Notte d'un tempo solitario,
accanto ai tuoi desideri,
sognando di essere ciò che in sogno...
Tu che alzi gli occhi davanti al presente,
socchiudendoli sul tempo lontano
cantami la parodia della nostra vita,
se una mai ne esiste.
“Grandine sul viso, amore sei proprio tu?
Sai non ti riconosco,
occhi misteriosi sulla pelle vellutata.
Stranezze, pensieri, paesaggi rincorsi insieme.
Frasi sconnesse poi ti guardo, sorridi?
Si amore sei proprio tu!
Cosa scrivo non so, parlo di te?
Non so, poi, solo poi.
Volare, dove? Insieme a te.
Un grande sogno, un amore libero come la polvere d'una rosa.
Rosa? Mai vista.
Stranezze.
Meravigliosi strumenti d'un piano ricucito con i fulmini d'un temporale.
Sei strano, lo sai?
Carezze dolci come una susina,
lasciata su un angolo del tuo cuore.
Questa sei tu, ma tu, chi? Ma dai lo sai,
sì amore sei proprio tu.
Sai non ti ho mai riconosciuta... e me lo dici ora?
Certo ora che ti amo come uno sprazzo di camomilla
bagnata da una goccia del tuo sorriso!”
Follie che appartengono a realtà forgiate con la cartapesta.
Si fermano sulle entrate d'umide grotte,
poi crollano nel profondo.
Disegni fluttuano nell'aria
mentre la polvere giace sulle voragini dell'animo.
“T'amo lo sai?
Vorrei dirtelo mille e mille volte,
ma i tuoi occhi guardano lontano,
gridano nella notte,
sono e sempre rimarranno loro.
Immagini in bianco e nero.
Ma quando la compri sta televisione a colori?
Svegliati bimbo mio!
Potrei chiamarti amore,
anzi ti chiamo amore perché non ho mai spento il video.
No così non va, perché no?
Perché ti amo, perché sei sempre tu.
Non cambiare mai.
Io ho solo due canali sintonizzati, non ho neanche il telecomando!
La tua vita è a colori.
Prestamene qualcuno, mi son stufato di vedere i film in bianco e nero!
Siamo fatti della stessa ragnatela
che compone le anfore dei nostri giardini.
Ci incontriamo ogni giorno,
ognuno chiuso nel suo cesto.
Ci incontriamo ma non sappiamo spiegarci il motivo.
Le ore che compongono i nostri passi
hanno lasciato un'apatica traccia nel suolo.
Le lancette che fanno da contorno ai nostri occhi
percorrono strade diverse.
Si inseguono in un quadrante sbiadito,
ma non si raggiungeranno mai.
Solo in fine del tic tac preferito si offriranno al sacrificio.
Saranno differenti,
in un mondo composto da identiche logiche perverse.
Faranno parte di artefici, dalla loro stessa natura creati.
Potrei chiederti delle linee bianche
che solcano la monotonia delle tue mani,
ci aiuterebbe nella comprensione
dell'effimero che tutto avvolge?
Anche un timido saluto stramazza inerme nelle tue braccia.
Risposte senza domande, domande mai fatte.
Quando? Quando s'apriranno le custodie d'infranti vasi di creta.
Quando i colori vestiranno conchiglie blu
e i coralli d'oro brilleranno ancora
al rifulgere d'un raggio di sole
e le alghe s'abbandoneranno in inebrianti danze
e tutto sarà amore.
Forse, solo allora io sarò Amore.
“Volti sconosciuti conservano in loro gocce di sangue,
brocche ricolme d'acqua inondano i gradini del cuore.
Strade sbarrate dalla noia dell'inesistenza
s'interrompono nel nulla.
Pioggia scende, scende...
Tini dimenticati in spoglie vigne,
tornerà un'altra stagione.
Fra le siepi figure si muovono,
tonalità tagliate a metà dalla mano delle stagioni.
Poesia appoggiata sulle foglie d'autunno,
poesia sconosciuta,
come le folate di vento,
come la storia che si nasconde in noi...”
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L'inverno...
