Apostrofi di stelle
si svestono d’estate
ed io inscatolo
questo profumo d’agosto
in un dipinto di speranze,
in una conchiglia solitaria
scordata a sognare il mare.
Un pianto d’ombrelloni
s’accascia sfiorito
come l’ultima calda luce
di un orizzonte disfatto,
ma il tempo è un regalo infinito
che dedico ai miei occhi,
uno scalpello d’anima
a raccontarmi di nuove stagioni.
Inscatolo questo profumo d’agosto
fra briciole di una nuova me
ed alfabeti di piccole nostalgie.
Non eravamo pronti
ad abbandonare ciò che fummo
Non eravamo ancora liberi
dalle comunitarie catene
Quel ruolo senza nome
che ci relegò
ad un'esistenza incompiuta.
L'oceano è più vasto degli uomini
ed abbracciare questa semplice,
spensierata bellezza,
non abbiam potuto
mentre l'ancora giaceva sul fondale.
Finalmente possiamo approdare,
sbarcare in quella terra promessa
e rendere frammenti
e fragilità
vita vera.
Lasciamo messaggi d'addio:
nel fiasco non v'è odio nè rancore
Fluttua nell'alba
di questa serena Libertà.
comm'è bbona 'a mulignana.
Cu essa nce può appriparà
na gustosa parmigiana.
Fritta, arrustuta, ô furno:
'a può ffa' comme vuo' tu.
È sfiziosa, assaje sapurita...
è bbona comm'a nu sciusciù.
Fatta a fette o a ffungetiello,
cu ll'aglio e 'a pummarulella.
Cu ll'aceto o 'a scarpone:
comm'a faje è ssempe bbona.
Quanno frivo 'e mmulignane.
che prufumo 'int'â cucina.
Sbircia 'a copp'â fenesta,
curiusanno don Peppino.
Isso quanno 'o ccafè fa,
nu poco a mme m' 'o ddà:
chianu chiano s'avvicina,
m' 'o mmette 'int'â tazzina.
E io allora...pe ricambià,
pure poco nce ll'aggi' 'a da'.
'On Gennaro sente addore,
caccia 'a capuzzella 'a fore.
'Onn'Ama', a mme niente?
Surride mustranno 'e diente.
No assaje, sulo nu tanto,
propeto pe nun ghjì avvacante.
"Nun ve voglio dà 'a pressa,
ma nu poco mme piacesse.
Sto ssentenno sulo addore,
pozzo pruvà pure 'o sapore?
E va bbuono, mo v' 'a dongo,
'int'a nniente 'a mana allonga.
Trase 'e sicco, 'e chiatto se mette
e sse nfizza 'int'a scazzetta.
Con un fare ammiccante,
se mette a ffa' 'o galante:
"se non gradite m'inibisco,
ma se permettete m'inserisco."
Po' trase dinto se ntrattene
e pprova 'a mulignana...
po' vede 'e mmuzzarelle
e ppure llà nce mette 'e mmane.
Po'...però sempe cu rrispetto,
...se fa pure 'a scarpetta.
Sarrà ca nce metto ammore,
tanta passione e fantasia,
ma 'a vonno tutte quante
'sta mulignanella mia.
Io, ma sulo pe ggenerosità,
'a ogneduno ll'aggi' 'a dà.
Mo m'arrapo nu ristorante,
accussì 'a dongo a ttutte quante.
Giovanna Balsamo
Link de: "i miei scritti"
Traduzione
La melanzana
Ora vi dico e vi racconto
com’è buona la melanzana.
Con lei si può preparare
una gustosa parmigiana.
Fritta, arrostita, al forno:
la puoi fare come vuoi tu.
È sfiziosa, molto saporita…
è buona come un ciuciù.
Tagliata a fette o a funghetto,
con l’aglio e il pomodorino.
Con l’aceto o la scarpone*:
come la fai è sempre buona.
Quando friggo le melanzane
che profumo in cucina!
Sbircia dalla finestra,
curiosando, don Peppino.
Lui quando fa il caffè,
un poco me lo dà:
piano piano s’avvicina,
me lo mette nella tazzina.
E io allora… per ricambiare,
anche poco glielo devo dare.
Don Gennaro sente l’odore,
sporge la testolina da fuori.
Donn'amalia, a me, niente?”
dice a sorridere mostrando i denti.
Non troppo, solo un assaggio,
giusto per non restare digiuno.
“Non vi voglio mettere fretta,
ma un poco mi piacerebbe.
Sto sentendo solo il profumo,
posso provare anche il sapore?”
“Va bene, ora ve la do”,
allunga subito la mano.
Entra dentro, si ontromette
e si infila nella scazzetta.
Con fare ammiccante,
si mette a fare il galante:
“Se non gradite mi inibisco,
ma se permettete mi inserisco.”
Poi entra e si trattiene,
e prova la melanzana…
poi vede la mozzarella
e anche lì ci mette le mani.
Poi… però sempre con rispetto,
si concede pure la scarpetta.
Sarà che ci metto amore,
tanta passione e fantasia,
ma la vogliono tutti quanti
questa melanzanella mia
Io, ma solo per generosità,
a ognuno la devo dare.
