Mezza mela non fa frutto,
Uovo senza tuorlo non è costrutto.
Semplice dovrebbe essere la vita,
Solo se è sentita.
Ma, ha un cuore addormentato,
Non si può,
Devi lasciarlo fare, fino a quando
Ascolterà il mare.
Le sue onde parleranno, e so già
Cosa diranno.
Sarà voce lenta e quasi dura,
Sarà voce che farà paura.
Avra' il sapore della tempesta
Ed allora non ci sarà più festa.
Tutto si spegnerà, sorrisi e luci,
Resteranno ricordi lontani
Nemmeno le mani sono uguali...
la forza del sorriso
per avere in groppa
lo schiavo e l’indeciso,
per provare a tutti
che l’allegria in poppa
dà sempre buoni frutti.
Se imbandisci il desco
per poi restar digiuno,
se sembrerai grottesco
perché non sei nessuno,
se mai avrai strappato
un petalo ad un fiore,
se non ti sei beffato
di un essere che muore:
allor tu sei l’eletto,
il messo del sorriso,
sei tu senza difetto
col sol cucito in viso.
Tu placherai un fremito,
consolerai l’afflitto,
asciugherai il gemito,
di chi sarà sconfitto.
Addolcirai il grido
della disperazione,
distruggerai il nido
della tribolazione.
Avrai poteri immensi,
saprai che il tuo sorriso
avrà grandi consensi
persino in Paradiso.
Cammino per strade cercando risposte,
ma incontro solo occhi
che esprimono dubbiose domande.
Sento echi lontani ripetere cose sentite,
baluardi del pensiero conscio,
ansiosi di manifestarsi e dar potere ai veri ideali.
Con la fantasia, fotografo sogni,
impronte future a cui dar vita,
crediti da acquisire giorno dopo giorno,
da vivere per costruire il sapere
che, come un filo invisibile, si stende innanzi a me.
Così sgroviglio i dubbi, dando luce ai bui pensieri,
risposte cercate e dettate dall’esperienza,
anche tramite i tanti errori
che costellano il mio cammino,
ma divengono mattoni per costituire la maturità
e la consapevolezza di essere umano.
Ogni bacio è tempesta,
poesia che abita i tuoi occhi,
mareggiata di stelle,
plettro di ginestre,
parole senz’alba
fra i cruciverba del rancore,
nudo dolore d’anima
fra spiccioli d'illusione.
Amore,
ti scuci come cielo
in questo palcoscenico di vita,
dissetami d’orizzonti e meridiani,
disegnami nella cecità del tuo cuore.
T’amerò,
come fiore a primavera,
petalo di un dolce ricordo
smarrito in un diario di storie.
'Nun t'aggio maje visto chiagnere: m'addimannavo 'o pecchè.
Ll'uocchje tuoje erene specchie addò mme putevo vedè.
Mane 'mpurtante 'e pate, mme cunfurtavene 'e turmiente
si tu stanneme vicino me dicive: "nun t'agità, ca 'nun è niente!"
Facive ll'aquilone cu 'nu pezzullo 'e carta culurata e 'na matita.
Centenara 'e foglie 'e n'aria, se bevevene 'nu surzo 'e vita.
'Na varchetella 'e carta me purtava dint'â munne 'ncantate:
pe quanta poste scunusciute e pe quanta strade m'he purtato!
Mille porte chiuse e strade scassate dint'â vita aggio 'ntuppato
e tu me stive sempe accanto: 'nsilenzio e zitto facive 'o pate.
Crescenne m'aggio fatta aveta: cu 'o tiempo t'aggio superato,
ma chiù j' mme facevo grossa e tu cchiù stive accasciato.
'Nun m'aggio maje allamentata quanno avive bisogno 'e me
grazie a te ero addeventata grossa e forte: te puteve mantenè.
Spisso mme succede ca sì mme sento 'mpaurita e spaisata,
mm'arricordo tutt'ê llezione, ca tu cu 'o tiempo mm'hê 'mparate.
'E vvote mme capita dint'ê mmane 'na vecchia fotografia,
addò stammo felice, spensierate e abbracciate tu...e j'.
Me ll'astregno 'mpietto, ma primma d'â nserra' dint'ô cassetto:
me leggo ancora chella dedica: 'a papà tuojo cu tanto affetto.
E la sinfonia che è scritta nelle stelle
c’era già, anche quando le loro orbite
collidevano in suoni atonali, virtuali
solo in apparenza. Sarà stata la pazienza
o l’effetto del vento cosmico sulle pietre,
sarà stato il lento fruscio delle comete
o il pulsare del cosmo, uguale a quello del cuore,
ma ora che l’abbandono ai sensi è languore
e le parole somigliano al sole nella quiete
dello zenit, il significato è nelle lastre
incise nei cromosomi e quell’essenza
che scorgi limpida è l’amore. Quali
e quante saranno –non sappiamo- le prossime vite,
in questa frazione di noi, avvolta in tulle.
Quando il vento racconta arcaiche storie, quasi nessuno vi presta ascolto…….
Eppure lui parla di noi…..
Cerca di avvertirci che a volte la nostra attenzione si perde in vane futilità …….
L’azione senza creazione è pura speculazione, che va contro noi stessi
Che ci identifichiamo con delle cose o avvenimenti estremamente artificiosi
E poco utili al progredire verso la consapevolezza e al divenire……
Il suono di un flauto nativo, un tamburo percosso nella notte al fianco del fuoco
Mentre scaldato dalla coperta atavica dell’elemento in questione si apre la porta della visione…….
