ti ha portato via.
Una voragine di cupa malinconia,
l'oro dei tuoi capelli è sbiadito.
Il viso lucente e lo sguardo temerario
si è incupito.
Si è spento il tuo sorriso
dolce e rassicurante
in un solo interminabile istante.
La tua anima, da una musica straziante
è stata rapita,
danza disarmante
che ti ha tolto la vita.
La tua voce riecheggia
ancor nel cuore
calda, lieve e piena d'amore.
Che tu splenda ancora una volta
nella luce della pace e dell'armonia,
cara amabile Maria.
Non dovrei più sognare il cielo.
Grigio, blu, curva o cerchio, esiste già.
Basterebbe solo volgergli lo sguardo,
catturarne l'infinito del momento
e prestarlo alle ore del mio giorno.
Non dovrei più sognare il mare.
Oceano, onda, nero o azzurro, esiste già.
Basterebbe solo andarlo a trovare,
catturarne l'orizzonte del momento
e prestarlo alle ore del mio giorno.
Si agita e si confonde, l'anima mia,
tra ciò che vorrebbe e ciò che ha.
A volte
ho immaginato sofferenza
mentre attorno avevo dolore.
Spesso
ho inseguito miraggi
mentre attorno avevo miracoli.
Sempre
ho trascritto emozioni
mentre addosso avevo brividi.
di luce m'ha accecato.
Assorto nei miei pensieri,
mi prese per mano mostrandomi un
incantevole paesaggio.
Ricopre da cima a valle un prato imbiancato,
la neve soffice come schiuma richiama
in me la tenerezza di un abbraccio.
Salendo sempre più mi ritrovo immerso
nella limpida acqua verde-azzurra di due laghi,
specchi della mia insicurezza.
Uno ad uno mi riflettono un futuro roseo,
gradevole come il cielo color pesca che mi sovrasta.
Ma la neve si scioglie e i riflessi dell'acqua si distorcono nelle onde.
La luce si affievolisce e la sera riprende il suo posto,
amara e scura come la Guinness che ho in mano.
del mare di guai
che hai attraversato
e imperterrito
hai galleggiato:
acqua alla gola
e hai imparato a nuotare.
Parliamo di te
di montagne scalate
vette raggiunte
impietrito
dal freddo e dal gelo,
eppur di frizione
il tuo calore, ha avuto ragione.
Parliamo di te,
del solitario
ritiratosi dal parco
per paura del bullo
per non subire oltre l'abuso;
ora grullo fa il trullo
non sa più trastullarsi.
Parliamo di te
del più bravo
creato apposta
per guardare
gli altri dall'alto:
sempre e comunque
altrove le colpe riposte.
Parliamo di te
... e di me
sai esisto anch'io
proviamo a carpirci
i segreti più stretti,
i nostri pregi, i nostri difetti
ci sarà da piangere ... forse
magari no.
perché lui ti senta ,
prega
in quel dubbio che ostenta ,
accarezza un cuore che non crede,
con un filo di fiato divulga la tua fede,
prega
con tutto il tuo amore,
spera anche tu in un mondo migliore ,
piangi
piangi pure,
pregando andranno via le paure,
prega
senza stancarti mai,
fallo con tutta la forza che hai,
Dio a nessuno si nega ,
lui c’è sempre ma tu…
Prega.
Vola piccola farfalla
libera nel cielo,
libera di respirare.
Apri le tue ali e sogna
il mondo adesso
è solo tuo
visto da così in alto
anche se la tua vita è breve.
Vola piccola farfalla
che non sarai mai sola
ed hai l'aria come amica
ed i fiori.
Che Dio ti benedica.
Vola...
Quando mi sento morire e il mondo tace,
tu dammi la pace,
il cuore batte lento
aggredito da un tormento,
piangere non mi dispiace,
ma tu dammi la pace,
resta nelle mie attese,
lascia che siano doni e non pretese,
ascolta nelle preghiere le cose che vorrei,
sento il tuo abbraccio lo so che ci sei,
guardo quella lapide dove la mia paura giace,
tremo,crollo ma tu dammi la pace,
vorrei raggiungerti ma trovo chiuse le porte,
magari sbaglio a non sentirmi forte,
la sensibilità che ho proprio non mi piace,
spegni tutte le guerre dacci la pace.
Stavano iniziando a maturare
le nozioni apprese dalla vita
quando il suo più limpido frutto
bussò inaspettato alla mia porta.
Mio figlio prese forma nel mondo
come un angelo dal sorriso smagliante
impazzirono tutti appena lo videro,
per gli occhi blu e il peso abbondante.
Un miracolo tra gli illustri dottori,
benché con sobrietà esplicita
in coro ne dichiararono la morte
mesi prima della sua nascita.
E’ un sogno, qualcuno disse
di baci e fiori fummo circondati
con mia moglie, allora fidanzata
portammo a casa quel bambolotto
guardandomi negli occhi esclamó:
“La lunga avventura è cominciata”.
“Silenzio, demoni dell’inferno,
avete le sembianze dei miei cari!
con sguardi indulgenti vi burlate di me
siete frutti marci dentro i pensieri”.
Quando crebbe e fu portato all’asilo
gli occhi brillavano come l’oceano,
sotto il sole di mezzogiorno!
le bambine arrossivano al suo passaggio
simili al cielo durante un tramonto
senza nuvole come contorno.
Quante soddisfazioni piccino mio
ricordo il periodo di prima elementare
alla recita correvi, vestito di verde
come l’eterno giovane nelle sue avventure.
