nei loro volti occhi di bambini
Un mare calmo che s’agita con un alito di vento,
ecco, questo son io in questo momento.
Sentir notizie disastrose in ogni occasione,
fa di me una carica esplosiva che se la tocchi esplode.
Nel turbine d’un periodo sì lungo e deprimente,
mi son trovato recluso come anche tanta altra gente,
la quale rassegnata a questa vita tra quattro mura chiusa
inizia ad imprecar con frasi che da tempo ormai non usa.
Dai colpa alla pandemia, dai colpa a politici stolti,
fatto è che sia l’un che l’altri la libertà e l’ottimismo ci han tolti.
Crediamo in Dio, questo è ciò che ci consola,
la nostra vita grama senza rivincita rimane sola sola,
ma grazie al Creator, sempre dalla nostra parte,
siam paghi d’ogni consolazione e protezione ad arte.
Or che finisce quest’emergenza maledetta,
mi sento di dover dir, ma non così in fretta,
che piano piano, a breve i vaccinati,
non conoscendo le orme di questa via che ci ha lacerati,
dovranno ripensar, come le cavie fanno,
sarà una vittoria per tutti, o solo un danno?i miei sogni ogni giorno.
Voglio regalarti
i miei respiri ogni ora.
Voglio regalarti
ì miei sguardi ogni minuto.
Voglio regalarti
i miei sorrisi ogni secondo.
Voglio regalarti
ì miei baci ogni istante.
Voglio regalarti
i miei battiti ogni attimo.
Voglio regalarti
i miei abbracci ogni momento.
Ma non posso!
Possiedi già tutto questo;
tu già possiedi tutta me stessa!
Allora ti regalo la certezza
di appartenerti
eternamente!
bastano a scatenare
la tua supponenza,
l’ira violenta, rimbomba
incontrollata nell’eco:
“Non alzare la cresta”.
Ti sei divertito a dipanare
la mia mente, e ora
le tue fauci affilate
a dilaniar le mie membra
inesorabilmente stanche,
preda incontrastata
nel mio silenzio, sono pronta.
Sono pronta come seme d’esile fiore
a esser spazzata via
dal tuo vento,
eppure sento di tenerti testa
in quest’ultimo barlume
di lucidità che mi resta.
Germoglio tra le zolle
d’un campo di grano.
Oggi che sto portando
uno più di ieri
il fardello degli anni
mi sovviene il pensiero
di quanto la vita
possa essere leggera
più di una piuma
che si libra nell’aria
e molto di più dell’anima
che dicono pesi 21 grammi.
Più delle parole
e delle cose astratte
che non hanno un senso
se non vengono pronunciate.
Altrimenti restano sospese
ad un filo leggero
nel baratro del niente
legato alla speranza
che in questo gioco della vita
quello che conta
perché ha una fine
rimane solo l’esistenza.
disegna poligoni insistentemente,
mi muovo senza destar sospetto,
vado a prendere il picchietto.
Ancora in aria lei romba,
la cucina sarà la sua tomba,
ormai stanca si posa sul lavandino,
segnato appare il suo destino.
Un mio movimento secco e indolore,
l'insetto ha appena raggiunto il Creatore,
peccato perchè era di compagnia,
ma troppo fissata per la geometria.
in mille modi
ti ho amato
in ognuno di essi.
La sensazione
più straordinaria
che puoi sentire
in una persona
è la voglia di averti,
il desiderio di vederti,
il bisogno di esserci.
La più meravigliosa emozione
è sentirsi essenziali
per qualcuno,
sentire che sei
quel qualcosa
che ha reso migliore
la sua vita.
E tu
è così
che mi fai sentire:
voluta,
desiderata,
importante.
E io
è così che t’amerò:
con enorme voglia,
estremo desiderio...
di farti mio,
di esser tua...
di dar vita a Noi!
dalla finestra dell'inerzia
e la polvere del tempo
assale mente, pelle e cuore.
È un salto nel passato...
Un salto nell'intimità
Si convalida come firma
un ritratto desolato e muto,
nascosto nell'intenso nulla
di un viaggio ormai finito
nell'eco dell'oblio.
“Nobody dies a virgin... life fucks us all.”
(Kurt Cobain)
La penosa
imprevedibilità
del futuro anteriore
sarà già svanita
non appena
il vostro
sorriso
avrà
assunto
la forma del rostro
e la pupa della crisalide
avrà indossato le sue prime ali.
La fragilità, l’ultima muta, l’esuvia,
quel delicato stato di quiescenza
che succede all’immobilità
e che precede
la stagione
della disillusione.
Resteranno solo loro:
ricordi cianotici e pericolosi
di un tempo che quando vola
-vola per non tornare più-
altalenante mi siedo
tra molti perché e tanti però.
Perché tanta ipocrisia
dopo giorni in cui ti ho dato
tempo e armonia?