Un breve cenno -intirizzito
un triste slancio sbiadito
- vento che sbatte
- e resti
- vento che sbatte
- e resti
di qualche voglia d’arte.
Un riposo austero che ci arruola al silenzio
un addobbo di neve che piomba
- silente
sui nostri ormoni lenti.
- silente
sui nostri ormoni lenti.
E tu- vita d’uomo
sei come seme a riposo
nella tua camera sola
freddo cuore in disuso.
nella tua camera sola
freddo cuore in disuso.
Vedi- dire gelo a volte
è relativamente semplice;
è relativamente semplice;
questo tempo è vento brusco
ed è certo che quel palpito non farà ritorno.
Ma io cerco lo stesso tra le coltrì
nella profondità incolore
dietro il mio fantastico pallore.
Questo tempo è vento brusco;
ma non chiamarlo destino
è solo l’ attimo di una stagione
che ha la primavera nel suo embrione.
Dividiamoci allora qualche parola
prima di abbattersi nel dolore:
diciamoci pure
che il caldo fuoco produrrà nuovo rossore!
ed è certo che quel palpito non farà ritorno.
Ma io cerco lo stesso tra le coltrì
nella profondità incolore
dietro il mio fantastico pallore.
Questo tempo è vento brusco;
ma non chiamarlo destino
è solo l’ attimo di una stagione
che ha la primavera nel suo embrione.
Dividiamoci allora qualche parola
prima di abbattersi nel dolore:
diciamoci pure
che il caldo fuoco produrrà nuovo rossore!

Sento che un di io, l’adorato sposo, ti rivedrò
Anima mia gentile da tanto tempo scomparsa,
Donna mia cara, caro sostegno, dipartita e persa,
Un di non lontano, certo lassù con te io rivivrò.
Parleremo spesso dei giorni in terra ormai lontani,
Quando i giardini erano colmi di fiori dai vivi colori,
Quando le nostre chiome erano cinte d’aulenti allori
E piene di speranze erano colme le nostre mani.
M’odi? Forse quell’impalpabile spirito tuo giocondo
Volteggia ancora in questo caro trasparente elemento,
Viaggia leggero e fresco come un tacito alito di vento
E forse mi pensa ancora sovra questo pianeta vagabondo.
Insieme mireremo i nostri alti, innevati e maestosi monti,
Le profonde valli ricche di fresche sorgenti ascose,
Vedremo i mari, le spiagge e le mille e mille altre cose
Che vedevamo spesso quando eravamo ancor congiunti.
Ti dirò quanto ancora rida quaggiù la soave primavera
E quanto strida l’inverno tenace con i suoi freddi ghiacci,
Quanto la gente s’ama e quanti teneri e amorosi abbracci
S’intreccino e si ripetano quando tacita vien la sera.
Parlerò, canterò e danzerò con te in quegli eterei spazi,
Suonerò quelle arie antiche, allegre e anche un po’ tristi
Velate di malinconica dolcezza e splendidi delicati gesti,
Con una grazia e un delicato ritmo che l’anima tua sazi.
Sognerà l’anima mia come nel tempo non ha sognato mai
E piena di dolcezza guardando il tuo viso certo sorriderà;
E anche il tuo viso, dall’alto del tuo cielo, credo s’inebrierà
E vedendomi puro, sereno e gioioso anche tu sorriderai.
Forse il tuo dolce albergo sarà alquanto lontano, lontano
Lassù nell’universo tra mille e mille luminose stelle
Ma l’anima mia verrà a te sincera tra queste cose belle,
Fresca e leggera come una foglia sul palmo della mano.
Anima mia gentile da tanto tempo scomparsa,
Donna mia cara, caro sostegno, dipartita e persa,
Un di non lontano, certo lassù con te io rivivrò.
Parleremo spesso dei giorni in terra ormai lontani,
Quando i giardini erano colmi di fiori dai vivi colori,
Quando le nostre chiome erano cinte d’aulenti allori
E piene di speranze erano colme le nostre mani.
M’odi? Forse quell’impalpabile spirito tuo giocondo
Volteggia ancora in questo caro trasparente elemento,
Viaggia leggero e fresco come un tacito alito di vento
E forse mi pensa ancora sovra questo pianeta vagabondo.
