a fuggire mentre dorme la guardia?
Ma come fa una lacrima
a restare liquida
lungo un corpo gelato?
Non osa la neve attraversare il buco nel tetto.
È la pieta che plasma la bufera.
Mio figlio trema. Nido e senza vergogna.
Il suo certo che è ghiaccio.
I suoi sì che sono ricordi.
Io ho dimenticato:
a volte è un dono,
più spesso è un'altra cianfrusaglia del nulla.
Se se ne andra la notte,
tornerà sobria e pentita
con un pacco di stelle
per farsi perdonare la scenata.
Quando quel pomeriggio
di dicembre entrai nel tuo negozio
fui tanto stupido da non cogliere
che quei fiori erano il primo indizio.
Non erano coperti di rugiada: anche
i fiori piangono, anche se in silenzio.
A cagionare un sorriso è quasi sempre
un altro sorriso, e da quel tuo primo
sorriso ci siamo visti tante volte e tante
son state le chiacchierate a tirar mattino.
Come quando ti raccontai che la banca
mi rifiutò un prestito con lettera siglata
dal direttore, nientemeno che tuo marito.
La sola cosa che non amo di te
questa sera di freddo particolarmente
intenso è la fede che porti al dito.
Stasera lo hai lasciato sulla poltrona col
giornale sulla pagina della borsa, intento
a controllare l’andamento delle azioni.
Con la mano nella borsa sulla foto di tuo
figlio, ora che tra noi l’attrazione è forte
e potremmo pentirci delle nostre azioni,
sarà meglio che rincasi con la pioggia che
consente di camminare a testa alta con il
viso velato di lacrime; per me una buona
dormita, ponte tra l’afflizione e la speranza.
Non piangere mai per un uomo anima mia, ti
si sbava il trucco; il mascara che tanto ti dona
vale più di questo stupido maschio…
Tornerò dallo specchio senza cornice, l’unico
amico che quando piango nel mio abbaino
non ride mai: lasciami sull’uscio insieme ai
tacchi; asciuga gli occhi, sorridigli se è sveglio.
E sdraiati nel letto insieme al tuo bambino.
profumo di Natale.
Voglia di ridere
di abbracciarsi e
festeggiare.
Certo c'è caos
macchine rumorose,
musica in strada,
che ci prepara
a giornate
sospese nel tempo
ma ogni anno più
preziose.
C'è chi cerca in ogni modo
di farcelo dimenticare,
facendoci soffrire
proprio a Natale.
Apri i regali
di chi ti ha pensato,
senza dimenticare
chi é meno fortunato.
Da secoli si celebra,
si sta tutti insieme
una delle poche feste,
che avvicina le persone.
Bambini allegri
che adorano la festa.
Pazienza se la cena
ci rende satolli e
lo spumante fa girar
la testa.
È un privilegio
potersi divertire,
stare con la famiglia
che non si smette
mai d'amare.
Buon Natale
a tutti
soprattutto
alle persone sole,
con l'augurio
di trovare un
amico e che
vinca sempre
l'amore.
L’onda non vive che un attimo
Basterebbe imparare
Come si fa a competere con un urlo? Ci vorrebbe un allenamento australiano per stare tra canzonette
e rapperate su Superman oppure rompere gli argini di una cornice e tirare avanti l’ugola di Munch
Perché, amici miei, i poeti o stanno contro o sono dentro alle scuole dei buoni pensieri
quelli da profitto intendo che sono come i buoni matrimoni e restano alla larga degli sfascia famiglia
Guai a sposare un comunista meglio uno che ti insegni come mettere le posate a tavola
I versi giusti e le parole che ci vogliono da buon borghese e bisogna concretizzare fino al caffè
Altro che scapparsene in Africa far commercio di legni esotici, battezzare rotte nel Sahel
e tornarsene con il cancro che divora l’ animale dell’inferno
per poi morire dove inizia il mare
e tuttavia sempre fiume resta,
così è la mia malinconia.
Nel cuore esplode e poi mi abbandona
lasciando forti dispersioni d’eco.
L’alba migliore ancora non l’ho vista
eppure puntualissimo mi apposto
nel sito adatto alla miglior visuale
da cui scrutare l’anima alla sveglia.
mentre il tempo trascorre.
Mi ripeto sempre le stesse cose…
Mi ascolto e divento piccola piccola.
Prendo tempo
per guardarmi dentro,
perdo il filo dei pensieri.
Ho bisogno di tempo
per ricordare
la cosa piu’ importante
il bisogno di essere
me stessa
di ascoltarmi.
Quando sarò stanca
allenterò il passo.
Un giorno comprenderò
che cosa mi spinge
a capire la gente.
Sopravvivo
nonostante i miei errori.
Ho scelto la mia strada
nonostante il tempo,
non l’ha fatto per me.
Aiutami a camminare,
aiutami a credere ancora
che un giorno
riceverò un sorriso per me.
Non so dire se in alto
le aguzze uce dolomitiche,
mai state più bianche,
fanno da campo ad almeno
due pernici bianchissime.
Un documentario ne ha sgusciate
di parole come caldarroste,
invitando alla fantasia
chi non è più pernice
se non per le stanche dita
infreddolite.

carte geografiche signate d'ô viento.
Storie antiche vecchie e strupicciate,
libbre apierte ca 'o tiempo ha signato.
Pagine angariate a chi ll'ha liggiute,
vite passate 'e storie quase fernute.
'Sti ppiante dint'â terra germugliate,
so' 'e ricorde 'e 'na vita già passata.
Tanta solche cu mille piante diverse,
ca cu 'o passà d'ô tiempo se so' pperze.
Ogni pensiero nasce 'nu capillo janco:
po' lemme lemme se nne cade stanco.
E' tutta frutta ammatura e zzucosa,
semmenata a viecchie cuntadine,
ca llacremanno lle passavene vicino.
Mentre hê gguardo provo ammirazione:
quanno parlene te danno 'na lezione.
'E vvoglio bbene a 'sti ccarte vetrate,
troppo spisso 'nchiuse e abbandunate.
So' ppagine janche 'e chi ancora scrive:
mentre hê sfoglio se sentene 'e suspire...
che questo momento,
questi giorni,
tutto questo tempo;
tutto, fosse come neve
che senza rumore,
piano piano si scioglie
e poi scompare.
E svegliarmi,
come da un torpore.
E sedermi
accanto a te,
in fronte al Sole
e dirti ciao.
Ah, quanto vorrei,
fratello mio,
quanto vorrei...
dirti ancora ciao.
Era il 17 Novembre e l’autunno
aveva dischiuso le porte all’inverno
col maestrale che scorreva la valle
e la neve che imbiancava tutte le cose.
Non so come la neve faccia nascere un fiore
o se il maestrale possa scolpire una vita.
L’Europa stava compiendo il suo secondo suicidio,
lo sterminio d’uomini si stava consumando
e il mio primo vagito era una speranza,
sottile come un lamento che esce dall’ombra,
un suono dolcissimo come una preghiera.
Ora mi sento abitare lontano da quel giorno
nell’aurora che si accende in questa valle,
ma il tuo bambino è ancora dentro di me,
nel pugno i ricordi di un passato lontano.
Ovunque si nasce genera memorie
e nell’iride dei miei occhi si specchia quel cielo
che era nascosto tra i fiocchi di neve
e nel tuo volto di madre vedo ancora il sorriso
e l’amore materno che tu mi donasti,
limpido e puro come l’acqua di fonte,
che riempie e accompagna i miei giorni
come se ancora tu esistessi e, nel sogno,
la solitudine svanisce come d’incanto.












