Vociano gocce
d'eterna battaglia
dell'anima è pianto
e strazio
di cuore leso
per l'irrisolto conflitto:
dell'uomo la guerra e pace
che all'anima piace
eterno come il riposo
il solo che per l'uomo
ragiona a conforto, quando
sprofonda e tace
amara piange amore
che manca ancora
e lui...
lui tuttora le sparge.
Chiusa in una stanza
la deludente speranza
vola tra le mura
di una casa di montagna.
Forse è l'attaccamento
che ti fa guidar la notte
quando il dolore che c'è dentro
è peggio di morir di botte.
Quando la musica sta per finire
ma tu vorresti
che non fosse l'ultima riga
dello spartito.
E per ricordo risuonarla,
fino a quando diventi eterna.
. . . e sembra una vita,
un vuoto incolmabile
una ferita insanabile.
Mi manca la tua voce
mi manca il tuo sorriso
mi manca il tuo rimprovero
severo e deciso
l'orgoglio di un padre forte
e valoroso
l'esempio di un uomo buono
e generoso.
Cura paziente quell'angolo di cielo
che ti sei meritato,
un giorno ci incontreremo lì
dove ora dimori
e ti parlerò di me, della mia vita
di quel bimbo che porta il tuo nome,
ti parlerò di una famiglia
distrutta dal dolore,
di un’alba senza luce,
della speranza che ogni giorno
ho nutrito . . .
di rivederti ancora!!!
Giganti son le ombre resistenti,
errori, dati per vinti o per dispersi
nel sovrapporsi d’anni sui miei anni.
Il tempo, allora, proprio non cancella
né cicatrizza le ferite inferte
dal credo dell’ingenuità perfetta.
Non riesco proprio a liberarmi,
a divenir padron del microcosmo
per essere protagonista e non comparsa.
Trafelo rasentando l’alto muro
e la paura mi scopre le spalle.
Sarò preda d’alba all'ultima pietra?
Perfetto o imperfetto tutto ciò che scrivo,
finissimo di paesaggi infiniti , di voci d’acqua,
di rifugi, di crepe, primule di neve e poesia.
Perfetti o imperfetti i sentieri di Marzo
lacerati dalla brina, tra bianche gonne di lino e il balsamo fragile
dei mandorli in fiore tra i capelli sciolti
lusinghe a mutare ogni giovinezza .
- Compiutezza!
Compiutezza è un tramonto vermiglio alle guance ,
la luce sommersa di una ninfea in uno stagno,
un rigagnolo ora stretto, ora ampio che segna il cammino e s’inzuppa di sale ,
il riserbo dei fiori , i voli minuti sui rami ad ascoltare,
una finestra di sguardi piena di voglie, il quieto incanto delle stelle
sui tetti assopiti di speranza.
Ciò che resta è un pulviscolo impalpabile che danza,
a ricordare che perfetto a questa vita è solo Dio.
Nessuno è perfetto!
S’ agita un lieve brusio.
fiori profumati,
poi il mare,
con le sue onde languide
o minacciose, secondo
il tempo, nulla riuscirà
a portarti indietro.
Sei andato via, per una
stupida guerra e non
sai se tornerai:
intanto noi viviamo come
statuette di piombo,
cercando nei giorni
frammenti di te.
Due sedie e due sogni
seduti sopra.
Due cuori che sbattono
nel petto come onde
contro la scogliera.
Siamo io e Te
in questa lunga
notte di parole.
Io e Te
che ci tocchiamo
con le dita e con gli occhi
con i pensieri i desideri
e le anime capovolte.
Io e Te
corpi di fronte
labbra che si cercano
respiri che si sovrappongono
come ombre di un corpo solo.
Siamo io e Te
seduti su due sedie
come due nuvole
che aspettano l'alba
per colorare il cielo
inverno per donarti acqua
da bere.
Stringere forte il tuo
petto per sentire
la melodia del tuo cuore.
Sarà banale?
L'amore non lo è mai,
solleva dalle brutture
della vita.
Donarti un angolo caldo
dove sentirti al sicuro.
Ti regalerei un prato morbido e
un cielo luminoso,
dove puoi guardare
le stelle, rilassare
la mente e farti
carezzare dai sogni.
Solo fantasia?
No, il mio amore
te lo dono ogni giorno e
accetto sempre volentieri il tuo.
Fra i sentieri imbronciati di pece
s’acciottolano i canti dei pastori
e bela il gregge affamato
curiosando indomito fra le rocce.
Rincasa dal lontano ruscello
la lavandaia stanca
stringendo sottobraccio
il suo fagotto pulito,
dicembre, scalda il fuoco
dell’abile arrotino.
Ridonda lo schiocco di un’ascia
nel silenzio innevato del cortile,
è il taglialegna che s’affretta
ad aumentar le sue provviste.
La bottega del fornaio
più non sporca gli occhi
del color lucente del grano,
è sera, lucerna ad illuminar
gli scampoli arricciati del falegnam.
Brinda alla luna il bottaio,
il fabbro forgia le stelle ad una ad una,
si spengono le chiacchiere
d’un vecchietto e d’un bambino
ed anche l’ultima casetta,
arroccata nel blu del cielo,
eclissa le finestre sgangherate.
Ecco un angelo posarsi infreddolito
sul tetto di una mangiatoia,
scaldan l’asinello ed il bue
l’umile giaciglio improvvisato:
ecco Maria dar alla luce
nostro Signore Gesù.
Bocca di fragola
laddove sfuma l’estate
dove una rondine disegna il cielo
dove il vento dissipa le radici
e le foglie mutano la via.
Fragile quel bacio
quel fermo incastrato all’orizzonte
rifugio delle rose
novizia fresca di ogni ricamo.
Sui capelli raccolti
Il vento lambisce una carezza
si annovera il tempo
sulle ciglia il sole sfugge e si allontana.
Traccia a memoria la malinconia
ritorna l’autunno
incontra poesia
nelle sere buie senza luna e senza voce
lo sbadiglio di un rigagnolo
confuso di pace.






