Io non so chi sei
non riesco a comprenderti
frasi che mutano
delimitano il tempo
lampadine accese
svelano gli arcani
scoprono due profili
uno mansueto
e uno distruttivo
che incute agitazione
Si ostina a non inseguire
parole vere
verissime
di bocche sincere
che non scorgono ombre
nere, senza strisciare
come serpenti
ad arraffare cose
superflue, insistendo
se non le hanno
Si approfitta
per chi gli da un appoggio
destinato, ad assorbire
le sue angherie
ma se lo vuoi fallo piano piano...
Dirigi la mia mano nell'inventare una carezza:
ché se non so parlarti, sai, non andrò lontano.
Dammi le tue occhiaie amiche della notte;
il tuo cielo rosso mi piange addosso la tirannia.
Sospira pure quella gora che apre le porte
a bambole di pezza sopra l'agonia.
Se un dito bastasse a tenerti su il capo;
ma vedo smalto oltre le tue unghie sporche.
Il peccato che esali va veloce
come l'estratto di un mapo.
Il tuo canto d'amore si fa invisibile e materno
come quello freddo delle orche.
L’emisfero di un bacio
scompose rose rosse
in spartiti d’atmosfera
e si vestì l’aurora
nei tuoi occhi di marzo
in un tango di cielo
naufragatoci addosso
come crini d’eterno.
Un bicchier di lacrime
cadde come inciampo d’acrobata
sulle mareggiate del tempo
e nelle antologie del silenzio
rubai briciole d’anima
come spiccioli d’immenso:
è il vuoto ad orchestrar
ogni battito del mio riflesso.


Da zero fino alla maggiore età,
solo diritti, senza responsabilità,
papà e mamma pensano a tutto,
è loro dovere, far bello il brutto.
Ne combiniamo spesso d’ogni colore,
tanto, noi siamo pezzi di cuore,
i danni sono all’ordine del giorno,
dei loro guai, non c’importa un corno.
E’ nostro diritto crescere sani e bene,
facciamo solo quello che ci conviene,
mangiare, bere e tanto divertimento,
senza grazie e senza riconoscimento.
Questo però non dura per l’eternità,
finisce all’inizio della maggiore età,
e quando questo, ahimè, avviene,
si diventa crudeli, quasi come iene.
Comportamento questo, ingiustificato,
dovrebbe essere subito abbandonato,
se semini male, raccogli solo male,
il bene si comporta in modo uguale.
Bisognerebbe essere indipendenti,
guadagnare soldi per curare i denti,
non dipendere mai da altra persona,
al buio, anche la tua ombra t’abbandona.


Dei tuoi sogni
Delle piccole lacrime che versi ogni tanto
Raccontami quei segreti nascosti nel cuore
Quelli così in fondo all’anima che neanche tu
Sai più dove sono
Pezzetti di vetro che scalfiscono e fanno sanguinare
Sogni infranti
Come finestre rotte da un pallone indisciplinato
Narra di quella volta che sei stato male
Quella dove ci siamo persi
Dove abbiamo rotto il patto
Quel giorno
Ecco
Torna nella mente
L’angoscia dell’addio
Ricordi l’ultimo bacio
Sapeva di dolore
Odorava di perdita
Ho ancora addosso la sensazione della tua pelle
Scivolandoci addosso in quel domani
Che non sarebbe arrivato
Non so perchè scrivo di questo
Ma sento che ci sei e che mi ascolti
Nel nostro per sempre giurato guardandoci negli occhi
Poi più nulla
Non sento più
Non vedo più
Il vuoto che rincorro e che so che riempirò
Di TE
Dolce e morbido come il perlana,
mi guardi con i tuoi grandi occhi verdi,
reclamando il tuo pasto.
Io sono pronta con le crocchette,
ma prima ti devo riempire di baci e coccole.
Amore lo so che hai tanta fame,
però prima voglio abbracciarti!
Sei stato pur a far il tuo giro fuori
e adesso è ora delle tenerezze e della pappa.
Mi ispiri tanta dolcezza
e io mi sento la tua mamma.
