All'ombra d'un uomo morto da poco
Solo un vermiciattolo se ne stava
A questo talvolta il morto parlava:
''Rimpiango la moglie, il mattino, il fuoco''
Soavemente lo consolava il verme
Strisciandogli stanco sugli arti scarni,
E mentre ingoiava le sue carni,
Rispondeva al cadavere inerme:
''Porterò le tue spoglie al fango e al fiore;
Riciclo la carne per un motivo:
Ricomincia vita quando si muore''
E così, immerso nel tempo cadente
Chi vive al mondo è niente da vivo
Ma da morto sarà un mondo di niente
Il calore della sera
affonda colori e odori
assieme ai raggi del sole
all’orizzonte.
La dolcezza dell’aria impregna le cose di magia.
Sogno un cielo più vicino
ai dolori della terra
non più ore di piombo vissute.
Sogno strade libere, non labirinti.
Il cielo però resta muto e lontano.
Costringe a camminare senza risposte.
Vorrei credere al cielo
Per poter lasciare questa terra vuota di sentimenti.
Vorrei trovare il punto luce
là dove il sole declina e perdermi tra emozioni.
Soffro in tenebre profonde.
Non ho sgominato i tormenti dell’anima
nè ho lasciata libera questa tediosa malinconia.
I colori della sera d’estate continuano ad elargire promesse.
L’aria quieta e profumata dona serena solitudo.
Guardo l’oscurità avanzare
sono presa
dall’abbraccio freddo dei pensieri.
Vecchio leone, scalfito negli artigli, senza barba
la criniera cenere.
Bologna, sala d’attesa
l’agitazione del destino imminente.
Corto 1974
riccio di castagna o brace, 2019
Ancora un esperimento, Nicolò
sulle esplosioni e sul tritolo.
Il genio dei cuochi
ritorno delle schegge.
Una ad una dalle ferite, dagli uccisi, dalle piazze
impasto di chiodi e olio d’oliva.
Il Cristo senza luce, dunque
sigillato dai binari.
Via di fuga: scalini non attivi.
Cucina d’Italia il cuore nell’Appennino.
L’esercito cosacco sepolto per intero
cortei d’argilla a grandezza d’uomo.
Nitriti e comandi nella notte, marmo nelle fessure
mandate della luna -Étant donnés-.
Nessun allarme
odore di minestra.
L’equazione del vento
sussurrerà nuovo inchiostro di storie,
inchino di metafore
e cene d’orizzonte.
Sei con me
in questo capriccio di mondo?
Ho fame dei tuoi occhi amore
e ripenso a te,
t’annodo ad uno stormo di comete,
sei il cielo più bello
delle mie intramontabili promesse.
di un cuore ti arriva
come dolce carezza,
illuminando le giornate d' inverno,
è allora che si capisce
tutta la sua profondità,
il suo modo d' essere unico.
Incantata,
la ascolti come
una dolce canzone,
da canticchiare sempre più.
Entra dentro i tuoi pensieri,
sai che c'è e ci sarà,
in ogni momento.
I suoi occhi intensi,
assieme alle sue parole,
sono il ritratto di una donna,
che attraverso la finestra,
ama guardare ciò che la circonda
e sognare,
aspettando la tiepida luce dell' alba,
per poi donare un suo sorriso,
dentro il suo sole interiore.
Lei è primavera,
è quel dolce fiore che sboccia
con i suoi meravigliosi colori,
trasportandoti nell' infinità
della sua dolcezza.
di quelle che vedevo tempo fa
mentre passavo l’esca viva
a Gino, mio fratello,
equilibrista sullo scoglio nero.
Assicuratevi, però,
che l’ora sia la più giusta
che il mare sia protagonista
col sole a fargli buona spalla
ancor prima d’esser semicerchio.
Mettete, se potete,
la scia d’un vecchio gozzo in legno,
i primi suoi riflessi in acqua
e il viso asciutto d’un pescatore
che chiamerete Peppe, e basta!
- Peppe!
Dov'è che vai questa mattina? -
- Io vado dentro, dove lui mi porta.
Poi butterò i cento e passa ami
e aspetterò, caffè e sigaretta in bocca. -
Datemi un’alba,
di quelle che vedevo tempo fa
ed io la fermerò,
dovessi usare il chiodo d’oro
al quale ho appeso nostalgie perenni!
Me ne andavo trotterellando sulla strada
del buffo paesino, senza un rigo pedonale,
solo strada e campi a confinare.
Lo vidi all’improvviso spiaccicato a becco in giù.
Subito voltai lo sguardo,
sperando non coglierne il raccapriccio.
Ma, quanto veloce è il cervello a registrare…
Allungai il passo ad evitare un altro impatto con la scena.
