"Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate"
qui, del Regno di Dio, immacolato
prima d'umano e prematuro avvento.
Terra, di madre natura e speranza
figlia che a fini capricci soggiace
figli immaturi in non perduti vizi
senza esitare, in crescita costante
tutto ferma indecoroso guadagno;
qualcuno ci muore, chi colpa avrà?
Solo colpa sua: miope insensato.
Certo che non sarebbe dipartito
avesse pensato e con pelo agito;
sotto quel ponte dentro quel cartone
con quel solo boccone - amaro avanzo -
quel freddo ... no, non l'avrebbe subito
- pensa: nel cuor ci sarai, poverino -
Ma le colpe come l'errore vanno
vengono, pare a crescere servano.
Tu tapino non potevi aspettare:
giunge il tempo del non perseverare,
il nostro ... solo crescita costante.
Clac fa la porta alle spalle
e scende leggera le scale
e su, molleggiata,
fino in fondo al paese
poi i campi
gli olivi d’argento,
i lecci,
i pini a ventaglio sul mare.
Allora si leva le scarpe
con le stringhe le lega
ad un ramo
e cammina sul muschio,
sul tappeto di aghi,
sulla sabbia già calda.
Lontano, come un film
all'indietro, una mano
le sfiora i capelli
- svegliati Paola …
Ma ora lei passeggia nell'acqua
si china
e raccoglie conchiglie.
(a Paola sulla sedia a rotelle da trent'anni dopo un incidente stradale)
L’acqua ti lambisce la schiena,
e mi ha promesso il mare
che mi porterà dentro la sua carezza
un giorno, così che mi sia permesso
guardarti dormire.
Nulla mi attrae più dell’Aurora,
ma il mio destino è dimorare sul
fondale, fin quasi nelle profondità
della terra dove i confini
restano ancora da scoprire.
A chi abbracciandomi e chiamandomi luna mi adagerà su di un letto di stelle.
A chi saprà sbirciarmi dentro e con una mano mi strapperà la tristezza dal corpo.
A chi facendomi sua...saprà rischiarare e penetrare le mie tenebre.
A chi giocando con me dietro le nuvole
saprà spogliarmi delle mie insicurezze.
A chi mi sazierà...e non mi lascerà affamata.
A chi oserà sfidare il mio animo irrequieto e con voce pacata placherà le mie interiorità coi baci.
A chi saprà mordermi come una succosa fragola
...darei tutta me stessa...
tutto il mio corpo...
tutto il mio tutto.
Se ci fosse un chi a cui darsi...
...io vestita solo di me e di null'altro...
non vagherei ancora alla ricerca
di un qualcuno a cui rivolgermi...
...non mi perderei nella nebbia del nulla...
continuando a ripetere...
a chi?
Voglio non avere orecchi
per non udire più sparlanti grilli
e navigare sciolto nel mio mare
senza voltarmi a rive sempre uguali.
Guarderò fisso l’orizzonte,
disegnerò i miei nuovi soli
bruciando tutto in un istante
e affondando vecchie emozioni.
Fermo e fiero all'antica prua,
m’inventerò navigante e mozzo,
non scruterò mai all'indietro
e darò vento alle lucenti vele.
Nuovo Ulisse, consumerò mille onde
per arrivare al centro del mare,
fermare il blu in un solo istante
e in un tuffo lavar l’anima e il cuore.
Poi, steso a poppa ad asciugare,
mi coprirò di talco oltre il normale
così da diventare un uomo bianco bianco
da presentare intatto ai prossimi esemplari.
E approderò finalmente a un molo,
disperderò timone e vele,
vedrò la nave inabissarsi tutta,
non tornerò alla mia prima fase.
Provocherò la vita a fronte nuova
lasciando spazio zero al nuovo cuore,
guarderò al mero tornaconto
per essere felice al primo acconto.
Terrò lontano un miglio il sentimento
e andrò in strada rimesso a punto
senza fermarmi da questo o quel barbone
scansando svelto ciò che desta affanno.
Voglio non avere orecchi...
S’accosta piano piano il mio Simone,
mi stringe forte forte al petto,
gomma, matita e riga in mano.
- I compiti li ho fatti quasi tutti!
Ma tu, papà, vuoi darmela una mano? -
E disegnare i miei nuovi soli
significa soltanto seguitar l’ascolto…
Lento che va il veleno
v e l e n o m a g m a pronto a bollire
e partorendo buio
cieco ricresce
china di verde
certo, d’infimi toni
eppur si cela
sotto la smeraldina cera.
Ah, se avesse la faccia ardori!
da pori sortirebbe
un miele amaro
a sbrodolare dritto
al cuore dell’ambito Oggetto.
La percezione del tuo respiro dentro
le nadi calma la mente, dandomi pace.
Una coscienza d’equilibrio e centralità
seda il mio piglio contumace,
fa sì che prana pervada il mio essere.
Ti rende a me un po’ meno intangibile
il tuo soffio vitale.
Ammansisce l’afrore, intanto la brezza
diviene via via più debole.
E ti fa da guanciale.
"In fretta!" mi dico
Tiro giù il calice e lo nascondo dietro il vaso
mentre la corolla di una bromelia
piange il sazio disprezzo
per l'acqua di troppo
Niente, era solo mio cognato
e non mio padre
Rivale predatore
in questa caccia al niente
Lavavo i piatti
Sudando me lo sono meritato
D'altronde risuona la mia relatrice:
"Sei un fallito, scadente"
davanti alla lingua
non so se indiscreta ma ne dubito
delle notti insonni
Niente, era quel cretino con mia sorella
Sono scivolati baciandosi lungo la ringhiera
Ho sparato
Per niente
troppo velocemente un colpo
Prego ancora che non mi salvi nessuno
Prego ancora che di preghiere non ne servano
Non ho ben capito a cosa servano i rosari
con le loro ripetizioni
Le stesse di quel DNA
che chiamavano "spazzatura"
Ad ogni modo era solo mio cognato
Tremo nell'indifferenza
Tremo e neanche ci credo più
Con il corpo crivellato
Come diavolo posso essere ancora vico?
Ma soprattutto:
Perché?
sospinta dal vento
Vorrei adagiarmi su quelle onde
ma il vento mi porta da tutt'altra parte.
Tu, te ne vai
e a me non rimane
che l’evanescente messaggio
del tuo profumo.
Per la mia sete
non avrò che l’acre vino
delle mie lacrime.
Rimani.
Non andare via.
troveremo un rifugio lontano,
per noi, un giaciglio di fiori
chiederò che la notte sia mite,
ci ameremo.
Non andare via.
Mangeremo ciliegie e germogli,
berremo vino di uve esangui,
finchè ci coglierà il sonno,
e non sapremo il ritorno .







