
Non ti conoscevo ancora,
mai mi sarei immaginato che tu fossi vera...
Percepivo la tua esistenza da qualche parte,
mantenevo in vita la speranza di poterti incontrare;
il tempo passava inesorabile
e mentre ti aspettavo mi preparavo per amarti.
Poi, nel modo più impensabile,
mi sei apparsa!
muoio e scrivo,
scrivo e muoio.
il mio mostro
è nel lupo
ai lati del branco,
nel bosco
uniche orme
di lupo
non calpestate
dai lupi.
Rimorsi, pochi rimpianti,
pianti e morsi
da tenere a guinzaglio
i miei spettri
di grigi infiniti,
le difese
in retrovia
sono freno e scudo
alle avanguardie,
codardi con i
denti cariati
e le fauci bava
sempre aperte.
Sospesa, protesa su quello scenario dove non calerà nessun sipario.Protesa, in ascolto dell' universo che mi culla , mi afferra è il richiamo di MADRE TERRA.
Solo , un eco melodioso un cantico speciale, mi proietta in un paesaggio.
Acqua, terra, cielo, si uniscono il fuoco arde in me , con passione ritrovata.
Sono creatura, di questo spettacolo della natura, un' emozione particolare.
Rende, questo attimo veramente da ricordare, un nuovo vento mi circonda.
La serenità, si mischia a rinnovata felicità, beata mi incanto ad ascoltare.
Grazie o universo per tanta bellezza, per me fonte di dolcezza ora mi sono ricaricata.
La mia anima , si è colmata di nuova energia , di nuova poesia per vivere.
Sempre, con più allegria con più armonia, con tanta sintonia, brezza marina mi avvolge.
Respiro, nuovi profumi nuovi odori nuovi ardori, senza più timori senza rancori.
sorridimi sempre.
Non perdere l'abitudine
di guardarmi negli occhi.
Le spalle pesanti
per i problemi
della vita,
la mente affollata da pensieri,
non devono
distogliere il tuo amore
per me.
Lo so che il tempo
ci toglie
la spensierata incoscienza
di amarci sopra ogni cosa.
Scegliesi ogni giorno
diventa necessario.
La fatica di vivere
questi tempi difficili,
attenuano ogni romanticismo,
ci fa tenere i piedi
per terra.
Ma tu guardami,
guardami
sempre negli occhi
come la prima volta,
dove esistevano solo noi.
Il mondo era nostro,
una telefonata la sera
era il premio di ogni giornata.
Ogni mattina c'era la speranza
Amore mio,
il tempo é passato
cambiandoci,
che ci amiamo ancora.
Nessuno può impedirci
di guardarci negli occhi.
Si sparge nell'aria
Vaga...
Sottile vello ricopre
Soffocando tenui voci
Calma l'anima, immota
Sotto mute dissonanze
Reclama ancora.
Stella nel petto
Come nucleo di luce
Vibra...
E ridisegna storie
Dove i protagonisti fantasmi
Si muovono
Incapaci ancora
Di esprimere
La loro identità
Amando....
La scia aperta quella porta,
lascia aperta la porta,
che entri l’aria,
che mi venga la voglia di andare ancora,
di uscire con le mie gambe,
lascia aperta quella porta,
per sentire la vita,
e il movimento del mondo,
per avere la voglia di ricominciare,
di ritoranare,
di provare ancora a vivere;
lascia aperta quella porta,
per vivere di nuovo,
per gustare le stagioni che vanno e muoiono,
il lento passare del tempo,
lascia aperta quella porta,
per avere la voglia di camminare,
di passare oltre,
e di voltare pagina sul passato,
lascia aperta quella porta.
-Come tuffi di cascate.
A volte ammicca
- A volte ti minaccia la sorte.
- Con la sua questione di luci e di ombre
-La sua partita!

difforme, increspata.
Nuvolaglia:
ci siamo persi.
Perse le strade
nel coraggio del salto,
il logos sulla bocca del falco
il tuo passo in ascesa
senza corpo né
brulle memorie
dove il bel sogno degli astri
tuona e sussurra
perché loro l’Amore
lo hanno diviso
in molecole, a pioggia.
e la trasformerò in pura passione.
