Girare mete senza fine
ingannando il tempo,
fuggire via.
In mezzo alle ali della fantasia
ripercorrendo strade fortunate di
edere arrampicanti .
Tra amicizie inebrianti
con fiumi di gioie.
Intraprendendo armonie
per guardarci dentro
rubandoci un po’ d’energia
e trasformandosi in un amicizia
di follia.
Contagiami baby!
Di amore inatteso
vestimi
E spogliami di vecchie
Paure.
Ti guardo sorridere,
Tra i pensieri rapidi.
Ferma la mente,
Baby.
Mi piaci così,
Un filo di trucco
l'amore sulle labbra.
Spargi gocce
Di intensi effluvi.
Guarda il cielo,
Baby.
Ti adoro stanotte,
Tra le corde stonate
e le mani desiderose
sempre di più!"
sempre la stessa e la solita gente,
il campanile e la chiesa di fronte,
la piazza e il comune
il sindaco operaio.
Là in quel bar
si parla di carte e di Cristo,
nell'altro bar
si gioca a bocce e si finge di credere in Marx
Molte le parole versate,
molta la fiducia
anche se occultata
dietro i soliti lamenti per la vita.
La messa è finita da poco,
la gente è vestita a festa
e il sole dell'estate
cuoce l'ombra di quel campanile di cemento armato.
Se le campane non suonassero così forte
forse si parlerebbe meglio
e la gente si capirebbe di più.
Neanche quella persona che si avvicina all'edicola,
coglie il giornale e accarezza quel piccolo cane,
neanche quella persona deve difendersi
dalle loro ingiurie.
Mi avvicino,
due passi insieme su quell'unica via,
una stretta di mano
per scambiarci le nostre identiche sofferenze.
Ora la gente si è voltata,
crede che la giustizia si sia tradita
ma io continuo il cammino
e mi fermo di fronte al bar,
un cenno di capo
un saluto per tutti.
Grazie gente di quel paese,
vorrei riascoltare le dolci e perfette parole
di quella persona
che accarezzava il piccolo cane,
quel melodioso idioma
che vorrei sgorgasse dalle mie labbra.
Tanta tristezza, tanta malinconia,
un calice, un boccone assai amaro,
cerco in tutti i modi, mi do da fare,
cerco la pace, voglio ricominciare.
Cerco, mi dispero, m’inginocchio,
prego Dio sempre, ogni mattino,
non so dove e cosa più possa fare,
non credo sia il caso di rinunciare.
Aspetto, ci credo, tornerà il sereno,
serve speranza, fede, tanta pazienza,
d’altra parte, forse dovremmo gioire,
sarebbe certamente meglio di fuggire.
A volte disperiamo per sciocchezze,
siamo veramente incontentabili,
questa guerra però non è diceria,
non è uno scherzo e ne stregoneria.
Ne usciremo, certo, molto più forti,
ma serve coraggio, nervi d’acciaio,
abbiamo perso tutto ma non la vita,
con essa, il tempo curerà ogni ferita.
lo scampanio nella vicina chiesa,
la voce energica delle comari
e l’aroma del caffè sul fuoco.
Scandivano il tempo, il mezzodì,
il brusio all'angolo del marciapiede,
il primo accorgersi del sole alto
e il profumo della pasta al forno.
Scandivano il tempo, il meriggio,
il pisolino sul divano azzurro,
la merenda da consumare lenta
e l’arrivo dell’ascensore al piano.
Scandivano il tempo, il tramonto,
il primo fresco della lunga sera,
l’oliva verde con l’aperitivo
e il jeans giusto da poter comprare.
Scandivano il tempo, quella cena,
quell'esser tutti a tutti i costi,
l’allegro ticchettio delle forchette,
e il tintinnio dei calici di rosso.
Scandivano il tempo, quella notte,
quel ritrovarsi insieme e soli
per prepararsi ad ospitar Morfeo
e sui sogni intanto arrampicarsi.
*
Scandiscono il tempo, l’oggi,
l’affanno ch’altro affanno scalcia,
l’immagine al ripasso offerta
di un uomo da definir perfetto.
Scandiscono il tempo, la sfiducia,
della bellezza il senso non compiuto,
dell’apparenza il rito universale
e le ore, una dietro l’altra, vuote.
Notti di maggio,
matite di blu
fra corolle solitarie,
giochi di vento
s’agitano sulle mie labbra
e sono ladra di vita,
scrigno di pace
in un cielo dipinto.
Grammatica lunare
al profumo di noi
ed un vezzo di brina
a tatuar l’infinito,
siamo ricordi,
baciati dal vuoto.
quella dagli spasmi soavi e frenetici.
ne il cibo...
c'era solo una gran voglia di divorarci l'un l'altro
all'ombra della mezza luna,
alla penombra di macchie bianche sulla battigia.
Una voce...
quella attaccata al cuore mio.
Quella di un ricordo indelebile.
la tempesta stravolge
i ricordi indelebili di te.
Qualche cicatrice in più nel corpo
sotto la pelle
spegne la luce
cancella il sorriso.
Credere nell'impossibile...
Credere ancora
a quegli occhi di ghiaccio.
Guardo il cielo
con i suoi pezzi unici e particolari.
Mi rialzo dopo la caduta
con il sorriso
consapevole che nulla sarà come prima
niente cambierà
il tuo ricordo dentro me
tornato più forte di prima...
Con la voglia di stravolgere il mondo…
Anche solo con un pensiero
con un sogno.
Mi rialzo e gioco con le farfalle
che mi hai lasciato...
pensare di averti
fino all'ultima goccia di sangue
con il coraggio delle mie decisioni.
Mi basti tu
a colorare il tempo,
poesia del mio esistere,
luce sui campi in fiore
ed una lettera d’addii
passeggia sul mio cuore
come sottrazione pronominale
del tuo eco al tramonto.
E rovisto nei tuoi occhi
come facevo da bambina
nel baule dei giochi
ed un costato d’illusioni
mi divide dal suo tempo:
mi basti tu
a riassumermi in silenzio.
Indugia lo sguardo sui colori a cera
nella lentezza di una nuvola,
in quella curva dove la malinconia piega in dolcezza
e porta a galla i pensieri… per poi lasciarli andare.
Scivola il dito su una favola.
A pagina tredici la mano soffice di quella
nuvola sulle mie fragilità in un rivolo
è tutta nella morbidezza di una resa.
Scorre dai miei occhi il vecchio padre
tra l’arcobaleno e il prossimo capitolo,
senza nient’altro se non imparare ogni
giorno dal crepuscolo che torna a mani
giunte in un lembo sopra il cuscino.
Il vecchio pescatore aspetta che abbocchi una scia.
Ti leggo nel rosa tenue del disegno degli aeroplani.












