non voglio più privarmi di chi vale,
no, oggi no!
Al diavolo chi mi criticherà,
chi non avrà il coraggio di affrontarmi,
chi non ascolterà le mie ragioni,
non m’importerà di niente…
oggi decido io!
D’ora in poi farò a modo mio;
e io voglio solo ridere, scherzare,
sostenere e incoraggiare
chi vuol star bene e mi fa star bene
senza dovermi preoccupare
se per altri è giusto o sbagliato
parlare o tacere,
fidarmi o dubitare…
Tenderò senza esitare la mano
a chi dal nulla mi ha detto
a cuore aperto senza indugiare
“mi manchi”, “ti voglio bene davvero”.
Da oggi ci sono e ci sarò
per chi mi ha dimostrato
giorno dopo giorno tutto ciò,
per chi come me ama sognare,
progettare e realizzare
e non solo fantasticare…
Ho amato e amo ancora
incessantemente,
prepotentemente,
costantemente,
chi come me d’amor si nutre
e vive senza ma e senza se.
mischiando
il sale al sangue
Che lacrime
Né spuma
di mare
sanciscano
dell'anima
il decesso
Cammina tra i rovi
e ringrazia
l'assassino
che nella mano
ha inscritto
le linee
del tuo
stesso destino
Getta l'anima
nel fuoco
Che divenga
acqua per la terra
e aria
per un bene
più alto
Sali per gli irraggiungibili
astri
per mirare a saturno
E firmare
così
il tuo patto col sole
Sii carne
quando il cielo
avanza
Sii voce
di madre
Sii forza
di padre
Sii quel che manca
Coltiva rose nell'abisso
E osserva
svanire
la spina
Di una vita
risvegliata
ormai
sempre più vicina.
Maculati duri pensieri
smarriti tra le note dei sospiri
occultati dal cuore alla mente.
Sorgono vigili alle viscere
che s’aggrovigliano al digiunar
dei morsi famelici
in fulmini e saette
squarciano in due
a scaricare nel mio mare in tempesta.
Onde di vite asfissiate;
m’arresto, dinanzi
all’orrore di tale crudeltà.
Sono le tenebre
diseppellite dal mondo
che riemergono per degustare
il sangue di innocenti.
D’aurora nera
s’imbratta
l’umanità indifferente,
l’untore
a ripeterne la storia.
Inerme al mio vedere,
si piega dannatamente l’anima mia
a queste verità irrisolte.
indossa indumenti colorati
con il volto che lacrima
si smorta e vive di pianto
foglie scrollate dal vento
inumidiscono gli occhi
cipressi per l'anima sepolta dagli sprechi
che inutilmente aspettano un'altra stagione
nel suono di mattine interrotte da finti bambini
non lo sono veramente eppure vorrebbero esserlo
per dimenticare, episodi nelle celle di passati appassiti
Disintegrano il presente. Lo obbligano a filmare
ed intraprendere viaggi immaginari ammirando pini
appuntiti in viali deserti e melodie canterine
Ti ho ritrovato, com'eri bella, vederti
mi son ritrovata e poi sentita meglio
tornerò a parlarti dei sogni che mi dai
sognare mi fai avvertendomi
di ciò che succederà, mentre tu, non ci sei
si è incastrato un battito di poesia prodiga di cielo.
La notte gli è materna con un pizzo di stelle sul tetto e
l’alba come sorella le agghinda di speranza le pareti.
La mia casa
ha il garbo dei fiori da qualche parte e il pane fresco sulla tavola
con tre etti di profumo quotidiano
due sedie di un tempo lontano
cariche di memoria .
Indisturbata si spolvera l’argento tra i capelli
e ha mani grandi di latte caldo e miele.
La conosco e riconosco
ogni angolo
ogni piastrella
ogni fuga
ogni rumore .
-Sappi che ci sono !
Così pare di sentire un’interno nascosto.
E trovo pace
quando chiudo la porta
accendo la luce
uno squarcio di bellezza
hanno le mura
arrendevole una tonalità brillante ai vetri
con le nuvole che si azzuffano sul mare e tra le vigne dipinte
il suono fluido del fiume che racconta alla luna i suoi desideri .
