passate tra fiumi
di lacrime
ricordando
vecchi amici,
vecchi abbracci,
vecchi conforti.
Chiudersi in un guscio
sognando di poter,
un giorno,
volare,
anche un solo istante,
con Lui.
E finalmente
incontrarlo,
spiegare le ali,
alzarsi in volo
fino a sfiorare
la serenità
fino a toccare
la felicità
e stringerle
in cuore e in anima
per l’eternità.
Tristemente oscura
la forza dell’angoscia è riflessa
nell’espressioni sui volti
di sconosciuti passanti
che vengono
tra gli istanti di vita
assuefatti
da un incontrollabile
disegno artificiale:
diga del potere;
divenendone inconsciamente
soldati.
Dirompi la mente.
La Miseria
è dai tempi
fame di servilismo
indegna,
riveste pochezza d’animo.
Riconquista la luce
nell’assoluto bisogno
d’Amore
che di ricchezza
non ha nome.
La vita comincia ora,
quando ti accorgi
che è una sola.
dove prendi il sole a zero spese,
ti basta un asciugamano e un ombrellone,
e beato puoi goderti il solleone.
Dalla battigia incantato puoi ammirare,
un castello che domina il lungomare,
su di essa non c'è sabbia fine,
ma pietre e sassi come fossero palline.
Appare tutto selvaggio all'occhio del turista,
che al Golfo di Taranto allarga la vista,
nel pomeriggio c'è poi un'aria fine,
che si gode all'ombra delle vicine colline.
Al calar della sera,
più intima si fa l'atmosfera,
le luci brillano come l'oro,
e nitida appare a Nord la ridente Policoro.
Quando la notte ti dice di andar via,
già senti un pizzico di nostalgia,
ma l'indomani il mare bagnerà ancora questo Paradiso,
e questo ricordo estivo alimenterà il mio sorriso.
Come le stelle che ancora vediamo.
Sorride l'anima tra le nuvole al pascolo
nei cieli di maggio.
Non vuole saperne di baratri, di tempi oscuri,
di universi inceneriti.
Perché ti ostini a sognare d'avere una vita?
Apri gli occhi, così che possano chiudersi
nel nulla che ci appartiene.
aspetto l'ultimo ciclo
della cura.
Cerco nella fantasia
una preziosa alleata
per allontanare
dolore e paura.
Verrà quel tempo
che donerà conchiglie,
fiori selvatici
e voli di gabbiani,
tra giorni fatti
di niente,
ma felici...
Un altro giorno nasce,
il cielo risveglia col suo primo sole una città
che ha narrato nella notte le sue storie
su muri imbrattati di singole verità.
Con rabbia e nostalgia
si condividono storie
di desideri finiti già,
di amori e dolori in vite sospese
su pagine scritte solo a metà.
Momenti da ricordare, attimi da dimenticare,
abbandonati su panchine
racconti fermi
in attesa di un lieto fine.
Storie di gente comune
che si trascina con fatica
in giorni dove l’orologio del tempo
sembra fermo da una eternità,
che s’innamora con niente
con grandi sogni nascosti in mente.
Tra questa gente che mi guarda
con indifferenza
io scrivo la storia mia
su pagine ricche di fantasia.
Storie di notte trascorse a farmi male,
fogli di un passato tempestoso, irrequieto,
ma non li getto via
perché sono pur sempre la vita mia.
Così non scordo ciò che ho dato,
così rammento ciò che ho perso,
così non dimentico chi mi ha amato,
così ricordo chi mi ha tradito e ho perdonato.
Un giorno in più
che se ne va
tra i frastuoni della città.
Io donna,
che nessuno forse ascolterà,
urlerò che niente è cambiato,
ma tutto cambierà.
Domenica andremo sul lago Maggiore,
della settimana allevieremo un po' l'ardore,
Stresa è una bella cittadina,
partiremo presto la mattina.
I bambini sono contenti dell'idea mia,
prima un giro in barca e poi in funivia,
il lago ha un fascino particolare,
ci torno spesso quando mi voglio rilassare.
Scarpe comode e a camminare dedizione,
oggi saliremo in cima al Mottarone,
prima però l'ultima passeggiata,
e poi con la cabinovia inizieremo la scalata.
Tutti a bordo saliamo finalmente,
con noi c'è tanta altra gente,
appaiono tutti sereni e divertiti,
fanno selfie per nulla intimoriti.
