È un dono raro la meraviglia,
me la regalano i bambini e tu.
La vedo nei loro occhi tra i doni e le luci.
L'ho vista sul tuo volto e sul mio...
È comparsa su un muro al primo bacio e mai più scomparsa.
Meraviglia esplosa tra sorrisi, volata su città, tramonti, albe.
Ci ha sorpreso nella normalità di un caffè,
in un pranzo matto mentre giochiamo a trivial,
su una spiaggia o in un letto diventato mondo.
Meraviglia che illumina ogni volta che ti fai dono,
che ci fa ridere ad ogni incontro e piangere ad ogni saluto.
La meraviglia ci ha riscaldato in momenti bui,
dato coraggio, sostenuto e riempiti di speranza.
La meraviglia è stata nutrimento del cuore e balsamo dell'anima.
La meraviglia...
Ci vuole il cuore grande di un bambino per evocarla oppure un amore unico e immenso come il nostro.
Grazie mia dolce fabbricante di meraviglia.
in questo intenso autunno.
Fa’ che dal vivo io risenta
dell’onda il suono sullo scoglio
mentre la pioggia fitta di novembre
non si discosta e anzi mi confonde.
E non lasciarmi poi da solo,
seduto ad assaggiare un sogno.
Vienimi accanto ad ascoltare
quell’emozione che mi prende
al breve, ingenuo tuffo nell’eterno.
Non ti spostare appena sembra
che l’acqua inghiottir ci voglia.
É solo un segno d’accoglienza,
una catarsi che ci viene offerta
per ripartire appena spunta il sole.
così forte da inebriare la mente,
si faceva spazio nell'imminente estate,
di verde intenso vestita.
Corse su biciclette sgangherate,
accompagnavano le giornate assolate,
e quell'aria di bambine cresciute
già disegnava ciò che il futuro avrebbe regalato.
Calze corte e sandali rossi, gonne a pieghe,
e nel vento i capelli fan le bizze,
sopra guance rosse e occhi ingenui.
Come bello era crescere nel sole,
tra risate argentine e leggere.
Come era bello essere adolescenti bambine,
sognando stelle di diamanti e fresche granite.
Sottratto articolo a pubblica vista
un involucro trovato in affitto
da mali di stagione sempre afflitto
a termini di contratto ... è reso
- capolinea ... a stazione d'arrivo -
dove non conta ciociara partenza
o l'inframmezzato giro del mondo,
tempi legati in rime a filo teso
e di peso, nessuno, al fato appeso
nulla a dipendere da tasche piene
ché d'ubriaca mente s'alzan le pene.
A limpide somme del tempo invochi
seppure fosco ... hai rapito sorrisi
senza ritegno o all'ombra, importa poco
pan per focaccia sarà pressappoco.
palla tra palle di nubi antracite,
distante da me oltre il normale,
parlami perché ne ho bisogno.
Se il mare più non risponde
al minimo accenno di un abbraccio
o l’alba tradisce il suo migliore intento,
parlami perché voglio ascoltarti.
Guardando il nostro luna park,
non arriverà la musica del gioco
o lo schiamazzo di un bambino re.
Sono io che ho spento tutto.
Ho consumato notti promettenti,
le ho imbrattate di colori assurdi.
Ho cadenzato stelle al mio capriccio
e ora, credo, è meglio non guardarle.
Ho spinto il cuore in un dirupo
e adesso cerco di recuperarlo
mentre freddo, pioggia e vento
fanno di tutto per scoraggiarmi.
Un padre è colui al quale non
è concesso utilizzare il proprio
telefono, né l’auto, né il bagno.
È colui il quale la fortuna visita
un’unica volta, e ci si deve far
trovare in gabardine di fustagno.
Figlia mia ricorda di rispettare
il creato, ma rammenta sempre
che l’unica varietà di volatili
che non arrischia l’estinzione
è l’uccello del malaugurio.
Che i manigoldi sono versatili
tanto da apparire rispettabili,
e agli integri per cernersi non
resta che somigliare alle canaglie.
Che se ti dovessero appellare con
il termine oca, la cagione non è
l’idiozia della bestia dalle rigaglie
squisite ma le scioccherie scritte
dagli uomini con le sue penne.
I propri figli al meglio i padri cercano
di educare, per scoprire che li imitano
in tutto; nasciamo nudi, umidicci
e affamati: poi le cose peggiorano.
