come una bianca falesia
riflesso sfuocato
d'inutili giorni
passati a cercare
orme perdute
sopra passi coperti
da terre riarse
Non ha sonno la vita
sotto l'obliqua luce
di un tramonto infuocato
non ha sogni la mente
in questo vuoto irreale
e la ragazza si mescola ancora e sempre alla donna madre, alla donna amante, alla donna dell'età nuova.... cento, mille volte...
in un intreccio silente e perpetuo.
Dov'ero allora?
Sempre a sbirciarmi dalla fessura di quella porta,
dalla fessura di una porta spalancata
Ho fame del tuo petto,
d’un pianoforte di pioggia
caduto nei tuoi occhi
come un uragano sensoriale
a baciar i miei dividendi
rubati al profumo della luna.
Carezzi le mie parole
come petali d’un girasole,
l’equazione del tuo tempo
svanisce come neve al crepuscolo
in un romanzo d’anime
perduto in un dolce infinito,
siam pianto di battiti
fra i segreti dell’inverno.
Solo ombre col tintinnio
degli spiccioli nelle tasche
per un parcheggio finalmente a pagamento.
Che bello tornare a pagare.
Tre quarti di libertà erano tornati.
Il mistero rimaneva nei volti sotto le mascherine. Il mistero era l'inarcarsi delle bocche.
Li sentivo parlare.
Delle loro trasgressioni occasionali
alle quali avevano diligentemente adempito
nei loro scorci di solitudine.
Ridevano di quel poco che li divideva.
Un metro, due, tre.
Centimetri severi fra i vecchi sulle panchine,
più crudeli dei ricordi rispolverati.
Di improvviso uno sciambrottare antico:
di botteghe, odori strazianti di formaggi,
di sampietrini calpestati, marmitte.
Non un ragazzo con uno zaino in spalla,
non un cielo che parlasse di estate.
Eppure l'estate era ad un metro,
l'estate era ad un metro.
Per tutti.
Amo perché sono amata,
Mangio per non morire,
Occhi che apprezzano,
Rumori che tacciono
E luci che si spengono.
E’ questa, la vita!
Quando cado poi mi rialzo,
Urlo soltanto se mi spavento
E non se qualcuno non mi sente,
Lo faccio per mia discrezione,
Lo faccio perché non sono volgare.
O forse perché, è così che si deve fare!
Chiudo gli occhi solo per dormire,
Ho paura solo se non ho lui accanto,
Eppure sono forte, non temo i tuoni!
Vivo serena anche se ho molto da fare,
Immagino cose mai prima accadute,
Vedo tutto chiaro e non sono veggente,
Orrore e crimini sono sempre crescenti!
E non mi arrendo, non getto la spugna!
Credo alla mia tenacia, forza e coraggio,
Ho sfidato uomini, cose e parole
E la volontà non mi è mai mancata.
Dio mi aiuta perché gli sono fedele,
Invoco misericordia per i peccatori,
Onore e gloria alle sue cose create!
Mai una bestemmia è uscita dalla bocca,
Ingiurie ed offese non sono la mia portata!
Ho amato la vita ed ancora la amo,
Adoro il Signore che me l’ha donata!
Dono ai poveri tutto quello che posso,
Amo la famiglia più della mia vita,
Tento il tutto per tutto, se c’è da rischiare,
Onore e virtù, sono tutto il mio mondo.
ha incontrato
Il buio.
Nel sentiero ci sono
ostacoli, trappole
ma la luce era alta
segnava la strada,
insegnava la vita,
non era scontato.
Ha lasciato
un segno forte
non per quello
che sembrava,
per quello che era.
Con semplicità
senza invadenza,
la luce era lì,
all'occorrenza
era li.
Poi il tempo allontana,
travolge, cambia
ma non la luce
lei era sempre la stessa
presente, accogliente
vera.
Ora volerà verso casa
dove sarà al sicuro.
