le gialle colline si rintanano ad ovest,
la città nuova si avvolge in un foulard
ed io rimango felicemente solo.
Solo, con l’azzurro che mai stinge,
dentro ventri di colorate barche,
lungo il molo della prima preda,
nella sabbia di quel lido preferito.
Tra le pieghe dell’età che avanza,
metto a posto mediterraneo e basta
come quando, diciottenne, mi curavo,
diligente, di peccati e sogni a iosa.
Chissà per quanto tempo ancora
dovrò aspettare il giusto tempo
per ritrovarmi nelle onde basse
e nei sorrisi larghi d’una volta.
Dispersi nell’afa benedetta
di lunghe attese e corti pomeriggi,
le voci, le chitarre e i ricordi tutti
illudono le ore che oggi conto una a una.
Le vergini polveri di sabbia e sale
vorrebbero distrarmi come allora
e come allora accecarmi nuovamente
ma i miei occhi sono forti, oggi.
Dimmi, mare perso, cosa devo fare
perché io possa finalmente
sigillare il cassetto dei ricordi
in attesa che il futuro giunga.
Dammi, mare ritrovato, la tua miglior fortuna
perché io tocchi come la tua acqua
i grattacieli, i display e i nuovi asfalti
nel cambio rotta che comando.
S'accascia sul pendulo ramo,
nel prato d'anemoni,
nutrendosi di nude membra.
Vento tu sei,
per me solo.
Il restante colto pensiero
oramai lontano appare.
S'ode del mare il frastuono.
Fumi di sabbia vicino,
striano il viso d'improvvisa vecchiezza.
Lascio il bastone sul viale,
sfioro il colore delle labbra.
I capelli si chinano sulle mani.
Tace il silente tiglio.
Parla il ridente giglio.
Amo d'amor infuso,
di castagno scuro miele
di bellezza perduto fiele.
Appari spoglia
da bianche vesti avvolta.
Di te assaporo quello che non c'è.
Concedi l'umido tuo pulsare
al mio crescente ansimare.
Lascia impronta
tu che nella brughiera svanisci,
come l'orizzonte ghermisce
l'ultimo gabbiano
prima della tempesta.
trascina detriti a valle sotterrandoli in posti nascosti
e quelli il sole non li vede, troppo invisibili restano
nessuno si accorge della loro presenza
Non rimane che perdonarli e guardarli in modo distaccato
fartene una ragione di tutto e andare avanti
vivere come chi cambia pelle, che si indurisce stendendola
Mentre si asciuga cancella parole offensive
quelle che segnano ma se superate, anche tardi, puoi comunque salvarti
prima o poi scrutando il cielo, con squarci di sereno
piccola e indifesa
che urla odio e amore.
Schiacciata
sul campo di guerra
della vita.
Rischia.
Combatte.
Perde.
La rabbia
la racchiude sempre più
nella sua botte di ferro.
Tornerà,
inutilmente
con occhi diversi.
S'illuderà
di aver vinto
la sua più importante battaglia.
Chissà
se mai accetterà
la sua più grande sconfitta!
