Il nostro regno è un castello,
le fondazioni sono sull’argilla,
Si adattano al sisma, sono verità,
amore, fede, speranza e carità.
Da esse si innalzano solo quattro mura,
ci proteggono sempre, non crollano mai,
il terremoto le scuote, può farle vibrare,
Dio le protegge, non le fa mai spaccare.
Ogni brama voglia ce la facciam passare,
badiamo solamente a quel che è necessario,
la saggezza poi, di certo non ci manca,
anche se spesso, la nostra notte è bianca.
L’amore è la nostra forza, ci dà coraggio,
ci fa vincere tutto sempre, qualunque male,
la pioggia il vento, fulmini e temporali,
non saranno per noi mai abissali.
La fede in Dio sarà nostra salvezza,
Lui ci aiuta sempre, ci ha già dato tanto,
le preghiere non sono mai sufficienti,
ci vuole altro, servono nuovi incredienti.
La speranza ci fa sempre credere
a qualcosa che potrebbe migliore,
essa è sempre l’ultima a morire,
è sempre viva in noi, non ci fa soffrire.
La carità ci ha sempre gratificati,
l’abbiamo fatta con immenso piacere,
è quella che ci ha raccomandato Dio,
questo lo sappiamo bene lei ed io.
Il nostro regno è grande, impenetrabile,
Il nostro regno siamo soltanto noi due,
Il premio di questa vita sana e forte,
ce l’ha donato Dio, fino alla morte.
Tra ideali, aleggiano anime perse
nel mentre perfettibili occasioni
prede ambite di sleali coscienze
cadono al suolo rovinosamente.
Vite che si inchinano al fuori luogo
ché costrette nel tentativo vano
di riaccendere dei rapporti forti
tra i torti, degni di chiamarsi amori.
Sfilacciati e schiaffeggiati amori
dalle morali finte, che inseguono
mirabili miraggi naufraganti
al solo lieve tepore del Sole.
Sole che anticipa la sorte e accoglie
a gran voce richiama mosche bianche
nelle forze, dal dramma oltrepassate
aprendo, fuori orario le sue porte.
Si commuove
l’aridità del pensiero
al compianto
della mia sorte.
Ma la corda
tende l’esistenza
in un intenso dialogo
con l’incoscienza...
e provoca senza amore
la delusione dei sogni
che dà pace ignota
alla penombra dei sensi.
In molte pagine
affondo nel mistero
dello smarrimento
e dell’incredulità...
e muore il tempo
della felicità
nel ricordo della casa,
dei soffi di luce,
del mio statico viso.
Ogni bellezza è compresa
Brilla, piccola, sul mondo
Cala dall'est, nell'ultimo buio
Riflesso di mille arcobaleni
Gratuita, irrora, prima della sete
Immagine presente della Bontà
In tenera foglia, goccia di rugiada.
Alba sul cuor,
cruciverba del silenzio
a naufragar nel mio vuoto
come equinozio di margherite
interrogato dal vento
ed una ferita di luce
m’assaggia d’incerto
arenandosi nell’anima mia.
Scolorano appunti di mare
fra le diagonali del mio tempo
e ti licenzio dai miei giorni,
da una carezza di malinconia,
più non t’amo,
come riflesso del mio eco.
per la rabbia del tempo che via via corre
e per la rappresaglia delle stagioni
ai loro cambiamenti voglio anteporre
il senso delle religioni
e poi urlare forte e ancor più forte
dimenticando me stesso e il mio nome,
dimenticando ogni come...
Urlare più forte, più forte del pianto
quando grida la sua verità
e destare l’incanto, d’ogni autorità
fermare il moto degli eventi
vedendo scomparire il bene e il male
con ciò che vale, dalle ragioni agli intenti...
Perché voglio edificare il paradiso
sulle macerie di questo inferno condiviso.
Voglio scrivere una storia
costruita o fatta, d’ogni altrui memoria
e l’amore che provo
constatarlo poi e di tanto in tanto
nel coraggio destato da ogni sogno infranto
ma da uomo solo, me stesso più non trovo
e così il Mondo girerà, nello spazio
e in libertà, sempre e d’ogni perduto amore
nel infinito strazio, d’un dolore
che l’amore, oramai, m’impedisce
quanto mai o più che mai – finisce –
d’esprimere oltre questa riga qua…

Una semplice follia
Le lezioni, spesso si imparano,
come gli errori che si pagano.
