza separare i tuoi occhi dai miei occhi”.
Io risponderò,
semplicemente ti sussurrerò:
“Fai silenzio!
Sto leggendo e rileggendo la più bella poesia d’amore
mai scritta da Dio per il mio cuore”
Non spremerò il cielo
per prendere del nero bucherellato
da puntini luminosi
e incollarlo su pagine vuote.
Non guarderò più i fianchi e le mani
del sole e della luna e delle brusche montagne
per usare sempre le stesse parole d’amore.
Lascerò il canto libero alle stelle;
-un tempo tacquero per ascoltare il mio canto;
ma ora lascerò libero il loro canto -.
Potrei ancora stringere sul mio pugno
la danza delle prime luci di ogni giorno.
O pressare la superficie di sopra
per qualche stella in più...
per darti parole che il tuo cuore già sa?
Per donarti un pezzo di carta
con ripetizione di ciò che il tuo respiro ormai conosce?
No, non scriverò più nessuna poesia d’amore.
Né raschierò più la superficie dei giorni.
Non incalzerò più l’anima irrequieta del tempo
per sterrare profumi da forme e orizzonti;
scovare nuovi colori,
e incastonarli qua e là
sulla facciata bianca di un foglio.
Questa volte lascerò da parte
gli oceani ruggenti e schiumosi,
i venti irrequieti della bruna stagione,
gli assalti del sole su giovani girasoli;
per non dover riempire
con gli stessi verbi d’amore
bianchi fogli.
No, non scriverò più poesie d’amore.
Non farò più sgorgare dall’ inchiostro
aggettivi d’amore.
Intrecciando le stesse frasi:
“… luna danzante…”
“… rosso tramonto…”
“… sole cocente …”
Poi la pioggia;
e le montagne;
e le cadute d’acqua;
il ruzzolare di foglie.
No, non renderò più irrequieta
l’anima di nessun foglio con nuove poesie.
Sarei costretto a ripetere
incastonando in modo diverso
il desiderio delle mie labbra;
il canto dell’anima mia,
l’ardore del mio petto.
Stesse parole.
Stesse consonanti.
Stesse vocali.
No!
Stavolta non afferrerò la mia mano sull’anima del foglio.
Cosa potrei raschiare più dalla creazione per dirti che t’amo
Forse molto più rosso,
o di giallo,
ancora più verde ?
No,stavolta non scriverò più nessuna poesia d’amore per te.
Semplicemente d’ora in poi
non strapperò più
l’azzurro dal cielo;
il giallo dal sole;
la leggerezza
della caduta dalla foglia;
la scioltezza del volo dalla farfalla.
Non sorreggerò più colori inzuppando fogli bianchi.
Non sospingerò più profumi amalgamandoli a verbi d’amore.
D’ora in poi,
senza affannarmi,
lascerò insecchire l’ inchiostro,
appassire il foglio,
e siederò come ogni sera acconto a te…
ma stavolta ti guarderò,
e non allontanerò il mio respiro da te.
Non staccherò i miei occhi da te.
E quando mi chiederai:
“Amore, perché hai smesso di scrivere poesie d’amore
e mi stai guardando senza separare i tuoi occhi dai miei occhi”.
Io risponderò,
semplicemente ti sussurrerò:
“Fai silenzio!
Sto leggendo e rileggendo la più bella poesia d’amore
mai scritta da Dio per il mio cuore”
Guardo fuori dalla finestra
e con lo sguardo,
nel mondo monocromo e doloroso,
cerco lei, che più volte è venuta
senza preavviso,
senza che qualcuno
l'avesse chiamata.
Ma adesso, donna riservata
non si fa cogliere e apprezzare;
forse da uomo stolto quale sono l'ho offesa,
forse non le ho dato merito,
forse l'ho delusa.
Vorrei vederla
e porle queste parole,
che non son degne
di esser chiamate poesia
e tanto meno degne di lei;
ma è qualcosa
che ho scritto di mio pugno,
solo per lei.
e con lo sguardo,
nel mondo monocromo e doloroso,
cerco lei, che più volte è venuta
senza preavviso,
senza che qualcuno
l'avesse chiamata.
Ma adesso, donna riservata
non si fa cogliere e apprezzare;
forse da uomo stolto quale sono l'ho offesa,
forse non le ho dato merito,
forse l'ho delusa.
Vorrei vederla
e porle queste parole,
che non son degne
di esser chiamate poesia
e tanto meno degne di lei;
ma è qualcosa
che ho scritto di mio pugno,
solo per lei.
Di tanto in tanto
vento di guerra torna
e su volontà ripassa
a togliere ogni velleità
privilegio di amare
e chiunque rispettare
è di chi controlla
il proprio vento.
