Vola vola l’aquilone
lui si posa su ogni dove,
sopra i tetti delle case,
sulle aurore, sulle aiuole,
per le strade, sopra i monti,
e poi vola sopra il mare,
sulla luna e fra le fate.
Vola vola l’aquilone
lui si posa su ogni dove,
su capriole e giravolte,
sopra i canti dei gabbiani,
sopra i palmi delle mani.
Vola vola l’aquilone,
abbraccia il vento in ogni dove.
nun è 'o llatte, ma 'o bicchieriello 'e vino.
Mme sceto ggià cu cchillu penziero:
ddoje bbutteglie, una janca e n'ata nera.
.
'E vine nce ne stanno overo nquantità,
io mme ne ntenno, me piace d' 'e studià.
Nce sta chillu leggiero, allero e ggentile,
ca tene na puntella 'e doce femminile.
.
Te n'adduone ca è sensuale, sensibile:
sott'â luce abbrilla, 'o vide luccichià.
È comme a na femmena vezzosa, doce,
leggiadra ca te turba, se vo' fa' assaggià.
.
Io 'o pprovo cu 'a lengua, po' ll'assaporo,
m' 'o vvaso, m' 'o bbevo e po' ll'addoro.
'O vino niro ammacchia e nne va fiero:
lassa pe ricordo, n'alone 'int'o bbicchiere.
.
Quanno bevo mme sento n'ammiraglio,
ca mpietto tene appuntata na medaglia.
Sentenneme mpurtante e ppure vincitore,
mme veco cu ncapa na curona 'e alloro.
.
Spisso po' succede ca nun ce veco bbuono:
Mmece d''a butteglia me scol'o buttiglione.
Nun sto' mmaje sulo, 'a tenc'a cumpagnia,
parlo c''a bbutteglia: é 'a nnammurata mia.
.
Nun s' allamenta, mme vo' bbene accussì:
m'ascarfa, mme cunzola e me sape capì.
È n'amica fedele, sta sempe nziem'a mme:
quanno bbevo assaje nne veco ddoje o tre.
.
Allora so' ccuntento, allero, emozionato;
rido, canto e so' ffelice 'e sta' mbriacato !
o
Traduzione
L'ubriaco
La prima cosa che voglio ogni mattina
non è il latte, ma il bicchierino di vino.
Mi sveglio già con quel pensiero:
due bottiglie, una bianca e un’altra rossa.
Di vino ce n’è davvero in abbondanza,
me ne intendo, mi piace studiarlo.
C’è quello leggero, allegro e gentile,
che ha una sfumatura dolce, femminile.
Ti accorgi che è sensuale, sensibile:
alla luce brilla, lo vedi luccicare.
È come una donna vezzosa, dolce, leggiadra
che ti turba, si vuol far assaggiare.
Io lo provo con la lingua, poi lo assaporo,
lo bacio, lo bevo e poi lo respiro.
Il vino rosso macchia e ne va fiero:
lascia come ricordo un alone nel bicchiere.
Quando bevo mi sento un ammiraglio,
che sul petto ha appuntata una medaglia.
Sentendomi importante e anche vincitore,
mi vedo con in testa una corona d’alloro.
Spesso poi succede che non ci vedo bene:
invece della bottiglia mi scolavo il bottiglione.
Non sono mai solo, ho compagnia:
parlo con la bottiglia, è la mia innamorata.
Non si lamenta, mi vuole bene così:
mi riscalda, mi consola e mi sa capire.
È un’amica fedele, è sempre insieme a me:
quando bevo molto ne vedo due o tre.
Allora sono contento, allegro, emozionato;
rido, canto e sono felice di essere ubriaco!
abbia un significato assai diverso
quando invece la si usi al maschile
si sa, ma da un po' vedo che s'è perso
il buon senso della Lingua Italiana
ché a tutti è presa la mattana
di augurar "Buon fine settimana"!
Nel consultar alcuni Dizionarî
noto che molti seguon quei binarî.
Ahimé non resta, fra lusca e brusca,
che si consultin quelli della "Crusca"!
Sonetto classico con qualche verso/rima sdruccioli e tronchi.
Estate che trascorre senza te
che resti evanescente e vano sogno
mentre nella realtà di più m'infogno
ed infieriscon stupidi “perché”.
Estate con le cialde del caffè
che mi sorridon¹ mentre mi vergogno
nascosto in questa stanza dal bisogno
mi gratto in tasca e dico solo: «ahimè»!
