
In quelle albe di luce
dove il pensiero vaga
e vige dentro la mia cava
più segreta
vibra un’aura gioiosa
che mi conduce in un cammino
di ricerca fantasiosa.
Le strade dei tuoi passi
non conosco
ma verrei a cercarti in capo al mondo
e come fa il mare ti accoglierei
in un abbraccio gentile e festoso
o mio delfino.
A volte in boschi ombrosi
e tra rami turgidi di foglie odorose
ti vedo passeggiare:
questo pensiero
sovente mi accompagna
donando serenità al mio animo
e predisponendolo
in lieta aspettativa alla tua soglia.
7 commenti
Ti porto con me
nella tomba dei perchè
e sono ambra
di te prigione,
alcova estinta della ragione.
Ti porto nelle pieghe del sangue
tra questa pioggia
che negli occhi langue.
Scorre il morso del pupazzo
nel termine di sciolte colline,
nel fuso sorriso d'un pazzo.
Scorre e sera avvolge
un ombrato sentiero
che più sconvolge.
Eri amore nelle maree
d'inesistenti odissee,
eri fuoco di gesso
nella polvere del nostro amplesso.
Ora
nella dissolvenza del correre,
vedo solo distorti flussi
persi nelle pozze sepolte,
nelle stanza a cui ancora bussi,
nelle scene dipinte su dimenticate volte.
Ora
son statica mossa
appesa sulla tua fossa.
Ora son ambra
di selvaggio pino
e nella notte osservo
il mio lontano destino.
nella tomba dei perchè
e sono ambra
di te prigione,
alcova estinta della ragione.
Ti porto nelle pieghe del sangue
tra questa pioggia
che negli occhi langue.
Scorre il morso del pupazzo
nel termine di sciolte colline,
nel fuso sorriso d'un pazzo.
Scorre e sera avvolge
un ombrato sentiero
che più sconvolge.
Eri amore nelle maree
d'inesistenti odissee,
eri fuoco di gesso
nella polvere del nostro amplesso.
Ora
nella dissolvenza del correre,
vedo solo distorti flussi
persi nelle pozze sepolte,
nelle stanza a cui ancora bussi,
nelle scene dipinte su dimenticate volte.
Ora
son statica mossa
appesa sulla tua fossa.
Ora son ambra
di selvaggio pino
e nella notte osservo
il mio lontano destino.
In questa stanza numero tre
col pavimento a scacchi,
disteso sul letto semisveglio,
guardo quel famoso dipinto con orgoglio.
Lascio defluire i sentimenti,
guardo i suoi movimenti lenti
e spero che presto ci sia un gran bagliore
in quel bunker che un giorno era un cuore;
immagino un posto in questo mondo
dov'è ancora possibile
guardarsi in modo profondo,
interagire con amore
e non in modo iracondo.
Dunque,
mi chiedo se è forse questo il modo giusto,
se c'è o non c'è alcun senso in ciò che penso
o alcun Dio in quel che sento;
quel desiderio di avere sempre più controllo
che ci sottopone ad un destino in pieno crollo,
che stravolge la fiducia
e sotterra l'anima che brucia.
Fa male quella sensazione deprimente
quando mi accorgo
che qualcosa di incoerente
raggiunge i vertici della mia mente.
Da dove nasce questo strano dolore?
Da cosa si traveste questo falso folklore?
Vorrei capire insomma cosa diavolo è l'amore!?
Scriverò una canzone,
che si chiamerà Mary rap.
Rapperò nelle luci dell' alba,
che conquista un nuovo giorno.
Guardando le stelle stanotte,
sognami,
io ti rapirò e ti conquisterò.
Mi metto i tacchi,
il berretto girato,
la matita nera,
il mio sguardo è curioso,
mentre incido il mio disco.
Parola per parola,
bacio al quadrato,
(bella la matematica)
aspetto il tuo contatto.
Tu,
sguardo tenebroso,
machoso,
essenza della follia,
abbraccia i miei sensi
e catturami come una tigre.
Ti graffierò e come una scintilla
darò fuoco e energia,
offrendoti da bere.
Tu bevi e canta con me.
Rapperò nelle luci dell' alba,
che conquista un nuovo giorno.