Il mondo è volontà e rappresentazione
volontà di decomporre il rovere e azione
Simulacro di vanità e poi di vanità di se stessa
un tentativo di ricapitolazione della natura stessa
una chiave interpretativa è il sistema
che permette di definire la scena
come un tentativo di ricapitolazione della natura
nella definizione naturale della struttura
che definisce le stesse parti del sistema
in una molecola astrolaboide piena
senza finitezze e deficienze organiche
la riduzione vuole rime giambiche
Però la riduzione toglie specie all’ambiente
fino a lasciare l’unica specie nel vero virente
incapace di cogliere la differenza in verità
così da rinnegare sé nella necessaria alterità
Per poter definire più compiutamente il risvolto
cioè il rinnegamento del rinnegamento – tolto
questo resta la indefinitezza delle specie materiali
che ognuna secondo il suo divenire concettuale
lascia alla mente la possibilità del silenzio
e della contemplazione dell’immenso
in un bianco favoleggiar di stormi in volo
sul noumeno del teatro onniveggente che solo
in modo assurdo apre la vista alla cose belle
che prepara la preghiera verso il seminatore di stelle
Perché una lancetta
fa ancora parte dell'orologio
anche se procede fuori orario
Quante volte l'hanno chiamata famiglia
fratelli cresciuti
come la gramigna
Gente che era più corta l'erba del vicino
e poi volata nel fumo di un camino
Certe volte è meglio vomitare nel precipizio
Quasi sembra cadere ciò che hai dentro
Ma per una volta togliersi lo sfizio
di sbagliare la mira per poi fare centro
Con i miei occhi annebbiati
e poi i sorrisi di anni sbagliati
Precipitati
Come se un aereo avesse preso il volo
ma la folla imbecille la senti
quando ti ritrovi solo
Con la notte che passa
Il pensiero di una tassa
Con il leggere troppo solo per capire
che l'alba è ubriaca insieme al suo imbrunire
E so che passano i cieli con gli amori di un giorno
Di una partita persa che non pensa al ritorno
Ma tanto alla fine ha vinto chi piange
perché le lacrime non sono legami di sangue
Come se per accorgersi di cadere
alla fine servisse una mela
Ti prendi in testa il tronco
dei segreti della fiera
Tanto compri sempre maglie tarocche
per i gol non registrati
vanno bene le ginocchia sporche
E poi la gente che tende la mano
per poi cadere da un cielo
Pensando di cadere piano
Bastava tenderla in fondo al diverso
preferire fare la parte del pianeta
per non essere un universo
Ma alla fine passa tutto in un giorno
La temperatura è sempre giusta
se tieni i piedi nel freezer
e la testa nel forno
Attraverserò il tempo e lo spazio
fuori da un corpo ormai perduto.
Viaggerò alla velocità della luce
Fluendo, cellula tra le cellule
il mio spirito si espanderà.
Come in un improvviso BigBang
e in quel preciso istante saprò
che sarò con te,
per sempre.
resistere e lottare?
È più facile scegliere un posto sereno
e lasciarsi andare
verso un mare che sgrava la mente,
verso un sole che scalda il cuore,
e arrendersi a un vento
che dà sollievo all’anima.
È più facile aspettare la luna
per consegnarle le tue pene.
È più facile attendere le stelle
per affidarle le tue lacrime.
È più facile desiderare le nuvole
per assegnarle i tuoi incubi.
È più facile scegliere un posto sereno
e arrendersi al dolore,
lasciandosi andare
senza alcun freno
verso il disfacimento.
Ho visto i tuoi occhi
del colore della pece
erano cambiati non riflettevano più
l’azzurro del mare
il chiaro dei giorni d’estate
era solo un ricordo lontano
perduto nella profondità
dell’indeterminatezza di una libertà
sospesa
tu sola dentro una gabbia di regresso
eri avvolta da una cattività
che frustrava il tuo essere
innocente.
mille battaglie,
si possono domare
mille scontri,
ma se si disputa la guerra
tra mente e cuore,
non importa
di chi sarà il trionfo,
l'anima ne uscirà devastata.
E non ci sarà più
alcuna primavera.
E non si susseguirà
più alcun autunno.
Solo devastazione.
Un cuore arido
più di qualsiasi estate.
Una mente fredda
più di qualsiasi inverno.
Si strugge il cuore
pensando all’amore
l’amore lontano
e piange.
Un pianto straziato
vola col vento,
cavalca le nubi
diviene un lamento,
si confonde nel tempo,
vorresti lenirlo
placarlo con l’eco.
Ma, l’eco non torna
rimane sospeso,
sospeso nel tempo
come l’amore,
perduto nel vento.
Chi vulivutu sapiri
quannu mi parrasti
Mi pari ca' ti dissi
ogni cosa co sò versu.
Ma sicuru ca sbagghiai
se parrari chiù nun vuoi.
Chi facissi pì sapiri
chi t'ammucci ntè pinseri
Corcucosa ci può siri
ca ti porta pì la via
unni scurrunu i paroli
fatti apposta pì lu cori.











