paure partorite premature
dal grembo d’un futuro non perfetto.
Benedetti, gli specchi dentro casa
colorano ogni mia perplessità
allorquando in essi mi rifletto.
Se fossi almeno bravo ad evitare
di fissare questi occhi così insulsi,
non mi sentirei del tutto solo.
Andando a scovar l’amica luna
frantumo il respiro della notte
ma è fatica l’approccio al cielo.
Ancor di più detesto le nuvole,
macigni informi infilati ad arte
tra me e la bellezza da stanare.
Irrequieto, me ne sto in cucina,
i gomiti sul tavolo antracite,
provando a scarabocchiare un po’.
E cielo è il cielo che volevo.
E stelle d’agosto la penna regala!
Sì, erano soltanto sensazioni.
Occhi…
per vederci chiaro
bocca dedicata al verbo
olfatto per sapere di cosa si tratta
udito, per comprendere l’altro
tatto, poterti sfiorare…..
siamo come fiocchi di neve
la nostra vita, lo spazio di una caduta
tocchiamo il suolo
evaporiamo per tornare in cielo
forse più saggi e con meno vertigini
certo è… che è bello volare…
una lacrima
fusione di più stati d’animo condensati
essenza femminile
cuore palpitante
fuoco…
ti cerco fuori di me…
tranello…
vado oltre il guado illusorio
trasportato dal flusso non trovo la strada…
divento salmone per tornare alla fonte
come un fiocco di neve appena nato
ma senza le vertigini.
Festosa atmosfera sulle fredde pendici,sui borghi silenti cangiante coltre invernale,
vestito di caligine sussurra infreddolito,
un alito di vento in mille pensieri
sotto l'albero di quiete arricchito,
ad ogni ramoscello qualche rosea bacca
di quercino sparpagliata,
la nota di un violino in la minore nella mente intonata,
inerte entusiasmo sopra il cielo del camino danza,
il velo di un sorriso fugge-speme in bilico esile pensa,
cometa:dice la leggenda, traspare nella notte fonda,
colui che in un lasso di tempo,
l'amore dell'Oriente giorno dopo giorno
anche se è Natale, un velo di tristezza mi circonda.
Che meraviglia la sensazione
che dà l’aria sulla faccia!
Quante volte l’ho lasciata
sdrucita in un angolo…
dicendole aspetta, aspetta.
Chiudendo gli occhi riesco a sentire
la leggerezza di un palloncino... tolgo il
piede dal davanzale e allargo le braccia.
Stamattina non resta lì la vita.
Ha una tale fretta…
l'acqua che scorre su piume battenti
d'ali
su piaghe del rintoccarmi amore
quando stagna sulle rive il sole interno.
Le fiabe di nonni -avi perduti-
su battenti di persiane arcaiche.
Su ceneri d'albe e scuro persi
guardinghi
a sperare luminarie di strade a festa
Cigni
Bianchi
Ricordo Laura dei giorni lieti
quando correva nel sole
quando, la notte,
rubava luce di stelle
per farsi vestiti preziosi.
In lei viveva Poesia
che s’affacciava dai suoi occhi
e guidava la mia penna.
Scrivevo di lei cose mai scritte
parlavo di lei con gli alberi
coi fiori, col grande mare.
Poi, venne il vento
e portò via il mare
venne l’inverno
e uccise i fiori
venne la morte
e si portò via il tempo.
Si ergono strutture destinate all’oblio
la visione del mondo attraverso un oblò, come polli in gabbie appena più confortevoli
si vive oppressi entro un labirinto buio, dove si avanza brancolando a tentoni
senza un lume c’altro non è se non un archetipo del fuoco interiore
non si arriverà mai a petere il centro anch’esso archetipo della verità…
eppure in queste finte gabbie che come sabbie mobili ci risucchiano piano piano
c’è chi vi sta bene o crede di stare bene, ovvio questa apparente comodità deve pur garantire qualcosa
il fatto è: che pretende in cambio molto di più di quello che offre/vende a caro prezzo
ma alle masse dormienti pare vada bene e se non va bene comunque si sforzano di digerire il rospo
inevitabilmente più grande dei loro gargarozzi oppressi da colletti convenzionalmente indossati…
tutto questo ha un senso e sta per volgere alla fine
questo vaso di pandora a breve esploderà facendo scaturire tutto ciò che si ha cercato di velare in passato
e ora verrà bruscamente a galla, chi non sarà pronto a reggere il colpo
nel vedere come i muri innalzati dall’ignoranza che ha usato come protezione fin ora
si sgretoleranno ala luce del vero e imperituro momento che verrà
crollerà anche egli seppellito con le sue stesse mani… ma anche questo fa parte del gioco.
il consiglio che posso dare è: apri gli occhi chiunque tu sia
il mondo è pieno di meraviglie ed è un luogo fantastico per vivere
esci da questo loop appiccicaticcio che ti tiene invischiato a se
ascolta la voce del tuo essere, del tuo cuore, inizia ad amarti e di conseguenza ad amare
alla fine il buio è tale solo perché in assenza di luce, ma la luce è ovunque e basta solo lasciarla entrare…
DIVENTA LUCE.