Guardando le stelle stanotte,
sognami,
io ti rapirò e ti conquisterò.
Insieme ci conquisteremo,
Insieme ci baceremo,
Io e te siamo un' unica cosa.
Ascoltiamo la nostra profondità
e scriviamo canzoni d' amore.
Saremmo un nuovo giorno,
saremmo un nuovo sole.
Saremmo Albano e Romina,
assieme a un bicchiere di vino
con un panino!
che si chiamerà Mary rap.
Rapperò nelle luci dell' alba,
che conquista un nuovo giorno.
Guardando le stelle stanotte,
sognami,
io ti rapirò e ti conquisterò.
Mi metto i tacchi,
il berretto girato,
la matita nera,
il mio sguardo è curioso,
mentre incido il mio disco.
Parola per parola,
bacio al quadrato,
(bella la matematica)
aspetto il tuo contatto.
Tu,
sguardo tenebroso,
machoso,
essenza della follia,
abbraccia i miei sensi
e catturami come una tigre.
Ti graffierò e come una scintilla
darò fuoco e energia,
offrendoti da bere.
Tu bevi e canta con me.
Rapperò nelle luci dell' alba,
che conquista un nuovo giorno.
Guardando le stelle stanotte,
sognami,
io ti rapirò e ti conquisterò.
Insieme ci conquisteremo,
Insieme ci baceremo,
Io e te siamo un' unica cosa.
Ascoltiamo la nostra profondità
e scriviamo canzoni d' amore.
Saremmo un nuovo giorno,
saremmo un nuovo sole.
Saremmo Albano e Romina,
assieme a un bicchiere di vino
con un panino!
La luce si nasconde
di fronte al sole che nasce.
Un diamante
ci separa dal cielo
la visione della vita
che brilla.
ci separa dal cielo
la visione della vita
che brilla.
Surfeggiano gioie e dolori
sull'onde affrontano
non sempre mari d'agosto
sull'onde affrontano
non sempre mari d'agosto
per chi al sole scioglie
chi affonda e chi travolto
più forte riemerge.
chi affonda e chi travolto
più forte riemerge.
Barriere che cadono
davanti al destino.
Senza far rumore
entrano nella realtà.
Risvegliano
quell'onda infranta.
davanti al destino.
Senza far rumore
entrano nella realtà.
Risvegliano
quell'onda infranta.
La luce torna ad illuminare
la notte più oscura.
L'onda si placa
riducendo la gravità della forza.
la notte più oscura.
L'onda si placa
riducendo la gravità della forza.
Quando sostituisci le cifre con vocali,
meglio -gridolini di piacere-
e trovi -allineate- le parole,
innocui soldatini di resina, ignari del male,
arbusti di lavanda in essenza di libertà,
quando assegni a questi fonemi un senso,
questo senso è positivo
e il positivo inizia proprio da qui
-da qui all'eternità
risolvi il macchinoso crittogramma
del vivere -l'armonia insita
è canto melodioso
come quello degli usignoli sui rami
amorevolmente inverecondi
quando sembrano cantare per qualcuno
e -non sminuire la tua partecipazione
ad un pensiero grande
non ti negare-
quel qualcuno potresti essere tu.
meglio -gridolini di piacere-
e trovi -allineate- le parole,
innocui soldatini di resina, ignari del male,
arbusti di lavanda in essenza di libertà,
quando assegni a questi fonemi un senso,
questo senso è positivo
e il positivo inizia proprio da qui
-da qui all'eternità
risolvi il macchinoso crittogramma
del vivere -l'armonia insita
è canto melodioso
come quello degli usignoli sui rami
amorevolmente inverecondi
quando sembrano cantare per qualcuno
e -non sminuire la tua partecipazione
ad un pensiero grande
non ti negare-
quel qualcuno potresti essere tu.
In questo pugno di cielo,
come sabbia trattengo,
corolle d’albeggiar di parole,
monetine di pioggia solare,
bucce di clessidra,
baci del ricordo siderale.
Ginestre canute d’immenso
naufragano sul petto del mondo
come lacrima filosofica del creato
ed un chicco di cristallo
colora il volto dell’anima:
siamo onde intrappolate
in silenziose primavere.
come sabbia trattengo,
corolle d’albeggiar di parole,
monetine di pioggia solare,
bucce di clessidra,
baci del ricordo siderale.
