Singhiozzano i semafori.
Si son abbigliate
a mescite o bistrot
quelle che un tempo erano osterie.
Solo l’incudine
nella rotonda resta tale.
Amici d’un tempo,
al tempo delle compagnie
non li riconosco: rincasano donne,
vengono ad aprire bimbi
alle porte che hanno nomi
congiunti sul campanello.
Ma son io che non ho consentito
l’impugnatura ad alcuno tenendo
ben libero l’occhio al centro.
Con tutto il peso del massello.
Giorni di gloria parlano sottovoce
e raccolgo frammenti di ricordi lontani
scruto foto ricordo di famiglia,
trascorrono davanti a me momenti di sconforto
e momenti di gloria in attimi di un bacio sott'acqua,
giorni di calorosi applausi festosi no stop
si alternano a giornate emotivamente piatte
guido i miei pensieri su un foglio colorato
giocando con l'istinto creativo di un bambino
disegnando petali di fiori che sorridono
ad una vita ancora tutta da scoprire .
A pensarci bene
siamo tutti una somma
indecifrabile di errori,
immensamente fallimentari.
Così ansiosi nella notte
nell'attesa di riempire
le vuote otri
con il vino d'annata migliore.
E poi i letti son vuoti
e i diari segreti si abbuffano di storie,
di bugie, di desideri.
E assordanti vuoti fanno eco
fra pupazzi di carta
e falsi d'autore.
A uno a uno in fila
ogni mattina
svolta, pensilina
c’è un ordine a tenere ferme
le tormente, pieni di valeriana
e integratori, carichi di costanza
e umori da tenere alti.
Non passa
una premura per le soglie
l’aria dolce l’aria salata
corrono via nei viali
e noi chiusi in rigide spallette
saliamo cedue rampe di pietà
echi, flash che a sfiorarci
è tutta l’anima smembrata
un po’ illesa un po’
dove s’addensa la nebbia
e le tregue, le tregue
quando arrivano
con la pace selvaggia
gettano iperboli e ossigeno.
Loro forse sanno
che abbiamo un filo al polso
che siamo sempre prossimi
a tornare.
quasi coperto
da una densa coltre di nebbia,
non si vedono
le cime degli alberi.
Cerco di mettere
ordine nei miei pensieri.
Poche persone
sulla riva passeggiano,
sarà per il freddo,
sarà per la nebbia,
ma non riesco
a mettere ordine
nella mia testa.
Cambiano i tempi
e in cattedra sale
- a gettar pepe -
propensione bieca
nel cupo adeguamento
all'andamento globale.
Oggi devi penare
se di una penna
vuoi essere artista,
più non basta
l'anima che getta
in mente elaborante
più o meno
tappezzata di cultura
e da madre natura aiutata
con pregi, difetti
e i suoi silenzi
d'armonia ricolmi
piatti d'acquolina spiccia
da privar la pelle all'oca
anche se col suo bagnar giungesse
di fertilizzante giovamento
a maggior godimento
di un illogico pagamento,
e scendere a compromesso:
metti ... se compri.
Dentro al cassetto
come fra i cerchi dell’albero,
ci sono stati d’animo mai archiviati,
incongruenze mai sbrogliate
che mal si celano
sotto le forme
nostalgiche
di un ricciolo
di gomma pane
e due di matita verde.
Anche noi, umano bosco
di vecchie anime ritorte,
portiamo segni
leggeri
e
altri
che restano lì.
Che non si cancellano.
Per ricordarci che la vita passa,
troppo veloce, d’amore in disamore,
nei brevi attimi di qualche stagione.
nei versi in giù riversi.
D'autore, gracida e muore la noia.
Poeta definito nel senso del non senso.
Bevi dai teschi finti
e ti sollazzi in baccanali senza fine.
Non per diletto
prostituisci la parola,
solo per edonistica pompa
scolpisci il Vate aulico.
Venghino signori alla rappresentazione:
in vostra assenza, gradita somiglianza
sarà ben accetta.
La fame scava i denti del bambino
La mina sviscera Kabul
I libri esplodono nei mercati dei poveri
Religioni non perdonano
Un autoblindo porta la sua anima dentro
E tutto vive nel non vivere
E tutto diviene relativo nel sistema.
Tu poeta vai per sentieri e calli
mentre il tempo vomita sangue e lacrime
Per una sera imbevi col rosso morto della terra
i tuoi rimici tasti
Muovi i polpastrelli sul vero
che mentre tu distruggi versi
un uomo frigge sul fuoco una cavalletta
nel cuore d'Africa...
