mi perdo tra strette stradine ben asfaltate,
colli dai lineamenti ben definiti,
qui e lì segnano il tempo dei trattori arrugginiti.
Di ritrovar la provinciale fortemente spero,
mentre al volante scorgo l'ennesimo cimitero,
qui i defunti riposan quieti,
tra gli ordinati e soleggiati vigneti.
Mi imbatto in un contadino all'improvviso,
di cui il sole ha segnato i lineamenti in viso,
chiedo imbarazzato un'indicazione,
mi illumina con garbo ed educazione.
La mia bussola è ormai ritrovata,
mi rimetto alla clemente in carreggiata,
occorre guidare solo con pazienza,
vicina è ormai la ridente Piacenza.
Mentre mi avvicino pian pianino,
scorgo già il campanile di Sant'Antonino,
ripenso allora a quel bravo contadino,
sperando che si sta ristorando con del buon vino.
e sale, sale, sale
fino alla gola e lì
l'annodo e lei mi strozza.
Ribellione, quasi follia
che si scioglie per la mente
del mio debole essere.
E questi occhi
che diventano pungenti
restano, poi, arsi e muti.
Tutto, il tutto trapassa,
lama pungente, scorribande
Logore forze
ma qualcosa vive e batte
... È la speranza...
l'ennesimo
consueto giorno.
Tra le zuccherate nuvole
fa capolino il sole
con i suoi caldi raggi,
accarezza i riposati volti.
Il deserto cittadino
si muta
in agitato mare
ove confluiscono fiumi
di persone
in grigi e disarmonici campi.
Mille pensieri,
mille sogni,
mille speranze
albergano nelle loro anime,
mentre il pomeriggio
si consuma
tra mille enigmi,
mille illusioni,
mille delusioni!
Per tutti giunge
la mera ordinaria sera.
Tra luccicanti stelle
fa il suo ingresso la bianca luna,
accompagna volti stremati
riversati nelle vie,
ripopolando la città,
fluendo verso le proprie calme terre.
Mille idee,
mille desideri,
mille chimere
ritornano ad abitare in te,
mentre il sonno ti accarezza
tra mille misteri,
mille utopie,
mille frustrazioni.
Era incisa sulla carne quella parola
leggera come una nuvola
la pelle bruciava
del sangue ancora fresco sulla ferita
era stata incisa quella parola
con la pazienza dei tempi
le battaglie della storia
le lotte di una vita
con la fine di imperi
e poteri assoluti
era stata incisa quella parola
con il sudore di mani strette
al legno di un aratro
pronte ad impugnare il manico d’una accetta
per segnare quella parola sulla pelle
degli avversari e che essi ne temessero
il suo potente significato.
LIBERTA’.
traboccan d'amore.
Occhi profondi
silenziosi messaggiano,
gioiosi di dare
il bene che hanno.
Impulsi leggeri
viaggiano cheti.
Respiri profondi
avvolgono i cuori.
In una immensa quiete
godono i corpi.
Ignoti maestri
insegnan l'amore.
cocci d'una vita martorizzata.
Tutto sembra finalmente chiaro
proiezione del futuro limpida, serena...
Ti desti,
era un sogno,
un'illusione.
Ti trovi china
pavimento cosparso
della tua anima in cocci.
Ti ritrovi a dover raccogliere
ogni singolo pezzo,
ricominciare a ricomporla...
riprendere a lottare...e lottare
di forza non ne hai,
non ne senti la spinta
ma ti devi pur sforzare
per chi ha creduto e crede in te...
Per quanto testarda e diffidente tu sia
Lui ha visto da subito oltre scudo e corazza
issate a tua difesa contro il mondo,
Lui di potenzialità ne ha viste, ne vede.
Fa' che anche agli occhi tuoi
si mostrino e prendano vita
dà voce alle tue emozioni...
emozioni che non odi
ma che urlano estenuanti
per liberarsi, librarsi
passo dopo passo.
Fiero di te vuoi che un giorno sia
riprendi fiducia allora, riparti
e crea armonia...
vita...
poesia...
parentesi scoscese, ripide voluttà,
o semplici utopie?
Momenti,
uno sguardo distratto in ferrovia,
un addio jazz al gusto di caffè.
