è coda d'alba regalata agli occhi.
Riesce a distrarci solo il brusio
di valenti pescatori su un gozzo
il cui color, celato nella notte,
adesso si distingue ed è rosso.
Le stelle han salutato piano piano:
un'altro giorno ci aspetta.
Dietro quelle nuvole svogliate
si nasconde il segreto rinnovato
di tanti sogni del tutto mai sopiti
e riemersi con le prime luci.
Seduti sulla sabbia che ora scalda
il tempo avanza in compagnia del sole:
non v’è stanchezza in tale dimensione
e tra il passaggio di una nave e vele
con onde mosse dai respiri nostri
la mattinata ha fine ed è meriggio.
Ed è li fra l'odore della sabbia bagnata
che i nostri occhi si posano.
Ed è li che osserviamo il pescatore
cucire le sue reti, fra scogli e barche
ormeggiate, attendere paziente
che la luna illumini la spiaggia.
Ė la quiete del meriggio che invita
a raccogliere l'energia del cuore,
a scrutare l’orizzonte oltre il mare
aspettando sereni il calar del sole.
Come ogni tramonto vissuto,
anche questo sarà nuovo.
Il sole a malincuor s'abbassa,
inventa colori a confondersi con l'acqua.
Superata la rassegnazione, la speranza
di costruire un’intensa storia, la nostra,
è nel grembo della notte che sta alle porte
superando il confine del giardino della vita.
Messaggera di prepotenti bagliori,
l'alba bussa dolcemente.
I nostri cuori rinnovano dolcezza
per dare un senso alla continuità.
Il mare riesplode nei suoi azzurri
ed è pioggia di luci che ci bagna.
nel recinto della mia follia.
Soggiogando l'effluvio delle pulsazioni,
spogliai il tuo corpo un petalo per volta
soffermando le mani sui turgidi sorrisi del piacere.
Ero tempo d'intervallo interposto nei tuoi dirupi.
E scrosci di temporali
E valli inondate di gemiti
E grondaie gocciolanti
E tutto nell'attimo
che nell'attimo è tutto.
E quello che vissi non so.
Se spazi potessero racchiudersi nel palmo di mano
potrei ancora sorreggere le tue voglie.
Ora che son solo vecchio scritto
mi diletto nel polveroso sonno
che questo baule mi concede.
Mi crogiolo nell'abbandono d'una notte senza notte
dove anche una poesia
può essere letta al buio.
Quarantanove, ottantadue
nei cieli della vanità che danneggia
la sintonia con il proprio
senso di spiritualità si destreggia.
Sorvolavo il mare padano
nell’Astigiano dove si stendono le
colline del vino, morbido come la seta
con una macchina da volo
con le sue ali in ossa di balena e
la copertura in finissima cartamoneta.
Quarantasei, ottanta, trentadue
ogni giorno l’eccesso di fatica dileggia
i progetti per il futuro, ma ogni nuova
prova di coraggio alla presta li corteggia.
Lì per lì non ho subito inteso
che il martin pescatore desse la caccia
a una badiale azzurra balena
che inaspettatamente, saltando fuori
da un’onda, investe una barca di turisti.
E nuota distante dall’ora di cena.
Settantaquattro e ottantotto sulla ruota
d’acqua, ma l’inquietudine che arpeggia
lascia quel senso che il sogno
i dissensi familiari non pareggia.
Verosimilmente desto,
arenata sulla spiaggia
le siedo mesto accanto.
La balena canta anche parole
antiche e l’uomo non le ode
perché sordo ormai al canto.
così belle, ancor neutre, da sgrezzare
quando un tema nella mente si trastulla
già da giorni, comincia il tuo lavoro.
Nell’ora che si sporge sul tramonto
la penna corre e verga segni neri
e così, senza pensare scrivi tutto
quel che il sinistro emisfero ti reclama.
Dopo, con calma, tagli, limi, cuci
ogni singolo verso, ogni lemma,
usi sinonimi per non appesantire
e non ripeter concetti uguali a prima.
Il [poeta] lavora con il cuore?
Può darsi: io ci metto anche il cervello.
Scrivo con l’anima, cesello con la mano:
in fondo sono solo un paroliere artigiano.
La stessa cosa, il mare.
Adesso chiamo primavera
"Rimpiangendo il passato e sperando nel futuro senza mai essere soddisfatto del presente: così ho trascorso la mia vita.”
