Accetto tutto ciò che mi manderai
Nel giardino dei miei sbagli
Sono pronto per nuove sofferenze,
mi inginocchio davanti alla vita
promettendoti di amarla sempre,
amerò anche me stesso
specchiandomi con più orgoglio,
sopporterò il sapore del sangue
scavalcherò quel muro dei miei limiti,
perdonerò anche se avrò ragione
accetterò anche tanta finzione ,
sarò amico del dolore
cammineremo insieme,
tenderò la mia mano
a chi mi ha pugnalato alle spalle,
come tu vorrai sarò speciale
terrò nel mio cuore anche chi ha fatto male
ma ti prego mio signore tu…
non abbandonarmi mai,
il rancore sarà meno forte del mio amore,
strapperò tutte le spine dal cuore,
pregherò fino all’ultimo respiro,
non mi arrenderò mai neanche
quando la morte mi aggredisce,
aiuterò più che posso anche quando non ho nulla,
soffrirò da solo tra le mura della mia stanza
e mi vestirò da clown regalando un sorriso a chi ne ha bisogno,
sarò degno di te e del grande amore che hai per tutti noi
ti chiedo solo di tenermi sempre la mano,di stare sempre dentro di me,
perché la fede che ho dentro è l’unica mia forza vera,
quella che non mi fa arrendere e mi tiene in vita.
Ti siedi nella panca di legno
Della piazza,
per fumare un poco,
è sera,
buio,
intorno il traffico della gente,
che passeggia
nella sera della cittadina;
ragazzini
e i viaggiatori della stazione;
poi ti reclini su te stessa,
e fai un viso triste,
sei assorta nei tuoi pensieri,
nei tuoi problemi,
e ti perdo un po’,
sei triste,
lontana,
smarrita,
mi fai tenerezza,
e vorrei abbracciarti,
dirti che ci sono,
che sono con te,
stai li un po',
come è dura la vita,
crudele,
che ci toglie il sorriso,
per dei momenti,
un momento di dolore.
Sarebbero forse bastate le lacrime
di quel Karol venuto da lontano
per spegnere
le vampe nell’aria infocata.
Ma credo abbia voluto
rimettere
agli uomini assistere Nostra Signora,
nella notte inginocchiata
sopra il catino absidale.
Dicono tenesse la mano sulla fronte
del pompiere in fin di vita,
genuflesso al suo capezzale.
un letto decorato con petali di rose,
stelle allineate non troppo distanti
le osservi brillare come diamanti
l'eco di una voce gentile che ti sveglia al mattino
angeli che ti coccolano come fossi un bambino
attimi di pace splendore sul viso
il fascino delle rughe su quel sorriso
protetti da una mano amica
respirare senza nessuna fatica
non sentirsi più come uno straccio
senza tempo nel godersi un abbraccio
lacrime che diventano gocce di profumo
non aver paura più di nessuno
camminare nudi senza alcun vestito
liberi e felici questo è l'infinito.
Le piccole cose le iniziali
cifre incancellabili
tatuaggi della carne
le diciamo sottovoce
le fissiamo in dormiveglia col sudore
sulla faccia incorrotta delle soglie.
Cogliere, cogliere
cubiti di sguardi andati a sciogliersi
nella stanza delle albe al fuoco puro
dove l’aria ci attraversa
come una mancanza
non come un vuoto e il gesto
migliore per fermarla
è un muro bianco, la sintonia
con la tua fronte
dell’anima del chiodo. Quanto?
se un’arrendevolezza apre la calce
vuoi nascondere l’acqua ma la quiete
prende via le radici, sono sabbia,
si volge a te come il vicino
a un’ora che si spezza
ti chiede un po’ di zucchero
e in cambio ti offre il piatto
di un arcano dolore, sussurra
un grazie -di essermi fedele.
Oh sapessi bimba che silenziosa
nel tuo mondo sei e
timidamente ancor adagiata stai.
Sapessi amor il cuor di te ho gonfio fin
divenir un'immenso globo a contener il mondo..
Amor di bimba sapessi come t'attendo..
Oh piccola gemma che ancor devi sbocciare
ad anima gentile a te mi porgo con
docile pensarti e senza interferire
come goccia di pioggia scivolo sul vetro,
per non disturbar la tua evoluzione..
Oh se sapessi quanti pensier la mente risveglia,
un via, vai da non trovar la strada.