Qualcuno volò nel nido del cuculo
Se sei schedato nell’igiene mentale,
la tua vita è segnata per sempre,
sei fregato,
fottuto,
bollato a vita e non te ne liberi più;
intorno a te c’è sempre il sospetto,
la gente ti guarda con pietà e sufficienza,
ti parlano dietro,
ti danno addosso,
sei etichettato a fuoco vivo,
tutto diventa più difficile,
almeno il doppio,
perché ogni volta devi dimostrare,
non solo che sei in grado di fare,
ma anche che non sei menomato,
sei pure diplomato;
ogni volta ,sei preso con le molle,
c’è prevenzione,dubbio,
scetticismo, e si stupiscono,
se non sei handicappato come pensan o;
l’igiene mentale,
ha preso il posto dell’inquisizione,
un tempo se eri un ribelle,venivi processato,
e adesso c’è l’igiene mentale,
se ti ribelli,
se contesti,e non accetti il sociale,
ti tolgono di mezzo,e ti sbattono in psichiatria,
riempendoti di robaccia e sedativi;
e un sistema di reazione della società,
e di controllo,dei sovversivi,dei diversi,
dei ribelli;
questo e quanto,
e la libertà ce nè poca.
Mi aspetto
ed i tuoi passi accanto
come di rosa corposo gambo
poggiati al braccio mio a condurre
Del pomeriggio ombra d'amante
lega lo sguardo in te cherubino
e in verde di ciclamino spicca -in verde di fiamma arde il fato-
Senti le foglie al vibrare d'ale?
Piccoli e scaltri i piccoli alati
passano da cespo a ramo
e mi sovviene lo stuzzicar di giglio
C’è qualcosa di romantico anche in una rosa che perde il suo colore,
che lentamente muore,
che tra gli stenti
abbandona come stracci
i suoi petali impotenti.
Non c’è teca di vetro che regga
questa volta,
ma non si scorderà
il candore della prima,
ancora non sapeva che forma avrebbe preso il bocciolo,
il suo primo foro sentiva il mare
come dentro a una conchiglia,
se solo avesse fermato l’onda del tripudio alla conquista del sole,
se solo avesse conosciuto la sua fine su quel triste pavimento,
ascoltato il suo lamento al tormento della pioggia.
Quel canto dolce non lo scordo,
ma mai coglierò più una rosa.
come uomo sbilenco e stanco,
fa fatica a mostrarsi
uguale nel suo senso.
Più non lo annunciano le campagne,
né il profumo di buono
né le voci di case felici.
È tornato tra le luci distratte,
tra i doni infiocchettati di nulla,
ma non tra i vicoli deserti di borghi stanchi,
lì, dove più non soffia il respiro della vita,
lì no, più non torna.
Non torna Natale
nelle viuzze vive del passato,
dove con zeppole biscotti e moscato,
si porgevano gli auguri
allungando appena il cartoccio dagli uscì.
In petto fioriscono del Natale
i ricordi più cari,
di quel Bimbo che nasce,
dei tetti felici sotto il gelido inverno,
della magia di un presepe
narrante i mestieri di ieri,
mentre gli occhi piangono nostalgia.
Emozioni e lacrime nascoste
a rendere felice momento ai figli,
consapevole e fiera oggi,
che nella festa di ieri,
qualcuno finemente
l'abbia fatto per me.
Affronto il mare aperto
le ire di Poseidone
e di Nettuno
fratello suo straniero
e il cosmo
la sua assenza
d'aria che priverebbe vita
ancor prima del nascere
e della terra
le oscure viscere
teatro di mille
e più spettrali battaglie
- affronto anche l'uomo -
ma non il tuo sorriso
non riesco, mi sciolgo
in un attimo
mi manda in paradiso.
Non credere che voglia incombere
sulla tua vita più di quanto possano
pesare i consigli: è che l’esperienza
è un ombrello a cui solo quando
spiove funziona il tasto d’apertura.
E non ritenermi sciocco: l’ignoranza
mia, pur avendo carenze
lapalissiane, è poliedrica e tocca
tutte le sponde del sapere umano.
Non mi sento ottuso, solo
mentalmente libero: un dì mi sono
smarrito su di un sentiero lontano
nei miei pensieri, ritrovandomi
in un territorio a me non familiare.
Imparerai a tue spese che sul tuo
cammino incontrerai ogni giorno
infinite maschere e pochissimi volti.
E se il tuo non collimerà col suo
destino non versare troppe lacrime:
ricorda che mamma ti ha insegnato
che i giocattoli usati si donano
a chi è meno fortunato.
Veniamo al mondo nudi e umidicci,
figlia mia, poi le cose peggiorano.
Quando ti sfiora l’alito del tempo,
quando un profumo
forse un’immagine
quando una musica,
scendi l’abisso del ricordo
e ritrovi i luoghi
odi le voci,
i suoni di allora.
E’ una breve eternità
un istante infinito
è pane per l’anima,
dopo, puoi ancora camminare
quadri d'autore
parole,
versi,
di un'immutata ipocrisia,
dipinti con colori
inneggianti al buio della notte.
Un mondo che affonda
senza un'ancora d'umiltà.
La luce si spegne
nel buio più profondo...
Crollano palazzi inermi
di parole vuote.