Ginestre canute d’immenso
naufragano sul petto del mondo
come lacrima filosofica del creato
ed un chicco di cristallo
colora il volto dell’anima:
siamo onde intrappolate
in silenziose primavere.
Ci son giorni di vento,
che fan smuovere le nuvole
coprendo il sole.
Sono quei giorni che mi fermo,
guardo le nuvole correre veloci,
inizio a fantasticare.
In quei momenti i miei pensieri,
seguono il vento e s’increspano,
come le onde del mare.
Cozzando contro gli scogli dell’anima mia,
spruzzando malinconia dai miei pori,
di cuore inquieto.
Però poi arriva sempre a fermarsi
e acquietarsi il vento
e con lui se ne vanno anche le nuvole,
torna il sereno e il caldo sole
e il mio cuore ritorno a viver d’amore.
che fan smuovere le nuvole
coprendo il sole.
Sono quei giorni che mi fermo,
guardo le nuvole correre veloci,
inizio a fantasticare.
In quei momenti i miei pensieri,
seguono il vento e s’increspano,
come le onde del mare.
Cozzando contro gli scogli dell’anima mia,
spruzzando malinconia dai miei pori,
di cuore inquieto.
Però poi arriva sempre a fermarsi
e acquietarsi il vento
e con lui se ne vanno anche le nuvole,
torna il sereno e il caldo sole
e il mio cuore ritorno a viver d’amore.
E ora possiamo passare in modalità notturna
luci spente e palpebre quasi chiuse
perché se siamo fatti della materia dei sogni…
che coincidano allora ad ogni discesa nel buio,
le fasi rem della mente. Ti troverò ancora,
nell’abbraccio del respiro, le gambe a intrecciare
anime in simbiosi. In modo d’ allontanare
ogni ansia dal petto, nel letto di ogni aurora
col cielo per tetto e per orizzonte il dio
dell’infinito. L’abbiamo visto che i segni
ci sono tutti, ne hanno parlato anche le muse
del tramonto...della fiamma nella lanterna.

Io che sogno davanti al mare e mi incanto ad ascoltare .
Io creatura nata per scrivere , nutrire menti e anime delicate.
Io figlia di sole stelle, ricordatemi nelle poesie più belle.
Io che cerco di trovare nuovi argomenti per rinnovare l' emozione.
Io figlia della natura che mi commuovo ad ogni sofferenza, ogni forma di violenza.
Io anima dolce che profuma di cielo e nuvole
Io dono solo sensazioni che mi arrivano al cuore
Lasciatemi qui nel mio elemento naturale, tra sole e mare ora devo riposare.

Sulle scale del destino
non voltarti mai
su l'ultimo gradino;
nel percorso della vita
non abbassar lo sguardo
ad un passo dal traguardo.
C'è poco da sperare
se non provi a cambiare
il tuo modo di sbagliare;
c'è poco da dire
se non riesci a sentire
chi prova a farti capire.
Insomma,
c'è poco da fare, c'è poco da dire
se non riesci a capire
che almeno una volta devi reagire.
Non arrenderti a chi vuole domarti,
non rassegnarti alle nevrosi degli altri...
Cantami, o verso
del pelide vivermi l'ossa dello sterno
ove mani su tasti neri e bianchi
diedero all'estro
melodiche armonie
Tinsero di fusa letti a castello
libri e spartiti in dolenti amori
persi
appesi all'unghia della sera
La clessidra in sabbia assente
continua a disegnarmi l'ora nona
-sempre più viva
vicina
caduca
eterea-
tomba della terra
del pelide vivermi l'ossa dello sterno
ove mani su tasti neri e bianchi
diedero all'estro
melodiche armonie
Tinsero di fusa letti a castello
libri e spartiti in dolenti amori
persi
appesi all'unghia della sera
La clessidra in sabbia assente
continua a disegnarmi l'ora nona
-sempre più viva
vicina
caduca
eterea-
tomba della terra
Avevo un problema tempo fa. Non che oggi sia risolto
ma era come mettersi alla pari del dovuto
Nel caso non dovevo nulla ma avevo lo stesso un problema
L’anima mi rifuggiva perché il mercurio è feroce nella fuga
E usa la coda di coccodrillo per carezzare la zebra
Così la spina cede all’insidia mortale.
