Tu che per prima sbricioli l'orizzonte,
tu che per ultima sfiori la banchina,
hai scrutato ogni alba fino a stracciarne il velo,
hai legato le mani alle funi umide.
Le tue notti bevono stelle fisse,
il tuo corpo si fa scala per le nubi,
gridi Terra! e la nave trabocca di fremiti,
mentre l'ancora già sogna fondali.
Ma rammento Ipno, figlio della Notte,
come implorato da Era si curvò
sul sonno di Zeus -ché il dio si placa
solo se il Sogno lo accarezza.
E Pasitea, dalle bende d'oro,
già danzava prima del risveglio,
una delle Cariti, promessa sposa
se il giogo d'amore avesse vinto.
Tu, vedetta, somigli a Ipno:
vegli perché altri possano dormire,
annunci l'approdo che a te sarà negato
finché la nave non si allacci le scarpe alla riva.
E come a lui fu concessa Pasitea,
così a te si concede solo l'orizzonte-
la dea del ritorno, la sposa mai sposata,
che svolazza sul molo quando calano le ombre.
Tu scendi per ultima, la passerella trema,
il tuo corpo sa di veglia e di sale,
e mentre l'equipaggio abbraccia la rena,
tu ascolti il richiamo dell'onda che permane:
perché chi tiene aperti gli occhi per tutti
conosce il segreto di Ipno e degli dèi-
che il dono più grande è vegliare sul sonno,
essere l'ultimo approdo di se stessi,
rimanere scoglio mentre il mondo riparte.
tu che per ultima sfiori la banchina,
hai scrutato ogni alba fino a stracciarne il velo,
hai legato le mani alle funi umide.
Le tue notti bevono stelle fisse,
il tuo corpo si fa scala per le nubi,
gridi Terra! e la nave trabocca di fremiti,
mentre l'ancora già sogna fondali.
Ma rammento Ipno, figlio della Notte,
come implorato da Era si curvò
sul sonno di Zeus -ché il dio si placa
solo se il Sogno lo accarezza.
E Pasitea, dalle bende d'oro,
già danzava prima del risveglio,
una delle Cariti, promessa sposa
se il giogo d'amore avesse vinto.
Tu, vedetta, somigli a Ipno:
vegli perché altri possano dormire,
annunci l'approdo che a te sarà negato
finché la nave non si allacci le scarpe alla riva.
E come a lui fu concessa Pasitea,
così a te si concede solo l'orizzonte-
la dea del ritorno, la sposa mai sposata,
che svolazza sul molo quando calano le ombre.
Tu scendi per ultima, la passerella trema,
il tuo corpo sa di veglia e di sale,
e mentre l'equipaggio abbraccia la rena,
tu ascolti il richiamo dell'onda che permane:
perché chi tiene aperti gli occhi per tutti
conosce il segreto di Ipno e degli dèi-
che il dono più grande è vegliare sul sonno,
essere l'ultimo approdo di se stessi,
rimanere scoglio mentre il mondo riparte.
