contorta radice
strappata alla terra
e passo ore insonni
a scandire agonie e
a pettinare la mia anima
disordinata
tra lacrime
prigioniere delle ciglia
... nel continuo accavallarsi di
pensieri che la notte ricama e che
il giorno poi dimentica
e mentre una chiara luna
rischiara un nero lago
di velluto
tra le oblique ombre
dei cipressi
mi sciolgo in un vento ostile...
sospinto sopra un'onda
... che non tocca mai la riva
Mi rimane lilla il cielo
mentre la notte disperde il suo silenzio e
l'orizzonte si veste di parole.
Il cielo, quell'eterno movimento di pensieri
quel rincorrersi di nuvole e di vento
quella luce trapelata sui luoghi
quel tramonto in un bicchiere.
Migliaia di bollicine in viaggio .
Sono nata in un giorno
che il creptio della pioggia profumava i capelli
la meraviglia era nelle lucciole graffiate dall'erba
nei colori delle luci sul mare
bocca di fragola e stelle in festa
intorno alla mia casa .
Ti ho tenuto Giugno nella mia vita
in una tenerezza di occhi nei miei
con le mani colme di ginestra
in una sera infinita di una infinita poesia.

Limpida come acqua di ruscello,
fresca come quella di un fiume,
brillante come vetro appena lavato,
come bicchiere di cristallo levigato.
Fiore fresco bagnato di rugiada,
anima pura dolce e leggiadra,
leggera come la piuma di un’oca,
luce sempre intensa e mai fioca.
Ma chi da me ti ha mandata?
Da dove, quando sei venuta?
Tutto questo tanto mi aggrada,
c’è tanta luce su questa strada.
Sono domande che rivolgo a te,
ma le risposte io le conosco già,
gloria a Dio, sempre sia lodato,
grazie a te per avermi accettato.

Ecco perché l'amore
al solito posto è fermo
colpa degli screzi
tra l'odonomastica
e la toponomastica
-appare anche strano
non siano intervenuti
pure gattonomastica
e sordonomastica -
la via dell' utopia
non andava posta
in prosecuzione
di via dei fatti miei
avrebbe dovuto trovar collocazione
come laterale di via dei fatti
- dalla parte opposta -
tra le vie provaci
ed eccoci
a senso
magari
unico
eh
.
strugge nella distanza.
Lacrime dei sensi
cercano consolazione nella dannazione
di questo amore che non lascia vincitori.
Cercandosi disperatamente dentro i sogni
nei segnali che non smettono di battere nella testa.
Ma tu dove sei... come ti trovo se non ti fai sentire?
Inutile passione.
Non voglio scrivere di te
con la mia pochezza.
Voglio che sia il tuono
e il magma che dall’Etna esplode,
a raccontare di quando ti alzavi in volo
per poi lanciarti in fondo a quel cratere
ad osservare la terra dal suo centro.
Alla corte di Efesto tu
-forgiata da lui stesso
dal fuoco e dalla pietra-
dimoravi, al tempo
ch'era prima d’ogni tempo.
Quale metamorfosi
ti trasformò in fanciulla
Ovidio non lo dice.
Certo fu, che appesa alla folgore
toccasti il cielo.
E poi, prima che occhi celesti
ti potessero ammaliare
la terra ti pretese e fosti sua.
Con quale forza sei vissuta!
Calpestando miriadi di fiori
senza mai bruciarne uno.
Ti fu dato un tempo per tornare
alla fucina del forgiare.
Ora sei lì: fiocco incandescente
tra incudine e martello
nel supplizio primordiale.
Ti conosco indomita ribelle!
Di sicuro ancora e ancora fuggirai.
E sarai sembianza nuova
per nuovi mondi da esplorare.
Io ai tuoi luoghi non ho accesso
nemmeno nel sognare.
Madre! Perché
ti congiungesti ad un mortale?
Non ti dissero i tuoi numi
che la materia di noi umani
non si lega al fuoco, all'acqua
all'aria per creare cose nuove.
Quando morirò sarà per sempre!
Tu mia Dea, lo so, farai piangere
il cielo e la montagna
e l’universo per me
che mai più potrò tornare.
Mentre io -per te- da sola piango.
la lunga attesa estate
sudando avidamente
liquide file di formiche al sole
sminuzzando le ali
roteando le piume
evitando con cura
di passare su sabbie arroventate.
Sogni di bagni
alghe e meduse
cappelli di paglia
ed esotici foulard
pronti a rincorrere
i venti delle Hawaii
sulle acque stantie
delle morte coscienze.