Perché pensieri omessi
dopo attimi in cui hai avuto
complete sincerità e ilarità?
Perché mezze verità
dopo momenti in cui ti ho dato
solo vero rispetto e pura onestà?
Falsità, bugie, tradimenti tuoi
a dispetto di lealtà, veridicità, amore miei.
Ti sei vestito di integrità
essendo in realtà portatore di corruzione.
Discepolo di franchezza
sei all’occorrenza abile opportunista.
Assecondi appena puoi
e come buon oratore plagi con maestria
per ottenere i tuoi servigi.
Persegui i tuoi obiettivi con determinazione
lasciando alle tue spalle come nulla fosse
una scia di indignazione in me
che tuttavia son sempre pronta a porgerti la mano.
Ah bell’oratore
ancora però t’appartiene
tutto il mio essere e il mio amore.
Quanto dolore, quanta delusione
a discapito di cotanta passione
da te elargita e poi tradita.
Però quanto ardore ancora
nutro in seno per te
che ti sei cibato di anima e carne mie.
Io, Pierrot altalenante, alla luna
che tanto insieme decantammo
chiedo perdono per averle parlato
d’un sogno realizzato poi sbranato da te,
avvoltoio travestito da aquila reale.
Come serpente adesso strisci via
evitando confronti pur solo in amicizia
scomodi per te che ti rintani
come ladro di virtù e beltà.
Rabbia, odio, disprezzo
potrei provarli in piena giustificazione
se non avessi in me intensi sentimenti
ancor per te che non lasciano spazio
a tali negatività e brutture.
Ho dato io opportunità alla mente
di rispondere al cuore…
mente fredda contro cuore pulsante
e l’anima è in subbuglio…
non può aver amato e amare
un essere che muta col mutare del tempo;
mi rifiuto il sol pensare che tu sia
rivelatore di funambolismo.
Allora aspetto, sì aspetto ancora…
aspetto e spero di ricevere da te
quel vero di cui ti vanti di nutrirti,
quel vero che ti faceva grande agli occhi miei
abbagliati dalla tua schiettezza.
Attendo però che sia tu a rispondere
ai miei tanti perché armandoti anche solo una volta
di sincera spontaneità nella piena libertà d’essere
colui che non delude, colui che è paladino
di candore autentico privo di camuffamenti,
spogliato d’ogni mascheramento.
un frusciare di grovigli pesano sui tuoi occhi
che leggono i pensieri passi il tempo ad osservarli
arrotolando su dubbi, luoghi, infreddoliti
da insidiose affermazioni riciclate
ti concentri nel silenzio
soffri, non scrivi più, senza un perchè
buco enorme si infila cerchi di anelli consumati
dalle voglie di un passato lento
perdono sensazione di energia
confusa spiata da sogni sbiaditi
fra frange grigiastre ed impoverite
rinascono mentre cresce la sera
Si scrutano domandandosi
quale destino li aspetta
incominciando a remare
il nostro elettrodomestico non può esser usato,
tu ti offri di lavare i piatti,
io di sostituire la lettiera ai gatti.
tu sei ammanettata al lavandino,
io sorseggio l'ultimo bicchier di vino,
vederti lì in piedi mi ammalia,
sei più bella di Miss Italia.
mi avvicino lento pede,
il tuo occhio non mi vede,
il profumo della tua tintura,
mi da ancora più inebriatura.
finalmente ti son vicino,
sento un certo languorino,
della flemma di Ambrogio ho ben poco,
mentre son già tutto un fuoco.
non mi basterà di certo un rocher,
prenderò per intero tutta te,
muovo intanto le sapiente mani,
su di te vagheggian come due caimani.
ti manca solo lo scolapasta,
ma non ce la fai a dirmi basta,
ad un tratto ti giri di scatto,
non resisti più al mio tatto.
sto per finire purtroppo l'inchiostro,
quello che accade più non mostro.
ma la cucina diventa un angolo di paradiso,
sullo scolapiatti vedrò riflesso spegnersi il tuo sorriso.
quando tutto si è ormai compiuto,
ad una riflessione son dovuto:
quello che scioglie le famiglie ,
credo sia proprio la lavastoviglie.
mi respingi dura,
la notte tornò scura quando
non volesti più parlarmi mai.
da scarabocchiare,
la penna tra le dita
e la china che
scorre velocemente
per non perdere
alcuna nota
dell'anima mia,
che oggi ha voglia
di parlare a te.
Colori sbiaditi
tra le rughe dei pensieri
che libere, volteggiano
malinconici.
Parole folli
talvolta nascoste tra le righe,
per non cadere nel pregiudizio
dell'ipocrisia del mio tempo...
Chi sono dunque?
Una nota stonata
urlata da un fanciullo
che libera il suo canto,
con le cuffie dell'anima,
che detta libera il suo andare
tra i silenzi della solitudine.









