veste nodi ed ami
per sgonfiare i sogni
raso precipita
verso un mare freddissimo,
calcolare la superficie utile
considerando l'aquaplaning
e possibili boe di salvataggio
non servirà a niente.
Beneaugurali,
lanterne innescano
rami secchi
aerei
paralumi fumé
senza protezione 50,
a chi importa della mia timidezza quando il cane inadatto caccia topi per far gola al gatto.
Sulla lunga distanza
del crepuscolo
quello deve essere amore:
farsi torcia lì in fondo
e bruciare
per far luce al dolore.

Spunta dall’orizzonte,
assetato e stremato
il famoso fuorilegge
dal cavallo alato.
Dal cinturone
una vecchia Colt cromata,
il solito Winchester
e un grosso cappello di paglia;
fior di dollari per la sua taglia.
Sfuggito troppe volte alla giustizia,
ormai in trappola senza speranza;
il vento del deserto
lo stava prosciugando
e il sole uccidendo.
Era spacciato,
nessun aiuto né anima viva,
troppo lontana la sua segreta dimora,
era giunta ormai la sua ora.
Cadde al suolo in fin di vita
e sperando in una morte più dignitosa
si pentì amaramente
dei suoi peccati criminosi.
Senza forze, niente acqua né cibo
alzò gli occhi al cielo e invocò il suo Dio...
Lo implorò di perdonarlo
e dal nulla sbucò un vecchio Cowboy
che si offrì di aiutarlo.
“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”
(Albert Einstein)
Appare chiaro,
quand’anche sia
un pensiero cupo,
che persino il male
svanisce
di fronte
al decoro
di un olmo
che si specchia
nel blu del Danubio.
Così io, benché morto,
rimarrò al mio posto
fra l’Iller e il Blau,
a smorzare
la forza
del
vento
con quella
della memoria.
E poi tu, che sei
il mio passerotto,
non preoccuparti.
Non puoi far nulla
se le acque belle
del fiume blu
riflettono
ormai
solo
poche
frasche secche,
malate e decidue.
Saremo lo stesso
due innamorati:
come un ramo
e il suo nido,
che
da
sempre
danzano
abbracciati
nell’eternità
e nell’incanto
di un sogno.
Il poeta mastica la notte come fosse il giorno,
impercettibili son i suoi rumori,
scrive versi illuminati dal lume del cuore.
Si circonda di un’infinità di pensieri
mentre si china su d’un foglio lusinghiero,
per vergare le parole più ardite.
Il buio non gli fa paura, essendo un figlio della luna,
pallida madre dagli occhi di cielo,
padrona incontrastata dei suoi sogni.
Fluttuano nella sua mente i lemmi come note nell’etere,
l’anima è l’antenna con la quale li riceve,
per poi trasformarli in sublimi poesie.
come una foto,
un attimo speciale.
La vita corre,corre,
corre troppo.
Sto pensando,
domani il pensiero é stantio.
Corre,corre il tempo.
Sulla pelle disegna rughe.
Tempo insensibile,
non aspetta,
l'argento sui capelli.
Non si commuove davanti all'amore.
Una corsa infinita,
non si blocca,
lascia solo ricordi
Lasciando un grande vuoto,
un pezzetto di se stessi perso
per sempre.
Ma l'essenza
gentilezza abbisogna d'altro spazio
ben più spesso.
Non è per così trasformato tempo!
Paradiso
nel suo inizio poi continuazione ...
a volerlo
potrebbe anch'essere di questo mondo
è diffidenza a far la differenza e
par che vinca
più battaglie,
la guerra certo no ... quella non può
Riempimi la notte di respiri e invadi
il mio sonno, mio giorno con ombre e luci,
con folate improvvise di nebbia,
e la rabbia a ricordare l’imperfetto
che siamo anche dinanzi all’amore.
Perché è dall’odore che ci riconosciamo
e dai baci senza tempo, vale un “ ti amo”
quanto un raggio di sole dal colore
eterno. E se la risposta alla domanda, è un tetto
per due, che sia di cemento o di sabbia,
che ci protegga dal freddo e dai nemici,
soffiamola nel vento e giochiamocela a dadi.

Un suono melodioso, un eco dolce e delicato come le ali di una farfalla ho ascoltato.
Musica e parole di un canto soave, una dolce nenia suonata e dedicata a te.
Tenera e struggente, leggera che arriva a cuore e mente.