A volte fuggo, a volte mi rintano,
fuggo stressato, fuggo assai lontano,
ma non so da chi, perché, da cosa,
forse da giornata un po’ noiosa.
A volte penso, mi chiudo in casa,
rimugino la mente, la sento invasa,
mi da fastidio un piccolo rumore,
ogni spavento è un gran tremore.
Sono sensazioni che sento dentro,
inevitabili che fan sempre centro,
l’anima mia li trasmette al cuore,
sono per me come un gran dolore.
Vita mia inquieta, sempre agitata,
segui la strada che Dio ha illuminata,
vuoi solo la pace ed infinito amore,
tutto quello che ti fa sempre onore.
Vedo dentro
il giardino del mio cuore
il fior della mia giovinezza
sfiorire.
Vedo anche che
nel giardino del mio cuore
c'è un uccello che
non vola.
È primavera,
cosa aspetta questo uccello
ad aprire le ali e...
volare?
Cosa aspetto io
ad annaffiare questo fiore
perché rifiorisca
in tutto il suo splendore?
Ho bruciato il mio cassetto dei sogni.
L'ho lanciato nel rogo degli anni,
quelli passati a dire "domani"...
Non è stato semplice.
Ho trascinato la mia sedia di rimpianti
e mi sono seduto lì, a guardare bestemmiando,
le fiamme dei giorni bruciati
come fossero pagine di un libro mai scritto.
Che rabbia non essere stato felice...
Essere scivolato distratto sulla linea del tempo
sentendosi soli anche in mezzo alla gente,
mentre i capelli iniziavano a cambiare colore.
Oggi ho bruciato il mio cassetto dei sogni.
L'ho fatto perché era vuoto, da tempo,
ed ora non resta che cenere da buttare...
No, non è stato semplice.
fiato a volare
nastro a stringere vergogne
viscere d'un "dunque" mai proteso
Vergine di capo
figlia d'anima rossa
atteso annunzio di mani a corolla
Illuminano seni un manto
a coprir di pastori gregge
offerto in sonetto arcaico
entr'ora di luna offesa
Palliativo quel sos
reazione di sesso
a qualunque intrigo,
trama
che scriteriata ordisce
coprendo quel vizio
che timido
giostra in castigo
spingendosi a fondo
nascosto alla vista
e sempre più giù
dove anche al pensiero
si perde
il ricordo sbiadisce
e indelebile ...
traccia profondo
ben altro sentiero,
sbrigativa
e insensata risposta
alla voglia di turno
di chi compra
al prezzo dettato da fame
e chi vende.
Nella coppia tutto cambia
anche il nome
... amore
dove lo scambio di piacere
mai ... per la gola prende.
saltelli sprofondano.
Cancelli chiusi
nel deserto rovente.
Finestre semiaperte
sbattono,
frantumando vetri
appannati.
Impronte di piedi nudi
stampate sul ghiaccio
La neve candida,
sigilla la nebbia
coperta di polvere.
Il calore,
il calore evapora
senza preavviso.
Un pianto,
un sorriso,
dove si trova
il confine,
di un mondo
sconosciuto,
sconvolto, naufragato.
Guardando lontano
stelle si sgretolano
in galassie confuse.
Costruiscono strade
sbarrate dal tempo.
C è solo vento.









