di una profonda tristezza.
Fa male...
è dentro al cuore,
maltratta l'anima e
trascina gli occhi.
È una lacrima che
si perde nel mare
quando non c'è
il permesso di urlare.
Bucaneve di marzo,
vocaboli di luce
cuciti in grembo all’orizzonte
ed il tuo petto di rugiada
è pianoforte del mio silenzio,
lavagna dei miei sguardi,
rimario dei miei naufragi.
E ti scuci nella sera
come fossi vestito del mio pianto
ed un gomitolo di stelle
s’attarda nel mio infinito
come stelo del mio io.
Sospira un bacio d’eterno,
ti penso, in questa pioggia d’universo
che rammenda il cuor mio.
il Sole.
E i miei passi,
chiedono
di rallentare.
Ed è così
che assaporo,
il profumo
della sera
e del Gelsomino.
C'è qualcosa di magico
di ignoto
di familiare
di malinconico.
Ma così intenso!
Come quando
da bambino,
mi abbandonavo,
tra le braccia
della Mamma.
Attenzione, Eminenza,
enfasi estatica di vite fugaci endovena,
pluralità gassosa del mito elegante
della parola,
dove cade un ricordo s'alza il futuro
ed io inneggio al santo
caduto...
Chi è costui?!
Dove ha battuto il ferro caldo e silenzioso
c'è ora una lamina di bontà
ed io non voglio adoperarne l'uso molesto,
si potrebbe trasformare in tutto ciò
perché altri lo vogliono.
L'amore come sagace pretesa e fumosa
adozione di molti vittimismi,
dove portano il sacerdote scalzo?
Mentre trova chiodi al suo passaggio
imposti da sadiche moralità
che esso non sa.
Ma è qualcuno!?
Dove ha afferrato la spada santa e rumorosa
c'è ora un martello di perfidia
ed io non voglio adoperarne l'uso gradito,
potrebbe rimanere nulla con ciò,
perché altri non vogliono...
Ribadisco
e acuisco celeri dubbi di senso...
Attenzione, Eminenza,
enfasi estatica di vite fugaci endovena,
pluralità gassosa del mito elegante
della parola,
dove cade un ricordo s'alza il futuro
e tu inneggi al santo
caduto!!!
La buona idea
di chi libera il giardino
dalle foglie morte,
corre.
Vola.
Il buon seme
che tra i superstiti
ho raccolto chino,
vola.
Cantano.
Le mie ragioni
dentro un cielo
che nessuno guarda,
cantano.
Rimbalza.
Tutto nell'indifferenza
rimbalza e torna a me,
pietrificato.

Rinasceremo quando tutto sarà finito
osserveremo il mondo con altri occhi
accorgendoci che dietro di noi c’erano solo errori.
Respireremo insieme un aria nuova
quella che fino a ieri ci faceva morire
sarà solo amore dentro noi.
Rinasceremo come rinasce un fiore
e non ci servirà la vanità,
ma solamente l’umiltà.
Saremo il tempo per i nostri figli
e sole caldo per il cuore
che servirà a scaldare questi nuovi giorni
dopo tanta nebbia e malumore.
Quel fiore nuovo appena nato
moltiplicherà milioni di fiori
serviranno a ricordare
senza mai dimenticare
chi non c’è più
perché portati via
da questo maledetto inverno.
Arpe di grano sconfinano
a vestir il silenzio cieco
d’un bacio lunare
e tu, diagonale dei miei respiri,
straccia la mia solitudine
come un editto di sguardi
inciampato nei tuoi desideri,
gioca pure a moltiplicarmi l’anima
nel ritornello dei pensieri miei
ed anche il cielo scioglierà il suo petto
sui pronomi sfitti del nostro esistere,
t’annodo ad ogni sguardo di luce
rubato alla poesia di questo vento.
Sulla tiepida battigia cammino
osservando in lontananza
il caos della mia città
nel silenzio d'un tramonto.
E penso al profumo della vita
che s'allontana come farfalla
agli echi del vento
regalandomi
un brivido di libertà
d'un attimo sfuggente
che non riuscirò trattenere
oltre un sospiro
nel frammento d'un giorno che muore.
Osservo un vecchio ricurvo che tende la mano
quasi a voler afferrare una conchiglia che giace riversa,
sballottata da un'onda ribelle,
poi rinuncia, lasciando che il mare la riporti lontano
a riposare nel suo mondo sommerso, come il suo,
come il mio, immerso in questi attimi
che non torneranno più.
Febbre di neve,
in bufere di giorni mai avuti
siamo condensa al vetro opaco
predestinato inverno
siamo odore di tracce dove
anche il corpo si regge rampicante.
Empirei,
empirei d’istanti da non colmarsi
siamo pelle che s’interseca e trema
un occhiello di rosa
nel bruno insano che sciupa la notte.
qualcosa che mi riempia la testa e le mani,
o qualcosa che mi faccia sentir viva.
La cerco creando un cerchio nel silenzio
già svuotato di emozioni, dentro e fuori di me.
◊
Poi mi fermo ed aspetto.
E lei puntualmente viene, passa,
colpisce, mi sfinisce e se ne va.
Lasciandomi macchie di inchiostro
come fossero graffi sull'anima.
◊
Aspetto l’uragano, il vortice di pensieri
che mi trasporta in luoghi da visitare...
luoghi sconosciuti, dove la mia fantasia
possa sfogare in tutto il suo splendore e
a volte in tutto il suo infame rumore.
◊
Eccola, è qui, dove sa d’esser gradita...
nello spazio bianco di un foglio,
per lasciare un indelebile segno
che, possa ancora scrivere e raccontare
e per non far dimenticar di me.
biancheggianti fin dove
su linee fedeli
di linfa che ama
l'ombreggiare
di un tramonto sedotto
in lente stagioni
nell'ombra del foglio
di vita che torna
su altezze distanti
prona dinanzi
l'invisibile dai lucidi occhi .
non c'è cura
se sei persa
dentro te stessa.
Se potresti cancellare
il male,
cancellare le urla,
ma resti in silenzio
quel silenzio
squarciato da
uno specchio ormai a pezzi.
Ore di vuoto
ti piegano dietro quel mobile.
Indossi quella maschera
per coprire il male,
guardi le stelle
e voli ad abbracciale.
Vado
di parola in parola
alla ricerca di appigli
- in questi tempi sconvolgenti -
dove tutto è dilatato
dove tutto è impossibile
tranne che per la Morte
che rapisce, in un battito di ciglia
Non c’è poesia tra queste righe
e non può esserci verso
se non quello
dell’ultimo respiro
che piano si adagia sul fianco
sinistro, di una pietra e il suo cuore
Non c’è guerra peggiore
se di fronte hai il nemico silente
come il cobra
si appiatta e poi guizza
nella Fine del Mondo











