
Paky, mi piace tutto di te,
mi piace quella che sei, Dio e come mi piaci!
Mi piace tutto ciò che sento dentro
ogni istante che ti penso;
mi piace il tuo volto,
come parli, come pensi, come scrivi, come ti muovi;
mi piace quando ridi, quando arrossisci,
quando ti arrabbi e a volte quando non rispondi...
Amo il tuo modo di non esser come gli altri,
di essere te stessa nei pregi e difetti;
ammiro il tuo modo combattivo di affrontar la vita,
il tuo modo di esser Donna e amica.
Da quando mi sei apparsa la prima volta
il mio cuore ha cambiato ritmo,
vedo e sento in modo diverso i colori, profumi e suoni;
molte cose mi sembrano più belle, finanche i sogni.
Adoro i tuoi capelli,
il tuo modo improvviso di cambiar pettinatura,
il profumo della tua pelle, il colore delle tue labbra,
le tue meravigliose mani, la tua fronte spaziosa,
il tuo modo di camminare, il tuo modo di guardare...
Stimo e condivido le tue scelte di vita,
ammiro il tuo stile nel vestire,
il tuo modo di truccarti e il modo di spogliarti...
Paky, forse non si è capito, ma amo quella che sei
e per niente al mondo ti cambierei!
Scendi la sera,
nel sangue delle nuvole.
Bagliori d'incendio,
spento da stormi di folaghe migranti.
Strie d'uccelli d'acciaio,
disegnano bianche inferriate
per farti prigioniero della notte.
Risorgerai, sole, libero all'alba,
bacerai l'oceano e le sue procelle,
fugherai le nubi e i nembi,
Splenderai di nuovo, nutrice stella.
Caduche foglie
timide, toccano terra
fredda in questi giorni
avviluppati ai tronchi
che si fanno secchi
(sento il tuo calore
sulle spalle
di un peso soffice)
Potrei inchiodarti tutte le maree
e trafiggere le aurore - colpevoli mancanze -
quando mi nasci al fianco
ma se mi muori così
d’improvviso
ai piedi, leggera
come neve innocente
tutto
mi muore dentro
persino il giorno
per svestire le ali
e sentiamo calore,
è allora che arriva un' emozione.
Sentiamo una carezza profonda,
rassicurarci e capirci.
Ascoltiamo il silenzio
diventare dolce melodia.
Una lacrima scorre
sulla nostra guancia
e una mano ce l' asciuga
con delicatezza.
Due occhi ci circondano
con tanto amore,
mentre le parole
nella nostra testa,
diventano poesia.
Parole che parlano di noi,
dei nostri sentimenti,
della nostra passione,
del gioco della nostra pelle
desiderosa di donarsi ancora.
Ed ecco che un bacio
ci fa sprofondare
in una sconfinata tenerezza,
un magico sorriso!
Dentro esso
ce una storia
ancora da scoprire
e da sognare
come una favola della buonanotte,
che si trasforma
in una carezza della mattina,
assieme ad un caldo sole.
irrigidite
dalla schiera d'alberi
scendono
vanno a riposare
pungono becchi
affamate battono
vortici dalle aiuole
sature di fumi
circondate
ondeggiano melense
l'ora di suoni
d'ovattate voci
senza rimorsi
s'adagiano a dormire
un sonno senza fine
dove capita
intristiscono
chi le osserva
cadere
Retorica come la scrittura.
Ridondante e inutile.
I miei quadri mi osservano
anche loro inutilmente appesi.
Oppressi.
Rinchiusi nelle loro pose,
tenuti insieme da forme stanche.
E' triste la sera
senza il mio camino.
Cerco legna
dove legna manca.
Cerco una fiamma vecchia
nella vecchia espressione dei miei occhi
e la sera diviene triste
dentro di me
intorno a me.
incanto
S'affollano spume di luce
lungo la riva distesa.
S'aprono malinconie d'amore
nell'afa che incanta i pensieri.
Fuggono le memorie
nel vuoto di inquietanti vapori:
Lo scarabeo disegna curve di silenzio
nell'immensa distesa di sabbia.
Accarezzano, un corpo muto,
Addormentato dal vento freddo.
Brividi increspano l'epidermide
Come piccole onde.
Risvegliano il fatuo fuoco
Sotto la cenere argentea e invischiante.
Si plasmano, s'intrecciano,
Diventano lava d'amore.
Bruciano al loro passaggio lasciando scie.