Ora apro un ristorante,
così la do a tutti quanti.
e vedo un disco volante
Dio mio stanno eruttando dopo secoli
i primi duemila
(basta con questo effetto nostalgia
al servizio dei millennials, ho la nausea)
La canna sotto le stelle
alla fine non ce la siamo mai fatta
e fatti per davvero non siamo stati mai,
peccato.
Chissà se fosse filosofia
quella alle cene pasticciate e rumorose
Senza aver mai smerdato dal vivo un Galimberti
e tutti i dischi rotti impuniti.
I nostri manco erano più dischi
e non potevamo raccontare le leggende
di cose sdrucite e materiali
bonariamente e arditamente analfabete .
I nostri erano ladri sotto la sabbia
nell'unica volta in cui abbiamo davvero perso
quello che chiamano "controllo".
Se l'avessimo perso più spesso,
l'avremmo ritrovato più volte
di quante in effetti lo abbiamo posseduto.
Orologi aggiustati
solo perché lontani dal polso:
ecco come se ne capisce il meccanismo.
Ma il tempo non è ciò che cambia,
né il riscatto sociale o la tragedia
che inevitabilmente s'intervalla.
Il tempo è tempo e basta.
Sono i cinque euro scarabocchiati
che accetta comunque il commesso all'autogrill
in un pomeriggio annuvolato in ottobre.
La vera ansia è ora quella:
mica il mondo, mica i pensieri rabbiosi
o la disumanità ritrovata;
La nostra ansia è solo quel commesso.
ma è voglia di conoscenza.
Devo sapere...
devo vedere...
cosa c'è dentro le cose.
Se guardo un fiore,
so che dentro
c’è un seme...
pronto a nascere.
Non mi piace spiare e origliare:
io apro le porte e ascolto.
Se della noce ne rompo il guscio,
se della frutta
ne amo la polpa
e la mangio solo dopo
averla spogliata della buccia.
Se della birra non bevo
la sola schiuma;
ma adoro giungere
fino alla fine
del bicchiere;
perché mai dovrei limitarmi
a guardare il solo
colore della pelle,
il solo colore degli occhi
o il solo colore dei capelli?
Se sotto un abito c'è un corpo...
io ci guardo dentro.
Se in una testa ci sono pensieri...
io ci guardo dentro.
Se una bocca parla,
io ascolto tutto:
anche ciò che non viene detto.
Se due occhi mi guardano,
io osservo lo sguardo.
Se guardo un fiore,
so che dentro c'è un seme.
Se guardo un bozzolo
so che dentro c'è una farfalla.
Se guardo un anziano oggi,
so che c'è stato un giovane ieri.
Non mi interessa sapere
ciò che c'è fuori:
non mi importa vedere un abito
portato per convenzione
e non giudico le persone
per ciò che indossano:
quello lo fanno già in tanti.
Non mi interessa
ciò che c'è fuori...
io guardo oltre:
trovo molto più appagante
intrufolarmi dentro.
Non mi piace guardare solo
ciò che è fuori...
io amo anche
il dentro delle cose.
Gentile donna,
abisso velato,
quali segreti culli
nel silenzio dei tuoi occhi lunari?
Un sorriso appena accennato
sfiora i versi
e vi scivola un bacio nascosto,
bruciante come il respiro della notte.
Al mattino ti avvolgi
in un drappo di luce candida,
ma la sera
sciogli i capelli
come una cascata di stelle,
e la tua presenza infiamma
la notte e l’illusione,
trasformando il desiderio
in un fuoco che non si spegne.
Ogni tuo gesto,
ogni sospiro,
è un richiamo irresistibile,
che mi lega e mi perde
nel turbine del tuo mistero.
scaldandosi alle fioche luci
della carezzevole aurora,
si nutre di tiepidi raggi.
Vola veloce il mattino:
avido, sugge latte
dai turgidi seni del giorno.
Rinfrancato, satollo, carico di vita,
il sole si fissa alto nel cielo
a rimirare la sua creatura.
La mattina, dispensatrice di colori,
passa la sua mano su per i monti,
sulle colline, a valle...
e ovunque è un rinascere
di fiorenti e allegre risate:
note argentate
che fan vibrare i cuori.
Quando a sera si smorzano le luci,
fiaccole e candele
risaltano nell’oscurità.
La bianca luna si veste di luce,
il buio si adagia sulle ombre.
Nel silenzio della notte,
bisbigli sonnolenti avvolgono
corpi caldi e un complice buio,
fatto di abbracci e baci,
dà vita a festose
e gaie danze d’amore.
Specie in via di estinzione
nata sui tavoli del ping pong,
vissuta lungo le note del rock
morta sugli schermi di tik tok
appassionato del bowling
fuori dal mondo di booking,
alla ricerca di un boomerang
interessato alle foglie di ginseng
assediato da influencer digitali,
superato da runner solitari,
ricordi colazioni con i crackers,
l’età che avanza con la sacher.
Entrate, uscite
Prime le gambe
Pantaloncini cielo stellato
Trenino ciuff ciuff luci fluo e nipotini
La signora col cappello azzurro dice
- Quett' anno sono tola tola -
con i suoi ottant'anni e due denti davanti
Mia madre dice
- Tu non hai bisogno di una casa -
Al primo piano il balcone dice - vendesi -
Verde mosso ondeggia leggermente
Com'è l'alba lì da te?
Ho il mare nel ritornello
Non sono mai stata più piccola di così.