◊
Mi è costato fin troppo caro,
lasciandomi in bocca l’amaro,
d’aver scelto in modo forzato...
sto fatto non l'ho accettato.
Ho pagato anche con gli interessi,
mettendomi addosso tanti calessi,
e con lunghe date senza scadenza
aspettando con molta pazienza.
◊
A volte, ripasso la lezione
per non fare più eccezione...
per non errare di nuovo,
almeno così ci provo.
E lecco le ferite del cuore,
subite per il loro rancore,
ancora bruciano come fuoco
e credetemi... non è poco.
◊
Or qui dico con orgoglio,
che un giorno elencai s’un foglio,
i nomi di tutte quelle persone...
quelle cattive e quelle buone,
che son passate nella mia vita
prima di dire “Basta è finita”,
per non farmi più del male...
per non fare una scesa abissale.
◊
Chiusi nel mio baule quel foglio,
con disprezzo e molto cordoglio.
Rileggo quei nomi e mi riprometto
che non causerò più dolori al petto.
Oggi, a testa alta io cammino...
e a quei dolori non mi avvicino.
Anche quando la forza mi manca
e la salita spesso mi stanca.
Quanto odio dentro l'odio.
Quanto dolore nel dolore.
Quanta sfortuna dentro sfortuna.
Eppure..
Quanta luce rigenera il buio.
Quanto bisogno d'amore si ribella nell'odio.
Quanti sorrisi resi preziosi dal dolore.
E quanta innata eleganza veste un gatto nero.
(a Mia Martini)
dietro sogni irraggiungibili?
Possiamo forse respirare in eterno
la brezza coniata da aliti di vento?
Non dobbiamo forse convincerci
di esistere in tempi e luoghi
mutanti giorno dopo giorno?
Di non disconoscere mai
la realtà in cui siamo annegati
e che ci rende ebbri di felicità
e saturi di tristezza?
Di una realtà che rinnega se stessa
e che ci vuole striscianti e doloranti.
Realtà muta e cieca
che non eleva la propria ignoranza oltre le mura.
Che non segue l'agonia del nostro sguardo,
della nostra ammirazione
e del nostro....
Sì, la parola deve ancora scrosciare
sotto i ponti della vita,
forse non si addice ad un così tragico puzzle,
forse gli incastri non coincideranno mai,
forse la speranza non è sufficiente
a dare un giusto alimento alle nostre membra,
forse le nostre membra non sanno muoversi
con la giusta perversione ed eros,
mitica saggezza,
non riesce ad annidarsi in giusta misura
nel nostro intelletto.
E l'immagine rimane sovrana,
dispotica regina
a cui da' mite consenso
quella parola che si compone in amore.
È sempre stato aperto per te.
Sia tu uno qualunque.
Si nutriva di sospiri lenti
e morbidi. Si riempiva, svuotava;
un’urna silenziosa, un grembo freddo.
Ma un’ambizione covata da sempre,
gocce di speranza cadevano dentro,
increspavano l’orizzonte
di quel cuore che ti aspettava.
Che ti ha aspettato, aperto.
Accenti d’anima
colorano i tuoi baci
come granai di stelle
questo calice di papaveri
ed affitto nostalgie
ai tramonti del tuo io
ora che valigie di mare
graffiano inchini di cielo
inciampati in un riflesso.
Eccomi ad abitarti dentro
come il profumo del tempo,
come giorni spesi
a leggere i tuoi sensi,
come diagonale esistenziale
della carne dei tuoi sguardi
perché voglio rifiorir con te
in questo stesso universo.
I.
Se perdendo cotanto del tuo senno,
non trovi strada che non porti ad esso
e cerchi, la vita che resta, al cenno,
dimenticando te stesso e indefesso...
II.
Di chi coglie dal viso la paura,
e fabbrica un sorriso che è di ferro,
sulla loro sorte, più cruda, pura,
edifica e costruisci ben a sterro...
III.
Reca a loro il luogo dell’isteria,
lasciali al cordoglio della lor vita,
spingi oltre, dove giace, la follia,
e misura il lor passo dove invita…
IV.
