
Che rabbia, che offesa,

Nel cielo vedo tanti palloncini colorati, formano un cuore il simbolo dell' amore.
Ad ogni palloncino affido un desiderio, un pensiero vero e sincero.
Li vedo lì , li osservo li ammiro sono proprio belli, nel cielo non vedo solo quelli.
Nel cielo terso e azzurro, c' è anche un raggio di sole che brilla a cui affido parole nuove.
Quelle parole, spesso pronunciate dalle persone che si sono amate, di un nuovo sentimento.
Una nuova emozione io sento, il mio cuore ora e' contento, un nuovo amore trovera'.
Di nuovo palpitera', di nuovo amore si riempira'.
e non mi riesce di dormire,
il rumore della notte batte troppo forte dentro il cuore.
Vorrei fuggire da questa solitudine,
ma non riesco a liberarmi delle catene,
con cui il passato mi trattiene,
dolorose cicatrici.
Non so chieder scusa,
questi muri son troppo intrisi dei nostri litigi.
Vorrei aprire la porta
di questa casa morta
per fuggire da questa prigione.
In questo momento non so dove andare,
ma ho solo tanta voglia di fuggire,
seppur un posto non abbia,
di sicuro da qui me ne andrò.
Vorrei piangere ma non lo so più fare,
le mie lacrime eran diventate troppo amare.
Ora ho solo voglia di partire,
aprire la porta di questa prigione
e rompere le sue catene
che mi legano a un maledetto orgoglio
che ancora mi appartiene.
Giù le mani dalla neve, l’abitino di cigno è in rotazione su una lastra
un cristallo d’acqua svende versi a basso costo
c’è un agnello che rincorre i poeti e li fa sentire a casa
così racconta un fake tg, più o meno quello che mi piacerebbe
l’altro, quello vero è il cane congelato, i cristi dei cartoni che non vorrei
Poi, si scongela
ed è un perdere pesce, sughi dell’altro anno,
carne di mammut
avete idea di cosa sia un frigo rotto?
Pompa e legami idrogeno e poi ci sono le connessioni,
il micromondo che raccomanda il freddo
i fermenti- anime del purgatorio in un barattolo-l’attesa di salvezza
cosa sono i vini, le nuvole di vapore, la frenesia di yogurt?
A conoscere il re dei virus gli citerèi Leopardi,
nozioni di nulla che esplode in una birra
Tutto per un po’ di neve
un numero che va da sé sugli alberi, le strade, i tetti
un amore d’incantesimo che addolcisce poi fa male
dov’è il peccato del malcapitato a non trovare incanto?
Sospetto truffa, cineserie insomma, da non crederci:
parole di adulatore, freddo di tradimento nelle spalle
In prossimità dello zero, la pioggia
gelata e la neve sui tetti delle case,
l’inverno – lo vedi- negli alberi spogli. Gli scogli
del mare solo ricordo, non quelli dell’esistenza,
presenza e sostanza dell’esperienza:
di uomini al suolo e del volo delle mogli
verso acque battute dallo scirocco, base
di una roccia, goccia unica in una scheggia.
E se ti concedi un po’ di libertà, un viaggio
più in là dell’ombelico del quotidiano,
mano nella mano con l’aquilone azzurro,
col calore di un abbraccio, la densità di un bacio
sul versante nord del paradiso, ogni laccio
allentato prima della partenza: senti il sussurro
di una carezza sul volto e l’eco di un piano
che suona una ballata d’omaggio al coraggio.
Senza ruggini nel cuore, solo vocaboli vergini
di significato, un canto incantato, un parlato
di respiri ritmati ai margini del sonno.
E l’anima che esiste: ne ha viste di cotte e di crude,
ora che si sente amata può volare sopra la palude
e salutare con la mano ogni affanno.