(Pyotr Ilyich Tchaikovsky)
Non
piangere
per me,
povera
Italia,
ed io
non
piangerò
mai più per te;
che intanto, oramai,
non ti sdegni neppure
di fronte all’oltraggio
dell’ingiustizia.
Che
è
da tempo
immemore
(purtroppo)
che non
credi
più
alle
lotte
fiere,
alle cause
che terminano
col legno di una croce.
Io resto il mio stanco stesso,
con gli amici descamisados,
fermo in un passato
dove la storia
deriva
solo
dal
racconto
del futuro.
E dove
l’amore
è bello
anche se è
una forza inutile
incapace di esprimere
niente altro che se stessa.
Come farò, eri come un faro
Navigherò in questo mare amaro
Affogherò ogni tuo ricordo caro
Ed ogni giorno sarà un nuovo varo
Come farò, eri come un faro
Ti cercherò e se non ti riconoscerò , sparo
Ad ogni amore in cui cercherò riparo
Ad ogni vizio che comprerò con il denaro
Come farò, eri come un faro
Custodirò il tuo sguardo, diamante raro
Ti ricorderò nel mio viaggio solitario
Non ti lascerò ma sarò d’amore avaro
si sprigiona l' amore.
Come uno spettacolo
di neve che cade
disegnando
un tappeto colorato,
le nostre lacrime di gioia
ci sfiorano
come una carezza,
facendoci sospirare.
Sorpresi da questo
intenso sentimento,
aspettiamo la notte
per raccontare alle stelle
ciò che proviamo,
distesi su una coperta
di sogni.
Siamo mano nella mano
e percorriamo la strada
di un castello.
Tu, sei quel principe
dagli occhi verdi,
che ha incantato il mio cuore.
La penna indelebile
delle mie emozioni.
La strada che percorrerei
ad occhi chiusi,
per perdermi
in un tuo bacio intenso!
di aggrapparsi a spigoli di luna,
di essere dei belli il più bello
mandando a quel paese la sciagura.
Voglie, di bagno in cioccolato caldo,
al fianco dame ricoperte di velluto,
il seno che appena appena sporge
al suono antico d’inatteso cembalo.
Brame di conquistar le terre linde,
di agguantare in un sol colpo il mare,
rinchiuderlo nel prepotente pugno
ed aspettar che ridistenda l’acque.
Sarà, la vita, un nuovo tipo d’aquilone?
Di qua e di là non obbedisce al vento,
di brezze a volte reinventa il senso
e va, sconsiderata va, ad evitare morte.
vicino a ciò che amò.
Inseguendo i giardini dell'amore.
Ancora oggi il suo canto d'amore accompagna l'aria della sera
e il vento lo trasporta dove dormono gli amori.
Ancor oggi il mare parla di lui,
nelle tempeste e nelle bianche onde che si infrangono sugli scogli.
Questo fu Milos poeta.
E questo il suo canto di lacrime...
nel cambiante suono di solitari passi,
esuli dall'essere,
presenti nell'assenza,
assenti nel presente.
perché da tempo non avevo più sete.
Morì la sensazione del caldo,
perché da tempo non avevo più caldo.
Morì la sensazione del freddo,
perché da tempo non avevo più freddo.
Quando non ebbi più tempo per le sensazioni,
nacque il tempo delle insoddisfazioni...
Perché tutto è relativo a esse.
del proprio tempo vissuto...
Passarono istanti o splendenti Soli in cui
l'agire avvenne senza avvenire...
In un reale che non fu reale.
Allora apparvero terre lontane e fuochi in quel che rimaneva
dello scibile del pensare.»
rosse come il fuoco.
Terre vidi ed esse furono incendiate da scrosci d'acqua.
Scrissi versi per te,
ti chiamai amore.
Nomi urlai al vento,
nulla servì a placare l'ira delle anfore di creta,
no, nulla servì.
Servì il nulla a dar tormento.
pozzo senza fine.
Mare d'un tempo passato.
Bosco di stoppie.
Pane scialbo.
Bilico sei per me,
o dissipata tristezza
d'uno stupore ritirato.
Mentre il tempo scompariva dal reale...
d'adorne terre e cadenti foglie.
Nella casa dell'edera trovo voi,
da rincorsi sogni nell'anima flessi.
