fiore del peccato
concesso ai viaggiatori dei sentieri.
Illumina il corpo dei desideri.
Cheta le acque tempestose dei pensieri,
fra uomini persi.
Un solo fiore come pedaggio
non sarà del grande vate oltraggio.
Francafonte nel lupanaro
unico dono
da cercare in un tempo così raro.
Informerò il nostro imperatore,
del tuo puro furore.
Ho navigato
in cattive acque
per mantenere la retta via,
ma a chi sostiene di conoscermi
è bastato qualche click
per ritenermi da terapia.
Solo perché sto bene con le mani
nel sacco delle patatine sulle strade
della rete, le chiamano dipendenze.
Con l’aria viziata sull'interfaccia
nel mio motore di ricerca guardo
sfondi, mentre loro sputan sentenze.
Patologia compulsiva folciscono,
curabile con astinenza dal web.
E quoziente relazionale represso.
Nocumento nelle principali aree, le
loro: li ho sentiti parlar del conte Iad!
Ottusi, ho lo schermo antiriflesso…
Un lusso da sfogliare
troppe volte soffocato
chi di pagine strappate
sdrucite, insudiciate
impregnate col proprio
a tratti o di altri il sangue
non sempre alternati
semente la passione stesa
non sempre profonda e
a passeggio col vento
cessione del tempo
svenduto o meno da soci
e associati non sempre capaci.
Un ripasso
non guasterebbe certo
di tanto in tanto
prima della consegna
giusto ad attutir l'impatto
di qualche grave danno
ne sia lasciato tempo ...
per chi lo può fare.
Tutti a disposizione,
si accomodi prego.
Ogni comodità,
ogni sorriso,
chi ha le possibilità,
è super benvenuto.
Quelli che non possono
devono pazientare,
fare la fila prego,
senza reclamare.
Sarà giusto,
sarà sbagliato,
ma è una realtà.
Il mondo così funziona,
chi può fà.
La povera gente,
deve sperare
che arrivi il suo turno
non si può lamentare.
Così in tutte le cose,
è una legge
non scritta,
da secoli così funziona,
che cambi,
nessuno se lo aspetta.
il mondo
rotolando di traverso
Ha perso ormai
ogni senso
e i significati, i valori
le magiche svolte
Ogni sopravvivenza
si perde e s’aggroviglia
schizzando
irrimediabilmente in altre galassie
… nulla di buono esiste più
solo una massa ipocrita
su quest'isola tondeggiante
dove si snoda la certezza
di tutti i déjà-vu
Te lo dico con gli occhi aperti
- MI FAI SCHIFO -
Cosa ci farei
ad averle tutte per me
queste labbra carnose
sicuramente ci perderei la testa
già solo a osservarla
mi va a spasso il cervello.
Che belle labbra
rosse come il fuoco
ed io mi brucio
anzi mi cuocio
direi come un pollo.
Cosa ci farei
solo ad averle qui
le mangerei come una ciliegia
gustandole con fragola e panna
saziando la fame
addolcendomi il cuore.
Le Signorie Loro illustrissime
tradirono, guardandola traballare,
l’aquila incespicante, sgraziata tra
quelle stesse calce spenta e pietra
trita negli affreschi andati ormai
perduti del Giotto da Bondone.
Ma l’aquila vola, e quando tornerà
a librarsi dalle transenne nell’etra,
si riverbererà
come luce
da un dipinto
che niuno ha veduta prima.
Questa volta L’Aquila non potrà
volare sola: solo con gesto unisono
di Vossignoria, un piccolo slancio
che la ricondurrebbe fin sulla cima.Mattino pomeriggio e sera
notte mattino e pomeriggio
sera notte e mattino
-cicli e geografie
posture, intrecci
piume e coltelli.
I vetri che lasciano passare.
Sottrai l’aria e cammini
(cammini qui)
salita lunare dal peso dolcissimo
qui è la costa messa a guardia
pietra di tripudi
qui è ossigeno e sabbia
il sudore della nuvola che arde.
Mattino pomeriggio e sera
-il dì e la notte
questo amore di foreste
che si agita con o senza foglie.
Il vecchio taciturno guardò
la mano tremolante, e capì.
Riprese a scrivere a fatica,
lentamente dell’avvenente
Mata di incrollabile fede
cristiana e comprovata etica.
Di lei s’innamorò d’un amor
corrisposto un condottiero
saraceno, tal Grifone…
S’interruppe, posò la penna
e rovinò nella sedia a dondolo.
Annusò l’aria e udì così prone
per un’ultima volta quel canto.
Lo trovò un mastro d’ascia di
quei luoghi guidato dal dolce
miagolio di una gatta nera.
L’animale sedeva sui ginocchi
dell’uomo, due gocce
di rugiada pendevano dai suoi
occhi alidi e il primo mattino
lumeggiò su due lacrime
allo stagno aggrappate al petalo
d’una ninfea laconica che le
adagiò tra le purezze più intime.

Odio la vita quando mi fa soffrire,
in quei momenti quasi, vorrei morire!
La amo invece quando mi fa godere,
quando le sue meraviglie mi fa vedere!
Mi fa ribrezzo quello che ho visto nero,
tutto ciò che è stato brutto ed austero,
non si sa mai cosa accadrà domani,
meglio non pensarci e non fare piani!
Cose orribili che è meglio non raccontare,
cose mostruose che ti fanno abbacinare!
Ogni tanto però, si vede qualcosa buona,
mi abbandono sulla sua, sulla mia poltrona!
La vita non è facile, è anche stenti,
può tradirti quanto certi parenti!
Il loro affetto sembra vero ed abissale,
ma più sono stretti e più ti fanno male!
La vita è tanto brutta ma, è anche bella,
bisogna accettarla tanto, è sempre quella!
A volte sembra che mi sia sfuggita,
ma io da sempre, ti odio e ti amo, vita!