Sentirai gemere stolte ragioni,
rivedrai nel tempo che li sgomenta,
nel passare di, inutili, Stagioni,
l’insana gioia che poi li tormenta…
V.
Al tratto della vita che il Mito pone
come senso d’un patto innominato,
da un Essere che, da noi, poi ripone,
ma non dona altro che ciò che è stato,
VI.
quel dimenarsi che l’orgoglio alterna
di sovente in mente e qui morale:
della Natura, che in vero, qui governa,
e lascia al bene un raffinato male…
VII.
Produci poi la speme del dissenso,
e troverai prigioni molto in voga,
costruendo, senza tregua, il consenso,
di chi del suo dire ne fa una droga…
VIII.
Li vedrai in lotta con gioie esatte,
nell’estasi di incerte realtà,
per vecchie fantasie, ormai, disfatte,
in molti luoghi e tempi e verità…
IX.
Una pace in sé distorta e corrotta,
vigila attenta sulla vita breve
e la guerra, che assai giova, è rotta,
in frammenti di Fato ancor più greve.
X.
Ma destati dal misero giaciglio,
messia del tuo stesso stupido affanno,
rimesta, poi contesta, lì dal ciglio,
d’arte e parte nel tuo muto inganno...
XI.
Lavori in corso di un’attesa gradita,
da chi nelle menti alterna la sfida:
una rimessa fede, emana, tradita,
il potere da cui sempre diffida…
XII.
In te vi è l’ombra che arranca alla luce,
oh nostra Umanità che poi ne rendi,
lo spazio, ben digiuno, che si riduce
per ciò che sei col passo da cui stendi.
XIII.
Il tuo dominio su questo bel Mondo
devi portarlo ben oltre il finito,
più di prima, adesso, ma dopo in fondo,
sarai ancora qui puntando il dito?
XIV.
Lì dove punti il dito c’è dolore,
e sei sempre tu che ne porti il peso,
che rimane appeso, al cuore, per ore,
che non sempre può essere difeso,
XV.
e la Follia che ogni tanto dirigi,
da te che sei attrice del tuo fine,
resta scarna, di intese, in dì grigi,
per l’unanime stato poco affine...
XVI.
Al ben sano integrarsi del guadagno,
d’una specie che reca solo attesa,
nelle reti, di chi lascia, al ragno,
gli insetti che al giusto non danno resa.
XVII.
Ma per adesso taccio alla tua stregua,
ignoro e perdono senza piacere,
che della vita c’è solo una tregua,
che anche se piace non si può sapere…
XVIII.
La morte che poi ci dona travaglio,
in seno alla vita poi si rinnova,
e tu che stolta, la contendi, al vaglio,
ti rendi vittima di ciò che prova…
XIX.
Termino il mio dire ad un nuovo inizio
il tuo messia oramai si è ben dimesso,
perché sappiamo che è un tuo bel vizio
contare più di quanto ti è permesso...
XX.
Ottenendo tanto dalla pazzia,
non trovi strada che non porti ad essa.
Lontana dalla mia misera via,
resta la tua sorte ormai già rimessa...
per tanti sono un eterna fanciulla...
anche se l'età ci sta e la sento,
sono allegra e poco mi lamento.
ma sinceramente... non me ne fotte.
Li lascio cuocere a fuoco lento,
senza un minimo di pentimento,
intorno a me voglio solo soggetti...
orgogliosi e fieri dei loro difetti.
Con tanto di attestato di qualifica,
di persona bella, buona e pacifica,
che non lascia nulla al caso
e non fa passare la mosca al naso.
Questa è la gente che porto nel petto
che sia chiaro, ora, il mio concetto.
Gente negativa, via dalla mia vita,
scivolatemi come sabbia tra le dita,
non so che farmene della tristezza,
il sorriso su un viso è la vera bellezza.
Lontano da me, gli incazzati, i permalosi
i cattivi, gli agguerriti e gli invidiosi.
Sprizzo simpatia da ogni poro
e dico sempre "Alla faccia loro"
Ed ora che ho scritto questa poesia,
la dedico a voi con amore e simpatia.
Questo scritto io con il cuore ve lo affido,
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