E mangia senza web condito
il suo pasto, forse l'ultimo nel tramonto.
Tramonta i tuoi soliloqui lugubri e disonesti
Poeta e scrittore che non sai
Che non sei
Abecedario e pennino possono morire
come l'uomo muore di fame e guerra
per una sera o per sempre
E tu rimarrai solo un tasto premuto nel nulla,
quel nulla che sempre sei stato.
Poeta senza poesia dentro.
farò il giro del mondo
la bicicletta senza freni
usata da bambino
quando l’aria era più chiara
e le strade impolverate
profumavano d’antico.
Con una stella di sceriffo
m’incamminerò deciso
verso strade sconosciute
pedalando alla rinfusa
per scacciare l’oppressore
l’inutile padrone
che affossa il nostro cuore.
Con una pistola di cartone
annullerò frontiere
sparando in aria
ma solo per intimorire
chi usa ancora le bandiere.
Con il coraggio di un coniglio
e il berretto da pompiere
brucerò dogane
lo stato
le chiese
e la costituzione
armerò un esercito
per la rivoluzione
soldatini di piombo
marceranno
verso un nuovo mondo.
Amami nel tempo che ci rimane,
che ho bisogno di te.
Sei quel quadro a Vienna a cui penso continuamente,
quella poesia di Boudelaire che mi è rimasta in mente.
Scrivimi nelle tue canzoni,
ballami con le tue scarpe dalla suola consumata:
sono un idiota quando parlo di te, se parlo di te.
Sei il delitto di Raskolnikov,
i fiori di Clarissa Dalloway.
Quella tempesta di Turner
che mi angoscia così tanto quando la guardo,
quei Girasoli a Londra
per cui ho pianto.
ti racconterò le storie che ho vissuto.
Inizierò da un grembiule quadrettato
col fiocco azzurro sempre a posto.
Seguiterò narrando di capelli al vento,
di corse sotto il sole là verso il mare
dove eccitato e stanco io m’infilavo
tra onde e onde tutti i giorni amiche.
È lì che ho conosciuto me,
in schegge di mattino che volevo nuovo,
in ripetute danze di guizzanti pesci
che dipingevo con i colori della fantasia.
Ti parlerò di certe sere d’altri tempi,
di lune parcheggiate su chine di ginestre
e non trascurerò di dirti, figlio mio,
cosa sentivo stringendo quasi donne
che all’istante battezzavo fate azzurre
per poi imbrattarle col nero delle streghe,
rigarne i volti con malcelate occhiate
e farle diventare presto non ricordi.
Premura mia sarà di metterti al corrente
di ciò che accadeva al quasi uomo,
i primi peli a far da distintivi
al timido ostentar del mio coraggio.
Dal più capiente dei miei mille cassetti
per te deprederò camicie riciclate,
catene finto oro e persistenti odor di cene
assieme ai miei quattro fratelli,
la mamma a destreggiare le porzioni,
papà ancora col sudore addosso,
patate a mille attorno a poca carne,
la dignità al segno della Croce.
Memorie, oggi, ma ieri buone leve
a tirar su domani che fossero migliori,
che dessero risposte a centinaia di cose,
alle speranze, per esempio, quelle vive,
da coltivare in tempo e in ogni tempo
al pari di un roseto di principesca villa
avendo cura di mai irritar le spine
per evitare graffi a esordi di chimere.
Un giorno, appena guaderò il passato,
ti racconterò le storie che ho vissuto,
il mare per intero amato e le stelle,
sì le stelle, che senza perdere altro tempo
tu puoi guardare, esattamente come me,
se solo alle tue notti alzassi gli occhi,
felici o tristi non deve poi importarti
perché capaci di illuminarsi tutti!
Se tornassero ancora
le primavere che videro
fiori cadere dal cielo
e mani calde a raccoglierli,
io sarei una giada preziosa
dal profumo di miele,
sarei una donna leziosa
suonatrice di ukulele .
E per le strade raccontando
dell'amore e della vita,
me ne andrei giocando
con le carte della sorte divina .
E se avessi ancora
la mia vecchia bicicletta
andrei viaggiando
alla ricerca di ametiste,
per ritrovar quegli occhi
smaniosi d'aria
tra una gonna di velluto
e la bigiotteria.