Insieme mireremo i nostri alti, innevati e maestosi monti,
Le profonde valli ricche di fresche sorgenti ascose,
Vedremo i mari, le spiagge e le mille e mille altre cose
Che vedevamo spesso quando eravamo ancor congiunti.
Ti dirò quanto ancora rida quaggiù la soave primavera
E quanto strida l’inverno tenace con i suoi freddi ghiacci,
Quanto la gente s’ama e quanti teneri e amorosi abbracci
S’intreccino e si ripetano quando tacita vien la sera.
Parlerò, canterò e danzerò con te in quegli eterei spazi,
Suonerò quelle arie antiche, allegre e anche un po’ tristi
Velate di malinconica dolcezza e splendidi delicati gesti,
Con una grazia e un delicato ritmo che l’anima tua sazi.
Sognerà l’anima mia come nel tempo non ha sognato mai
E piena di dolcezza guardando il tuo viso certo sorriderà;
E anche il tuo viso, dall’alto del tuo cielo, credo s’inebrierà
E vedendomi puro, sereno e gioioso anche tu sorriderai.
Forse il tuo dolce albergo sarà alquanto lontano, lontano
Lassù nell’universo tra mille e mille luminose stelle
Ma l’anima mia verrà a te sincera tra queste cose belle,
Fresca e leggera come una foglia sul palmo della mano.

Ho creato questo cuore, simbolo di tanto amore, con tanti fiori colorati per tutti gli innamorati.
Spicca, su quel marciapiede, è un dono spontaneo , per regalare nuove emozioni.
L' amore che sento che provo in me esplode, come un nuovo incanto.
L' amore per mio figlio per la vita , per tornare a sognare di poter di nuovo amare.
Quella passione, ancora viva mai sopita, mai dimenticata che in me ancora e' tanto ricordata
L' amore, che unisce i sensi colpisce, come quel cuore che rimane su quella strada.
Si' quando sono innamorata, lo si capisce subito, i miei occhi brillano il mio cuore palpita.
Tornera' , non so bene quando accadra' , quello che so e' che succedera'
Ed un compleanno di parole
plana su rugiada di mare
come mendicante d'anima
fra le rovine d'un prato in fiore
e siam pioggia di timido sole,
sarti d'una passeggiata temporale
fra mosaici di stelle sospese.
Svaligeremo i meridiani del silenzio
ed il cuor sarà carillon di cielo,
spiccioli di nuvole e sentieri,
grammatica di vento lunare,
sipario di sogni ed intelletto.
plana su rugiada di mare
come mendicante d'anima
fra le rovine d'un prato in fiore
e siam pioggia di timido sole,
sarti d'una passeggiata temporale
fra mosaici di stelle sospese.
Svaligeremo i meridiani del silenzio
ed il cuor sarà carillon di cielo,
spiccioli di nuvole e sentieri,
grammatica di vento lunare,
sipario di sogni ed intelletto.
Le scie delle parole negli accenti di ieri
In punta di piedi: non far rumore, prima dell’apoteosi
è convenienza, parentesi tonda di un’equazione
dopo una quadra. E ladra è la bocca che tace
prima del sonno, del tempo che ci sfugge
e delle scie delle parole negli accenti di ieri.
Fuori è un turbine di polveri, ceneri e sabbie
spostate dal vento, se le guardi puoi vederci rose
o corone di spine: dipende solo dai tuoi geni
e dai fonemi della voce. Poi il segno degli arcobaleni
nello squarcio di cielo amico e le vesti di spose
senza velo – telo di mare d’Agosto, le nebbie
dissolte a ritmo di rock dalle frecce degli arcieri.
E il canto delle maree? Lo ascolti e corregge
le ultime ansie: tregua, quiete e pace
è quello che ci spetta. Diretta di un’addizione,
di solitudini lontane tradotte da cuori in osmosi.
Ho visto treni partire
portandosi via un cuore
e occhi inseguirli in silenzio.
Amori finire tra le lacrime
che si salutavano con un addio.
Abbracci appiccicati sulla pelle
inebriare di profumo i ricordi.
