Il tempo non è memoria,
è un solco doloroso che sulla pelle nuda,
incide un’ombra,
che scivola tra le mie cavità,
lasciandomi inerme,
vinto dal silenzio.
Cerco ancora di stringere la tua mano,
mentre invadi ogni mia difesa,
ogni confine,
i tuoi sguardi,
schegge di diamanti,
si infrangono nella carne cruda dell’anima.
Avanzi,
sollecitando ogni stimolo vitale,
in questo gioco d’urto e di rovina:
sono vivo perché mi sfiori col tormento,
mentre mi distruggo,
nell'unico modo per restare.