Un aquila, quasi immobile se non tradita dall’aria che le smuove il piumaggio
Perfettamente integrata con il tutto
A metà tra terra e spazio infinito si libra con l’aiuto di una calda corrente
Volteggiando a spirale, per poi scomparire dietro l'abbaglio del dio sole……
In questi pensieri esprimo la necessità dell’uomo di ritrovare in se stesso Il vero valore della vita……
Vivere spontaneamente accompagnato dai segni che da sempre
cercano di condurci all’amore primo, all’essere……. Togli le scarpe, cammina a piedi nudi
come hanno fatto i tuoi genitori e i genitori dei tuoi genitori fino a risalire alla matrice una……
abbraccia una quercia e poniti in condizione di ascolto profondo
ti parlerà e ti dirà chi sei realmente senza usare parole di troppo…..
siamo molto più di ciò che pensiamo di essere
ma auto vincolati dalla nostra acerrima nemica….. l’ignoranza…..
perdiamo tutti i nostri valori primi………. il rispetto di noi, del prossimo, della vita……
chiudi gli occhi ovunque tu sia e visualizza quell’aquila……..
nonostante si trovi nel mondo, lei non è del mondo…..
semplicemente non ignora la sua vera essenza e volteggiando a spirale risalendo il tempo…..
trova l’eterno che è in lei, conservando inalterata la consapevolezza di essere aquila
ma senza farsi ingannare da ciò che non le appartiene.

Mestamente mi avvicinai
E piove..
finalmente piove. .
sui tetti sulle strade.
sui limoni e sulle piante,
sulla nostra anima
che anela l'eterno.
Sulla nostra sete di pace
sui nostri cuori che sanno d'infinito
su questa umanità che non sa dove andare,
su questa terra che trema d'amore,
sulle nostre speranze di un domani migliore.
E piove,
benedette le acque delle nubi
che arrivano da chissà dove
e chissà dove vanno,
sui misteri dei pensieri
e su ciò che rimane
della nostra esistenza.
i colori,
i sapori,
i profumi di questa splendida città,
non hanno eguali.
Nel mio sangue,
ho qualche goccia ,
di questa terra
ma non ho mai
avuto la necessità
di visitarla.
Poi improvvisamente
é capitato e me ne sono innamorata.
Il mare azzurro
che bacia le sue coste,
Il Cristo velato
che suscita emozioni
fino alle lacrime.
L'imponenza del Monastero di Santa Chiara.
San Gregorio Armeno
pieno di storia e modernità.
Le piazze rumorose e vivaci.
Poi tanta gente,
tanta gente che passeggia
godendosi il sole
delicato dell'inverno.
Adoro il profumo della pizza
appena sfornata.
del babà.
I banchi del pesce
che profumano di mare.
La musica,
la musica che riempie
l'aria.
Ma sono mille
le ragioni per le quali
voglio
vedere ancora e
ancora
i posti che la rendono così
ricca di contraddizioni e
saggezza allo stesso tempo.
Io sono di Roma
amo profondamente
la mia città
con tutta me stessa
ma Napoli ha rapito
un pezzo del mio
cuore.
lo stelo dei giorni trattiene
questa danza d'infinito,
garofano nel diario del mattino.
Giustifico l'orizzonte,
m'allineo al suo dolore,
ritaglio scenografie di vento
fra gli abbracci del silenzio,
abiti di cuore rileggo
nei pensieri di un tempo acceso.
Ho un sogno stretto tra le miei braccia
che non volevo lasciare andare via dal cuore,
sei tu amore che mi prendi totalmente.
Allorché vorrei conoscere ogni tuo intimo segreto,
aprire le porte per far entrare il cielo,
saper sempre quello che è falso o vero.
Vorrei che tu mi dicessi sei il mio sogno
e lo sei per davvero, anche quando vedo nero,
porti dopo la pioggia sempre l’arcobaleno.
Vorrei capirti in ogni piccola cosa,
far portare via vento alla malinconia,
scambiandola con un pizzico di follia
che sfoci in sorriso di magica allegria.
Vorrei essere la tua anima gemella,
l’ombra che ti fa da sentinella,
l’amore della tua vita,
l’Angelo che ti annuncia la buona novella,
di vivere insieme per la vita eterna.
32
pastiglie.
E ne sarebbero
bastate appena 9
per affievolire
l'astinenza
e indurre
l'ipnosi
del
cuore.
E invece
adesso
eccoti
qui
con me,
amico mio,
che attraversiamo
un mare verde brillante
per entrare nel caffè scuro
del fiume Nilo, per dileguarci.
Le nostre lunghe toghe bagnate
si gonfiano attorno alla vita
e si torcono come una
spessa corda bianca,
mentre i pensieri
si appiccicano
come tante
farfalle
ai
nostri
pochi capelli
per punzecchiare
testa ed orecchie.
Potremmo graffiare
oppure annegare,
perché oramai
non importa
davvero più
se chi
ci ama
avrà fissato
cento occhi
per seguirci:
non ci capiranno.
Ci incolperanno apertamente
con la lingua noiosa di una mucca,
e ci offriranno un nome importante
ma senza saperci confortare.
Siamo inchiodati
al terreno
fresco
del
tempo:
tu chissà
da che forza,
io da una donna
che pensa d’essere
Afrodite, o Artemide.
Siamo ridotti
al collare
e al suo
giogo.
Con
gli occhi secchi
e con i nervi glassati
dal tocco freddo della luna.
Cosa distingue
il plesso che borda la sera
da un’onda di polveri, e per un gesto di resa
vai valva vuota per cortili d’acqua.
Dalla randa ferita muovi
le mani ad altri venti
sai di spargere nodi al respiro
uno per particella, tutte
che tornano indietro
da un’eco di guance spolpate.
La metà l’hai donata alla scia
-questo muovere il nome lontano
l’essere di fronte
a disegnare il tempo per sempre
d’isole e sponde
apnee.