Nelle stelle sopra l’orizzonte non c’è il fato
se le cerchi con gli occhi, puoi scoprirne le origini.
si posa un'ora di neve sulle palpebre
Riverberi di ruote su strade sconnesse
È galaverna sul mio corpo
ma fa fin troppo rumore
per essere un obitorio di incoerenze
Nevica ancora sui giardini inglesi
dobloni vengono gettati ai piedi delle statue
con disprezzo
Cadute di potenziali sulle resistenze
ma alla fine, per legge, niente è stato perduto
In un black monday di gennaio
proprio perché qualcosa era riniziato
tutto sembrava finito
Eppure non vi sono più panchine al freddo
da grattare come gatti addormentati
mentre mi stuprano dolcemente i pensieri
Ma ore ed ore di attesa della svolta
Ma se qualcuno osa dire che il vento non sia musica
è perché non ha mai visto un cipresso ballare
Quel verso libero diventa un io
chini al piede del vento, il dopo
senza noi. Pensiero che cammina:
sembrava molle invece
stringe corde, s’intreccia
incocca e separa (il silenzio).
non un limite
non un punto di ritrovo
sconfini allungati
grigi protuberati
elefanti
dal passo che pesa
velocità
meno dell'attesa
smisurati invano
assecondano il transitare
gli occhi vispi
a sorvolare
paiono porgere la mano
anche se da lavare
aprono le bocche
un dolce salivare
smisurati invano
animi invadenti
ego straripanti
convinti Pilato
davanti ai condannati
la folla di cuori
tenuti fuori
d'ogni intento
emarginati
barcolla sul grembo del passato
come raggio di nuvola affranto
ed un tappeto d’illusioni m’affranca,
colora il tempo sulle labbra,
saccheggia arazzi d’intimità cardiache.
Scucio le finestre del ricordo,
grafia d’atmosfera m’abbraccia,
violini d’orizzonte migrano gioia,
dolcezza d’anima il giorno apparecchia,
son sinossi emozionale della sera.
apre al dannato
fucili che non pregano
anime inermi vibrano
al rumore dei passi del potere
inginocchiate sui scalini del terrore
masse di gambe
con la complicità
di mani lavate nel sangue
gridano il nulla
la pietà bruciata
nella grotta di un Dio immaturo
scheletri macinati
dai cingoli del potere
sepolti nel paradiso dell'inferno
collari senza colore
nelle ali della morte
bambini cambiano mamma
nell'intercapedine della sterilita
baciati dai caschi di banane del regime
parole mute di chi vede
occhi accecati dalla paura
corpi strappati alla ragione
navigano senza salvagente
in un fiume che piange di vergogna
voli di cuori squarciati
in balia di bocche affamate
in un mare innocente
violentato dalla follia
che gira sulla guida
di un perno arrugginito
Che la mia vita sia come
un fiore che si schiude
diffondendo la sua fragranza
nell'aria leggera del mattino.
Che la mia vita sia come
la melodia di un usignolo,
nota sconosciuta
nel pentagramma della poesia.
Che la mia vita sia come
una nuvola vagante che fluttua
sopra i confini degli Stati,
al di sopra delle brutture del mondo.
Che la mia vita sia come
quella di un giunco,
piegandosi agli insulti delle intemperie
senza mai spezzarsi.
Possa la mia vita essere come
vagito di bimbo,
rantolo di morte
cerchio che si chiude.
che ho versato
e, lentamente, ho lasciato andare.
Difficile dimenticare
l’amore che ho dentro,
non lo posso scacciare
come faccio con la malinconia.
Trovarmi da solo a ricordare
e dovermi dire non sei più mia,
te ne sei andata via,
ti devo dimenticare.
Non posso raccontarmi bugie,
il cuore non mi crede,
sa solo che gli manchi tu
e le giornate d’amore passate insieme.
Amore che te ne sei andato,
strappandomi il cuore,
ora sono qui solo con le mie lacrime,
privo di te e senza più nessun destino.

Guardo le stelle, osservo il cielo cerco le emozioni più belle.
Eccole lì pronte da rivivere e sogno una vita migliore.
Vorrei di nuovo l' amore quello vero, da batticuore.
Guardo le stelle, la notte non mi fa più paura e sono sicura che ti sognero' .
Un nuovo amore vivrò, per sognare e ricominciare a sperare.












