Occhi biondi, occhi biondi
M’hai regalato un pesce - da compagnia
senza sapere che si tratta di un dramma
Vedi, ha l’occhio spento e dentro sarà anche peggio
il cuore, ancorato in una elegante bolla - senza uscite
il grugno alla parete nel muto picchiettare
la volontà di un grido,
in faccia alla predazione di questo mondo
Non gli rispondi, t’immagini che muto sia uguale a sordo
M’hai regalato un pesce,
è un caso di coscienza...
vedi come le branchie confondono la bava
con la schiuma viva del torrente
Ma io lo avevo detto
che avrebbe nevicato anche ad aprile
e il pesco in fiore avrebbe avuto freddo
se tutte le parole scese si fossero disperse
leggere come acqua, colata tra le altre gemme
(ma se mi abbracci
e come di neve avvolgi
ovattando spigoli
il mio cadere si fa lieve
tra l’alcova ed il rifugio
dove resto emigrante
isolato, scordato
volutamente perso)
Allora la neve si fa sogno
lasciandosi scaldare dal mio Sole
e ancora un’alba chiara
vorrò rubarti
smarrendomi di voglie
- ai baci tuoi -
Nell’ora in cui i fornai terminano
di lavorare l’impasto, e fuori fa giorno
e dalle botteghe esce il profumo
del pane caldo appena tolto dal forno
mentre cerco di accendermi una paglia
con l’ultimo zolfanello, dentro
questa assisa che sgocciola,
vedo la piazza che si colora di camicie
leggere come le ciarle di ogni
affrancato che finalmente la popola.
Mi volto e di nero
vi è solo il viso ciancioso dell’arrotino,
e con quello la lunga notte scompare
sul far di un nuovo mattino…
Anche se questa strada
non porta da nessuna parte
procedo ischemico
come un cavallo imbizzarrito
e non ci sarà trappola o bivio
a frenare questa corsa verso l'infinito.
Con negli occhi la sua bava
sul ventre la sua bocca
sulla groppa il suo respiro
nelle gambe l'utopia
nel cuore la rivoluzione
di averla sempre mia
salto gli ostacoli più alti
evitando macigni razionali
zigzagando tra i pensieri
mentre afferro la sua criniera
per non scivolare
in cunicoli più scuri.
Ah se avessi mille anni di meno
e le distanze fossero centimetri
forse sarei una nuvola
o una particella invisibile
nel cielo azzurro
di un amore impossibile
e di una Estate
che vorrei non finisse.
Mento quando dico di non farlo più,
Diabolico persevero e forse
Non me ne esco più,
Mento quando giuro di portarmi rispetto,
mi faccio pena quando ritorno a piangere nel mio letto,
metto la maschera dell’allegria e rido,
mentre dentro soffro e da solo mi uccido,
Mento come la più imperdonabile carogna,
sono un masochista che sbaglia e si vergogna,
le strade che portano nel più spaventoso oblio,
sono percorse da un automobile che guido io,
spesso sento un lieve benessere pensando alla morte,
Troppe volte ho finto di essere forte,
quando convinto dico che bene mi sento,
in realtà sto morendo non credetemi Mento.
Quella collana rossa
di murrine lucenti
te l'avrei voluta regalare
come pegno d'amore.
Ma tu non sei più.
Sei forma pensata,
sei tangente ad ogni mio passo
e secante il mio giorno.
Sei leva e perno.
Ma tu non sei più.
Sei nella forma pensata
di un gesto d'amore
più grande dell'altrove.
Te lo debbo proprio dire:
ho scalato le più alte montagne
e scandagliato profondi fondali
aperto le ali a ventaglio, anche
di lato ho rastrellato in ricerca di te
… nessun risultato
eppure la mappa era chiara
ancor sigillata, una fortuna pagata,
solo io, pinocchio entrato in possesso
in quel campo; il gatto e la volpe
me l'avean assicurato.
Poi 'l periodo di cui nulla ricordo,
salvo quella botta tremenda
da cui mi sono lasciato andare
al pescare, senza più ricercare
… come mi fossi accontentato
e lì sulla riva … non ho atteso invano
mi hai detto “non qui quell'esca”
e mi hai allungato quel nonsoché
e d'allora … ancora banchettiamo
Fa male come il colpo di un cannone
negli occhi paura, sgomento, terrore.
I battiti crescono
il cuore sta per scoppiare
fa male...
Scappo via
da quella che prima era
il posto dove ritrovarsi
al sicuro,
a casa.
Il rifugio che adesso
si è trasformato in prigione.
Scappo via
quasi morta dal dolore
di quelle tre parole...
Tre parole
tre punti
come la croce
che mi porterò
per il resto dei miei giorni.
Fa male la paura
che porto negli occhi
spenti dal terrore
di tre parole.
Clown
che fai ridere il mondo
ma quando sei solo piangi,
riponi un sorriso tra gli alberi
che ramificano sofferenze,
offri arcobaleni nei bicchieri
per brindare alla nascita
di nuove emozioni ,
clown
dipingi di serenità
le pareti annerite dall’odio ,
proponi una tregua a chi
medita vendetta e rabbia,
tu nel ruolo di mediatore del sorriso
insegna alla gente il significato di un abbraccio,
che fatica la tua regalare gioie per poi
guardarti allo specchio e accorgerti
di essere terribilmente solo,
ma sei rassicurante per gli altri
e lasci mance di piccole speranze ,
la vita non è un circo mio caro clown
è molto più dura seminare pace ,
ti esibisci davanti ai bambini che
lottano contro mali inaccettabili
e su quei letti colmi di paure strappi
un sorriso la dove la morte minaccia,
se guardi il cielo vedrai il sorriso che Dio ha per te
e nelle tue notti insonne gli parlerai in lacrime
dicendogli …….mio Dio ! come è difficile essere un clown .
alle prime luci dell'alba.
Ascolto la sua melodia,
fatta di allegria e dolcezza.
È ancora buio
e tu sei sotto le coperte,
accanto a me.
Penso a non svegliarti,
magari stai sognando.
Ho voglia di baciarti e stringerti.
Accarezzo delicatamente
le tue mani,
finché non sento le tue dita
che s'intrecciano con le mie.
E così che con quel gesto,
inizia la mia giornata.
Complice del tuo amore.
figlia di resina in testa al pianto
madre al virgulto d'opale in emisfero opaco
e non tacesti né mai ti tacqui
e nemmeno l'ombra ti fece notte seco.
Non di rabbrividir rubino tingesti l'unghie
nulla.
E non sai di carezzarmi labbro.
per dire poi d’averla ben vissuta,
per conquistare una solitaria rosa
che primeggia nella valle più sperduta.
E il mare, benedetto sia il mare,
siamo sicuri d’averlo visto tutto,
da quello tutti i giorni sotto gli occhi
all'ultimo, incastrato non so dove?
In più, da conteggiare c’è l’amore,
l’amore senza sosta dato agli altri,
quello meno frequente ricevuto,
altri di cui non s’è capito niente.
Sarà difficile averlo abbracciato tutto,
da bimbo in culla che ci ha sorriso
a donna donna che noi avremo amato,
a Dio, lasciato un po’ così in disparte.
Potessimo disporre d’altro tempo,
vedere con ritardo l’ultima ruga,
rimetterci a giocare a principi e fate,
intingerci nel blu di nuove favole!
Favole? Quali ci racconteremo
quando per noi sarà arrivato il giorno
di far finta di dormire solo un po’
mentre la morte invece veglierà?