Assetando la gola che brama di bere ancora
alla bocca soffocata
Di baci e nettare.
Così aspiro aria nuova su di me,
Sull'anima troppe volte nascosta
Sotto foglie cadute.
quando vuoi lasciarti portare via dal vento,
perché, dove vivi, non sei contento.
Vorresti essere un fiume in piena,
per affogare dentro tutto quello
che, la guerra interiore, ti scatena.
Quanta rabbia nelle tue mani,
stringi i pugni e rimandi tutto a domani,
pensando che sia un giorno migliore.
Hai voglia di seguire la tua mente,
sperando, tra varie idee, di trovare una soluzione,
magari viaggiare, senza doverti fermare.
Fuori piove, se n'é andato il sole
e le gambe diventano pesanti per camminare,
senti freddo, è il vento che ti ferma e non ti fa volare.
dovevi vivere per sempre aspettare un po’
quantomeno illuminarmi su ciò che vedo arrampicarsi agli scaffali
mani indipendenti dal cervello
automi senza serie cercare luminarie
accontentarsi delle briciole di un addobbo
uno schizzo d’acqua invece della neve
cinese –dicono- come il grande timoniere
io lo ricordo quello lì
conservo in naftalina il suo pensiero
a guardia due o tre tarli armati fino ai denti
che nessuno tocchi il Libro Rosso
citazioni dalle opere
la contraddizione principale
l’alleanza con Chiang Kai Shek
tigre di carta
sul comodino
ed i figli a giocare con le sue mascelle
tu che guardi dai manifesti così tronfio
non sapevi delle ciotole di riso e delle Barbie allucinate
ti vedi ancora e ti sputi addosso e poi sbatti la testa contro un muro
perché pensi di aver perso l’occasione
il vecchio capitalismo fatto a pezzi
ma è qui che dovevi rifiorire in un fast food tra la gente che trangugia
passo dopo passo la mercificazione
in un boccale l’alienazione
il carattere di moplen in una smorfia
e la conferenza permanente sull’essere numerico
in un badge del tutto o niente
e fanculo
l’umanissima dittatura del proletariato
-E tu che fai? Sembri mi voglia chiedere
Io aspetto uno che sistemi l’Escher
di scale mobili e veneri cubiste
metterle a Citera non sarà facile ma vorrei
trovarmi pronto nella tomba degli atridi
ah, datemi quella maschera che combatta a Troia o con un gallo alla corte di Filippo
Quale non importa basta che ce ne sia uno combattivo razza libera
Una lunga marcia da sognare un divano per dormire
e non morire così di sfiga
numero in fronte
occhi sbarrati di un manichino
Benedetto Marx, qui dovevi stare
Vedi tu stesso come siamo ridotti
adesso che ci resta poco o niente e…ci si affida alla poesia
manco a dire: Majakowskij
solamente quel belletto che commuove di cipolla
- Cosa vuoi cambiare se temi la vendetta del tuo water?
prendi piuttosto Apollo e affogalo in una spuma di Marsiglia
dopo torna a riesaminare il bisturi attaccato al sole di dicembre
Non è un caso che perda sangue come una pulzella
né che mostri il fianco dolce
al quasi seno e succhio dell' amante bianca
sarà il riccio di castagna
a guidare il sottosopra delle guardie rosse?
E che fare con questi nasi che sempre emergono: io io io io
Occhi braccia menti muscoli tutto un masticare di formiche
tutto che fluisce a gadget e dentro al blob un’ occasione
Tutto per vincere una lotteria o porre dio in un taschino
Io non so nemmeno se Natale verrà, nemmeno è sicuro se Natale verrà
Potrò mutare nel frattempo saltellare in una padella
sostituire i miei faretti con occhi di avvoltoio
esigere un sosia che mi ragioni di questo fare circospetto
e lessi in una pentola ciò che resta dell’umano
qui tra gli scaffali coi bulloni che sussurrano il bisogno
s’aggira uno che necessita di niente
solo gridare oltre quell’ io che tutto chiude
e mangia e beve e si gira la stessa chiave
la stessa mandata mille volte
perché così funziona il giorno
e dentro non c’è sole né meraviglia né destino
ma tutto scorre senza assistenza
brevettato
nemmeno un intervento fuori ordinanza
e dentro al perno che rigira l’esterno carne
sa di genio se t’inventi una bevanda di mirtillo
battezzandolo col nomignolo “pensiero”.












