L’ansia immensurabile di ripetere
una tale notte ti inonda di fremiti
per la ricordanza dei sublimi tremiti
donati dal suo accarezzamento.
La sua libidine premeva contro di te
alla ricerca di ripetuti amplessi.
La sua bocca avvezza agli eccessi,
la sua lingua umettata, i suoi baci
lascivi, le mani che lambivano
senza sosta i corpi dell’uno, dell’altro.
Sentivi il suo piacere dall’antro
della sua bocca erompere incontrollato.
E sentivi la tua eccitazione accrescere,
e poi di nuovo, e ancora; stavi lì
per raggiungere l’acme, e lei altresì
te ne dava di quel piacere che rende
incalzanti i palpiti… ma ora ti aspetta
il lavoro e la giornata che hai davanti.
Stasera in pochi CLICK , in pochi istanti
…@libido… e lei sarà di nuovo con te.
Le ali che non ho chiesto,
le ali che mi hai regalato
nel giorno di sole innocente,
sono qui: l’oriente era a nord
nel regno delle luci perenni
e la bussola segnava il passato
a contatto con l’acqua di mare:
ho visto il luogo delle zagare
da bambino e non ho sconfessato
nulla del domani. Ti parlo a cenni,
in un battito di ciglia da record
l’attimo d’amore perfetto. E’ niente
-potrete dirmi- è solo un fiato
nella vita del cosmo, un gesto
senza importanza. E quella danza
intorno al fuoco di notte tra le grotte
dalle bianche pareti, quel suono
che arriva dal cosmo in spartito
binario? E’ un treno di stelle pulsanti
in direzione contraria al tempo
di tutti, tutto l’amore concentrato
in un battito del cuore: non è stato
il creatore di sogni a inventare il lampo.
Il diffusore di note ha scale volanti,
scriverà per te un libro in sanscrito
nell’anno delle meduse in kimono
e della guerra degli umani. Sarà la notte
del canto delle sirene nella nostra stanza.
un gemito primitivo.
China e nuda,
hai brindato alla penombra della cucina
il bicchiere della staffa.
Poi di nuovo al tuo posto.
Un angolo ripiegato e rugoso
dove far ballare la luna spiaccicata.
Ti vedevo: ero io la penombra.
Mi ha sgamato ogni tuo sospiro,
ma ci siamo ripromessi di non dirtelo.
Un giorno,
qualcosa ci dira chi si è addormentato per primo.
girotondi di parole per comprendere chi sono,
e intanto l'anima si arrovella,
come goccia che ricade.
Del mio tempo incerto non ho voce,
e so bene
come più difficile sarà il restare,
ora non posso più contare
che sulle mie spalle curve.
Ma il battito del cuore è ancora forte,
pieno di speranze non dome,
quasi altari dove pregare,
ascoltando una voce.
Calmerà anche le più tristi incertezze,
e rinascerà ancora luce,
sul mio viso saturo d'ombre.
Passi lungo la via, senza impronte,
suonano come arpe e struggenti violini,
nella neve che arriva.
la briciola d’un fragrante panettone
si poserà sul mio freddo terrazzo,
di colpo si accenderà la grotta.
Quando a posarla sarà uno di noi,
premeditata nel flusso della festa
o fosse anche per una distrazione,
la stella brillerà anche per gli altri.
Buon Natale - diceva mia madre -
già dalle prime luci del mattino
tra dolci frette e succulenti fritti
mentre incartavo scintille per la notte.
Buon Natale - io le rispondevo -
Ma… non si dice quando è proprio l’ora?
L’attesa é attesa - lei mi replicava -
più é lunga e più sarà il Messia!
Natale di un anno X
Un altro giro di giostra
si consuma
. amare… io uccido
. amare… tu uccidi
. amare… egli uccide
AMARE… NON UCCIDERE
Era questa la proposta - troppo sconcia per l’uomo? -
Tu
piccolo bambino
miracolo dei tempi
sei lì
come per inerzia
ricorrenza di un amore senza decollo
fallito e osteggiato
- sconfitto da 100… e 1 uomo cattivo -
Dio grande… non voglio credere che sia opera tua
tua immagine e somiglianza
quando domani
è già
d e s e r t o
Sei gentile, e così bella.