Sogni nascosti tra gli inconfessabile segreti
che con baci dissetavan le arse labbra.
Fiori sbocciar con tenerezza,
al calor di un focoso amplesso.
Letto ti amo scritto sui muri
in lingue straniere, ma sinceri.
Ho lasciato andare una parte di me
per colorare la mia vita di futuro.
portandosi via un cuore
e occhi inseguirli in silenzio.
Amori finire tra le lacrime
che si salutavano con un addio.
Abbracci appiccicati sulla pelle
inebriare di profumo i ricordi.
Sogni nascosti tra gli inconfessabile segreti
che con baci dissetavan le arse labbra.
Fiori sbocciar con tenerezza,
al calor di un focoso amplesso.
Letto ti amo scritto sui muri
in lingue straniere, ma sinceri.
Ho lasciato andare una parte di me
per colorare la mia vita di futuro.
Sei andato via,
Parole confuse
mi ronzano nella mente.
Ora sono qui,
nella casa museo,
seduta davanti
alla finestra,
a fissare il nulla.
Poche spiegazioni,
non mi hai mai amata.
Stavi con me ,
per abitudine.
Ora hai trovato l'amore.
Ed io?
io dovró
dimenticare di amarti.
Dovró dimenticare ricordi,
dovró vivere senza di te.
Non posso pensarti
con lei.
Lei che ti sorride,
lei che ti stringe,
lei che se piange
lo fa con il viso
sul tuo petto.
Io non ho più
voglia di sorridere e
piango con il viso
sul cuscino.
Sono un sacco vuoto.
É doloroso anche pensare.
Sono sola,
sola in questa casa museo
Il museo del mio fallimento.
Parole confuse
mi ronzano nella mente.
Ora sono qui,
nella casa museo,
seduta davanti
alla finestra,
a fissare il nulla.
Poche spiegazioni,
non mi hai mai amata.
Stavi con me ,
per abitudine.
Ora hai trovato l'amore.
Ed io?
io dovró
dimenticare di amarti.
Dovró dimenticare ricordi,
dovró vivere senza di te.
Non posso pensarti
con lei.
Lei che ti sorride,
lei che ti stringe,
lei che se piange
lo fa con il viso
sul tuo petto.
Io non ho più
voglia di sorridere e
piango con il viso
sul cuscino.
Sono un sacco vuoto.
É doloroso anche pensare.
Sono sola,
sola in questa casa museo
Il museo del mio fallimento.
O vani mortali che il tempo perdete
in futili cose, il mondo vedete
è un grave ammalato che il medico attende.
Se il farmaco giusto a tempo non prende
le deboli forze disarmano il cuore:
un moto pietoso, un rantolo e muore.
A tanto l'ignavia un cuore perverte
cui piccola cosa è vivere inerte
a un mondo che crolla e invoca pietà
accora l'appello di tutte le età:
se rapida fugge la vita che vale?
ancora si chiede: è un bene od un male?
Gia scende la notte e spenti nel dubbio
la morte soltanto ti stringe in connubio.
in futili cose, il mondo vedete
è un grave ammalato che il medico attende.
Se il farmaco giusto a tempo non prende
le deboli forze disarmano il cuore:
un moto pietoso, un rantolo e muore.
A tanto l'ignavia un cuore perverte
cui piccola cosa è vivere inerte
a un mondo che crolla e invoca pietà
accora l'appello di tutte le età:
se rapida fugge la vita che vale?
ancora si chiede: è un bene od un male?
Gia scende la notte e spenti nel dubbio
la morte soltanto ti stringe in connubio.

Non mi importa
se sarà complicato stare con te,
l'amore a distanza si nutre di attesa e desiderio
e ignora il logorio del tempo.
Mia adorata Paky,
come fai tu a calmare la voglia di abbracciare
una persona quando non puoi farlo?
Voglio le tue braccia
incastrate nelle mie incertezze,
i tuoi splenditi occhi dentro le mie tempeste.
Tempo fa, senza volerlo,
hai soffiato sul mio cuore
ed hai acceso un fuoco che solo tu puoi spegnere.