Sei tenero come quando eri appena nato,
quando appena arrivato a casa,
guardavi spaventato in giro
e io cercavo di darti sicurezze
con tante carezze.
Ti mettevo dentro a un calzetto,
come un dolcetto
e te tiravi fuori il musetto
e mi facevi le fusa tutto contento.
Adesso sei cresciuto e a volte sei tremendo.
Mi vuoi fregare il prosciutto,
che sia cotto, crudo, speck
e mangiarlo proprio tutto.
Rubarmi la torta appena tagliata
e pronta per essere assaggiata.
Ribaltarmi le coperte
per dormire al mio posto,
e buttarmi giù le maglie,
dall'armadio appena sistemato.
Ogni volta però che ti riprendo,
abbassi le orecchie,
poi mi fai le fusa
e così non ti sgrido più.
In questa notte che tosta m’insegue
quasi un esperto ladro fossi adesso,
io chiedo aiuto a Dio e ad altri
chiamando i loro nomi all'infinito.
Mi tocco il viso - lo sento liscio -
e poi i capelli - moltiplicati a vista -
e gli occhi spalanco a dismisura
per non indurli al precoce sonno.
Nel buio rido, faccio fesso il buio
e una luce quasi sempre uguale
si mette in mezzo tra le mie paure
e mi ubriaca, mi colora e dura!
Con un così fausto soccorso
riporto indietro, quasi a spasso,
il tempo che nel tempo mi divora.
Il mio letto lo sto chiamando treno.
Sono un vigliacco o non so che cosa,
domani ristrapperò un senso alla vita,
solo che adesso in questa lunga corsa
io so di non rimproverarmi affatto.
D’improvviso divento piccolo…
seduta sulle scale
del centro
i capelli accarezzati
dal vento,
il cuore di lui
batteva forte.
All'istante innamorato,
sognava di portarla
a ballare,
su un lago ghiacciato.
Regalarle una stella
o la luna, se per lei
era più bella.
Ma era timido
non riusciva a parlare
sconsolato continuò
a camminare.
Era certo
che l' avrebbe perduta,
per sempre ricordata.
Ma il vento gli andò
in soccorso,
soffio sul nastro
dei capelli di lei,
che volò
impazzito lontano
per fortuna
sulla sua mano.
Lei lo guardò
negli occhi
regalandogli
un sorriso,
lui felice
gli porse
il nastro colorato.
Da quel giorno
non si lasciarono
più neanche
per un minuto.
Un giorno forse mi accadrà
di svegliarmi al tuo fianco.
Fisserò il vuoto fino a farlo sentire
in imbarazzo, e poi il tuo battito leggero
delle ciglia che sarà divenuto bianco.
Mentre ti strofinerai col dorso della mano
i sogni rimasti appiccicati agli occhi,
intanto farà mattino.
Io ti siederò accanto
per pettinare i tuoi incantevoli fiocchi.
Oggi sosto sul bordo di quel sogno
nel vuoto che si stende nella sua giravolta.
In quell’attimo in cui sbatti le ciglia, nell’altro
capo della penisola un uomo asciuga gli occhi
e s’innamora, un battito di ciglia alla volta.
con infradito chiodati
Ho mangiato tonno all'olio solare
con pomodori sardi ed anche sordi
Ho usato dentifricio catramato
al sapore di cetriolo
Ho giocato con aquiloni bucati
e palle da tennis rivestite di piombo
Ho sezionato cuori di carciofo
ma non ho trovato l'aorta
Ho rotto duecento uova
ma non ho trovato nessun pelo
Mi hanno arrestato perché avevo
giocato a tressette col morto
Penso che presto dovrò
cambiare spacciatore
Di cosa siamo fatti? dimmi
di questo piacere senza corpo
e strade di comete
ora che mi tocchi e
della mia evanescenza
sei già alla luna
eppure eri esaltato
dalla pienezza dei granai
con i miei cinque sensi legati al petto
eppure eri un bambino, quando volevi
che ti gridassi amore mio
tutte le volte che il buio
scendeva ad occultarci