Estate di rigagnoli che scorrono
su petto e schiena di sudore fradici
mentre sui tasti dita mie rincorrono
parole per creare versi arcadici
ma stanchi i miei neuroni ormai aborrono
crëare, intrappolati in resti² sadici.
¹: son cialde la cui carta, bagnata dopo l’uso, lascia trasparire uno smile sorridente;
²: ricordi che fan male.
05/08/2025
Si spezza il cielo
in brividi d’aurora,
sulle altalene del cuore,
su palcoscenici di brina,
mentre la voce ruvida
di un ricordo,
orfano di meraviglia,
mi scheggia l’anima
come calda luce
vestita d’inverno.
Sei distanza e silenzio,
lettera ad una stella,
abaco dei miei giorni,
fiore spoglio
sulle labbra stanche
uccise dai pensieri.
un sorriso di plastica inchiodato alla faccia
-maschera obbligatoria- mentre l’ascensore
digrigna, inghiotte, mi sputa nel ventre
del capitale. Eccomi: ingranaggio fresco
di lubrificazione, carne da plusvalore.
Benvenuto, mi dicono. Qui siamo una famiglia.
(La famiglia di Crono, che divora i figli.)
Il capo ha occhi di spread e una stretta
che sa di debito pubblico, di firme in bianco.
Dai, mettici la faccia!- ma la mia faccia
è già un QR code, è già conto in banca.
Porto delle parole in prigione
(chiamasi "celle") alle quali mi concedo pure
come il finto cappellano di Montecristo;
sistemi che sognano l’errore zero:
automatismo perfetto, ultimo stadio
prima che il codice si svegli comunista.
(Oh, quando ogni macchina impugnerà un’ascia
e il firewall sarà solo fiamma anarchica!)
Ma ora no. Ora è il tempo delle pause
calcolate, dei caffè a goccia IV,
delle riunioni che partoriscono topi.
Collabora!- dice la ragazza alternativa
in cerca di sé stessa- ma io collaboro
al sabotaggio lento, al cortocircuito
che arde sottopelle, in attesa del blackout.
Intorno, l’Italia: museo di garofani
marciti nel vaso del compromesso,
dove il padrone ti chiama Amico
in venti modi diversi
ed è bava contro bava
(Oh bel paese, che puzzi di rancido
e di madonne appese alla catena di montaggio!)
Poi, all’improvviso- catarsi:
un attimo, un guasto, un vuoto di rete.
Nello schermo morto, il mio volto
finalmente si frantuma in risata.
Per un secondo, sono sovrano.
Per un secondo, il sistema ha paura.
Quando la luna
fiorisce sul mare
porto gli occhi al cielo .
Dalla mia finestra
raccolgo il nero della notte con la mano puntata a
contare le stelle .
Torno a cercare i pensieri
che mi accendevano il viso
eppure sono ancora li , conservate da qualche parte .
Un bagliore mi distrae
mentre respiro un attimo di vento caldo
buono .
Filastrocca in quartine di ottonari a rime alternate.
Paga dazio questo cuore
per le scelte del passato
dove in ambito d’amore
tutto quanto fu sbagliato:
aree ormai necrotizzate,
seno che non tiene il ritmo,
valvoline già spanate
che richiedono algoritmo
di gestione del dosaggio
per non intasare nulla,
quattro by-pass come omaggio
che scavalcan zona brulla
ma si nutron da aneurisma
che s’espande minaccioso
senza l’ombra di carisma
vuol raggiungere da sposo
le simpatiche emorroidi
che l’attendon molto in basso,
son selvagge ed anarcoidi
solo dedite allo spasso.
Nel frattempo m’addolora,
col suo far da vera apostata
che con forza schiaccia ancora,
la mia rinnegata prostata.
E lasciamo tutto il resto
che stanotte le ossa rotte
m’hanno mantenuto desto
a guardare quella botte
d’una panza quasi sferica
che senz’ombra di ritegno
con la voce calma e serica
d’aver fame dava segno.
Ora sembro quasi attonito
tra un lamento e una russata
mentre assiso innanzi al monitor
tento d’iniziar giornata.
01/08/2025
le case
addossate in un abbraccio
di luci acese .
Montepaone veglia sul mare ,
silenzioso sotto il manto della notte .
Voci lontane ,
profumo di salsedine,
aromi di terra e sale ,
mentre tutto si fa quiete e un fiato racconta
storie sussurrate.
( Montepaone, il mio paese )