Bella come lo è nella cartellina
sotto al tuo banco l’acquerello
che ho trovato sbirciando in cerca
del tuo nome; non ricordo come
mi chiamano, sono solo il bidello.
Ti vedo quando durante l’intervallo
studi seduta per terra, e mordendoti
le labbra da dietro gli occhiali
sembri dire a chi passa e sogghigna:
voi ridete perché vi sembro diversa,
io perché siete tutti uguali.
Quella mattina che ti fermasti
a parlarmi per evitare un bullo capii
che oltretutto eri anche simpatica.
I miei occhi non potevano staccarsi
dalle tue lentiggini; ma ai salienti
bivi della vita non c’è segnaletica…
L’esperienza è il tipo di insegnante
più ostico: prima ti fa l’inatteso
esame, solo dopo ti spiega la lezione.
Così quando, approfittando dell’ora
buca, mi chiedesti di farti compagnia
per un frappè al bar della stazione
non pensai che i funghi si possono
mangiare tutti indistintamente, ma
alcuni una volta sola; e che alcuni
portano felicità ovunque vadano,
altri solo quando se ne vanno.
Chissà se un giorno i tuoi occhi bruni,
il ricciolo appiattito sulla guancia e
quel bacio al gusto di vaniglia
potranno, insieme al dolore, svanire.
Scelsi di andarmene di schiena alla tua
domanda: perché è immorale far l’amore
a sedici anni, se a ogni età si può morire?

Avanza il tempo col suo passo incerto
e bianca brina tinge il mio percorso
pesa quel grigio cappotto addosso
e m'accingo ad affrontare il tempo che mi resta.
Un pensiero fisso preme sempre in testa
lasciare un segno in questa grama vita
del mio passaggio seppur fosse un assaggio.
Parole acerbe son frutti macerati
di lacrime e sangue concimati,
trascritti giacciono pensieri
mai scordando la croce di ieri
accompagna solingo cammino
nel silente avaro destino.
Iridi stanche osservano un mondo
che ingoia, s'ingozza e prende
assottigliando ciò che mai rende,
di sicuro un segno lascia
marchiando e facendo cassa.
Si fa presto a trascrivere e disporre
saranno inermi a pagare...
senza comporre.
Non si vive di sogni
nella realtà dei giorni.
nei replicati flussi dell’attesa
quando, seppure il sol non indietreggia,
confondo il blu col persistente grigio.
Preferirei tutta l’aria intorno
effetto chiaro di devastazione
di un deformante generale inverno
che gioca invece a fare il caporale.
La colpa è mia, non so accettare
quel che di bello intanto è da afferrare
mettendo un po’ da parte il malumore
e non saggiare subito l’amore.
Giù nella strada corrono bambini
accesi dalla forza del mattino.
Vanno alla meta che non è fissata
mentre vorrei ancora io dormire.
tu che di silenzio
hai strappato le notti
E stringiti nei sogni
promettendo il tepore
in ciò che senti
e non vedi
scagliando nel Cielo
le suppliche
E di acqua e di sale
serva il suo figlio
per liberare il sipario
in un nonché
di viole e dintorni
da questo cieco
voltare gli sguardi !
Dal brancolare nel buio
con grondante sudore
al desiderio di fuggire
dall'umano gestire
che previsto contatto
tra anima e mente
d'orgoglio
in consigli di stato
alle masse sottrae.
Soggiace alle voglie
dei media all'entrata
in gamba tesa rimasti
a voler controllare
l'alitazione del vento
contraltare
in albe e tramonti
su Marte ... e oltre.
Da petit onze
a grande cinquanta
una volta d'aritmetica
si cercava mediazione
ora alto
è il prezzo del pane
come quello del mare
lascia l'amaro gusto
d'una cena privata
a base di pesce pregiato
su riservata spiaggia.
Ogni anno i sentimenti
si adagiano sopra ogni ricordo
al contrario il Natale gioisce, colora e
nel chiarore sospeso
anche la brina si posa sui rami
il tepore si addensa ai vetri
gli acquitrini ghiacciati riflettono soffici cirri
e la bruma fin dal profondo
filtra cristalli di ghiaccio
che ognuno
scioglie al camino
e un calice rosso di vino
sente il richiamo .









