Il tempo non è memoria,
è un solco doloroso che sulla pelle nuda,
incide un’ombra,
che scivola tra le mie cavità,
lasciandomi inerme,
vinto dal silenzio.
​Cerco ancora di stringere la tua mano,
mentre invadi ogni mia difesa,
ogni confine,
i tuoi sguardi,
schegge di diamanti,
si infrangono nella carne cruda dell’anima.
​Avanzi,
sollecitando ogni stimolo vitale,
in questo gioco d’urto e di rovina:
sono vivo perché mi sfiori col tormento,
mentre mi distruggo,
nell'unico modo per restare.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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