Però fui presa dalla congetturante mente.
Se fosse stato un uomo, potrei dire:
su pozza di sangue riverso, la faccia sull'asfalto,
fracassata schiena.
Ma che diamine! Non era corpo, ma carcassa!
Cosa mi si chiede allora? Di rischiare la mia vita
per rimuoverlo da lì o che sporchi queste mani
per un passero già morto.
Ma dai! Era solo un passero!
Non era del Leopardi il “solitario”
Si. Adesso mi dirai: anche i passeri li ha fatti Dio.
E allora? Le mucche i maiali o le galline che mangiamo
non fanno parte della stessa creazione?
Certo… Faceva una strana impressione.
Così miseramente disteso, col beccuccio sulla strada
ad ali aperte come in croce.
Chissà quale stupore avrà provato
Mentre, giulivo, si alzava in volo.
Quell'impatto che lo ha ucciso…
Era un padre oppure un figlio?
No! No! Non è il caso di pensarlo
come parte di famiglie.
E’ solo un passero ti dico!
Io indietro non ci torno!
Poi a quest’ora chi lo sa?
Quante sono già le ruote
che lo avranno ben spalmato.
Ci penserà la pioggia a spazzarlo via
e la promette questo cielo.
Certo… Lì vicino c’era il prato
e quel cespuglio di gardenie.
Non erano selvagge
le avrà messe ben qualcuno.
Forse era nel destino
che alla sua tomba
facessero da cuscino.
Magari ora torno…
Ma dai! Era solo un passero!
Sassi preziosi caduti nello stagno
si perdono
dentro le acque profonde,
affondano con grazia sollevati dal morbido
movimento dell'acqua,
vi è una forma di leggerezza
in quel pesante fardello
che trascina...e porta giù,
a toccare quel fondo che comprime,
ed è pronto
a riaffiorare più lieve e senza peso,
con solo una nuda certezza.
L'anima racchiusa in quel sasso,
che sa di nuovo rinascere
dal più intimo dolore,
riappare più lucida e lunare,
di un bianco candore.
Galleggia sulle acque e si fa portare.
t’amo e t’amerò perdutamente,
t’affiderò il cuore e la mia vita
fino al giorno che sarò finita.
Ti diranno la storia con quel Marco
del giorno che mi videro nel parco;
il dì che mi videro al parcheggio
con Gigi e Giorgio di Viareggio.
Ti prego gradir la mia franchezza,
spesso la donna è debolezza.
Non confondere l’errore del leale
col peccato in assenza di morale:
la storia che c’è stata con Nicola
fu l’imperizia di una donna sola;
se con Giulio andai a Positano
è che pensavo fosse un puritano,
che mi ricordi d’altro, veramente,
non mi passa nulla per la mente.
La prima notte, certo, m’assentai
ma prima dell’alba ritornai;
peraltro, un minuto e tu crollasti
ma il giorno dopo nulla ricordasti
Dovetti salutare qualche amico,
ma questo ormai è fatto antico.
Forse era meglio bere uno speciale sciroppo sceccherato di uno sciamano di Sciacca e ascoltare all'asciutto lo sciabordio di uno sciabecco siriano che fare uno shampo ad un sciammannato chauffeur sciupafemmine durante uno sciopero selvaggio al museo della scienza di Chamonix, scimmiottando una scena del film Shining, con un vestito da Charlot , una vera sciccheria ! comprato in uno show-room, dopo aver mangiato sashimi in un sushi-bar di Shanghai e, tanto per scialare, pagare il tutto con scellini e bottiglie di Sciacchetrà ... che sciocchezze... però... comunque.. chapeau !!
Cielo virgolettato
in stille di rugiada
ed un compleanno di cristalli
sfascia un ritratto di papaveri
sulle ascisse emozionali
dei nostri cuori in declino.
Il giorno sfama i ricordi
del nostro senso lunare
e siamo piccole conchiglie
sulle labbra del mare,
spiccioli di un dolor
al profumo di noi.
Riscriviamo
l’acquerello di un battito
svuotato dal silenzio
in un’apocalisse di violini
e tremerà il nostro petto
in un campo di grano,
siam firma di un destino
sbucciato nell’orizzonte lontano.
in deserti di dubbi
dirompono deboli
in dorate dimore
tra dolori indicibili
dentro dedali d'oro
Dimensioni dovute
a un disegno divino
declinano danze di
delfini in deriva
dentro dighe indurite
di diaspro e diamante
Dicerie di dicembre
discese a dirotto
si dissolvono in distici
tra decine di diapason
in difetto di decibel
in duelli diretti a
decisive disfatte