Lo penso mentre guido il mio trattore
con l’orecchio attento a quel rumore
che proviene dal suo carburatore
Oppure mentre come un grande attore
dichiaro tutto quanto il mio amore
da grande e pure falso adulatore
Ogni poeta poi è un fingitore
e pure quando dorme dieci ore
sogna sempre un benevolo editore
Perfino delle tasse l’esattore
in fondo prova un senso di dolore
consegnando ingiunzione all’evasore
Ed il prete umilissimo pastore
mostra un sentimento di pudore
venendo nominato monsignore.
Tutto quanto fa rima con cuore
Lo dice pure questo albergatore
che affitta le sue stanze per due ore.
(e si potrebbe continuare ad libitum)
visti dal vetro d’un bolide qualunque,
i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
E con essi le teste ovali, quadre e tonde.
Mi fermai soltanto per guardare
l'ultima vetrina del giocattolaio,
il naso nero d'una locomotiva
e la malinconia di un Pierrot.
Poi, ripresi subito a correre.
A malapena scansai le stagioni,
a forza montai in groppa al futuro
e intanto mi domandai cosa facevo.
Cosa facevo lungo quella strada?
Avanti e indietro, indietro e avanti
per ritrovarmi infine esattamente
sul muschio al sasso della mia partenza.
L'unica foglia di un girasole finto
si mise maledettamente in mezzo,
in mezzo tra me e l'oceano d'Ulisse.
Cercavo fiori e trovai polimeri.
Ai bei palazzi della città orrenda,
ai tormentati marciapiedi tristi,
alle ventiquattrore in mano alle saette
io chiesi tregua d’un secondo almeno.
Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
alla bocca rifatta di chi prima era bella,
io chiesi solo di sognare.
malinconico volto
impresso nell'anima
sentimenti si spengono
con il fuggire del giorno
tuo viso comparirà altrove
siamo frammenti di sensi
per breve tempo posati sulla vita
poi svaniamo nello spazio del mondo
eterni rimangono sospesi i sogni
rossi di luci, lucenti di speranza
i tuoi occhi incatenati ad un orizzonte
infinito rosso
malinconico volto
impresso nell'anima
mille tramonto attraversano luna vita.
Per questo ho pensato di
parlare a tutti i bimbi del mondo.
Un abbraccio forte, Babbo Natale.
Riavvolgimento veloce.
Non mi è dato sapere il motivo di tale
sconforto, ma Rudolph sta molto male.
Non preoccupatevi però
troppo bambini e bambine,
qui in Lapponia siamo tutti sicuri
che la cura saranno le vostre letterine.
Se cesserà di esser una disputa tra credenti che onorano
il compleanno di Gesù e atei che celebrano l’anniversario
della nascita di Sir Isaac Newton il Natale,
se non sarà solo come un giorno in ufficio dove fai tutto
il lavoro e il tipo grasso con la tuta si prende i meriti,
forse ci servirete anche voi qui nel nostro ufficio postale.
È giorno
sull'isola dei conigli.
Tiro la lenza,
mentre la marea dorme ancora.
Il sole mi spia,
solca la piccola onda
e si siede accanto
a farmi compagnia.
Son fuori dal tempo,
poso le emozioni in un secchiello di conchiglie
e per la battigia,
tra un passo e l'altro nella stantia acqua,
porto a spasso la mia vecchia radiolina
e intanto Neil Youg suona ancora...
Fermo l’istante per osservarlo meglio
per svelare il segreto del tempo…
non ha segreti, sono io che con i miei mortali sensi
fatico ad attingere all’immortalità
eppure oltre il guscio che mi compone
io sono immortale…
mi adeguerò a vivere come posso
e quando un giorno l’eterno mi fermerà
per osservarmi meglio
forse anche egli troverà se stesso.
L’anziano uomo, come oramai
fa da quasi due decenni, ogni
mattina si reca nell’orto
e con la consuetudinaria procedura
controlla che la zucca non sia vuota.
E il cavolfiore non sia morto.
Pari a tutti quelli che erano i suoi affetti.
Alieno da ogni ricordo saluta sfiorandoli i porri
e si assicura che abbiano al vento forte
resistito ramati i pomodori, che siano
in buono stato i pisellini e il sedano
non abbia patito le gelate della notte.
Osserva le cipolle rosse
e le zucchine bianche, assuefatto alla solitudine
delle interminabili ore vuote.
Qualche passo tra i fagioli borlotti,
e gli sfugge un sorriso amaro
destinato forse alle carote.
Amaro come il sapore
che lasciano le cose
irrimediabilmente andate.
Prima di rientrare con il canestrino
pieno per il minestrone per cena
si accerta che godano di buona salute le patate.
Gli pare di udire un graffio alla porta
ora che sminuzza le verdure
nel suo angusto e freddo cucinino.
La sorpresa non starà nell’aprire, ma nel
sentir un po’ meno il graffio al cuore nel divider
la minestra con l’inatteso tremante bastardino.







