Giglio lontano, l’afa dell’estate piovosa
Tremula l’aria dal caldo, dal picco miravo
Il cielo rosa, ora ricordo.
Bello era guardare il largo della vita insieme;
la mano stretta fra rocce brulle, incespicavo
-forse ora cado-
Guarda la mano fiacca trema stanca mentre ti lascia,
piccolo amico mio, la vita t’è buona
anche se io mi allontano.
Il mio cammino è più tortuoso sai:
lascio il mio appiglio nella tua mano.
L’ amore t’evapora ora come s’annebbia
quel sorriso distante, di te mi ricordo
fra i cieli chiari e il blu accecante
i tuoi capelli chiari: gli occhi guizzavano fra le onde del mare,
trattengo il fiato.
Perdonami non vorrei farti spirare,
piccola brezza ti trattengo in quell’estate
dove l’aria era serena , arancio tutt’intorno
e il tuo sorriso ancora vivo.
Scusami piccolo amico, ma ora devo andare.

Lunga vita , agli impavidi ai coraggiosi e ai sognatori.
Ai ribelli e ai folli, a quelli che lottano per i loro ideali con tenacia .
Lunga vita ai liberi pensatori, a chi ha il coraggio di esprimere la propria personalità.
A chi con grinta e forza, si fa rispettare , a coloro che mordono la vita e le difficoltà.
Lunga vita a chi non teme di esporsi, ai pittori che colorano la società.
A chi come me è la voce fuori dal coro, che non ha paura neanche della notte più buia .
Lunga vita, a tutti noi anime variopinte che ascoltiamo il nostro, cuore diffondiamo energia e tanto amore.
Il lupo ci guida, è il nostro guerriero ci insegna a non sprofondare, nella normalità.

Aiuto! Amore mio dove sei?
Non ti vedo, sono seppellito!
Stendi una mano, fai qualcosa!
Fatti vedere! Soffoco! Aiutami!
Cosa è successo? dove siamo?
Non c’è luce, mi manca l’aria!
Sono bloccato da un macigno!
Scava, trova una leva, spostalo!
Sembra sia una galleria, un tunnel!
Sto morendo, non ricordo niente!
Mi sembra stessimo per partire,
forse un incidente, una disgrazia?
Forse un terremoto, un tsunami!
Ma non vedo lamiere, solo calcinacci,
rottami che mi bloccano le gambe!
Ecco, ora ho liberato una mano!
Ho tanto freddo, sto anche tremando,
respiro a stento, ma il cuore batte!
Palpita forte, sembra sia impazzito!
Sento scorrere sangue, sulle gambe!
E tu, dove sei? Perché non rispondi?
Se mi senti, manda un segnale!
Parlami, grida, toccami, batti qualcosa,
sto muovendo le dita, guarda, le vedi?
In fondo, mi sembra di veder la luce!
Un filo di speranza si accende dentro,
anche se piccola, tanto quanto un occhio,
quella è la via d’uscita! E’ la salvezza!
Se solo potessi liberar le gambe,
scaverei con le unghia e con i denti,
griderei forte, a perdifiato, fino a sgozzarmi,
qualcuno prima o poi dovrà sentire!
Sento vocii confusi, rumori di pale,
arrivano a sprazzi e sono lontane,
forse verrà qualcuno in mio soccorso,
forse di me, salveranno solo il corpo!
Ma ecco che ad un tratto, ad occhi chiusi,
il suo bacio caldo, si posa sulle mie labbra!
Io mi sveglio, la guardo e poi l’abbraccio,
lei sorridendo mi chiede, cosa hai sognato?


