e sognavo pupazzi e templi d'amore.
Correvo e lasciavo scie di sogni
dietro ruote infangate.
Le ore del tempo erano fragili
nei miei momenti del tempo perso»
Vivo ancora nei mille percorsi
del Sole di marzo,
vivo nelle scritte pietre dei nomi,
nelle sonorità dei moli,
nelle eternità delle smosse mani.
Conto le rughe del volto
sui gradini del mio monumento,
siedo nel tempo d'un secondo empio
vittima di passato scempio.
«E sognavo di pupazzi e fili
nella valle dei templi
fra mari e sentieri di terra,
nelle scritte d'un istante di guerra.
Morivo nelle zolle aride,
nelle fila di glicini appesi
al sospiro dell'Oriente,
nei profumi delle parole scritte,
mentre un carretto trasportava le grida del mattino.
Morivo lentamente nella valle delle sentenze
lasciando sgretolare ogni lembo di pelle
dalla tua voce lontana,
dalla tua mano sanguinante»
Ora sono polvere bagnata dalle piogge inesistenti
nel mio tempo perso,
sono canto d'amore,
nel rivolo d'un sorriso inesorabilmente disperso.
Stanca di essere forte,
stanca di mostrarmi allegra,
stanca di sorridere.
Mentre costruivo un’illusione,
c’era chi fabbricava un incubo.
Io creavo un castello,
reale,
sereno,
felice,
favoloso;
chi invece,
edificava una singola torre,
anch’essa reale,
ma nascosta,
terrificante.
Sono stanca, molto stanca.
Stanca di guardare avanti,
stanca di presentarmi pacata,
stanca di ridere.
Mi ritrovo sulla torre.
Sono stanca, troppo stanca.
E ora,
voglio solo lasciarmi andare,
portata dal vento,
in un fossato
che non volevo,
ma a me destinato.
Almeno lì,
forse,
sarò allegra,
sarò sorridente...
e mai più stanca!
se le mani ascoltano e rapiscono il cuore
senza che si riempie di parole
senza nutrimento
capisci che è inevitabile urlare
mentre nuvole passeggere
riempiono il cielo di acqua
ma tu lo sai ove il vento va
in quale direzione andrà?
Se si procede nella stessa
uno scontro avrai
e durissimo sarà, uno schianto frontale
che a perdere ti metterà
amarissima conclusione
un finale davvero deludente
per te smascherato
da una debolezza
che sola restare ti farà
un destino previsto
con conti salati caduti
sempre più giù
Non volevo essere seguito
da quegli occhi cattivi
quello sguardo malevolo
di pettegole in fregola
di sicofanti sparlanti
trovai una piccola strada
un piccolo sentiero di campagna
lo percorsi, dove portava non so
era sterrato e riarso da un sole fosco
non faceva vedere dove conduceva
custodiva la sua presenza con discrezione
fuggendo alla frenetica noia di una sorveglianza
divenuta odiosa ossessione
di un potere mendace
percorsi quella strada polverosa
senza l’esitazione dell’imprevisto
sapevo che nella difficoltà
mi avrebbe portato al vero.
cosi anch'io smetterò di pensarti
e quando nelle calde notti d'estate
uscirai nel patio a cercare frescura
avrai scordato il mio caldo abbraccio.
Nelle fredde notti invernali ne sono certa
avrai chi potrà scaldare le tue membra
e di me non ti resterà neppure un ricordo.
Ed io avrò ripreso la mia vita silenziosa
nel riserbo dei miei anni riascoltando
i sussurri d'un antico nostalgico passato
tracciato come indelebile segno di confine,
incontrastato guardiano dei miei pensieri
e di una collina che ha ripreso a rifiorire.
portano a bivi
di meravigliosi e illuminati
sentieri,
e nel far della sera
l'immagine impressa nella mente
di ripide salite
e discese scoscese
nel firmamento più meticoloso
fanno si che io tocchi
l'apice dell'armonia,
l'equilibrio dell'anima.
perché il cielo non può più celarla,
le lacrime sgorgano dagli occhi
per il dolore che il cuore
non riesce più a nascondere.
L'anima urla al vento
di portar via la sua malinconia,
ma non viene ascoltata.
Allora,
senza compagnia,
vola lasciando solo
una nera scia.
La serietà non è quella di chi ha sempre lo sguardo torvo
La serietà non è quella di chi non solleva mai le labbra per regalare un sorriso
Serio non è chi non ti chiama mai amore ne chi non abbraccia un figlio stringendolo al cuore.
Non c'è solennità e non si è virtuosi,
si è seri anche se si è gioiosi,ilari e giocosi.
Forse non sa più ridere ne sa esser leggero...il serio.
Ma che peccato
riuscire a vivere solo così,
rigido e ingessato.
da te son costretto a venire,
ti riapro e ti richiudo,
volteggiandoti come uno scudo.
Frutta e verdura tieni custodite,
ma dentro te giaccion non condite,
poi qualche insano affettato,
che da solo mi sono vietato.
Intanto è giunta mezzanotte,
il mio stomaco con me fa a botte,
ti riguardo con fare sornione,
ma tu mi induci in tentazione.
Diventi nuovamente la mia meta,
e mando al diavolo la mia sciocca dieta,
ti apro con relativa fretta,
e ti rubo solo una sottiletta.
A dir il vero ora sono pentito,
hai vinto tu e il mio appetito,
ma domani notte è un altro giorno,
e ti sconfiggerò con un bis di pasta al forno.
ma vorresti gioire sempre, ammirando le stelle e viverle profondamente
osservandoti riprendi ad ascoltare il cuore della notte con velocità attiva
saltelli mentre sogni di non esser tu uccidendo la verità che reputi brutta
quando il blu se ne va o risulta inesistente sin dalla nascita
ritrovandola percorri piano gli orari e cominci a fregartene del tempo che passa
senza riflettere più
noncurante il ben servito dà, volta le spalle a te persa in un cumulo di piogge
distrutte dal dolore uscito dai germogli inceneriti
Comprendi a malapena parole noiose
Incidi sinfonie rilassanti per le tue paure cercate