Ti aspetterò tutto il tempo che ti occorre
per riflettere e decidere;
ti aspetterò perché per me altre mani,
altri occhi, altre voci, altri sospiri non hanno senso.
Paky...
Ti aspetterò perché
preferisco comunque la tua assenza
a qualsiasi altra presenza.
Potrei dire che cerco
sia, ancora mi manca
chissà se la trovo
potrei dir per sfuggire
invece che giungere
e di lì procedere
potrei dire per giunto
che mi trattiene
al resto del mondo
potrei dire procedo
questa direzione
mi sembra migliore
potrei dir per trattare
col velluto parole
... l'uso senza sdrulcire
o almeno ci provo
e imparar sì potrei
molto ce n'è di sicuro.
Ma c'è chi vince e chi perde
chi parla e chi tace
chi è audace e chi fa luce
chi crede e chi cresce
chi pressa e chi cede
chi è gioia e chi piange
chi vede la luce e
chi sente il suo parlare
e chi dice che piace?
Che è celestiale
che grinze non ha
che solleva da terra
che volo permette
che deve rimare
che solo assonare
che è meglio d'ossi
che sia senza mori
che tagli o aggiunga,
ma senza macchia
da chi proviene
la luce del sole?
Te tu dimmi cos'è
e dove lo trovo il sole e
in batter vi giungo di ciglio.
Non c'è ... vo allora di poe
vediamo se piace e
sia ... se arriva arriva
par si capisca
quanto servano poe
e sia all'anima mia.
sia, ancora mi manca
chissà se la trovo
potrei dir per sfuggire
invece che giungere
e di lì procedere
potrei dire per giunto
che mi trattiene
al resto del mondo
potrei dire procedo
questa direzione
mi sembra migliore
potrei dir per trattare
col velluto parole
... l'uso senza sdrulcire
o almeno ci provo
e imparar sì potrei
molto ce n'è di sicuro.
Ma c'è chi vince e chi perde
chi parla e chi tace
chi è audace e chi fa luce
chi crede e chi cresce
chi pressa e chi cede
chi è gioia e chi piange
chi vede la luce e
chi sente il suo parlare
e chi dice che piace?
Che è celestiale
che grinze non ha
che solleva da terra
che volo permette
che deve rimare
che solo assonare
che è meglio d'ossi
che sia senza mori
che tagli o aggiunga,
ma senza macchia
da chi proviene
la luce del sole?
Te tu dimmi cos'è
e dove lo trovo il sole e
in batter vi giungo di ciglio.
Non c'è ... vo allora di poe
vediamo se piace e
sia ... se arriva arriva
par si capisca
quanto servano poe
e sia all'anima mia.
Avanzi di spazi, vorrei
disegnare dove vanno di sera
il calore e la pietra
la cenere e il fumo lungo
falcata di pensieri eucarioti.
Vorrei, con punte al carbonio
graffiare il vento dolente
che da una gerla sparpaglia
segreti, come stracci qualunque.
“Questa non è una poesia.
Mai lo è stata
e mai lo sarà”
Il pendulo gancio che il tempo sostiene
oscilla nel vuoto 38 volte.
Sostiene versi a esso legati
che d'inchiostro furono assetati.
“Sento il lento ticchettio del vento che lentamente bussa...”
Son lustri e lustri a guardare all'indietro.
Essi i primi or forse l'ultimi.
Vennero poi gli esili dell'anima
e di plichi preziosi custodi si nomarono.
Aprii nel mezzo a legger nuovo,
da lontananza consunte,
pagine desuete,
d' anafore a me sì consuete.
Pensare semplice trovo poscia strada
e anch'esso morì nelle notturne viole.
All'alba d'un vespro infine percorsi
della nera falce il vestibolo,
nascendo dalle mie ceneri,
conoscendo,
comprendendo il volto di chi non vive.
Ora so, ora vedo
ben oltre di quello che credo.
Se mai sarà poesia,
solitudo porrà in calce.
Ipocrisia in ossimoro espressa,
avrà dell'esistere bieca promessa.
Spengo candela
che non più è cera,
porgo saluto e inchino riverente
a lor quanti tutti e
torno nel tempo in cui fui invero presente.