Momenti,
Occasioni marcite per l'attesa pudica,
In valige troppo grandi e troppo vuote
Momenti,
Un treno verso l'orizzonte indefinito,
Discussioni intime a districare nodi di burro,
Momenti,
Quando è ora di lasciarsi per non tornare,
Quando il binario è vuoto e vuoi scappare,
Momenti,
Nella cornice di un ricordo che non lasci andare,
Di quando quella notte, non dovevi partire...
avvolge la sera
mi hai cercato,
ti ho cercato.
Nulla è terminato,
tutto è mutato,
noi anime gemelle
nel passato
e nel presente
unite da labbra
ardite di peccato
fine di ogni morale.
Mi hai desiderato,
ti ho desiderato…
inizio di caldi brividi
tutta la notte
illuminata
da pensieri erranti
che son lucciole
a farci da stelle.
Sono qui, con le spalle al muro,
come ogni mattino, io l’aspetto,
guardo fisso in fondo alla strada,
ecco, arriva, è lei, si avvicina.
Pancia in dentro e petto in fuori,
passo svelto orgoglioso e fiero,
spalle diritte, collo teso, testa in alto,
sguardo lontano e mai distratto.
Non guarda in faccia a nessuno,
tira avanti per la sua strada,
pugni chiusi, braccia che seguono,
l’armonia e il ritmo dei suoi passi.
Se fosse uomo, certo, capirei,
un portamento da vero militare,
ma lei è donna, dove avrà imparato?!
Il fatto è che io mi sono innamorato.
Non oso fermarla perché sono sposato,
se non lo fossi, confesso, avrei paura,
troppo bella, troppo orgogliosa,
un suo rifiuto, mi avrebbe distrutto.
sono il tuo accappatoio,
attendo verticale il mio momento,
che tu proceda al mio indossamento.
Come un gobbo passo i giorni,
aspettando che tu ritorni,
quando entri in bagno son sempre sugli attenti,
anche se vieni solo per lavare i denti.
Quando finalmente mi afferri per il collo,
comincia il mio agognato ammollo,
inizio il mio lavoro certosino,
asciugandoti pian pianino.
guardo come pettini i tuoi capelli,
con il phone te li fai belli belli,
intanto asciugo bene la tua pelle,
anche sotto le tue opinabili ascelle.
Poi mi lanci sul pavimento con disinvoltura,
neanche se fossi spazzatura,
e anche se esci senza salutare ,
io il giorno dopo ti tornerò ad amare.
in quanto falsi oracoli di verità,
pretenziosi protagonisti pronti
a scriver senza scrupolo alcuno
folli interpretazioni della realtà
non comprensibili per un uomo sano.
Perché mettono in prosa o versi
ogni gioia, ogni dolore, ogni storia
non capendo che alla vita son avversi?
Ma poi si atteggiano da grandi maestri
e te leggi l'opere loro e ti dà noia
veder testi senza rime e tanti errori.
Ti diranno che è poesia moderna
ma io dico, che poesia è se non c'è rima
e se scritte di parole trovi solo 'na terna?
Non è meglio allora un testo scientifico
che non diletta lo spirito ma almeno lima
quel vuoto che colmate col poema epico?
Per non parlare di quei poeti che l'ordine
e la punteggiatura ignorano creando opere
con parole sparse in posizioni aliene.
Allora siano maledetti tutti i poeti,
passati e futuri, spero possa sparire
quest'arte vostra e con lei voi morti.
Vibranti e tese come corde di violino
oscillano tra i tremuli vascelli
le note dei canti di Cialoma,
la forza l’accompagna
nel susseguir ritmo carnale,
l'onde ora mosse son dal mare
a disperdere preghiere tra la schiuma.
S'arma d'arpione
e fiocina la mano demone
che di rosso tinge
il mare assassino.
L'occhio vitreo si scorge appena
mentre il corpo si dimena
a cercar, la via sul fondale
confondendosi tra gli altri
ma, a nulla vale
quella è trappola infernale.
Lento e caduco
come foglia cullato dal vento
s'appresta ad accasciarsi e s'addormenta.
Vibrante e tesa come
corda di violino
s'intona a ritmo di cialoma
l'echeggiar vocio del Rais
che incita i tonnarotti a issar le reti.
S'avvia l'alba è già mattino,
tra i canti antichi di preghiera
ai marinai la forza viene meno,
ma non meno, nel ringraziar
dovizia ben di dio
levando gli occhi al cielo
lo sguardo s'alza in volo
all’ali frastagliate
dell'isola farfalla.