... è come quel fiume la mia casa, fatta di oggi , fatta di ieri.
Passaggi d’acqua vivide di voci e di solitudine
profumi e odori di volti mescolati
dipartite mai più tornate
certezze intrappolate
e un cuore limpido
che ( nonostante tutto) scorre .
Il tuo non fu un pianto
bensì un dolce canto…
così raccontano i miei genitori
l’attimo della mia nascita.
Son cresciuta tra una nota e l’altra,
ho sognato tra un croisée e un en face;
la musica m’accompagna da sempre,
ancor prima della poesia
divenuta poi essenza della mia vita.
Parola dopo parola
l’emozione ha preso voce,
verso dopo verso
l’anima mia ha messo le ali,
passo dopo passo
lo spirito mio con te
ha iniziato a volteggiare.
Poi t’ ho vista lì su quel palco,
hai rapito un guardo incredulo
all’idea strabiliante che la danza
fosse poesia dei piedi.
Ogni tua raffinata movenza era delicata carezza
a chi incantato ti mirava,
ogni tuo gesto leggiadro era soffio piumato
sul viso di chi ti contemplava.
In punta di piedi raccontavi
storie e fiabe d’altri tempi
di amori contrastati,
di atroci scempi.
Su ali di cigno bianco
ora, stella tra le stelle,
danzerai su soffici nuvole
narrando ancora di Giselle
tra un plié e un relevé.
al parcheggio selvaggio fa ammonimento,
lo vedi lì tutto solo solingo,
se non ci fosse con il parcheggio sarebbe bingo.
Giallo è spesso il suo colore,
quando lo vedi è un colpo al cuore,
già immagini sistemata la tua autovettura,
ma vedendolo ti accorgi della fregatura.
Per avere il nome di un dolce è un pò amaro,
e a dispensar soluzioni è molto avaro,
alla fine però provi un certo affetto,
per quel panettone sol soletto.
Lui è li attento alla mala gente,
che crede di esser più intelligente,
impassibile vieta agli automobilisti coglioni,
di ostacolare il passaggio ai poveri pedoni.
Tuttavia nessun riconoscimento riesce ad avere,
seppur sempre lì immobile a far il suo dovere,
Se potesse parlare avrebbe forse tanti sogni,
primo tra tutti che almeno i cani non gli facciano su i bisogni.
un piccolo laghetto voi ci trovate,
è un posto molto particolare,
nel suo piccolo anche molto originale.
Un giorno tanto tempo fa mi ci son recato,
da San Babila partiva un autobus dedicato,
ricordo che era il mese di Maggio,
appena arrivato vidi ragazzi fare canottaggio.
Qui e li persone distese al sole,
con e senza la loro prole,
l'acqua non mi sembrava molto pulita,
credo che all'epoca la balneazione fosse bandita.
Nel boschetto che lo circonda,
una vera e propria baraonda,
sembravano arrivate flotte di interi condomini,
persone dai lineamenti per lo più filippini.
Mi sovvien l'odore di arrosto e di fritture,
misto ad ogni tipo di marinature,
ora il posto è un po' cambiato,
ed è senz'altro molto migliorato.
Ogni tanto mi capita di ritornare,
ma non devo aver proprio null'altro da fare,
la cosa che è rimasta sempre uguale,
sono i miei occhi rivolti alla sfera astrale.
Guardo sempre gli aerei sull'acqua riflessi,
immaginando di salire su uno di essi,
sperando di raggiungere una meta tropicale,
dimenticando per un attimo questo posto artificiale.
che i ricordi sono soffi
e vivono improntati
sulle incertezze
manipolare
non li possiamo
son passati
che vanno accolti
come sono
Amarli no, ma raggiungerli
si, in questi tempi duri
dove neanche i silenzi
custodiscono l'anima
saranno loro a guarirci
a renderci più forti
facendo comprendere
lo stato in cui siamo
che potremmo affrontare
uscendone vivi
dal tunnel dubbioso
inseguito da raffiche di vento
in poverissime zone
quasi dimenticate
goccioline di sudore
aggrappate, a delle funi
sfilacciate







