Le scie delle parole negli accenti di ieri
In punta di piedi: non far rumore, prima dell’apoteosi
è convenienza, parentesi tonda di un’equazione
dopo una quadra. E ladra è la bocca che tace
prima del sonno, del tempo che ci sfugge
e delle scie delle parole negli accenti di ieri.
Fuori è un turbine di polveri, ceneri e sabbie
spostate dal vento, se le guardi puoi vederci rose
o corone di spine: dipende solo dai tuoi geni
e dai fonemi della voce. Poi il segno degli arcobaleni
nello squarcio di cielo amico e le vesti di spose
senza velo – telo di mare d’Agosto, le nebbie
dissolte a ritmo di rock dalle frecce degli arcieri.
E il canto delle maree? Lo ascolti e corregge
le ultime ansie: tregua, quiete e pace
è quello che ci spetta. Diretta di un’addizione,
di solitudini lontane tradotte da cuori in osmosi.
