Così bianca e soffice, questa neve
non dolcifica il mio smarrimento.
È troppo muta ed io avrei bisogno
di sentire schiamazzi nelle vie
o, almeno, echi di voci lontane.

La mia solitudine, chissà perché,
si sdraia, come sempre mi accade,
sui fianchi delle notti più lunghe
levigate dal freddo degli inverni.

Ho smesso di guardare il vecchio lampione.
Anche se la sua luce apre varchi,
è troppo solo per pretendere riparo.

Nella strada che assorbe l’abbandono,
provo passi, mani in tasca e capo chino,
mentre intanto dal cielo cadon fiocchi,
lenti come l’ora che mi tiene prigioniero.

È solo un gatto, un piccolo randagio,
ciò che i miei occhi impigriti raggiungono.
È solo un miagolio ciò che ascolto
e che chiamo clamore nel silenzio assurdo.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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