Vissi nel tempo del fu.
Fui tempo nel palmo di mano.
D'uno spento falò sfiorai lo scritto,
lasciando al tepore storie d'accesi deserti.
Vedo i petali che ricoprivano i tuoi seni
sussultare nell'infinito scritto,
dall'impudico ghibli trasportati.
Or leggo il dorato profumo di Babilonia
tra pensili giardini e sussurri d'acque.
dettero linfa nuova all'amore vissuto...
immerso in rubini, fra cascate di smeraldi,
fontane d'ametiste e diamanti.
Sfregai lampade d'argento.
Divenni mito per assaporare i tuoi baci,
viaggiando sulle scie dei millenni.
Sì, fu tempo e ora che tempo non è più,
per te cucirò principeschi abiti con i versi delle fiabe.
Per te scriverò l'infinito libro dell'amore.
Per te imprigionerò l'essenza degli astri
e nell'estasi degli occhi tuoi,
finalmente vedrò le mille e una notte.
son qui sdraiato a guardar di voi perdute guerre”
senza tempo, tempo in cui contava la qualità del vissuto...
che trafisse l'anima con lunghe spine.
Rese viva l'esistenza, le concesse la forza del pensiero.
Indusse ogni singola emozione verso i “sentieri dell'anima” che
portavano alla quiete dello spirito dopo un vagare triste e incerto.
In una notte, notte senza tempo, si materializzarono ancestrali vicissitudini.
Tra lampi e tuoni tremò l'intelletto e il verbo divenne amore.
spegnerei quella clessidra di vetro,
da troppo tempo logorata dalla polvere d'una stella cadente.
Se avessi la forza di graffiare le infinite trame tessute
dalla tristezza scolpirei sulla sabbia i tuoi occhi di cristallo.
Se la malinconia d'un vascello in fuga verso l'orizzonte,
ascoltasse i nostri lamenti, costruirei una piramide per racchiuderli dentro.
Se gli interminabili se che camminano insieme a noi,
rimanessero solo dei se, troverei il coraggio di sussurrare il tuo nome al vento.
Se un raggio di sole riflettesse nel tuo sguardo il labirinto che ci imprigiona,
vagherei per l'eternità alla ricerca del tuo amore.
Se ancora una volta potessi sfiorare con le mani il tuo viso,
resterei lì fermo a osservarti per ore nel silenzio d'una tempesta.
Se negli stralci di queste frasi potessi cancellare le incertezze,
forse mi ritroverei accanto a te.
Se d'un tratto scomparissero i vampiri che volano nelle stellate notti,
mi siederei ancora con te su quella panchina triste e fredda.
Nel calore d'un acceso fuoco annegherei il mio amore e con
infinita dolcezza cullerei i tuoi meravigliosi occhi di cristallo.
sguardi lontani s'intrecciarono, s'osservarono.
Piccole ombre nascosero il volto.
Lontano un bagliore scoprì gli occhi.
Immagini sbiadite, lassù vissero ancora.
Burattini come equilibristi corsero lungo il filo della vita.
Risero, piansero, poi in silenzio morirono.
Grida nel silenzio, qualcuno ascoltò.
Nell'oscurità occhi di cristallo brillarono, sorrisero.
Ancora una notte trascorse, una notte senza tempo...
in se stessa a cercar riparo dalle folgori. Il tempo si tramutò e nel passato annegò mentre fuori tutto era scuro. La notte urlò, il cuore sanguinò,
Ti cercai nei crepuscoli estivi, ti cercai sulle spiagge deserte.
Il vento spazzò via i tramonti lunari, piegò in due evanescenti realtà,
soffiò sul tuo viso di rugiada, dove eri?
E dove erano i tuoi occhi di cristallo?
Dirupi immensi intorno a me, scogliere di ghiaccio si sciolsero,
sussurrarono il tuo nome. Eternità latenti dipinsero paesaggi lontani,
sprazzi d'azzurro cancellarono i solchi della vita, piccoli ramoscelli s'intrecciarono.
Tenere foglie sorrisero alla terra.
Sensazioni fuggevoli piansero.
Echi dispersi nelle nebbie di tempeste stellari
ricordi velati da rigagnoli di sabbia,
fiumi di papaveri imbevuti di rosse emozioni ti invocarono.