“Basta parlare, non siete reali…
spettri invidiosi, penetrano nell’anima
vi dico che era un incanto alle medie
sempre più in alto alle superiori
e dopo all’università, i suoi compagni
lo congedarono con dolci melodie”.
Ecco l’uomo che sei diventato...
”Moglie adorata, amore fedele
ti burli di me in questa maniera?
governi celata, l’ insieme di voci
…parlavo del nostro bambino
e della sua illustre carriera”.
Quale colpa potrei avere io
se sono anziano e guardo al passato,
appena resuscita la malinconia!
venero mio figlio dal suo primo respiro
la gente insiste sottolineando
che è solo l’esito della mia follia.
Questa follia è l’unica cosa reale
mi dispiace tesoro, sono commossa
… tutti quanti, sono commossi...
Io reagii diversamente davanti al fato
provammo a dirtelo, sempre insistenti
quel bamboccio era fatto di gomma
perché non accetti caro marito?
il nostro bambino è nato morto!
Hai creato un immane percorso
dietro il fantasma di un pargolo inesistente
fin dal momento della cattiva notizia
apristi un varco nella tua mente.
Sono arrabbiata, povero idiota
la collera dilania lo stomaco
per nove mesi l’ho tenuto in grembo
sentii i suoi battiti, i gomiti pungenti
ma tu vuoi far credere…
che sei stato l’unico ad amare il mio bimbo?
Più che collera, forse è frustrazione!
No, non è frustrazione, è amarezza
Ma che dico, vaneggio come te adesso
quello che provo si chiama invidia,
sono gelosa del mondo in cui vivi
dove la vita abbraccia il successo.
L’hai visto crescere nelle sue tappe,
allora mi crogiolo nel dilemma
di aver fatto qualcosa di ingiusto
quaranta: sono gli anni passati
stai alla grande ma di lui non so niente,
come va, adesso che è adulto?
Ho convissuto con un cuore a metà
una parte era con te, l’altra era razionale
e appena mi rifletto allo specchio
perdo il viso austero della morale.
Sono in bilico amore mio,
tu forse hai avuto più fortuna
la tua convinzione ti fa respirare!
(Peter Pan, la recita e gli occhi blu)
trasmetti a me un po’ di fantasia…
quel che serve per non impazzire.
Come un angelo custode
vi guardo dall’alto
ma riuscirai un giorno a fuggire
dai meandri del tuo labirinto?
mio figlio ti porta a passeggio
ormai forse è meglio così!
io invece attendo in disparte
quell’inafferrabile amore perduto.
Il groppo teso delle nuvole
m’accompagna
poi recede nella bussola di baci.
A raccoglierli, si trascinano in insonnia.
Sono gocce: una e quante
e poche -polverizzati sorsi-
I mesi caldi i mesi freddi,
tutto addosso.
Le tre di notte nelle foglie appese
in sintassi di membrane
in casa cieca
alle tre di notte correre
perché sia presto giorno
perché s’impasti la memoria
al più vicino acronimo
gridato piano, riaffiorante.
Vorrei tastare nella luce questo amore
innaffiare il fiore.
Povera Maria troppo spesso
impolverata, il padre tuo
Gioacchino svigorito mentre ancora
aveva da mungere prima della cena,
non poteva immaginare.
E a madre Anna madida di sudore
non era dato sperare tanto,
mentre raccoglieva sorgo e avena.
Ma saranno infruttuose
le tue preghiere
per le nostre anime polverulente
di impenitenti
peccatori
quando, giunta la Pasqua,
ci rinverrai pregni di uova dal
peso di trenta denari, e colombe
imprigionate tra gli smartphone,
o in bioccoli di variegati colori.
è il mondo che crolla in un istante,
è un vuoto indelebile e costante,
il tempo non è mai abbastanza,
perdi il senso della speranza,
cos’è la morte?
Per chi resta un dolore troppo forte!
Le lacrime sono quelle vere,
si asciugano solo con le preghiere,
sul ring del dolore si incassa,
la disperazione non passa,
è una condanna a soffrire,
sei vivo ma ti senti morire,
ma bisogna mantenere la fede
anche se non ce la fai più,
nel debole sollievo che chi
muore vive in eterno con Gesù.
Ricordo
di troppe tasse pagate
eccessiva
e mal riposta fiducia
ripagata
a sole nascosto
e mai
un grido d'aiuto.
Padre ... ora mi beo
m'avvolgo, del tuo "male
non fare, paura non avere"
preziosa semina a prosperare
nel dovere e nell'onore
- vero tocco d'autore -
riposti in una mano
rispettabilmente stretta
in un non so
e tutto è già fatto
nel sorriso
di una fatica mai finita.
E pei frutti sui rami lasciati
i bisogni di amici smarriti
scoperte rimaste nascoste
per gli alberi - locali di carta
solo a radice -
si pente il tempo
che troppo presto ...
ti ha rubato alla vita.
per te avrei fatto passi e follie,
ti adagi nell’inganno
come un demente,
il tuo mondo non ti porta a niente,
spegni quelle
notti di incoscienza e baldorie,
sono vecchie ormai quelle storie,
non sentirti forte e dannato,
guardati sei solo un disgraziato!
Le pagine di quella favola che hai distrutto
spiegavano che per te avrei fatto tutto,
getto via i pezzi di questa ridicola speranza,
ho visto e sentito gia' abbastanza,
il tuo modo d’amare:
un patetico insuccesso,
non potrai riconquistarmi
e' troppo tardi adesso.