Ah la ragione era potente e universale!
Avete mai visto l’anima chimica
come rifulge nel sole?
Anima giusta e superba, figlia della temperanza e sacrificio
Pirite e virtù mescolano il canto nobile del lavoro
In solide porzioni. L’anima mundi lasciatela ai poeti
Che cantino l’inutile nodo in docili diamanti
Zolfo piange la morte di Esenin, sapete?
Una corsa folle attende Isadora, lo stesso nodo, invincibile
Così sembrò del tutto naturale che l’ontano si facesse portavoce
Dei segreti violati, lo sterco in prima fila a chiedere del potere
Armata la vacca del sigillo bolscevico, era lì a stringere Sergeij
Il 1917 era stato un anno di grazia
e Mendeleev il più facile dei piani quinquennali
l’alchimia ha un codice per stupire di poesia adesso
passione in principio, segue dolore, si prevede felicità
ed è stirpe che guida l’universo
come Isadora la sua rossa fuoriserie
Dove andavano le ruote, -le stesse di Febo-
era stato il mio problema ma ripeto
Non tutto si può spingere all’infinito
Nemmeno se di mezzo c’è un cigno che canta la fine del contado
Nemmeno se recita versi che non reggono il peso del rimorso
Ma bisognava colare il ferro in una roccia
e questo soltanto gli alchimisti sanno farlo.
Sì, finalmente era chiaro come fissare la cima
E salire su in vetta. Non si cambia uno spettacolo, sapete?
Esenin, il figlio non previsto, lo sapeva.
ma era come mettersi alla pari del dovuto
Nel caso non dovevo nulla ma avevo lo stesso un problema
L’anima mi rifuggiva perché il mercurio è feroce nella fuga
E usa la coda di coccodrillo per carezzare la zebra
Così la spina cede all’insidia mortale.
Ah la ragione era potente e universale!
Avete mai visto l’anima chimica
come rifulge nel sole?
Anima giusta e superba, figlia della temperanza e sacrificio
Pirite e virtù mescolano il canto nobile del lavoro
In solide porzioni. L’anima mundi lasciatela ai poeti
Che cantino l’inutile nodo in docili diamanti
Zolfo piange la morte di Esenin, sapete?
Una corsa folle attende Isadora, lo stesso nodo, invincibile
Così sembrò del tutto naturale che l’ontano si facesse portavoce
Dei segreti violati, lo sterco in prima fila a chiedere del potere
Armata la vacca del sigillo bolscevico, era lì a stringere Sergeij
Il 1917 era stato un anno di grazia
e Mendeleev il più facile dei piani quinquennali
l’alchimia ha un codice per stupire di poesia adesso
passione in principio, segue dolore, si prevede felicità
ed è stirpe che guida l’universo
come Isadora la sua rossa fuoriserie
Dove andavano le ruote, -le stesse di Febo-
era stato il mio problema ma ripeto
Non tutto si può spingere all’infinito
Nemmeno se di mezzo c’è un cigno che canta la fine del contado
Nemmeno se recita versi che non reggono il peso del rimorso
Ma bisognava colare il ferro in una roccia
e questo soltanto gli alchimisti sanno farlo.
Sì, finalmente era chiaro come fissare la cima
E salire su in vetta. Non si cambia uno spettacolo, sapete?
Esenin, il figlio non previsto, lo sapeva.
Di me poche foglie sparse
Nel gelo della brina
Mi confondo
Umida terra
Congeli nel tuo cuore
La carne della mia anima
Fredda
Come le braccia
che stringono il cuore
Rinascono nella notte le streghe
Ogni magia ha il colore di un cuore infranto
Che batte sempre
Dove la fantasia e la speranza vivono
Sogni incolori
Germogliano sulla terra
Nati dal buio
Splendono in questi fiori
Che io guardo
Adesso
Nella vita
Nel respiro
Che ha il mio nome