Addio dolce luce.
eppure molto so di miei riscontri
a nudo messi nell'andar degli anni;
di questa luna eterna ingenua spia
che piena o mezza a volte m’è compagna
quando le notti sbrinano amarezza;
di certe stelle scelte tra le tante
dotate di carezze raso pelle
se brividi trattengon mille stille;
di mar che tue sembianze spesso assume
per essere da me legittimato
a far da specchio alle continue brame.
Sarà paura o forse negligenza,
sarà che vita mescola le carte,
non son capace, no, d’entrarti dentro.
Catturami col mezzo più efficace…
Se vuoi, usa tranelli d’ogni specie.
Prova col gioco della mosca cieca,
io mi nasconderò per esser preso.
Inciampi nei miei battiti,
scuci l’abaco lunare
piovuto sui miei seni
e tutt’intorno è silenzio,
cielo dei tuoi sguardi,
attimi dei nostri sbagli.
Ed il tempo graffia
queste ferite di pioggia
come l’orizzonte acceso
un plettro di margherite
e ti sento nel mio eterno,
e ti bacio in questo inverno
perché rattristi il mio eco
col romanzo del tuo petto.
per sedermi sotto le stelle
e ascoltare l’infinito .
Ho portato con me il vento
per avere di ogni soffio
una liaison impetuosa nell’anima .
Ho portato con me il mare
per mescolare di azzurro le onde e
sciogliere al sole inopinabili pensieri.
Ho portato con me i tuoi occhi
inabissandosi in quel verde delicato
aspettando primule e fiordalisi sul davanzale
fiorire una lacrima
piena di tempo .
Sarei stato l’ombra di schiena
di un artista in una scatola,
se una notte di undici anni fa
non fossi nato.
La prefazione nelle mani di un librario
lì ad aprire adagio le porte d’una favola,
collezionista di ognuno dei tuoi sogni
forse lo sono sempre stato.
Avrei anche atteso su una panchina fradicia
che lei tornasse a riposare l’anima sgualcita,
se non mi fossi innamorato
della mia vita.

Parole
le mie e le tue
non ho il tempo di sussurrarle,
tu le esprimi con la tua voce.
Ricordi che scorrono
danno emozioni
e percorriamo vecchie abitudini.
Vecchie effusioni
sono le stesse di oggi
torniamo indietro nel tempo,
fantastichiamo,
sogniamo ad occhi aperti.
E’ un brutto destino la mia vita .
Ora mi basta
averti vicino con il pensiero
sapere che mi pensi,
il tuo affetto costante
mi riempe il cuore e la vita.
Sogno ad occhi aperti,
sogno ad occhi chiusi,
tu sei sempre con me,
nonostante tutto.
Non ti ho,
non ti tocco,
non ti abbraccio
ma ti sento mio,
mi sento tua,
nonostante tutto
sei la mia poesia...
Tu che mi vesti
col cielo dei tuoi sì,
che colori i miei crepuscoli,
che m’assaggi di silenzi,
appuntami nei tuoi sguardi
come pianto di una rosa,
aspettami sul tuo petto
a rileggere i tuoi baci.
Il tempo umilia i miei respiri,
scrive il nostro eterno oblio
col fuoco dell’immenso
ed allora dimenticami sul cuore
come un soldato senz’armi,
come bozzetto del tuo vivere
caduto in un crepuscolo d’anima.
Non c'è vezzo nei tuoi gesti,
una semplicità d'odor antico
nella frescura delle mani,
un amore mai dismesso
nell'abito che evoca la festa,
una cornice dei sorrisi
che aleggiano sornioni.
E'' una storia nata per caso,
sul davanzale che ruba alla via
il richiamo delle voci passeggere
e mai dimentiche del mio amore.
Passi ripetuti e mai stanchi
a solcare il silenzio prolungato,
era una storia senza fretta
che stondava le asperità
dei sassi aguzzi dei pensieri,
semmai avessi rivolto al cielo
parole che volassero alte
per legarsi ai miei desideri.
E'' una storia nella storia
degli incontri irrealizzati,
nella costanza della memoria.