Ti cercai sulle rocce dei sentieri, sulle ali delle statue,
ti cercai nelle maree scolorite della sera, ma invano gridai,
mi disperai. Invano mi chiesi dove eri.
Sprazzi d'azzurro scomparvero all'orizzonte.
Ricordi persi nelle notturne tenebre, ricordi sospesi, immagini stampate
sulle onde dei mari.
Pensieri... Solo delusioni dimenticate in un angolo
Guardai lontano nel tempo, rividi un volto, ricordai.
Poi chiusi gli occhi e sognai.
porta in sé scritto il mesto tratto della morte.
Come in un viaggio inesistente scorrono immagini
vissute in altre vite.
Immagini spente
forse mai esistite.
Un evanescente fumo di candela accompagna
l'osservare stanco e vecchio della notte.
Un filtro magico che ridà esistenza
a cartoline sbiadite del passato
che bussano alla porta dell'anima
affrancandosi dal trascorso tempo
cercando un conto mai pagato alla nera falce dell'assurdo vivere.
Sfiorano spazi vuoti saturi di tristezze latenti i momenti
che tali non sono più.
Ti rivedo immersa nella nebbia,
tra righe tracciate e corde di canapa tese.
Rivedo percorsi mai vissuti,
assurdamente vivi che grondano sangue da dorate coppe,
irrigando strazianti ferite insonni.
Dormi accanto a me,
mentre le tempeste risuonano sulle rosse terre.
Dormi nel silenzio di questa scura ora,
ora che non conta
contando d'essere ora scandita dal tragico ballonzolare
d'una tremola luce.
Rendo indietro l'anima
correndo fra lontane grida e risa
che lente affiorano dal buio.
Rendo discorsi non fatti
appendo parole su panchine vuote,
appendo una goccia di rugiada
a un arrugginito lampione.
Come morsa che stringe il pensare
costringendolo in una lugubre prigione,
cosi il pensare attanaglia il vedere mesto d'un giorno di pioggia.
Dissi d'esser vento impetuoso
che dal mare dell'orgoglio venne.
Dissi d'esser polvere trasportata dalle mattutine brezze
nell'eden delle immortali passioni.
Dissi d'esser tutto non immaginando d'esser nulla.
Se il nulla fu nulla,
allora l'abbracciai in una vita non mia.
Se le nenie suonate da legni intrisi d'odio
bussarono alle porte del tempio dell'oblio.
Se tutto questo ebbe la sua ragione,
allora vissi morendo ogni piccolo istante,
senza aver mai compreso d'esser vivo.
Addio mio dolce sentire,
ti lascio solo in questa notte illuminata da una fioca luce.
Addio io torno ad addormentarmi nel sonno del non ritorno.
La balena può vivere anche
fino a centodieci anni.
Coperto di cenci
e vestito d’affanni
un uomo longevo, provato
da una vertiginosa caduta interiore
sega, lima e mette chiodi
a un’assetta, l’avvita e dà il colore.
La balena può arrivare
a pesare
quattro tonnellate.
Nella vita di quell’uomo ci sono stati
svariati pinocchio
a riempirgli sporadicamente le giornate.
Ma la presenza nella sua vita
di innumerevoli burattini
non ha alleggerito
il vuoto che sente
per quel figlio
che non ha mai avuto.
La balena è custode della memoria,
funge da ponte tra la profondità
dell’inconscio e i ricordi del passato
dei quali quest’uomo farebbe a meno.
Venne inghiottito anni orsono ritirandosi
dal mondo, per non venir poi più vomitato.
Ora il dubbio è quale sia
per l’assetta il giusto colore.
Ora che comprende che la sua caduta
non ha avuto conseguente risalita interiore.
e cosi privo del benché minimo interesse
che l ultimo fremito del mio cuore
ha perso la forza del suo battito.
E ti ho visto diventare cosi piccolo
e insignificante,
cosi inesistente
che finalmente libera
ho guardato me
ed ho imparato ad amarmi.
che hai portato
non sento
il profumo di un tempo
ma ascolto il racconto
dei ricordi
guardo sopire
pietre scolpite
ascolto sussurrare
nelle notti
il vento di neve
la tua aria mi ripara
allontana il nemico
che dentro
questo spazio angusto
scava stanze cieche
cunicoli senza uscite
dove osservo
sparire come lampo
come acqua da lavandino
l'umana voglia
d'esser qui









