dentro al cuore,
manca il sole,
mancano parole.
Cristallo in frantumi,
il silenzio ingoia i suoni.
La paura è oscura,
duri sono i giorni,
duri i pensieri.
Non c'è Alba
non c'è tramonto.
Non c'è sogno
ne sonno.
Buio pesto li davanti
pugni stretti,
lacrime bruciano
ricordi.
Manca tutto
qualcosa dentro
spazzato via
In un momento.
C'è solo il pianto.
Protesta
che vita è questa ,
di valore cosa resta,
mamme che danno alla luce creature,
e poi gli fanno atroci torture,
bruciano col peccato un valore così forte,
dando prima la vita e poi la morte,
pedofilia nascosta nelle scuole,
davanti a questi orrori
non ci sono più parole,
protesta
non c’è più niente di umano,
spaventa pure il vaticano,
ed io lo urlo ad alta voce,
che Dio scenda dalla croce,
basta con questi massacri,
in fiamme anche i luoghi sacri,
il bullismo che devasta ,
e nessuno dice basta ,
donne violentate e spaventate,
non protette e poi ammazzate,
protesta
seviziati i nostri diritti,
e quelli al potere stanno zitti,
corruzione in tutti i settori ,
sempre più suicidi e troppi dolori,
protesta
facciamo qualcosa,
la vergogna è spaventosa,
politici che regnano nonostante la tempesta,
perché chi sta bene non protesta,
uniamoci tutti per farla finita,
rendiamo dignitosa la nostra vita.
che non più vedi,
mentre costeggi i marciapiedi.
Quell'uomo fatale
seguirlo per te non vale.
Tanti impegni grandi
chiede al tuo orgoglio reboante;
il suo messaggio è tanto provocante.
Il Crocifisso
è sempre adagiato sulla parete.
Due occhi chiusi
in corpo martoriato
non smettono di vedere.
Il Figlio dell'uomo
quando verrà,
vedrà qualcuno
indossar abito elegante
per banchettar alla sua mensa?
Quattro i minuti, quattro vite
le volte fino a che
il coro castiga oracoli
recide rami, tronca di netto
trascina gli arti, libera
danze di pietre
montagne di umori brillano
in fondo alle comete,
siepi di biancospini
spine di neve
vestono cimiteri a valle
nebbie emerse in eterno
da radici estinte,
notti di madri sveglie
quando i bambini dormono
con le paure cucite nei pupazzi
La mia vita imperfetta,
dentro questo involucro di carne
e nervi si infrange,
si rompe livida contro la mia anima,
e lei ne esce ammaccata.
Sono stanca di respirare aria soffocante,
e riprendere il cuore tra le mani,
Puo pulsare senza paura,
per poi lasciarlo cadere e vederlo frantumare.
Ma non ho vie d'uscita,
solo teneri rimpianti,
sono come stormi di rondini
che sfrecciano alte nel cielo,
e distolgono lo sguardo dal vuoto.
E se pur viva, io non vivo,
lascio scivolare sulla pelle tutta la pioggia,
che arriva, e mi sento oramai
una parola da non pronunciare.
Il silenzio forse sarà la mia guarigione.
Anmò anmò d'april
ma l'è ancamò mes
"del dulc drumir",
da magg sa po tacàr
a mangià magioster
da sagur senza maggia
s'el gust te ciapa
i tensiun sa smorzan tucc
l'è cuma ... pizzà 'l ciar
magia tra i dencc
el savor s'impizza
... sa fa da fiuur.
Fan diventà fiulasc
par vagan in giostra
i magioster in boca
senza incorgess
ca in dree
per vèss mangiò
chel alter no ...
foeura d'agost,
san propi de nagòtt.
Scambio, deviatoio, proprio così!
Scambio di idee, di sentimenti,
di sensazioni, di affetto e cortesie,
ma anche di amore, musica e poesie!
Come lo scambio delle ferrovie
devia il percorso dei suoi treni,
così la vita devia il nostro percorso
ma dove ci porterà, senza rimorso?
Non guarda in faccia, non si fa scrupoli,
vola e scorre sui suoi binari,
non ha una meta, non sa dove andare,
è senza pudore e non sa cosa fare.
Depravazione, arroganza, prepotenza,
avidità, ingiustizia, vendetta, ipocrisia,
inganno, tracotanza, rigidità e violenza,
ma dov’è la dignità, l’orgoglio, la coscienza?
Se ricevi uno schiaffo, porgi l’altra guancia,
se qualcuno ha freddo, dagli il tuo mantello,
non scansare chi ti schernisce, ama chi ti ha odiato,
seguimi nel regno del Padre, è li che sarai amato!
A cosa è servito l’insegnamento di Dio,
a cosa è servito il sacrificio del Figlio,
l’abbiamo forse scordato o forse ripudiato,
dov’è lo spirito umano, l’abbiamo abbandonato?
Meditate gente e lasciate questa strada
perché questa è la via della rovina,
la strada della perdizione, del fuoco eterno,
la fine del mondo, la via che diritta porta all’inferno!
il mio tramonto
e più mi avvicinavo
e ancor meno mi riconoscevo.
Cercavo in uno specchio
la mia bellezza
il mio amore e la destrezza
di campi sconfinati sotto la pioggia.
Ma gli occhi tradiscono
come il nemico dentro la trincea
sono ladri e assassini d’avvenenza
e nonostante il fuoco e le spine sulle ciglia
disegnano sul bordo appartenenza.
Cercavo in uno specchio
il mio riflesso
e invece ho visto il mare scuro della notte
ho visto il volto di mio padre e la marea
luci ataviche di illuminanti idee.