Una dolce farfalla, è volata su quella tastiera un alito di vento e di dolcezza.
Musica e parole aleggiano nella stanza, si colma di magia e di poesia.
Quell' attimo fuggente, quel ritmo melodioso un brivido mi giunge a quel sono cosi' delizioso.
avvinghia tutto per poi circondarlo.
Sferza contro tutto quello
che gli si frappone davanti
e quando qualcosa cerca di fermarlo,
esso urla sempre più forte.
L‘ascolto, sembra che mi chiami,
lo guardo attratto dalle sue evoluzioni,
mentre gioca con la natura.
Così resto fermo davanti alla finestra
ad ascoltare la voce del vento,
pensando che sia li per me,
a farmi compagnia.
E così mi troverai accoccolata
in te
pungente
neonata
figlia di tanti padri e madre di nessuno
Amerai il sudore che da me saprà condurti
e non farai domande
che il suono porterà voce
e la voce il suono
Saranno stigmati gli allori in guance rosse
e di rubino le labbra a sorprenderti
-richieste d'amore oltre le lune di tempi-
Avranno un marchio, allora, le mie dune
Quando fremono risvolti di voglie
quando le finestre sbattono
anche senza vento
quando semi di goduria
biascicano senza risultati
la stanza
o qualsiasi spazio
in cui danzano le statue animate
prende vita inevitabilmente
per non far cadere
il mito della vivacità
in cui si mischiano echi di lussuria
e turbini di pateticità si muovono
speranzosi di finire in bellezza.
Che ne sai tu di me e di quello che la vita mi dà e mi ha dato?
Che ne sai di come sto e dei miei sentimenti?
Del mare d’inverno, della solitudine e delle onde emozionali
che la mia anima smuove in questa mia vita.
Come puoi guardare dentro di me e nel mio passato,
quando non sai capire il presente che vivo?
Non puoi giudicarmi dall’aspetto, o dai muri di cera
che ho elevato intorno a me.
Sai basterebbe solo un po’ di calore
e comprensione per farli sciogliere.
Guarda al futuro senza volerlo condizionare,
guarda dentro ai miei occhi e cercaci il bambino,
nascosto in questo corpo di uomo.
Solo allora potrai capire, senza pretendere di volere giudicare
una vita vissuta e spesa a vivere.
Come vedi gli anni passano
e noi con gli anni ci modifichiamo, mutiamo
non restiamo sempre uguali.
In certi momenti abbiamo bisogno di restare soli con noi stessi,
per capirci, per guardare dentro.
Liberandoci da quello che ci incatena a vecchie consuetudini
che abbiamo acquisite nel tempo.
Quando queste vengono messe in discussione,
diventano terremoti interiori
che in un primo momento non sappiamo accettare.
La consuetudine non ti fa crescere
molto spesso ti fa arenare su una spiaggia morta dove non
giunge più l’alta marea e nulla è in grado di disincagliarti.
Solo se scioglierai questa catena
e libererai il tuo cuore, saprai capire
la strada che un uomo vuol percorrere
lo lascerai vivere e amare.
Perché amare vuol dire lasciar crescere.
Dopo che quanta ne basta
farina di semolino di grano duro
e poc'acqua che richiede l'hai impastata
quasi massaggiata per " 'na mezz'ora-ta e
a 'nu vrazzu" ridotta prima poi a grissini
se cominci a cavare te coi tuoi fratelli
grissino grissino circa a centimetro tagliati
induci di solo indice - con la punta del dito
a pressare strisciando – a produrre cavatelli
di misura raddoppiata e cavati con tre dita
si potrebbero gustare a mo' di strascinati
e volendo esagerare
anche a quattro si può fare
a creare "'e cortecce de fasòle".
Semplice e prediletto
al tempo stesso il condimento è pronto:
a 'na bella cipolla rosolata va aggiunto
un bel pezzo di muscolo tagliato a pezzi
a sfumare con "nu bicchiere 'e vino"
e salsa - tomato che danza – facciamo
per "nu pesce 'ntero", diavolicchi a piacimento
per rendere al palato preziosi consigli
che potrebbe trovarsi pure distratto
e, magari ostruito, liberare il naso l'inverno.
A pasta cotta unire il tutto
e di "furcìna" svuotare il piatto
piano piano ... alla scarpetta.
Buon appetito