La tua mente andrà a pezzi,
bruciata dal mio fuoco.
Sarò la tua dannazione!
Ti tormenterò con tutto il mio calore.
I tuoi occhi diventeranno fiamme,
il tuo corpo un’onda che mi attraversa.
Sarò la sabbia che scotta i tuoi piedi.
La mia bocca sarà la tua unica fonte per dissetarti.
Viaggeremo tra desiderio e tormento.
Dentro un graffio e un brivido,
urleremo il nostro ardore.
Dipingeremo con un pennello la nostra tempesta.
Ci abbracceremo dolcemente dandoci un bacio,
ammirando i nostri sorrisi.
Sarà una carezza ad accendere i nostri pensieri,
i nostri desideri..
Insieme saremo l’unico folle tormento,
da vivere attimo per attimo..
Insieme saremo il vero fuoco,
che brucia oltre i vestiti, oltre la pelle, oltre l’ anima!
fino a raggiungermi,
fino a toccarmi.
Essi, poveretti, così tremolanti e spogli...
Fa freddo.
Mi copro.
C'è il vento.
E la mia pelle si squarcia.
Voglio uscire...
ma non esco.
Resto....
ma la casa mi sta stretta,
e mi incupisce.
Il ricordo di quel calore,
di quel lontano tepore,
solo questo mi rincuora
mentre mi spezzo
in questa stolta malinconia.
Tuttavia, ho ancora un po' di fiato e dirò:
"Ma che razza di stagione!"
uno per ogni giorno, cupo che sia.
Spesso doso le parole ma alcune volte fuggono dal cuore
e rifuggio trovano in chi le sa ascoltare.
Il mio sguardo... ovunque sia diretto
non trova miglior immagine del volto che lo sappia accogliere.
Per quanto sorrido o faccio sorridere,
per quanto lo sguardo vaga e le parole colmano il vuoto...
ad un unica creatura apparterrò.
Un messaggio in cui si trascrive l'origine e la specie della vita.
Noi siamo ciò che il DNA racconta.
Corporeità e materialità s'affidano
alla genesi che stampa indelebile il suo significato
nel nostro organismo.
Tralasciamo la natura fisica e accettiamo come provato
il corollario che circonda il DNA stesso.
Se rappresentiamo la sua evoluzione
tutto quello che rientra nella sfera umana ha origine
da esso per conseguenza.
Proviamo per un attimo a configurare la sfera immateriale
che ci connota.
Anima o spirito a seconda dell'accezione laica o religiosa
abbiamo come residente non visibile la nostra raffigurazione
non tangibile di fronte al corpo tangibile.
Generati e conformati dal DNA possiamo affermare
che l'immaterialità reca in sé lo stesso messaggio?
L'anima (d'ora in avanti parleremo usando questo termine)
può quindi essere portatrice dello stesso “significato genetico”?
E di contro il pensiero come espressione anch'esso non tangibile
dell'anima nasce e reca impresso la genesi materiale?
Se così fosse allora la parola,
unico strumento materiale per esternare l'io pensante interiore
contiene il nostro DNA.
Se potessimo analizzare questa nostra espressione come una qualsiasi
parte del nostro corpo, giungeremmo senza alcun dubbio a indicare
come DNA immateriale la denominazione intrinseca dell'anima stessa.
Pensiero generatore di parola e parola generatrice di aggregati d'essa
e quindi di “discorsi”.
Il discorso nel caso specifico diviene poi composizione articolata di pensiero
quindi si raffigura come portatore effettivo del nostro DNA.
Ecco allora apparire chiara la valenza universale della parola
e la sua magistrale unicità nella molteplicità delle espressioni umane.
Se l'uomo è relatore e costruttore di composizioni verbali,
esse avranno l'identica dignità attribuita all'essere umano.
Pensiamo solo per un attimo se la parola potesse essere autonoma da sé
e dalla sua genesi, se solo potesse ribattere ad altri pensieri...
Daremmo a lei valenza infinita?
Certamente sì.
Valenza che pur come emanazione extracorporea dobbiamo attribuirle.
Così come non vorremmo mai veder calpestato l'uomo,
non calpestiamo mai le sue orme fisiche,
non calpestiamo le sue Parole.