Piccole farse
a saziare pensieri
e noie nere
nella vastità della notte.
Ascolto tremiti e antiche paure
nel linguaggio muto delle cose.
mentre ore srotolano impavide
scandendo un tempo senza tempo.
Nell’assordante silenzio
scrivo di figli lontani
d’amori perduti
e colline deserte.
Stupri e violenze.
intolleranze esasperate
e irreligiose tragedie.
Scrivo senza comprendere
il fulcro del male
che l’animo stravolge.
Pensieri,
pensieri neri
come questa impietosa notte
che veste carbone e odora di zolfo.
Sillabe piangono mute
mentre nel foglio l’inchiostro
diviene sangue
d’annusato orrore.
L’indecisione e l’inquietudine
causate dalla fatica di assurdi obblighi
macerano l’essere
e lo avviluppano
in un vortice fatto
d’annullamenti e d’assenza di speranza.
Il canto e la poesia riescono a volte a smorzare
l’effetto devastante del lavoro e dei suoi derivati.
Questa cartolina di cielo
scalda il cuore dell’inverno
in una coreografia d’universo,
grammatica riflessa
dei miei respiri senza te
e come lacrima d’oceano
mi perdo in questo vuoto,
in questo nudo d’anima
strappato al graffio stellato
di un valzer solitario.
- Tra fiori disseccati.
E' forte il mio implorare:
So cantare
solo
alpi a flettersi e riflettersi
su comignoli di fumo a note
su rocce d'amori scontati
sopra coperte d'amori nuovi a battersi un tempo
Farò di te l'aurora boreale delle dita
la finestra che specchia un volto
quello mio
fra pallori di vivere al posarsi scena in amore
e sarà come gelato di fragole e panna
come le schiuse acerbe di bucaneve
di viole in profumo in sillabiche gioie
parole
silenzi
lapislazzuli e rose
Coprirà le stagioni un vento amaranto
galleggiando d'impervia via
che dal mio capo scende
fino a tingerti e farti mano
quell’orizzonte che da sempre attira i miei occhi,
per poi attraversarlo insieme e costruirvi il nostro futuro.
Cercarvi i nostri sogni per dargli una consapevole realtà,
di un maestro destino che a noi, a volte, è sembrato lacunoso,
lasciandoci in una scontata quotidianità,
a parlare di un passato che spesso ci tiene prigioniero dei suoi ricordi.
Da quello voglio fuggire, dalle cose scontate,
di un passato arrogante che si vuole insinuare,
tra le pieghe dei giorni presenti.
All’amore voglio credere come forza trainante
e che sia la motrice per condurci oltre quell'orizzonte,
dove i nostri sogni non siano più, solo fumosi desideri,
ma con loro dar vita a una nostra solida realtà.
il suo passare lercio
bomba d'acqua
un palloncino aperto
quel soffio da sfogo
il malnutrito
pesante giogo
uno scrivere
con scalpello
schegge irritate
entrate dentro
nessuna scialuppa
per trarsi in salvo
non un affiorare d'aiuto scaltro
solo un tirare per i capelli
i vestiti anche quelli
Una paloma sincopata
un fiume
la sua nenia
un affogare tutto
la sua serenata
Accussì s'avutaje 'o pettene astritto 'a pettenessa:
"Te può pure attiggià, a me 'nun me faje fesso."
"Nuje simme comme 'a cazza e 'a cucchiara.
picciò 'nun te tuculià comme 'a 'na janara."
"J' songo capace 'e sciogliere 'e nurechille..."
"songo 'o spasso d'ê ffemmene e d'ê capille!"
Rispunnette 'a pettenessa tutta 'nquartata,
sbattennese comme a 'na papera scannata.
"Tu sciuoglie 'o nureco ma 'nun lieve 'o perucchio!
"Faje sulo chiacchiere e maje niente accucchie."
Accussì s'attiggiava e se frusciava 'o petteniello,
mentre levava ll'ove 'nsieme 'e perucchielle.
"Sentitelo, va dicenne ca fa chello ca faccio j'..."
"Mme faccio 'e ccroce: Giuseppe, Gesù e Maria."
"J' cu cchesta pettenessa tutta culurata,
me 'nfizzo dinto 'e capille e una e pure 'e n'ata."
"Tutte 'e ffemmene cu mme addeventene pupate:
famme sentere, tu quanta cape hê pettinato?"
"Mentre tu faje felice bammulelle e ccapere,
j' lasso 'e ccape pulite e senza 'nu penziero."
"'O perucchio, si 'o vuò sapè, cu mme schiatta:
'nun 'o faccio maje addeventà ciuotto e cchiatto."
"Nvece j' quanno mme 'nfizzo dint'ê capille,
faccio accumparè tutte 'e boccole, 'e ricciulille."
"Pecchè j' songo bella, culurata: so' 'a pettenessa.
Aggrazio 'e ccape: cu mme so' tutte principesse."
"Tutte 'e nureche primma o poje venene a mme:
chiano chiano j' 'e sbruvoglie e senza farle patè."
"Pecchè j' songo aperta, abbundante e spaziosa,
tengo 'e diente larghe. So' stuzzicante e sfiziosa."
"E tu? Tu tiene 'e diente chiuse, 'nserrate e fitte fitte."
"Vattenne, si 'nzipeto: si sulo 'nu pettene astritto."
Dietro a un blando vissutotrovandomi nell'asso andar del tempo,
all'apice del mio romantico
temperamento,
agiatamente tra fitte righe
immersa al suono un melodioso violino,
dando chiara voce all'inchiosro
di un magico pennino,
da un minuscolo vezzo la ragione,
dando un senso
all'imponderabile passione,
tra le ali impaginate venerata,
e dal poetico maestrale
ad un sottile filo radiante ispirata.

Sinistro e beffardo
il fruscio del vento
che sbatte sui rami scheletrici.
Filtra tremante la luce lunare
attraverso il fogliame annerito
dalle tenebre oscure.
Un incubo reale,
da cui nessuno mi può salvare;
prigioniero nel bosco infernale,
stordito dal silenzio spettrale.
Non posso svegliarmi,
non riesco a voltarmi...
Nel baglior d’un fulmine improvviso
scorgo la sagoma del Conte Vlad
mentre avanza la sua ferocia alle mie spalle.
Implora la mia anima
in un macabro balletto di luna piena,
malefico è il brivido che mi pervade
nel battito del cuore che mi percuote.