La pelle aggrinza e di paura
il pensier attanaglia le viscere.
Se non potrò incontrarti la vita sgretolerebbe!
Amor di nonna sii forte e
come uccellin di bosco
metti le piume e leggiadra vola dal nido
per volarmi addosso!
Vi è un aria nuova,
che brucia gli animi ribelli
attinge forza da sferzate di vento,
e porta novizie voci.
Tra graffi che rigano la pelle,
si lascia un amarezza stanca,
un inutile rimescolio, che fa sgorgare
tutte le parole mai dette e mai comprese.
Siamo sete d'amore ma l'acqua che scorre,
non porta refrigerio, non porta una soluzione,
e così rimpiangeremo sogni e voli,
che inutili cadranno in mille pezzi.
Saremo mari senza sbocchi e onde leggere,
rimane solo il dolce sapore di un bacio senza fine.
Germogli fragili come pensieri,
devono poter rinascere a nuova vita,
che sia azzurra e immensa la distesa,
la sabbia tra le dita, non sfugga ma rimanga,
come i grani di clessidra.
il mare della sera
e l'inutile orologio
appeso nel cielo
scandisce il vuoto
ma non il perdono.
È troppo vasto
questo Paradiso
e il cammino
non delinea traiettorie
ma solchi profondi
tra le nuvole di ieri.
È troppo vasto
questo amore
che mi tiene legato
alla sofferenza
nell'anima ambigua
della mia coscienza.
È fragile la parola
un filo sottile
tra la notte e l'aurora
verso un Dio che cerco
che ho in gola
ma non vedo ancora.
nei rintocchi di passi
dove tace ogni sole
E il pallido Giglio
sorride alle forche
si stringe...
nelle voci della Vandea
esilio al nero ricordo
Nell'inno defunto di luglio
destituito ogni verso
per la gloria assetata
nelle strette sottane
di vecchi teatranti !
Compleanno
Un altro anno è passato,
un anno in più, vissuto,
andato,
in cui ti senti un po’
più
vecchio,
un po’ stagionato,
le primavere passano,
gli anni aumentano,
e sei sempre più vecchio
e più ti allontani dalla gioventù,
finita,
andata,
che vive ormai nei tuoi ricordi,
memorie di compleanni andati,
passati;
com’era diverso da bambino,
da giovane;
non ti importava,
non ci facevi caso,
c’era la vita,
la gioventù,
il vigore,
la forza della tua età
in tasca,
eri in compagnia dei cuginetti;
adesso per fortuna ,
ci sono degli amici veri e pochi,
che si ricordano,
ti fanno un augurio,
un conforto,
una parola,
ti regalano un sorriso,
e ti senti
meno solo,
non dimenticato,
buon compleanno,
sei un vecchietto adesso.
Che ne sai...
Di quei dolori tatuati
che non si cancelleranno mai,
di quelle lacrime nascoste
delle domande senza risposte,
di un destino prepotente
dove non puoi fare niente,
delle notti dove non si dorme mai
tu… che ne sai,
di un sorriso recitato
quando il cuore è lacerato,
della paura costante
dell’ansia Asfissiante,
dell’incertezza del domani
di quando tremano le mani,
della vita che non accetto
di un cuore che scoppia nel petto,
di quello che non dimenticherai
tu… che ne sai,
di tutte le volte che mi sento morire
di chi grida ma non riesce a capire,
di un silenzio pieno di spine
di quegli occhi che vedono la fine,
di quei giorni tutti uguali
nell’essere un angelo senza le ali,
sorrido per non annegare in quel mare di guai
e tu parli… parli… ma che ne sai.
Sono la sfinge che non ti risponde.
Invisibile plano al terzo atto
della commedia che voi recitate.
Coscienza sporca in guanti di velluto.
Convitato triviale a queste nozze
tra supponenza e invidia:
immagino che figli saranno generati!
Non vi conviene amarmi.
Sono il sorriso beffardo di Gioconda.
Sono l’irrefrenabile battito di ciglia.
Il Faust che per gioco vi seduce
rubando i vostri anni
per farne mercanzia di scambio.
Son buono come il pane
quando altro non v’è nella dispensa.
Sono l’attore che non usa maschere.
Anche se non vi piaccio sono solo me stesso.
E lo sarò per sempre.