Facile al bambino
lasciarsi trasportare
l'Uomo lotta
anche contro se stesso
abbatte le sue capitali
dei vizi, ad arte create,
- aggiunte -
per un mondo migliore
Verrà, si verrà un giorno
che, di primo mattino,
busserai alle porte del sole
e, con lo sguardo, lo seguirai
come fa un girasole.
Ti alzerai presto
e non dirai parole,
quelle le custodisci gelosamente,
dentro il cuore.
Verrà che te ne andrai,
lasciando la casa dei ricordi,
ma, prima di partire,
staccherai dalle pareti
tutti i quadri dei tuoi sogni
e li appoggerai a folate di vento,
che li inchioderanno
ai giorni che eri felice e contento.
Verrà quel giorno che partirai
con in tasca la tua fantasia
e, con quella, scriverai in cielo,
la più bella poesia.
che, di primo mattino,
busserai alle porte del sole
e, con lo sguardo, lo seguirai
come fa un girasole.
Ti alzerai presto
e non dirai parole,
quelle le custodisci gelosamente,
dentro il cuore.
Verrà che te ne andrai,
lasciando la casa dei ricordi,
ma, prima di partire,
staccherai dalle pareti
tutti i quadri dei tuoi sogni
e li appoggerai a folate di vento,
che li inchioderanno
ai giorni che eri felice e contento.
Verrà quel giorno che partirai
con in tasca la tua fantasia
e, con quella, scriverai in cielo,
la più bella poesia.
Ebbi questa visione un pomeriggio
di vento:
che la piazza era inferno
ed i mercanti demoni
e le buste ...
di chi era il cellophan
tutto quell' attorcigliarsi alle gambe
il lungo marciapiede dove Cerbero
strisciava?
-mio dio ... era solo
un vecchio rastrellatore di carte-
Ero a Bari
quello invece il mercato in via Omodeo
nessun pacco
nemmeno una stampella
è un dannato
solo un muoversi di carta e scontrini
e guardie a disporre spazzini
e questo è solo vento
che turbina al carrubo
e lo scuote
i cartelli sono sempre gli stessi
con le labbra arcuate, il fumetto
che parla al sorriso modello
inutile tremare se l'Hotel
s' avvicina e il tassista
freme. Nessun gigante
mi porterà nel girone più in basso
devo spostarmi adesso
scrollarmi di dosso anime informi
molossi d' ulivo rabbioso
c'è rischio di restare nella bocca
di uno spazzatore di strade
e scricchiolare come una bottiglia
con il nome abraso soltanto
per aver esposto la mia colpa
a sentire fraterno il rotolare.
di vento:
che la piazza era inferno
ed i mercanti demoni
e le buste ...
di chi era il cellophan
tutto quell' attorcigliarsi alle gambe
il lungo marciapiede dove Cerbero
strisciava?
-mio dio ... era solo
un vecchio rastrellatore di carte-
Ero a Bari
quello invece il mercato in via Omodeo
nessun pacco
nemmeno una stampella
è un dannato
solo un muoversi di carta e scontrini
e guardie a disporre spazzini
e questo è solo vento
che turbina al carrubo
e lo scuote
i cartelli sono sempre gli stessi
con le labbra arcuate, il fumetto
che parla al sorriso modello
inutile tremare se l'Hotel
s' avvicina e il tassista
freme. Nessun gigante
mi porterà nel girone più in basso
devo spostarmi adesso
scrollarmi di dosso anime informi
molossi d' ulivo rabbioso
c'è rischio di restare nella bocca
di uno spazzatore di strade
e scricchiolare come una bottiglia
con il nome abraso soltanto
per aver esposto la mia colpa
a sentire fraterno il rotolare.
Rumori dimenticati odo,
è l'animo mio che va
per campi sterminati,
per profondi mari,
per cieli e boschi.
Va per l'infinito che è in me.
Un pesante fardello
con sé porta,
mai lo posa,
e io che fermarlo non posso
lo seguo.
Passi lenti e grevi odo,
è l'esistenza mia
che piano va
per strade che non conosco
per vie senza fine,
e io fermarla non posso.
Passi lenti e grevi odo
null'altro più
che passi...
è l'animo mio che va
per campi sterminati,
per profondi mari,
per cieli e boschi.
Va per l'infinito che è in me.
Un pesante fardello
con sé porta,
mai lo posa,
e io che fermarlo non posso
lo seguo.
Passi lenti e grevi odo,
è l'esistenza mia
che piano va
per strade che non conosco
per vie senza fine,
e io fermarla non posso.
Passi lenti e grevi odo
null'altro più
che passi...








