Era il 17 Novembre e l’autunno

aveva dischiuso le porte all’inverno

col maestrale che scorreva la valle

e la neve che imbiancava tutte le cose.

Non so come la neve faccia nascere un fiore

o se il maestrale possa scolpire una vita.

L’Europa stava compiendo il suo secondo suicidio,

lo sterminio d’uomini si stava consumando

e il mio primo vagito era una speranza,

sottile come un lamento che esce dall’ombra,

un suono dolcissimo come una preghiera.

Ora mi sento abitare lontano da quel giorno

nell’aurora che si accende in questa valle,

ma il tuo bambino è ancora dentro di me,

nel pugno i ricordi di un passato lontano.

Ovunque si nasce genera memorie

e nell’iride dei miei occhi si specchia quel cielo

che era nascosto tra i fiocchi di neve

e nel tuo volto di madre vedo ancora il sorriso

e l’amore materno che tu mi donasti,

limpido e puro come l’acqua di fonte,

che riempie e accompagna i miei giorni

come se ancora tu esistessi e, nel sogno,

la solitudine svanisce come d’incanto.

 

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Profilo Autore: Luigi  

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Commenti  

Tea
# Tea 17-12-2018 14:41
l'ho trovata molto bella, malinconica ma nello stesso tempo forte e rincuorante... un saluto :-)

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