Troppa luce,
i miei occhi
han guardato troppo le stelle, la luna, il sole .
Troppo azzurro
in un cielo d’estate.
Troppe lacrime versate,
troppi sospiri.
La mente si rifiuta di ragionare
e continua a fantasticare, a sognare.
La realtà? non la vuole vedere,
il sogno? diventa realtà.
Se chiudo gli occhi
riesco a vederti,
riesco a sentirti,
nelle mie mani
ho le tue mani.
Se il cuore si ferma
continuerà a battere
finché il tuo
continuerà a battere .
Quando la mente
si scontra con la realtà
non ho paura di niente...
preferisco sognare
e il mondo mi appare più bello
in alba d’insistente pioggia,
successe un vero finimondo
e stavo diventando quasi re.
Gli alberi si scansarono
a passi indietro d’elefante.
Le nuvole, irriconoscibili,
non più in libera caduta.
Il fango s’asciugò veloce
e fece di sé piastrelle in luce.
Il mare, incredibile il mio mare,
sempre azzurro dietro i vetri.
Da solo nella nuova terra,
i flosculi di cardo a sentinella,
equilibrista improvvisato
attesi quindi ch’arrivasse il vento.
Al primo alito da Nord,
fronte al cielo, offrii la gola
per rompere di netto le sue corde,
noiose fabbriche di parole belle.
Al gelido schiaffo successivo,
protèsi, da condannato a morte,
gli occhi tutti spalancati
per farli rasoiare a sangue.
Così - pensavo - finalmente
quegli occhi avrebbero perduto
la vista amara dei malanni,
perfino quella dei potenti.
All'ultima raffica tagliente
avevo già buttato la camicia
per fare in modo che nudo nudo
il cuore mio fosse colpito.
Col cuore,
l’infinita rabbia per il buon mondo che non c’è...
Nel cuore,
l’ingenua tenerezza per il mondo che sta qui...
Ma ritornò l’odiata calma.
Il sole, adesso, sgomitava forte
tra plumbee macchie ancora
bruciando l’ultimo mio sogno.
Le onde formarono plotoni
attenti all'assoluta pace attorno.
I boschi, ai bordi di collina nuova,
scrollarono la brina dalle chiome.
Non so se quella volta
fu l’unica occasione della vita,
quel treno puntualmente perso
all'ultima stazione del destino.
L’aria, l’acqua e la terra
mi corteggiarono incalzanti
per dare il loro benvenuto
al fuoco che tenevo dentro.
Governatore improvvisato,
potevo io essere re
ma senza scettro né corona
il cuore tutto mi ripresi.
Il male cominciò con me seduto/sul sofà: da “Il blues dei blues” in Ciau Masino, Cesare Pavese (1932)
Last Blues, to be read some day, titolo dell’ultima poesia di Pavese (1950)
Corre la morte
ferma la morte
usa la morte, ama la morte
insonne blues che a morte avvolge.
Il male cominciò con me seduto/sul sofà
il male più profondo
il male (l’innocente),
un Last Blues, to be read some day
sotto costellazioni nostre
spezzato di passato, soffio
di fuoco nella ruota -che cambiano gli attori
gli inizi, le destinazioni
e uguale la dolcezza vibra.
È un sax dopo il finire del fragore
rauca mia solitudine
che sale per le Langhe morbide
voce scoperta
come follia nell’essere se stessa
implora carezze e sa
del non ritorno, se il cielo infine pesa
e scioglie il grido.
Nel cantare metteva ali la voce
librandosi nel cielo della stanza
melodiosa nominando amore
roca per ira percuotendo terra
e quale pianta dentro le foreste
ogni persona di folate è scossa
di poesia che evade dalle pagine
prigioni ai versi di nera scrittura
viva nei suoni generanti danze
di vero e di bellezza per il cuore.
È stato il gioco
di una gatta lasciva
che dopo aver sciolto
in parte con la grinfia
il gomitolo, ha lasciato
la lana e con un salto
si è defilata intimidita
a stropicciarsi le unghie.
Ma quel groviglio
di emozioni attende
d’essere dipanato e teso
con il giusto piglio
per venir misurato
e conoscerne l’estensione.
Ma svolgere la matassa
raccogliendone il filo
non si può fare da soli.
Come continua la glassa
ad esser posta sulla frolla, così
fidavo di trovar rifugio nelle tue
parole che con quell’autenticità
mi inebriavano i sensi.
Il saperti seduta a bella posta sui
miei righi significava complicità.
su un foglio bianco,
per dipingerli
con il nostro amore.
Mi affaccio poi
alla finestra
e vedo già la primavera
nei tuoi occhi complici.
La neve si scioglie lentamente
e le tue labbra
mi baciano dolcemente.
Le foglie nel vento,
diventano un tappeto,
sul quale rincorrersi
e sorridersi,
amandosi sempre più.
solo il fruscio dei più bei ricordi,
saprei pur sempre dedicar me stesso
e quanto ancor di me rimane, al mare.
Quante stelle chiamerei a raccolta…
per prime, quelle in cui spesso m’imbatto
al primo mio voltarmi in alto
quando quaggiù stanco è lo sguardo.
.
Solo, invischiato nelle lunghe ombre
delle colline inginocchiate a riva,
nulla avrei di che dividere con altri
se non, poi, il raccontar l’evento.
Solo, anche se a farmi compagnia
di onde e onde ci fosse il bacio,
di linea d’orizzonte la presenza
e di sirene ridestate il suono.
.
Quante cose potrei dire, solo…
a un lombrico in lotta con la sabbia,
a una barca che a salpar m’invita,
a un amore celato chissà dove.
Solo, in una notte orfana del tempo,
solo il fruscio di certi nuovi sogni,
saprei pur sempre dedicar me stesso,
e quanto ancor di me rimane, al mare.
.
Solo?
lo fiuti, e ti riempie di languore,
sotto il candido manto nascondi
il viso e le lacrime cristalline,
sagge parole giungono all'orecchio,
sotto i fiocchi, ma non ascolti,
e neppure tu vedi, hai coperti gli occhi.
Sei come un lupo perso nel cammino
che cerca invano una traccia,
per credere ancora, per avere una breccia
dove poterti riparare,
e lasciare dormire il cuore in letargo.
Della verde primavera ancora tepore sentirai,
e scioglierà tutta la neve.
Resterà acqua per dissetare.
e tu cerchi di non svegliarti
Della poesia bagniamoci
come d'acqua purissima
a levare le incrostazioni
dure venute dalla vita
di versi rivestiamo la calvizie
del cuore persi i petali da fiore
per riportarci liete primavere
quando di viole e rose si beava
e per gli arcobaleni s'incantava
Un piede alla volta
una mano alla portiera e chiudo
-lentiggini del nodo in gola al soffocarsi un bacio:
ti so abbracciare?-
Sogni morti e anni negati, annegati
nella stanza a navigare un oltre
laddove le viscere aspettano un Dio
Una mano alla volta
senza fretta di sapere
e chiudo
chiudo l'ombra che m'arrotolava al tempo
che mi trovò ancora due trecce bionde
un sipario di capelli a celare il volto
Ora e ancora è tempo











