Sono io,
il letterato,
un creativo,
un mezzo artista,
e sono orgoglioso,
contento
della mia diversità,
della mia differenza,
dell’essere diverso,
originale,
sopra le righe,
un po’ fuori dal seminato,
a volte relegato
ai margini,
a volte all’ avanguardia,
con le mie peculiarità,
che non mi rendono qualunque;
le persone non sono tutte uguali,
ognuno è diverso,
ognuno coi cavoli suoi,
con la sua storia,
le sue idee,
questa è la realtà.
pensieri densi e costanti,
rimangono sospesi, nella mente
furtiva di parole ancestrali.
Stato d'abbandono nel cuore,
e respiri aria satura d'estate.
Non ti opporre al venire del giorno,
buone nuove sorgeranno
tra i cespugli del vivere quotidiano.
E mai e poi mai chiuderanno
Navi a vela solcheranno il mare
sconosciuto... e sarà avventura nuova.
Lentamente il soffio porterà
via ogni male,
piccole onde baceranno i tuoi passi,
Sii mia... Ti diranno all'orecchio già stanco.

Benvenuta estate bella e puntuale,

se qualcosa mi manca,
quel tenero fremito
donato da quella voce,
quei piccolissimi spazi
nei quali fluiva
il nostro narrarci la vita.
Ancora non so
se rincorro le attese
per un giardino non del tutto esplorato.
Domani, mi dico,
sarà di nuovo buio
ma, puntuale, l’eco rifiata
nei silenzi di un pensiero fragile
capace però di destarmi.
Chissà dove sei, cosa fai…
E resto qui
a sbucciar promesse
come comete d’agapanto
adagiate su grafia d’infinito
ed il plettro del silenzio
s’arena di nostalgia
fra grammatica d’azzurro
e cruciverba d’anima mia.
E restituisco al mondo
battiti di nuda poesia,
letteratura d’incontri sfocati,
tramonti infranti nei miei occhi:
cade un riflesso di vita spaiato
sul carillon del tempo dimenticato.
sono sempre aspersi
dalle lacrime segrete
serbate dai padri;
rivoli che scorrono
a formare fili
su cui stanno i silenzi
d’una sensibilità
velata e indicibile
che nitida delinea
i profili d’un futuro
in immobile declino,
all’infinito.

Sei sempre stata mattiniera
ti ritiri nella più bell'ora della sera
perdendoti l'incanto del tramonto
e il bacio della luna sul tuo volto.
Le ore i giorni e le stagioni
s'allontanano senza condizioni
non potrai riscattarli in nessun caso
il tempo inclemente vola raso
svegliati o ti ritroverai col rimorso
di non aver assaporato il tuo trascorso.
E' un battito di ciglia una vita non vissuta
ti ritroverai stanca, rugosa e fottuta.
mentre una leggera e tenue calura
avvolgeva i vigneti.
Pietre e carri sapevano di polvere
e un nero cavallo
si districava tra le file d'uva,
lasciando dietro di sé orme profonde.
Nel tempo di giugno i versi
s'appuntavano nella bellezza del creato.
Potevo dipingere con la mente
e i miei sentieri portavano ad una chiesa abbandonata.
La voce del Signore
inondava i campi dell'animo
e una pioggia d'amore
bagnava ogni passo della vita.
Ancor oggi sono quello che ero,
con le mie mani
colme di passato e futuro...
E un Sole rosso mi prende per mano
tra mandorle e gazze
nel cruccio d'una cicala
che attaccata a un pino
canterina se ne sta.
per gli occhi,
diventa rosa antico o nero
cretti di sangue iniettato
sul foglio,aperto in due
mi spaventa il puntino sporco
a margine del deserto.
Possibile io non riesca
a correre ,neanche a prevedere
un'ora o due,
del lenzuolo si ricordano strappi e moscerini in barattolo
ma insisto a piantare rose sul viottolo
e una manciata di terra minacciosa.
Che cresca pure la rabbia cieca,
bianca,
oboli e strette di mano
per uomini di latta,
il cane ci accompagni
e poi fugga.
I miei pensieri fangosi
Incollano le vipere
Ai muri del mio spirito.
Nel mio respiro troppo fumo
Nel mio stomaco troppo vino.
Non è l'alterazione insana
È solo l'estasi del momento
Durato troppo, solo un secondo,
Che compensa un dolore cosmico.
Mai ho provato tanto ardore,
mai questa logorante gioia
di leccare la vita
Con il capo chino,
Fra i rovi ad avvolgermi
Un battito d’ali
Scopre il fango
In cui sono immerso
Sulle sponde , all’imbrunire...
Sono l’acqua che scorre
Fresca sulle pianure
Dove il pioppo e gli uccelli
Incontrano la vita
Sono l’aria che smuove le canne
e bagna l’erba tenera
con le sue lacrime di rugiada
Sono il pesce che nuota
Libero controcorrente
Alla foce dell’anima
Sono mio padre
E mio nonno prima di lui,
Il fiume.
il tocco silenzioso della tua mano.
Solo una goccia di sudore
a lavare il fremito della carne.
Portami...
no... ti porterò un bianco crisantemo
petali su petali sul pallido ventre...
Portami...
ti porterò una rosa screziata
di globuli rossi e piastrine
chè dipinga labbra sulle tue labbra.
La solitudine si fa speranza
non è che un odoroso vanto.
Hai scordato il mio nome
su accenti di pioggia,
su inchini di dolore,
su apostrofi di lune e garofani,
ed allor,
sfrattati dal petto dell’amor
cenammo in un volo d’illusioni,
apparecchiammo dividendi e sottraendi,
scucimmo l’alfabeto dei silenzi.
Inginocchiati sulle coreografie del cuor
eravamo parafrasi di cristallo,
forbice sensoriale d’un giorno
reciso da un bouquet di infinito:
eccomi a scrivere per te
il mio dolce inchino d’addio.