“Mai tornerò? Or si vedrà, magari chissà; forse quando in cielo chiarezza sarà”
Son mezzo e son notte.
Son cinque nelle grotte.
Di 30 son uno
contando faranno nessuno.
Apri le tue porte e chiudile solo al mio passaggio.
Io guardo nei tuoi pensieri,
li scruto quando dorme il conscio,
li assimilo quando si sveglia il sole.
Son nebbia che vaga
son certezza che non paga.
Son alito di paura,
son forbice piantata nelle tue mura.
Son quello che sono quando non sono.
Eppure lascio traccia
come lama nella roccia.
Sono nel tuo ieri
quando Oniro cela mondi veri.
Sono ombra e polvere nera
sono l'anima.
L'anima tua sincera
Mai lo è stata
e mai lo sarà”
Il pendulo gancio che il tempo sostiene
oscilla nel vuoto 38 volte.
Sostiene versi a esso legati
che d'inchiostro furono assetati.
“Sento il lento ticchettio del vento che lentamente bussa...”
Son lustri e lustri a guardare all'indietro.
Essi i primi or forse l'ultimi.
Vennero poi gli esili dell'anima
e di plichi preziosi custodi si nomarono.
Aprii nel mezzo a legger nuovo,
da lontananza consunte,
pagine desuete,
d' anafore a me sì consuete.
Pensare semplice trovo poscia strada
e anch'esso morì nelle notturne viole.
All'alba d'un vespro infine percorsi
della nera falce il vestibolo,
nascendo dalle mie ceneri,
conoscendo,
comprendendo il volto di chi non vive.
Ora so, ora vedo
ben oltre di quello che credo.
Se mai sarà poesia,
solitudo porrà in calce.
Ipocrisia in ossimoro espressa,
avrà dell'esistere bieca promessa.
Spengo candela
che non più è cera,
porgo saluto e inchino riverente
a lor quanti tutti e
torno nel tempo in cui fui invero presente.
“Mai tornerò? Or si vedrà, magari chissà; forse quando in cielo chiarezza sarà”
Son mezzo e son notte.
Son cinque nelle grotte.
Di 30 son uno
contando faranno nessuno.
Apri le tue porte e chiudile solo al mio passaggio.
Io guardo nei tuoi pensieri,
li scruto quando dorme il conscio,
li assimilo quando si sveglia il sole.
Son nebbia che vaga
son certezza che non paga.
Son alito di paura,
son forbice piantata nelle tue mura.
Son quello che sono quando non sono.
Eppure lascio traccia
come lama nella roccia.
Sono nel tuo ieri
quando Oniro cela mondi veri.
Sono ombra e polvere nera
sono l'anima.
L'anima tua sincera
Corpi nudi nella stanza,
vicini, sotto l'acqua;
le mani che cercano
nell'altro, protezione;
sostenersi insieme
in un abbraccio,
il pudore svanisce
non ci si preoccupa
più del corpo,
l'amore sconfigge tutto.
Le anime si uniscono,
insieme creano un unico
essere, in un momento d'infinito.
Poi, quando tutto si spegne
e la crudeltà del mondo ritorna,
ci si odia, e si spera
che l'acqua bollente,
lavi la nostra vergogna,
la nostra pelle;
e il ricordo di quell'essere
che, per quanto perfetto sia,
non sarebbe mai dovuto esistere;
fino ad ustionarci
e imporci questa tortura
solo per essere stati, felici.
vicini, sotto l'acqua;
le mani che cercano
nell'altro, protezione;
sostenersi insieme
in un abbraccio,
il pudore svanisce
non ci si preoccupa
più del corpo,
l'amore sconfigge tutto.
Le anime si uniscono,
insieme creano un unico
essere, in un momento d'infinito.
Poi, quando tutto si spegne
e la crudeltà del mondo ritorna,
ci si odia, e si spera
che l'acqua bollente,
lavi la nostra vergogna,
la nostra pelle;
e il ricordo di quell'essere
che, per quanto perfetto sia,
non sarebbe mai dovuto esistere;
fino ad ustionarci
e imporci questa tortura
solo per essere stati, felici.