La cabina il suo percorso ha già iniziato,
il panorama è davvero mozzafiato,
ad un certo punto un rumore non ben identificato,
son tranquillo qui sarà tutto certificato.
No aspetta, questo non faceva parte del programma,
stringiti forte ora tra me e la mamma!
Pensavo fossi una regina rara,
una di quelle elette dall’amore,
che girano di notte sopra i cuori
per farli innamorare uno alla volta.
Invece, cara decantata luna,
tu sei capace di frustrar le attese
‘sì che in odore d’una fresca amata
a me non dai il segno della svolta.
Eppure vibra dentro me l’idea
di dare lungo sfogo all’impazienza,
di correr per il cielo e per la terra
con la più rossa rosa rossa in mano.
Coraggio dai agli accaniti amanti,
racconti a loro i miti degli eroi,
le metamorfosi regali a iosa
e palla o falce, allora sì, diventi.
E invece, troppo decantata luna,
sempr’io ti vedo pallida e stanca,
una comare pronta al voltafaccia
che ad arte sceglie a chi offrir la ciancia.
Se tu mi dessi finalmente ascolto,
di un nuovo oceano ti parlerei
su cui la nave “Mille e una volta”
ricalca scie per lei che non le vede.
Dovrò cavarmela da solo, insomma,
magari chiedere assistenza al mare
ma non è il mago della situazione.
È come me, vestito d’acqua e sale...
Inaspettata
ho udito la tua voce
risuonar lontano.
Come canto
di sirena
mi ha attirato a sé.
Incantata
ho visto
negli occhi tuoi
i riflessi del mare
richiamare l’anima mia
smarrita.
Come foglia
sospinta dalla brezza
sono entrata
nell’anima tua.
In segreti angoli
nascosti
si son stretti e protetti
i cuori nostri.
Poi,
uno zefiro vento
lo spirito m’ha scosso.
Invano ho serrato
porte e sbarre.
Luce marina s’era tramutata
in buio fondale,
seducente canto di sirena
era divenuto
sciabordio assordante.
Di soppiatto
t’avevo invaso,
per crear radiosa isola
ove piantar radici
di passionale amore.
Scusa
se l’inevitabile mio approdo
s’è mostrato ostile barriera
al nostro viaggio
anziché audace valle
per inarrestabili
rapsodie di caliente
impetuoso ardore.
Ora
che le vele son spiegate,
nessun ostacolo si contrappone
tra noi e l'orizzonte di vita
da esplorare e assaporare.
Stringimi al tuo petto, musa mia, e mostrami i tuoi occhi
inebriami dei tuoi pulsari soffici
Dissetami con la salubre, sacra acqua tua chiara
Che stilla dalle labbra dei tuoi dolci umidi baci
Mostrami il tuo viso ancora
O ancora mia salda, nei miei mari feroci
E canta per me il tuo giovane riso
Finché vista non ti avrò tra i cori in paradiso
Chi sa la fine che fa
La luna al suo calare
È forse nel tuo sguardo che trova soggiorno?
Nel tuo scaltro occhio acqueo
Di latteo fantasma
Che emana più calore del sole di giorno
Mostrami i tuoi occhi
Finché io sono vivo
E finché ho chi sempre ho voluto
Ossia solo te e quei cieli che hai nel volto
Perché senza te sono solo
E sono solo vuoto
Portami al tuo grembo, alla fine dei miei spiri
Al letto che le tombe per noi hanno preparato
Adagia il mio spirito tra i salici del prato
E prima che la morte fredda mi tocchi
Per favore, mostrami i tuoi occhi
terra di passaggio,
marchio inconfondibile
di millenari scenari
ancora visibili di battaglie,
per conquista o libertà.
Inesorabile popolo sottomesso
veemente da nobili casati,
s'abbandona al baronato.
Pervasi da sentimenti servili,
scossi segretamente
da spirito ribelle,
sanguigno e coraggioso,
intenso affondar di lama
in sottil pensiero,
parole che han paura di uscire:
"Progredire".
Lasciatevi trasportare
dal vento caldo di libeccio
che soffia su antica
giovane Trinacria.
Imbrattatevi
della mia terra che brucia
sotto il vostro passo
par coglierne la radice
degli onesti che urlano
sul sangue, la libertà.