Non so bene per qual motivo
quel giorno mi scrutavo
ricordo però che all’improvviso sono fuggito
ad inseguire come ieri la mia onda
nel dirompente Oceano
di illogica presenza
lì dove giace nel fondale ancora in vita
il mio cuore e l’utopia
la fame, il pensiero e l’Anarchia.
Ti amavo in quel letto cosparso di sale,
ti volevo sapendo che mi facevi del male,
nascondevo le lacrime e ti sorridevo,
perché stare con te era tutto quello che volevo,
le sofferenze erano lividi sul cuore,
ma tenevo il dolore per questo assurdo amore,
mi guardavo allo specchio e non leggevo un senso,
schiavo dei tuoi occhi mi perdevo nell’immenso,
sterile quel coraggio che non ho mai avuto,
il demonio dagli occhi belli l’ ho sempre voluto,
svuotavo la ragione per non voler vedere,
più ti amavo e più ti davo potere,
e fino alla fine ho tenuto gli occhi chiusi,
sanguinando dal dolore tra ferite e abusi,
adesso che mi hai perso e non puoi più tornare,
non trovo una spiegazione per non averti saputo odiare.
è una giustizia nobile e settaria.
Denominazione di figura mitologica
non altera l'essenza originaria.
Fonte: la colpa dell'uomo.
Accalappiato dalle passioni;
putrefatto da trame amorose
contorte e poligamiche
votate all'egoismo del piacere.
Nemesi:panacea catartica;
rimedio che deterge la sozzura
dell'uomo
restituendolo alla originaria purezza.
È un telefono che non suona
Mai,
e tu aspetti i tuoi amici,
che ti hanno dato bidone,
e hanno preso il volo,
e tu senti infelicità,
li aspetti, fino a tardi
e continui a sperare l’impossibile,
e intano il tempo passa,
e si fa sera;
infelicità e non sapere come colmare
il vuoto,
non sapere dove andare,
che fare,
e la giornata è un peso che non passa più,
non sai che dire,
dove andare, e
hai un dolore dentro,
ti tieni il segreto,
mentre vorresti urlare al mondo,
che non sa.
Dopo aver parlato a bassa voce al cassetto
della sua scrivania sotto la finestra aperta
sul parco, un’amica lasciò arrivare col vento
una virgola del suo bel narrare ricoperta
da un impermeabile color della mia matita.
Così ho ascoltato il vento cercare la pioggia.
La rincorreva oltre le cime bianche, tra i vicoli
dei borghi approssimati, lungo la piccola roggia
e i corsi d’acqua prorompente, sgorgante da
sorgenti ghiacciate, come le mie mani, limpida
come gli occhi di chi non teme d’esser giudicato.
La cercava, stanco di soffiare, farsi timida
pioggerella per potersi addormentare, con lei
che sapeva suonare come nessuno mai i tasti
del suo pianoforte e tradurli nel perdersi, magari
anche solo, nel seguire il volo con i suoi contrasti
di un uccellino, lento e poi veloce… lei che aveva
mani di cristalli, chicchi gelati, e cuore di zampilli,
delicati, come la notte e impetuosi come tempesta.
Perché ci si ama così, come tra corde di violoncelli
sfregate follemente, nel suono denso della tormenta.
Come la disperazione di chi sa d’amarsi oggi e mai
più, di chi sa cos’è l’amore e non sa come fuggirne.
E la cercava inconsolabilmente, e miseramente assai
pregava di non incontrarla… perché ogni volta era
come morire: non ci si può amare nella disperazione
di una tormenta, no… ci si ama disperatamente, poi,
disperatamente si muore nell’adagio dell’esecuzione.
E' nel tiepido pomeriggio di una giornata tra nuvole
e sole, tra aurore e tramonti lenti, mai roventi…
forse è proprio così l’amore… lento… quel che resta
del vento e la pioggia non serve ad occhi noncuranti.
Occhi dimentichi con foglie turbate, stupite, giacciono
inermi nel palcoscenico di un letto umido
e disfatto, abbandonato in tutta fretta dopo la tempesta.
Già, l’amore no, è un valzer lento… si vive del brivido
di passeggiate sulla battigia, accarezzati dalle onde,
lente, o foglie d’autunno come giacigli nella limpidezza
di una notte stellata, lenta… minuti come ore, ore lente.
E margherite soffici che si aprono come una carezza
ai primi raggi di sole, così…. lentamente, mattine pigre
davanti a un caffè e macchie lievi di mascara sul cuscino.
E lentamente mi sfiori la mano, sorridi ai miei occhi, ti
ci riconosci, e io nei tuoi trasparenti, come d’un bambino.
Può la trasparenza di un lago eguagliare
la profondità di un mare in tempesta?
Un’esistenza divisa in dodici stanze in cui in occasioni
molteplici lasciamo qualcosa di noi, da ascoltare senza
chiedersi cos’è… lentamente… come la musica,
che è la traduzione sonora delle nostre pulsioni.
Il gatto in questo momento
dorme quieto sul pavimento
Strano pensa il cane:
“E’ Pasqua non Natale”
L’umana parla, parla alla rinfusa
e il gatto dorme facendo le fusa
Il gatto sa di averla fatta grossa
il cane: “ Che abbia mangiato delle ossa?”
L’umana la colomba sta cercando
“Perché il gatto sta scappando?”
Al cane viene un sospetto
e veloce guarda sotto al letto
Ecco dove l’ha portata
per quella vera l’ha scambiata!
Ora l’umana va fuori di testa
così si rovina una festa!
Che gatto dalla strana forma mentale
ma gli voglio bene a Pasqua come Natale!










